Ciclo della Performance - Amministrazione trasparente

aggiornamento: 9 gennaio 2026

Il decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150 ha disciplinato il ciclo della performance per le amministrazioni pubbliche, che si articola in diverse fasi, consistenti nella definizione e nell’assegnazione degli obiettivi (c.d. piano della performance), nel collegamento tra gli obiettivi e le risorse, nel monitoraggio costante e nell’attivazione di eventuali interventi correttivi, nella misurazione e valutazione della performance organizzativa e individuale, nell’utilizzo dei sistemi premianti (v. in particolare l’art. 4 c. 2). Il ciclo si conclude con la rendicontazione dei risultati agli organi di indirizzo politico-amministrativo, ai vertici delle amministrazioni, nonché ai competenti organi esterni, ai cittadini, ai soggetti interessati, agli utenti e ai destinatari dei servizi (c.d. relazione sulla performance).
La previsione ad opera del dlgs.150/09 di un ciclo generale di gestione della performance ha lo scopo di consentire alle amministrazioni pubbliche di organizzare il proprio lavoro in una ottica di miglioramento delle prestazioni rese, ma anche di offrire un quadro di azione che realizzi il passaggio dalla cultura di mezzi (input) a quella di risultati (output ed outcome).
A tal fine, occorre, da un lato, promuovere una migliore organizzazione del lavoro pubblico ed assicurare il progressivo efficientamento della qualità delle prestazioni erogate a cittadini e imprese, dall'altro, riconoscere i meriti e i demeriti dei dirigenti e del personale pubblico, puntando al miglioramento dell'efficienza delle amministrazioni: questo vuol dire più crescita per il Paese.
Nel sistema delineato dal decreto la misurazione e valutazione della performance presuppongono strutturati sistemi di controllo che garantiscano - a qualsiasi livello decisionale - un efficace ritorno informativo per la gestione e la valutazione del funzionamento della macchina amministrativa.
Possono individuarsi quattro livelli di controllo: due nell’ambito del controllo strategico e due nell’ambito del controllo di gestione.

Il controllo strategico di primo livello si attiva con l’emanazione, da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, della Direttiva annuale per la programmazione strategica e la predisposizione delle direttive generali dei Ministeri, e si completa con le conseguenti attività di monitoraggio.

Il controllo strategico di secondo livello si attiva con l’individuazione, da parte del Ministro, con l’atto di indirizzo delle priorità politiche che devono essere perseguite nell’anno di riferimento per la programmazione e la definizione degli obiettivi delle unità dirigenziali di primo livello (cioè i Dipartimenti), in coerenza con il quadro programmatico generale del Governo e con il sistema gerarchico e di distribuzione delle competenze in seno al Ministero.

A seguito dell’inoltro dell’Atto di indirizzo a tutti i titolari dei Centri di Responsabilità, vengono formalizzate le proposte di obiettivi strategici che, una volta validati, sono inseriti sia nella Nota integrativa al Bilancio di previsione, associati alle risorse finanziarie necessarie per la realizzazione, sia nella Direttiva generale per l’attività amministrativa e per la gestione a cui seguirà il Piano della Performance con valenza triennale.
Tutti gli elementi scaturenti dalla pianificazione strategica e dalla programmazione gestionale che vengono calati nella Nota integrativa al Bilancio di previsione, sono successivamente verificati ed aggiornati a manovra finanziaria conclusa, in coerenza con gli stanziamenti definitivi approvati. Parallelamente è perfezionato nel dettaglio, anche alla luce del consolidamento della manovra finanziaria, l’intero sistema degli obiettivi propri della pianificazione strategica che va a confluire nella Direttiva generale per l’attività amministrativa e per la gestione.
Il Piano della performance è formulato in coerenza con il predetto sistema degli obiettivi.

Il controllo di gestione di primo livello prende avvio con l’emanazione, da parte dei Capi Dipartimento, della Direttiva annuale per la programmazione e la definizione degli obiettivi delle unità dirigenziali di secondo livello, rispondente, in diverso contesto, ai requisiti di coerenza esterna ed interna sopra ricordati.

I Capi Dipartimento fanno propri gli obiettivi contenuti nella Direttiva del Ministro, aggiungono gli ulteriori obiettivi del Dipartimento -di norma riguardanti le attività gestionali connesse ai compiti istituzionali- e definiscono, in fase di controllo di gestione di 1° livello, gli obiettivi dei Direttori Generali, traducendo le priorità politiche in obiettivi strategici.

Il controllo di gestione di secondo livello si attiva a seguito dell’emanazione del decreto di assegnazione degli obiettivi da parte dei Direttori Generali, che, come gli analoghi documenti delle fasi precedenti, risponde su scala più ridotta ai requisiti di coerenza esterna ed interna.

Compito dei Direttori Generali è dunque quello di individuare, secondo un meccanismo “a cascata”, gli obiettivi operativi coerenti con gli obiettivi strategici assegnati dai Capi Dipartimento, assegnandone il perseguimento alle singole strutture ministeriali.
Infine, gli obiettivi operativi vengono tradotti dai Dirigenti in progetti operativi, che ne identificano i risultati attesi, i soggetti coinvolti, i costi e i tempi previsti per la loro realizzazione.
Il ciclo termina con la rendicontazione (relazione della Performance) dei risultati agli organi di indirizzo politico-amministrativo, ai vertici delle amministrazioni, nonché ai competenti organi esterni, ai cittadini, ai soggetti interessati, agli utenti e ai destinatari dei servizi.
Ciò che ne risulta è un sistema di obiettivi e di valutazione dei risultati (quel che appunto si definisce, in sintesi, la “performance” dell’amministrazione).
Con l'entrata in vigore della legge 11 agosto 2014, n. 114, di conversione del decreto legge 23 giugno 2014, n. 90, le competenza dell'ANAC, già CiVIT, relative alla misurazione e valutazione della performance, di cui al decreto legislativo 150 del 2009, sono trasferite al Dipartimento della Funzione pubblica.
Con particolare riguardo alla performance organizzativa, l'azione del Ministero della Giustizia  è oggi innanzitutto rivolta all'innalzamento dei livelli di efficienza, economicità e qualificazione della governance del sistema giudiziario ed amministrativo; di affermazione sia a livello centrale che periferico del principio di buona amministrazione, nonché degli obiettivi di semplificazione e trasparenza delle procedure ed ottimizzazione della produttività e dell'efficienza, prediligendo modelli di organizzazione che consentano di erogare servizi migliori con minori risorse.

ciclo di gestione della performance ai sensi del d.lgs. 150/2009