Attività scolastiche, di formazione professionale, culturali e ricreative realizzate negli Istituti Penali per i Minorenni (marzo 2014)
DIPARTIMENTO GIUSTIZIA MINORILE
Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari
A cura degli Uffici I - III - febbraio 2014
Introduzione
Il presente documento è una sintesi della rilevazione sulle attività scolastiche e professionali, cultura, ricreative e lavorative realizzate nel anno 2012 nei 17 Istituti Penali per i minorenni (IPM) che insistono sul territorio nazionale e del numero di utenti che vi ha partecipato.
Quest’anno la rilevazione delle attività e dei partecipanti è stata effettuata rispetto ad una intera annualità per confrontare il numero dei partecipanti con i flussi di utenza rilevati dai dati statistici espressi nella stessa annualità.
Quadro normativo di riferimento
Come già evidenziato, la Comunità Europea e lo Stato italiano sanciscono a livello normativo il diritto dei minori e dei soggetti in età evolutiva, entrati in conflitto con la legge, all’istruzione e alla formazione professionale riconoscendone la valenza educativa sia per quanto attiene alla costruzione dell’identità della persona, che al fine della loro rieducazione, come recita l’art.27 della Costituzione.
Il diritto-dovere all’obbligo formativo riguarda tutti i minorenni presenti sul territorio italiano, indipendentemente dal genere, dall’etnia, dalla lingua, dalla religione, dalle opinioni politiche e dalle condizioni personali e sociali, come previsto anche dall’art. 3 della nostra Carta Costituzionale.
L’art. 26 delle Regole Minime di Pechino per l’Amministrazione della Giustizia Minorile, adottate dall’O.N.U. a New York il 29 novembre 1985 individua quali obiettivi principali del trattamento dei minori l’educazione e la formazione, affinché i minori possano avere un ruolo costruttivo e produttivo nella società. Tale concetto è ripreso dall’art. 40, della legge 176/1991 “Ratifica ed esecuzione della Convenzione sui diritti del fanciullo fatta a New York il 20 novembre 1989” che concerne principi e diritti specifici per i minorenni entrati in conflitto con la legge.
Lo Stato italiano ha ampliato il periodo di istruzione-formazione dei giovani con la legge 144/1999, istituendo l’obbligo formativo fino al compimento del 18° anno di età e riconoscendo quindi l’importanza di investire in questo ambito, in quanto istruzione e formazione sono pre-requisiti indispensabili per lo sviluppo della persona e per l’apporto che la persona può dare alla comunità da adulto se adeguatamente “arricchito” di cultura. Anche l’art.1, comma 622, della legge finanziaria 296/2006 ha ulteriormente ribadito il principio relativo all’obbligo formativo.
Nello specifico della realtà penitenziaria, l’art. 19 della legge 354/1975, concernente l’ordinamento penitenziario, valido per adulti e minori, prevede che ogni Istituto provveda ad organizzare corsi di istruzione, formazione professionale e culturale a favore della popolazione ristretta.
Gli artt. 41 e 42 del D.P.R. 230/2000, Regolamento d’esecuzione della predetta Legge, stabiliscono alcune modalità operative di raccordo con le Amministrazioni deputate all’istruzione e alla formazione professionale ed è prevista l’istituzione di una Commissione didattica, composta dal Direttore dell’Istituto, che la presiede, dal responsabile dell’area trattamentale e dagli insegnanti dei corsi. Tale Commissione ha compiti consultivi e propositivi rispetto alla tematica istruzione-formazione.
E’ bene precisare che la formazione scolastica e la formazione professionale vengono assicurate ai minori e ai giovani adulti ristretti sulla base di accordi tra i Servizi Minorili e gli Uffici Scolastici Regionali e le Amministrazioni Regionali, in quanto le competenze relative a tali materie sono state demandate alle Regioni rispettivamente con il D.P.R. 616/1977 e con la legge 845/1978, trasferendo a tali Enti Pubblici le relative risorse finanziarie.
Il Protocollo d’Intesa del 23 ottobre 2012, tra il Ministro della Giustizia ed il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della ricerca, inoltre, prevede la realizzazione di un programma speciale per l'istruzione e la formazione negli istituti penitenziari degli adulti e dei minori.
La riforma del sistema di istruzione e formazione professionale (IeF.P.), prevista dal decreto legislativo 167/2011 e dagli accordi Stato-Regioni del 27 luglio 2011 e del 19 gennaio 2012, si articola in percorsi di durata triennale e quadriennale, finalizzati al conseguimento - rispettivamente - di qualifiche (EQF3) e diplomi (EQF4) professionali. Le qualifiche e i diplomi professionali, di competenza regionale, sono riconosciuti e spendibili a livello nazionale e comunitario, in quanto compresi in un apposito Repertorio nazionale.
A partire dai 15 anni di età, si può conseguire una qualifica professionale anche attraverso l’apprendistato di 1° livello (vedi D.Lgs. 167/2011 art. 3 e Accordo Stato Regioni del 15 marzo 2012).
Al termine dei primi due anni, inoltre, viene rilasciato - su richiesta dello studente - il certificato delle competenze di base acquisite nell’assolvimento dell’obbligo di istruzione.
Le modalità organizzative e le metodologie di realizzazione dei percorsi prevedono attività di stage, di laboratorio e di tirocinio e si caratterizzano per flessibilità e personalizzazione. I percorsi IeFP sono realizzati dalle strutture formative accreditate dalle Regioni, secondo criteri condivisi a livello nazionale, oppure dagli Istituti Professionali, in regime di sussidiarietà, se previsto dalla programmazione regionale, ai sensi dell’Intesa in Conferenza unificata del 16 dicembre 2010.
Una ulteriore riforma è rappresentata dal D.P.R. 263/2012 che ha ridefinito l’assetto organizzativo didattico dei Centri di istruzione per gli adulti (CPIA) includendo nella riforma, come recita l’art. 1, comma 2 “i corsi della scuola dell’obbligo e di istruzione secondaria superiore negli istituti di prevenzione e pena”; i progetti assistiti non potranno prescindere dalla specificità dell’istruzione nelle carceri e dovranno essere compatibili con i “tempi” e i “luoghi” della detenzione e la specificità dell’utenza; in tale contesto, particolare significato assumono le attività volte ad assicurare l’offerta di istruzione negli istituti penali minorili da perseguire anche nella prospettiva di consentire il conseguimento di più elevati livelli di istruzione.
Obiettivi della rilevazione
Lo scopo di tale lavoro è quello di documentare l’offerta formativa garantita all’utenza penale minorile detenuta, verificando se tale offerta contribuisce ad assicurare l’esercizio dei diritti sanciti dalle normative sopra richiamate, e di individuare politiche e strategie innovative per l’inclusione socio-lavorativa dei ragazzi dell’area penale.
Dati statistici sui flussi di utenza negli IPM
Si è ritenuto utile, ai fini del lavoro di analisi, riportare una tabella che indichi la capienza effettiva di ogni singolo Istituto Penale per i Minorenni e i relativi flussi di utenza, per poter così commisurare l’offerta formativa al numero di ingressi e alla presenza media dei minori e giovani adulti ospiti dei predetti Istituti.
Ingressi dei minori e giovani adulti negli IPM - anno 2012
- Italiani - maschi 649 - femmine 18 - totale 667
- Stranieri - maschi 466 - femmine 119 - totale 137
- Totali - maschi 1.115 - femmine 137 - complessivo 1.252
Presenza media giornaliera dei minori e giovani adulti negli IPM - anno 2012
- Italiani - maschi 304 - femmine 4 - totale 308
- Stranieri - maschi 170 - femmine 30 - totale 200
- Totali - maschi 474 - femmine 34 - complessivo - 508
Dati elaborati dal Servizio statistico dell’Ufficio II del Capo dipartimento
Si tenga presente che le sezioni femminili degli Istituti di Milano e Torino sono state disattivate quando nel 2010 è stato attivato l'Istituto femminile di Pontremoli.
Nella lettura dei dati occorre evidenziare la brevità dei tempi di permanenza dei ragazzi nelle strutture detentive, pertanto, in alcuni istituti si rileva un numero di iscrizioni più elevato rispetto alla presenza media dei ragazzi presso dette strutture, che dipende appunto dal veloce turn-over.
Si fa presente che la rilevazione non ha riguardato gli Istituti penali per i minorenni di L’Aquila e Lecce, temporaneamente disattivati a causa di lavori di ristrutturazione.
Nel 2010 è stato attivato invece l’Istituto Penale per i minorenni di Pontremoli, che accoglie esclusivamente ragazze. Per tale ragione le iniziative, alla data della presente rilevazione, sono ancora in via di costruzione inter-istituzionale con gli Enti deputati a tali attività, gli Uffici Scolastici Regionali per quanto concerne l’istruzione, quelli regionali e territoriali per quanto riguarda la formazione professionale e con le altre agenzie del territorio e/o altri enti.
Il numero di soggetti cha ha fatto ingresso negli IPM nel 2012 è stato di 1.252 ragazzi, mentre la presenza media è stata di 508 ragazzi.
1. Attività scolastiche ed extracurriculari
La tavola 1 sottostante sintetizza il numero di corsi scolastici e di attività extracurriculari attivate presso gli Istituti penali per i minorenni nell’anno 2012 e le relative percentuali. Le attività svoltesi annualmente hanno tenuto conto della pausa estiva secondo il calendario scolastico.
I corsi scolastici, a volte, sono stati frazionati in vari moduli brevi, consentendo ai ragazzi l’iscrizione al momento dell’ingresso in Istituto, e permettendo a coloro che vengono dimessi prima della fine dell’anno scolastico di concludere un modulo e di acquisire una certificazione spendibile nel mercato del lavoro.
Pertanto, per una questione di omogeneità nella rilevazione, uno stesso corso svoltosi durante tutto l’anno 2012 è stato conteggiato una sola volta seppur ripetuto in più moduli.
| tipo di corso | numero | percentuale |
|---|---|---|
| Alfabetizzazione primaria | 5 | 8% |
| Scuola primaria - I ciclo | 16 | 27% |
| Scuola secondaria di 1º grado | 13 | 22% |
| EDA - Scuola secondaria di 1º grado | 4 | 7% |
| Scuola secondaria - 2º grado | 9 | 15% |
| Recupero crediti | 4 | 7% |
| Corsi Universitari | 0 | 0% |
| Corsi modulari/laboratori | 8 | 14% |
| TOTALE | 59 | 100% |
Risultano attivati complessivamente 59 corsi.
Anche nel 2012 si conferma la tendenza, già riscontrata in passato, a realizzare in prevalenza corsi di scuola primaria (27%) e secondaria di 1° grado (22%), evidenziando le profonde lacune degli utenti dell’area penale interna rispetto all’istruzione scolastica di base.
Si sottolinea positivamente che gli Uffici scolastici regionali spesso finanziano attività extracurriculari (14%), quali laboratori o corsi modulari, attinenti alla sfera culturale, musicale teatrale e ricreativa, che rappresentano per gli utenti degli IPM una risorsa aggiuntiva.
Questo documento non rileva il numero di ragazzi che frequentano corsi scolastici all’esterno, ai sensi dell’art. 21, comma 4 bis, della legge 354/75 sull’ordinamento penitenziario “assegnazione al lavoro esterno per frequentare corsi di formazione professionale” oppure coloro che, supportati da volontari o dai docenti interni, hanno sostenuto gli esami presso gli Istituti scolastici del territorio in qualità di privatisti .
Rispetto alla frequenza, 1.066 ragazzi si sono iscritti ai corsi scolastici, di cui 597 di origine straniera e 469 italiani (vedi tavola 2). Tra i ragazzi iscritti: 201 hanno conseguito crediti formativi, 88 sono stati ammessi all’anno successivo e 71 hanno conseguito il titolo finale di studio previsto dal corso (vedi tavola 3).
Significativo è anche l’impegno complessivo di 289 unità tra docenti di ruolo (56%) e non di ruolo e volontari (23%) nell’assicurare agli utenti il diritto allo studio (Tavola 4).
| dati sui corsi | italiani | stranieri | totali | |||
|---|---|---|---|---|---|---|
| maschi | femmine | maschi | femmine | maschi | femmine | |
| Numero iscritti ai corsi | 455 | 14 | 522 | 75 | 977 | 89 |
| Conseguimento crediti formativi | 124 | 4 | 65 | 8 | 189 | 12 |
| Ammissione anno successivo | 29 | 1 | 47 | 11 | 76 | 12 |
| Conseguimento titolo | 46 | 0 | 19 | 6 | 65 | 6 |
Tavola 3 - Esiti attività scolastiche IPM - anno 2012
- Numero iscritti ai corsi - 1066
- Conseguimento crediti formativi - 201
- Ammissione anno successivo - 88
- Conseguimento titolo - 71
Tavola 4 - Docenti, operatori e volontari per le attività scolastiche realizzate negli IPM - anno 2012
- Docenti di ruolo - 162 - 56%
- Docenti volontari/Docenti non di ruolo - 66 - 23%
- Personale giustizia minorile - 61 - 21%
- totale - 289 - 100%
2. Formazione professionale
Come già detto, i corsi di formazione professionale, pur essendo relativi ad una intera annualità, in alcuni casi, sono stati frazionati in moduli brevi per consentire ai minori di potersi inserire in qualsiasi momento dell’anno e, se dimessi prima della fine dell’anno scolastico, di poter ottenere, avendo concluso singoli moduli, certificazioni spendibili nel mondo del lavoro. Pertanto, per una questione di omogeneità nella rilevazione, uno stesso corso svoltosi per tutto l’anno 2012 è stato conteggiato una sola volta seppur suddiviso in più moduli.
Risultano attivati complessivamente 67 corsi. La tipologia di corsi di formazione professionale si concentra nell’area “Cucina e ristorazione” 27%, seguita dall’edilizia 19%, dall’informatica e dall’artigianato 10% (vedi Tavola 5)
Tavola 5 - Tipologia corsi di formazione professionale negli IPM - anno 2012
- Cucina e ristorazione - 23 - 35% -
- Edilizia - 12 - 19%
- Informatica - 7 - 10%
- Artigianato - 7 - 10%
- Altro - 7 - 10%
- Falegnameria - 4 - 6%
- Giardinaggio - 2 - 3%
- Arte e cultura - 2 - 3%
- Estetica - 2 - 3%
- Tessile - 1 - 1%
- totale - 67 - 100%
Rispetto alla frequenza, 1.173 ragazzi si sono iscritti ai corsi di formazione professionale, di cui 620 ragazzi di origine straniera e 553 italiani (vedi tavole 6-7). Complessivamente di essi, 156 hanno conseguito crediti formativi, e 141 hanno conseguito il titolo finale di studio previsto dal corso (vedi tavola 7).
Tavola 6 - Attività di formazione professionale negli IPM - anno 2012
Numero iscritti ai corsi
- Italiani - maschi 552 - femmine 1
- Stranieri - maschi 604 - femmine 16
- Totali - maschi 1156 - femmine 17
Conseguimento crediti formativi
- Italiani - maschi 70 - femmine 0
- Stranieri - maschi 86 - femmine 0
- Totali - maschi 156 - femmine 0
Conseguimento titolo
- Italiani - maschi 99 - femmine 0
- Stranieri - maschi 42 - femmine 0
- Totali - maschi 141 - femmine 0
Tavola 7 - Esiti attività di formazione professionale IPM - anno 2012
- Numero iscritti ai corsi - 1.173
- Conseguimento crediti formativi - 156
- Conseguimento titolo - 141
3. Attività espressive, culturali, ricreative e sportive
Risultano attivati complessivamente nell’anno 2012, 300 tipologie di attività, la cui durata è più o meno costante per tutto l’anno. Sono state svolte principalmente attività espressive (26%) - teatro, musica, pittura, canto) e culturali (19%) - giornalino, biblioteca, concorsi letterari, uso del computer, educazione alla legalità, stradale, cinofila, corporea ed ambientale (vedi tavola 8).
Risultano attivate complessivamente nell’anno 2012, 176 attività occasionali o di breve durata, ed in particolare: attività ricreative (31%) - cineforum gite, spettacoli, sportive (20%) ed espressive (17%) (vedi Tavola 12).
| tipologia | numero | percentuale |
|---|---|---|
| Attività espressive | 78 | 26% |
| Attività culturali | 57 | 19% |
| Attività sportive | 41 | 14% |
| Attività con ASL | 32 | 11% |
| Attività ricreative | 29 | 10% |
| Laboratori | 22 | 7% |
| Mediazione culturale | 19 | 6% |
| Attività religiose | 12 | 4% |
| Altro | 10 | 3% |
| Totali | 300 | 100% |
| tipologia | numero | percentuale |
|---|---|---|
| Attività ricreative | 54 | 31% |
| Attività sportive | 35 | 20% |
| Attività espressive | 30 | 17% |
| Attività culturali | 27 | 15% |
| Attività religiose | 13 | 7% |
| Attività con ASL | 10 | 6% |
| Altro | 6 | 3% |
| Laboratori | 1 | 1% |
| Altro | 0 | 0% |
| Totale | 176 | 100% |
Nel caso delle attività, sia annuali che di breve durata, si è preferito indicare la somma della media dei partecipanti alle singole attività piuttosto che il numero degli iscritti, in quanto molto fluttuante e poco attendibile (vedi Tavole 9 e 13).
Tavola 9 - Frequenza media alle attività espressive, culturali, religiose e ricreative e sportive negli IPM - anno 2012
- Italiani - maschi 150 - femmine 3
- Stranieri - maschi 89 - femmine 10
Tavola 13 - Frequenza media alle attività espressive, culturali, ricreative e sportive negli IPM < 1 settimana - anno 2012
- Italiani - maschi 150 - femmine 2
- Stranieri - maschi 11 - femmine 23
Il numero di operatori che ha contribuito alla realizzazione delle attività è stato di oltre mille unità, in gran parte costituito da volontari, affiancati dagli operatori della Giustizia Minorile (vedi tavole 10 e 14). Dalle tavole 11 e 15, infatti, si evidenzia un elevato numero di enti di volontariato impegnati nella realizzazione delle attività.
Tavola 10 - Personale impegnato nelle attività espressive, culturali, ricreative e sportive negli IPM - anno 2012
- Operatori giustizia minorile - 210
- Operatori esterni - 1.114
Tavola 14 - Personale impegnato nelle attività espressive, culturali, ricreative e sportive negli IPM < 1 settimana - anno 2012
- Operatori giustizia minorile - 400
- Operatori esterni - 1.184
Tavola 11 - Enti che hanno realizzato le attività espressive, culturali, ricreative e sportive negli IPM - anno 2012
- Associazioni con protocollo nazionale - 27
- Associazioni del privato sociale e volontari - 224
- Enti pubblici - 38
- IPM - 10
Tavola 15 - Enti che hanno realizzato le attività espressive, culturali, ricreative e sportive negli IPM > 1 settembre- anno 2012
- Associazioni con protocollo nazionale - 11
- Associazioni del privato sociale e volontari - 137
- Enti pubblici - 20
- IPM - 8
4. Attività lavorative
Dai dati pervenuti risultano impiegati in attività lavorative 271 ragazzi, di cui soltanto 3 in attività esterne agli IPM. Di essi 159 sono italiani e 112 stranieri. Il settore principale in cui sono impiegati i giovani ristretti non è classificabile nella tipologia proposta, ma si riconferma al secondo posto il settore della “Cucina e ristorazione”, seguito dal settore edile.
Tavola 16. Tipologia attività lavorative prestate negli IPM - anno 2012
- Altro - 15 - 34%
- Cucina e ristorazione - 9 - 21%
- Edilizia - 5 - 12%
- Giardinaggio - 5 - 12%
- Falegnameria - 3 - 7%
- Artigianato - 2 - 5%
- Meccanica - 2 - 5%
- Tessile - 1 - 2%
- Arte e cultura - 1 - 2%
- Totale - 43 - 100%
Tavola 18 - Partecipazione alle attività lavorative - anno 2012
- Italiani - maschi 157 - femmine 2
- Stranieri - maschi 86 - femmine 26
Tavola 17 - Ambito delle attività lavorative prestate in IPM - anno 2012
- praticanti all'interno 268
- praticanti all'esterno 3
Conclusioni
Ancora una volta, come nei documenti analoghi relativi alle annualità precedenti, si riscontra un numero consistente di corsi di scuola primaria e secondaria frequentati dai ragazzi ristretti. Se da una parte questo dato evidenzia il rispetto del diritto soggettivo dei minori all’istruzione all’interno del circuito penale, dall’altra, mette in luce, considerata l’età media dei detenuti che si attesta tra i 17 ed i 18 anni, la necessità di interventi sul territorio per assicurare tale diritto ai minori prima del loro ingresso nel circuito penale minorile.
E’ pleonastico evidenziare che la formazione scolastica e quella professionale sono risorse di base propedeutiche all’inserimento socio-lavorativo dei giovani. La frequenza alle attività di studio/formazione è fondamentale non solo per l’acquisizione dei requisiti culturali e linguistici, ma anche per il corretto sviluppo cognitivo che accompagna gradualmente il minore nello sviluppo del pensiero ipotetico deduttivo e lo “allena” nello sviluppo della capacità di autoefficacia.
Il fenomeno della dispersione scolastica e dell’analfabetismo di ritorno riguarda, sia i minori italiani che quelli di origine straniera, ed in alcuni casi il titolo di studio costituisce un atto formale a cui non corrisponde il grado di istruzione attestata.
Tutto ciò non può che rimandare ad una riflessione più ampia da parte delle tutte le istituzioni pubbliche coinvolte a vario livello di responsabilità in tale processo.
E’ noto, infatti, che i giovani che entrano nel circuito penale, in genere, appartengono a fasce sociali vulnerabili caratterizzate da contesti sociali deprivati, culturalmente, economicamente o “affettivamente”, con un basso livello di istruzione e con scarsa possibilità di entrare in un contesto lavorativo legale e stabile.
Si ribadisce l’importanza di intervenire tempestivamente e con gli opportuni correttivi, affinché questi giovani non passino, nel tempo, da una condizione di “marginalità” sociale ad una condizione di vera e propria “emarginazione” ed esclusione sociale, perché a quel punto il reinserimento sociale e lavorativo diventerà un obiettivo davvero arduo che richiederà un investimento di risorse umane ed economiche certamente maggiore.
Come già altre volte sottolineato, occorrerebbe potenziare le azioni di prevenzione primaria dell’evasione scolastica, investendo maggiormente sulle categorie “vulnerabili” prima che entrino in contatto con la devianza ed il crimine, anche per gli effetti estremamente negativi che conseguono alla stigmatizzazione, come documentato nelle teorie sul “sistema di costruzione sociale del criminale” del Prof. De Leo e della Prof. Patrizi.
E’ evidente che anche nel campo dell’istruzione e della formazione occorre individuare una governance nazionale e locale interistituzionale che preveda il coinvolgimento del privato sociale, in cui i vari attori chiave del sistema, tra cui il Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, le Organizzazioni Sindacali, le Camere di Commercio, l’ISFOL, l’Associazione Nazionale degli Enti deputati alla formazione professionale, concordino e contribuiscano, ognuno per quanto di competenza, al raggiungimento degli obiettivi.
Questo documento è stato curato dall’Ufficio III e I della Direzione Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari e realizzato con il contributo dei Direttori e degli educatori degli Istituti Penali per i Minorenni.
IL DIRETTORE GENERALE
Serenella Pesarin