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Probation in Europa e in Italia

aggiornamento: 11 maggio 2017

Definizione, storia e diffusione

La Probation, secondo la definizione del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa descrive l’esecuzione in area penale esterna di sanzioni e misure definite dalla legge ed imposte ad un autore di reato, come indicato in: 

La Probation comprende inoltre una serie di attività ed interventi, tra cui controllo, consiglio e assistenza, volti al reinserimento sociale dell’autore di reato e a contribuire alla sicurezza pubblica. Tutte le amministrazioni occidentali incaricate di tale parte dell’esecuzione penale, compresa quella italiana, condividono tale definizione.

Il sistema probation nasce nel XIX secolo negli Stati Uniti e, in origine, consiste nella sospensione della pronuncia di una condanna a pena detentiva, ovvero in un periodo di prova in cui l'imputato, di cui sia stata accertata la responsabilità penale, ma a cui non sia stata ancora inflitta una condanna, è lasciato in condizione di “libertà assistita e controllata” sotto la supervisione di un agente di probation (probation officer).

John Augustus, un calzolaio di Boston, è accreditato come il "padre della probation." Nel 1841 convinse il Tribunale di Boston a rilasciare un alcolista adulto detenuto in carcere, occupandosi del suo controllo, sostegno e avviamento al lavoro.
Gli sforzi effettuati ebbero successo, e ben presto convinsero il giudice a rilasciare altri detenuti per reati lievi (Klein, 1997). In Europa la probation è introdotta nel sistema penale inglese con il Probation Offenders Act del 1907 che prevede la facoltà per il giudice, dopo la pronuncia di colpevolezza, di astenersi dalla condanna alla detenzione e di emanare un'ordinanza che sottopone a prova l’autore di reato, dopo averne acquisito il consenso.

A seguito di dibattito giuridico, che decretò dannose le pene detentive brevi poiché lo scopo di rieducazione e intimidazione dell’autore di reato si raggiunge più facilmente con strumenti sanzionatori alternativi alla pena detentiva, fin dai primi del ‘900, sempre in Europa, si sviluppa un’altra forma di probation, che comprende tutte le misure che costituiscono modalità alternativa di esecuzione della pena detentiva.

Nel corso del secolo scorso, il sistema delle misure penali non detentive, che possono definirsi di probation, si è progressivamente diffuso nella gran parte dei paesi europei, differenziandosi in forme sempre più articolate, fino a diventare la principale modalità di esecuzione della pena in Europa, negli Stati Uniti e nel Canada.

In Europa, dal dopoguerra ad oggi, lo sviluppo della probation è stato significativo in tutti i principali paesi e tra questi anche in Italia. Negli ultimi 25 anni, la probation si è evoluta nei paesi occidentali ad un ritmo senza precedenti.

Al 31 dicembre 2015:

  • in Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord si registravano 192.499 soggetti sottoposti a probation su una popolazione complessiva di 65.341.183 abitanti
  • in Francia 171.121 su una popolazione di 66.661.621
  • in Italia 53.030 su una popolazione di 60.665.551 (dati forniti dall’Unione Europea)
  • in Germania 156.358 su una popolazione di 82.162.000
  • in Belgio 42.877 su una popolazione di 11.289.853.

Lo sviluppo della probation è associato ai progressi nella ricerca delle scienze sociali, alle pressioni dei legislatori ad impiegare le risorse economiche pubbliche in modo efficiente ed efficace ed alle aspettative dell’opinione pubblica di contrasto alla criminalità.
Il  suo successo appare quindi sempre di più legato alle determinazioni di maggiori condizioni di sicurezza per la collettività ed al contenimento del rischio di recidiva.
Anche se più lentamente di altri paesi, il sistema di esecuzione penale esterna in Italia continua ad ampliarsi nel tentativo di adeguarsi agli standard europei ed ai principi contenuti delle recenti Regole europee sulla probation (2010).

Il Consiglio d’Europa dopo l’iniziale attenzione rivolta al sistema detentivo, dagli anni ’90, sposta il proprio interesse sulle misure alternative alla detenzione, che vengono più propriamente definite community sanctions (sanzioni di comunità), come confermato dalle Raccomandazioni:

Sul piano normativo vi sono inoltre le Regole Minime delle Nazioni Unite per le misure non detentive (le Regole di Tokyo).[1]

La Raccomandazione CM/Rec(2010)1 si compone di 108 regole sugli aspetti riguardanti le sanzioni di comunità, l’organizzazione e le modalità di funzionamento dei servizi di probation.

Nella quasi totalità dei paesi europei il servizio di probation dipende dal Ministero della giustizia (Belgio, Danimarca, Francia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Portogallo, Svezia, Finlandia, Inghilterra e Galles), in altri dalle autorità regionali o locali (Scozia, Svizzera e Germania). In altri paesi ancora, pur essendo controllato dall’autorità statale, è affidato alla gestione di agenzie in tutto o in parte private come nel caso dell’Olanda e dell’Austria.
In Italia, con l’approvazione della Costituzione del 1948 è stabilito che la pena deve tendere alla rieducazione del reo.

Con l’approvazione della legge 26 luglio 1975 n. 354 e successive modificazioni, vengono introdotte nell’Ordinamento penitenziario le misure alternative alla detenzione dell'affidamento in prova al servizio sociale, dell’affidamento in prova al servizio sociale in casi particolari, la detenzione domiciliare, la detenzione domiciliare speciale e l'assistenza all’esterno dei figli minori, la semilibertà e la liberazione anticipata.

Il legislatore italiano sceglie la cosiddetta "probation penitenziaria", istituto che presuppone l'esistenza di una condanna definitiva e concretizza uno strumento alternativo in fase di esecuzione.
Per rendere effettivo tale nuovo approccio nell’esecuzione della pena, il legislatore ha previsto la costituzione di apposite strutture operative oggi denominate Uffici di esecuzione penale esterna.

La legge 28 aprile 2014 n.67, introducendo nell’ordinamento penale la sospensione del procedimento con messa alla prova dell’imputato, ha ulteriormente ampliato l’area della probation, portando definitivamente l’Italia in Europa anche in questo settore.

 

Nota 1 - Sull'argomento si veda l'articolo: Le Raccomandazioni delle Nazioni Unite (Tokyo’Rules) per una coerente strategia di riforma del sistema di applicazione delle misure alternative alla detenzione. Documento allegato ai lavori del Tavolo 2 degli Stati Generali dell'esecuzione penale 2015-2016