Progetto - Percorsi di Legalità - Azioni di accompagnamento e di inserimento lavorativo di minori/giovani in area penale

 

Il Progetto Percorsi di Legalità è stato finanziato dal Dipartimento della Giustizia Minorile nell'ambito del Programma Operativo Nazionale "Sicurezza per lo Sviluppo del Mezzogiorno d'Italia" 2007- 2013 - Obiettivo Convergenza - Asse II "Diffusione della legalità".

Il contesto territoriale di riferimento dell'iniziativa progettuale è quello di quattro regioni del Mezzogiorno d'Italia appartenenti all'Obiettivo Convergenza: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Lo scenario che caratterizza tali regioni, purtroppo, mostra ancora un quadro di evidente ritardo di sviluppo socio-economico, fortemente condizionato da endemici fattori negativi quali la presenza e la specializzazione territoriale della criminalità (diffusa e soprattutto organizzata), l'immigrazione clandestina, il lavoro irregolare, le forme dirette di aggressione al libero mercato, gli aspetti di illegalità di carattere ambientale che minano la possibilità di uno sviluppo dei territori in linea con i parametri dell'Unione Europea.

Le fasce di popolazione più debole, ed in particolare i minori a rischio di devianza, sono quelle più soggette a cadere nella trappola della criminalità ed in percorsi di illegalità da cui è difficile uscire se non attraverso l'intervento dei Servizi Sociali, della Giustizia, del Terzo Settore e della società civile tutta (a condizione che si tratti di intervento integrato e strutturato). Inoltre, oltre ai fenomeni tradizionali (tossicodipendenza, alcolismo, ecc.) hanno acquistato nel tempo sempre più preoccupante valenza, soprattutto nelle città medie e grandi, i fenomeni del teppismo urbano, delle baby gang e del bullismo giovanile, in particolare a danno di ragazze e soggetti deboli.

Nell'ambito di tale scenario di riferimento, il progetto "Percorsi di legalità" ha attuato nelle regioni Calabria, Campania, Puglia e Sicilia una serie di azioni integrate inerenti la sperimentazione di percorsi di inserimento socio-lavorativo rivolti a minori e giovani adulti presi in carico dai Servizi della Giustizia Minorile.

In sintesi le azioni progettuali hanno riguardato:

  • Attività di ricerca e supporto sia alla progettazione globale dell'intervento formativo e di accompagnamento, sia alla strutturazione di programmi di intervento personalizzati.
  • Attività di orientamento, formazione e transizione al lavoro diretta ai minori/giovani adulti presi in carico dai Servizi della Giustizia Minorile.
  • Organizzazione di tavoli tecnici locali e gruppi di lavoro ad hoc presso i contesti territoriali citati.
  • Realizzazione di azioni di tutoraggio, volte all'accompagnamento 'dei minori/ giovani adulti all'interno del mercato del lavoro.
  • Realizzazione di training lavorativi destinati ai minori/giovani adulti presso aziende e realtà produttive del territorio, finalizzati ad uno stabile inserimento professionale dei destinatari.

L'idea forza dell'iniziativa risiede nell'importanza di promuovere i diritti di cittadinanza dei minori dell'area penale attraverso la sperimentazione dell'esperienza lavorativa attraverso la quale il soggetto a rischio di devianza acquisisce diritti, rispetta le regole e i doveri connessi e nel contempo, si pone in un percorso di crescita che ha un notevole e riconoscibile valore educativo.

Ma affinché i diritti di cittadinanza vengano realmente conseguiti occorre, da un lato, che il minore sia inserito in un percorso integrato di azioni di orientamento e formazione professionalizzante che lo prepari all'esperienza lavorativa, dall'altro lato, che la società tutta sia preparata ad accogliere ed accompagnare il giovane in tale percorso. In tale senso, è necessario che i datori di lavoro vincano la naturale diffidenza nei confronti di tale target di destinatari, diffidenza che scaturisce dalla scarsa conoscenza del contesto in cui versano i minori dell'area penale. All'uopo, appare indispensabile il lavoro svolto nell'ambito dell'iniziativa, da parte dei tutor per l'inclusione sociale, figure professionali qualificate che hanno mediato e accompagnato i minori presso le imprese ospitanti le attività di tirocinio ed esperienza lavorativa.

Pertanto, trattandosi di un progetto composto da una pluralità di azioni integrate, appare evidente come gli obiettivi generali dell'iniziativa, di fatto, corrispondano ai risultati che l'iniziativa ha inteso conseguire e che di seguito vengono specificati in:

  1. Risultati per il SISTEMA
    Favorire l'integrazione dei Servizi Minorili della Giustizia tra di loro e con gli altri soggetti del territorio, attraverso l'attivazione di reti di collegamento e accordi di collaborazione stabili e duraturi;
    Sviluppare opportunità di avvicinamento e di comunicazione tra gli operatori sociali e gli attori economici di ciascun territorio interessato.
  2. Risultati per la PERSONA
    Costruire percorsi individualizzati per aiutare il minore/giovane adulto a scegliere il suo posizionamento ed equilibrio sociale e lavorativo; Offrire una' risposta ad hoc per ogni singolo giovane coinvolto, attraverso una efficace lettura del suo bisogno e l'integrazione dei vari interventi attivabili.
  3. Risultati per l'INFORMAZIONE
    Promuovere l'informazione in relazione alle opportunità di inserimento socio-lavorativo dei giovani destinatari e sensibilizzare l'opinione pubblica sull'iniziativa progettuale in corso e, più in generale, sui bisogni/opportunità che caratterizzano l'ambito penale minorile.
  4. Risultati per i SERVIZI
    Favorire la fuoriuscita dei giovani dall'area penale e ampliare le opportunità per altri soggetti deboli di sperimentare un percorso a supporto della loro integrazione sociale.
  5. Risultati per il TERRITORIO
    Costruire nuove sinergie e collaborazioni sul territorio per ampliare le opportunità di crescita professionale ed avviamento al lavoro dei giovani, attraverso la creazione di reti tra soggetti pubblici e privati operanti a livello locale ed a livello regionale.

L'azione di ricerca e verifica dei soggetti e dei bisogni si è configurata come attività propedeutica e preparatoria rispetto all'intero progetto.

Nell'ambito di tale attività sono state individuate le aziende in grado di ospitare i training lavorativi dei destinatari finali. A tal fine si è proceduto anche al coinvolgimento delle Associazioni di Categoria per una più capillare diffusione dell'iniziativa nei territori di riferimento.

Nell'ambito dell'azione di ricerca sono state organizzate attività di selezione e formazione per n. 40 tutor per l'inclusione sociale individuati a livello locale nelle 4 regioni interessate dal progetto, ai fini dell'accompagnamento dei minori/giovani adulti presso le aziende ospitanti i training lavorativi. Specifico compito dei tutor è stato rappresentato da una funzione di supporto e sostegno in tutte le distinte fasi del tirocinio: abbinamento tirocinante-azienda e verifica del possibile grado di realizzazione del progetto globale; accompagnamento nella prima fase di inserimento in azienda con funzione di sostegno al tirocinante e di mediazione con la struttura ospitante; sostegno al tirocinante e monitoraggio in itinere; cura della fase conclusiva dell'esperienza; valutazione finale condivisa con l'equipe di valutazione e monitoraggio e con il tirocinante stesso per l'identificazione dei passi successivi all'esperienza.

I minori che sono stati segnalati per le attività di tutoraggio risultano pari a n. 1.475 così suddivisi nelle 4 regioni interessate:
CALABRIA: n. 393 minori;
CAMPANIA: n. 394 minori;
PUGLIA: n. 387 minori;
SICILIA: n. 301 minori.

L'azione di Orientamento e Formazione rivolta ai minori/giovani adulti in area penale ha cercato di essere coerente con le esigenze di inclusione socio-lavorativa dettate dall'analisi del contesto produttivo e indicate dalle forze produttive locali.

Al di là dell'appartenenza a contesti sociali marginali ed alla presenza di problematiche di devianza l'ostacolo più rilevante è l'esclusione dai percorsi formativi che nega qualunque tipo di acquisizione professionale e genera pertanto discriminazione.

Le attività di Orientamento e Formazione, pertanto, sono state propedeutiche alla collocazione di ogni minore presso il contesto professionale di riferimento e sono state finalizzate, da un lato, alla predisposizione di un piano di lavoro personalizzato per ciascun destinatario, dall'altro, alla crescita psicologica e culturale ed all'acquisizione di competenze di base, trasversali e tecnico-professionali nei settori individuati.

Le attività previste dall'azione di Orientamento/Formazione attuate in ciascuna delle 4 regioni interessate hanno riguardato i seguenti ambiti:

  • L'Orientamento e Counselling personalizzato, al fine di intercettare bisogni formativi, potenzialità e competenze pregresse di ciascun minore coinvolto, per un adeguamento dell'offerta formativa ed un più coerente ed efficace inserimento lavorativo.
    Il Servizio di Orientamento e Counselling personalizzato che, se da un lato ha favorito l'identificazione delle capacità, delle competenze e degli interessi dei giovani coinvolti, dall'altro ha permesso agli stessi di prendere, in maniera consapevole, decisioni educative, di formazione e occupazionali e di gestire i propri percorsi di vita individuali nell'apprendimento e nel lavoro, pur trovandosi nella difficile condizione di restrizione della libertà personale.
    Scopo delle attività di Orientamento e Counselling, del resto, è stato quello di costruire fiducia e di rafforzare gli individui rendendoli consapevoli delle opportunità di apprendimento, lavorative, civiche e di sviluppo delle proprie potenzialità. L'orientamento, inoltre, ha aiutato a migliorare l'efficacia e l'efficienza degli interventi educativi e formativi, attraverso la promozione dell'incontro tra le esigenze dell'individuo e quelle del mercato del lavoro.
    Nello specifico, per la maggior parte dei giovani coinvolti sono stati effettuati un "bilancio di competenze" che ha preso le mosse da un colloquio individuale, volto a fare il punto sulle esperienze personali e lavorative del minore (laddove presenti); individuare e valutare le esperienze legate al lavoro, alla formazione, alla vita sociale; identificare le attitudini; esplorare i valori lavorativi; dichiarare le potenzialità non sfruttate; gestire al meglio le risorse personali; organizzare le priorità professionali; identificare i punti di forza per meglio utilizzarli nei colloqui di assunzione e/o nella scelta di una futura carriera professionale.
     
  • La Formazione d'aula si è realizzata attraverso l'organizzazione di n. 6 percorsi didattici:
    1. CALABRIA: n. 2 corsi di "Ristorazione" da 60 ore ciascuno, destinati ai minori ristretti presso l'IPM di Catanzaro; nell'ambito delle attività è stato anche allestito un "Laboratorio di Pasticceria" che ha previsto l'acquisto di una cucina didattica, donata all'IPM.
    2. CAMPANIA: n. 1 Corso di "Pasticceria" da 120 ore, destinati ai minori ristretti presso l'IPM di Nisida. Al termine del percorso è stata organizzata una conferenza stampa di presentazione delle attività svolte.
    3. PUGLIA: n. 2 "Laboratori di Educazione Civica ed ambientale" da 60 ore ciascuno, destinati ai minori in carico presso l'USSM di Bari e la Comunità Pubblica di Lecce.
    4. SICILIA: n. 1 Corso di "Cucina" da 120 ore, destinato ai minori in carico all'USSM di Palermo, che si è concluso con un evento finale nell'ambito dei quale i giovani hanno realizzato il pranzo di benvenuto, seguiti dai formatori del corso.
    Con riferimento alle metodologie di intervento sono stati predisposti strumenti didattici congruenti alle caratteristiche motivazionali dei destinatari. Infatti, è stato posto l'accento sull'applicazione di una metodologia didattica fondata sull'utilizzo di Unità Formative Modulari e Capitalizzabili, cioè di segmenti formativi brevi e non necessariamente sequenziali, per cui le lezioni teoriche sono effettuate in percentuale residuale rispetto all'attività corsuale pratica, anche in ragione della peculiarità dell'utenza considerata.
    Nella fattispecie, la frequenza alle singole Unità Formative Modulari ha costituito un percorso certificabile dall'ente di formazione ed apprezzabile dall'unità produttiva. Il tutto, ovviamente, in subordine all'effettivo conseguimento degli obiettivi didattici ed al livello di maturità e/odi crescita personale mostrate dal giovane.
    Appare palese come una simile struttura formativa, flessibile ed adattabile, abbia rappresentato un modello particolarmente efficace per un utenza con caratteristiche speciali, (minori/giovani del circuito penale) perché ha consentito consente di scindere la durata del percorso formativo completo (i cui tempi rigidi non consentono, talvolta, la completa frequenza all'allievo perché questi, ad esempio, da detenuto, ottiene la scarcerazione e da ex detenuto non può rientrare in Istituto per completare la frequenza del corso) rispetto alle esigenze dell'utenza. Per restare all'esempio, il giovane da ex detenuto avrebbe potuto completare la frequenza dei singoli moduli mancanti all'esterno in un corso analogo o, addirittura, laddove ne ricorressero le condizioni, essere inserito in Borsa lavoro pur avendo completato solo uno o più moduli.
    Fino ad oggi i beneficiari diretti delle azioni di orientamento e formazione risultano essere circa 1.500.
     
  • Training Lavorativi
    Le azioni di inserimento lavorativo approntate in favore dei minori/giovani adulti in area penale rappresentano una delle principali strategie di intervento per favorire l'inclusione sociale dei destinatari finali dell'iniziativa. L'inserimento lavorativo guidato dei minori/giovani adulti è avvenuto presso aziende ed enti convenzionati individuati a livello territoriale in ciascuna delle 4 regioni di riferimento.
    In queste fasi agiranno delle specifiche figure professionali a fianco ed a supporto dei giovani coinvolti: i Tutor, che si sono relazionati, oltre che con il minore/giovane adulto, con la famiglia, con il datore di lavoro e con gli operatori della Giustizia Minorile e del territorio.
    I principali settori di inserimento sono stati:
    • ristorazione;
    • attività alberghiera;
    • attività commerciali
    • artigianato;
    • edilizia;
    • servizi sociali/ case famiglie/cooperative sociali.
    Le attività previste in questa fase hanno previsto l'attivazione di n. 193 training lavorativi per altrettanti destinatari, per un periodo di tempo variabile, adeguato a consentire il perfezionamento delle competenze professionali (da tre mesi ad un anno).
    In generale, le Borse Lavoro si sono configurate come una tipologia di intervento essenziale per il nuovo sistema sociale locale di servizi; esse hanno la finalità di "attivare" la persona all'interno di un percorso di autonomia che, partendo dalla valorizzazione delle proprie risorse personali, preveda un insieme di azioni di motivazione, formazione e aggiornamento con una progressiva acquisizione riacquisizione delle capacità e autonomie personali, attraverso un approccio graduale con le regole dell'azienda, l'attività lavorativa vera e propria, le relazioni sociali in ambito lavorativo e la concretezza della quotidianità nel mondo del lavoro.
    Nello specifico:
    In Calabria sono stati avviati 57 training lavorativi, in Campania oltre ai training previsti da progetto, su richiesta del CGM per la Campania, sono stati assegnati ulteriori 17 training, per un totale di 57 training per la regione Campania.
    In Puglia si sono conclusi i 33 training mentre in Sicilia sono stati inseriti 46 minori in training lavorativo.
    In concreto, del resto, la finalità dell'azione è rappresentata dall'intento di migliorare l'occupabili dei soggetti socialmente più fragili formulando, in contrapposizione ad un modello di "assistenza passiva", nuove modalità di prevenzione ed intervento sul disagio, all'interno delle quali l'avvicinamento al "lavoro" assume straordinaria importanza. Indispensabile è stata la figura del figura Tutor (il Mentor nell'accezione anglosassone) che ha assunto un ruolo centrale per tutte le componenti interessate dal processo (non solamente per i destinatari finali) e, in definitiva, la responsabilità del buon andamento delle attività e delle relazioni. Per questi motivi suo specifico compito è stato rappresentato da una funzione di supporto e sostegno in tutte le distinte fasi del tirocinio: abbinamento tirocinante-azienda e verifica del possibile grado di realizzazione del progetto globale; accompagnamento nella prima fase di inserimento in azienda con funzione di sostegno al tirocinante e di mediazione con la struttura ospitante; sostegno al tirocinante e monitoraggio in itinere; cura della fase conclusiva dell'esperienza;
    Oltre ai 193 minori dell’area penale destinatari delle borse lavoro e dei training lavorativi, si registra il coinvolgimento di n. 250 aziende sulle 4 regioni che costituiscono una importante banca dati a disposizione dei Servizi della Giustizia Minorile, che quindi risultano beneficiari indiretti dell'iniziativa.
    Nell'ambito del progetto, inoltre, sono stati costituiti appositi Tavoli di Concertazione locali presso i contesti territoriali sedi dei Servizi Minorili, uno in ciascuna delle quattro regioni interessate. I tavoli tecnici locali sono composti da rappresentanti del Ministero della Giustizia - Dipartimento per la Giustizia Minorile (Centri per la Giustizia Minorile e/o Servizi dipendenti) e delle realtà produttive locali (Aziende, Camera di Commercio, Associazioni datoriali, etc).
    Le attività svolte dai componenti di ciascun Tavolo di Concertazione hanno riguardato, in prima istanza, la progettazione partecipata relativamente alla stesura di piani operativi locali e ad interventi tesi a promuovere l'inserimento lavorativo dei minori/giovani adulti, attraverso una formazione adeguata e rispondente ai bisogni dei destinatari e alle esigenze del territorio.
    I Tavoli, inoltre, hanno favorito la creazione di reti stabili di collaborazione con i vari attori del territorio (Enti Locali, realtà imprenditoriali, soggetti del privato sociale, etc.) .
    Questi Tavoli sono strutture "agili", in quanto organizzati per obiettivi, e "stabili" per la sinergia con enti pubblici (i Servizi della Giustizia Minorile facenti capo ai CGM).
    Il principale prodotto finale è stato la formalizzazione di protocolli d'intesa per la sperimentazione di servizi di sostegno ed orientamento finalizzati all'inserimento sociale e al lavoro di giovani del circuito penale minorile. Il che si traduce, sotto un altro aspetto, nel garantire la più ampia evidenza pubblica alle azioni di "Responsabilità Sociale delle Imprese" da parte delle imprese che, si ricorda, hanno stipulato con i Servizi e con il giovane inserito nel percorso di insèrimento lavorativo il "patto educativo e formativo".
    Nell'ambito dell'attività svolta dai Tavoli Tecnici Locali, sono stati stipulati circa 20 Protocolli d'intesa con gli Stakeholder pubblici e privati dei territori coinvolti.