"MARE APERTO - Migliorare le Attività di REinserimento degli Affidati PER Trasmettere Opportunità"

Il progetto nasce dalla volontà di aumentare le possibilità di riuscita dei programmi di trattamento gestiti dagli uffici locali di esecuzione penale esterna(Uepe)e destinati alle persone condannate in esecuzione della pena alternativa alla detenzione, in attuazione delle determinazioni del aribunale di sorveglianza sia per quanto concerne il rispetto dei vincoli e delle limitazioni imposte, sia per quanto riguarda il perseguimento della finalità rieducativa della pena, attraverso azioni di risocializzazione e reinserimento sociale.
Per la prima volta, anche in considerazione delle politiche generali dell’amministrazione volte a incrementare il ricorso alla detenzione domiciliare, il progetto, vuole includere i condannati posti in tale misura alternativa. Partendo dall’analisi dell’attuale condizione organizzativa ed operativa degli uffici locali di esecuzione penale esterna, si pone un duplice obiettivo:

  • potenziare il metodo multiprofessionale fondato sul lavoro di gruppo e d’équipe, incrementando in modo significativo la presenza degli psicologi negli Uepe
  • aumentare le opportunità di reinserimento sociale dei condannati favorendo lo sviluppo di un’analisi multifattoriale delle condizioni che hanno determinato il loro comportamento deviante, nonché attraverso la programmazione e l’attivazione di interventi maggiormente mirati ed efficaci rispetto ad un possibile cambiamento di stile di vita.

Nel concreto, il progetto prevede di stabilizzare ed incrementare la presenza della figura dello psicologo negli ufffici locali di esecuzione penale esterna, assegnando a ciascuna sede per tale attività un monte ore variabile a seconda delle dimensioni della sede, dell’ampiezza del bacino di utenza e del territorio di competenza, della complessità del fenomeno “criminalità” presente, dei carichi di lavoro cui deve fare fronte l’ufficio e in considerazione di eventuali particolari richieste avanzate da parte delle direzioni degli stessi Uffici.
La realizzazione del progetto sarà sviluppata da una struttura di supporto e di governo  che coinvolgerà tutti e tre i livelli organizzativi in cui si articola l’esecuzione penale esterna dell’Amministrazione penitenziaria: gli uffici locali, gli uffici regionali presso i n provveditorati regionali (Prap) e l’Ufficio secondo della Direzione generale.
Particolare attenzione sarà data alla funzione di indirizzo e coordinamento tecnico dei Prap che attraverso gli uffici di esecuzione penale esterna dovranno specificatamente contribuire all’individuazione degli obiettivi operativi da perseguire, alla definizione degli strumenti da utilizzare, alla promozione e realizzazione del confronto delle esperienze,  alla raccolta e diffusione delle buone prassi costruite negli uffici, alle attività di monitoraggio, verifica e valutazione del progetto. 
Lo staff di governo sarà convocato presso la direzione generale con cadenza trimestrale nel corso dell’anno di durata del progetto.

Fasi dell'attività

Nell'ambito della fase di avvio si provvederà a:

  • costituire gli staff di lavoro a livello nazionale, regionale e locale
  • elaborare i dati e le informazioni già pervenute alla Direzione generale dell’esecuzione penale esterna, relativamente alla fase sperimentale ormai in via di conclusione
  • elaborare il piano di informazione/formazione degli operatori, da realizzare in sede locale e regionale
  • costruire gli strumenti operativi, formativi, di monitoraggio e di verifica
  • informare la Magistratura di sorveglianza sul nuovo modello operativo sperimentato nell’ambito del progetto.

Nella fase di realizzazione del progetto si provvederà a:

  • selezionare in sede locale gli esperti psicologi e stipulare con i selezionati le apposite convenzioni
  • informare/formare gli operatori, psicologi e assistenti sociali attraverso la realizzazione di iniziative sia a livello locale presso gli Uepe  che regionale presso i provveditorati
  • testare gli strumenti di lavoro, possibilmente nella fase di formazione iniziale degli operatori
  • definire gli strumenti di lavoro
  • avviare le attività previste documentandole attraverso gli appositi strumenti di raccolta dati
  • monitorare l’andamento del progetto a livello regionale utilizzando gli strumenti predisposti
  • verificare periodicamente, secondo le modalità e i tempi definiti nell’ambito di un piano predisposto a livello nazionale, la corrispondenza  tra la realizzazione del progetto e il progetto stesso. 

Una terza fase di valutazione sarà dedicata a:

  • valutazione finale dei risultati del progetto
  • elaborazione del report finale
  • diffusione dei risultati del progetto 
  • pubblicazione dei risultati conseguiti.

Strumenti operativi

Gli strumenti operativi che si prevede di utilizzare per la realizzazione del progetto sono i seguenti:

  • il colloquio finalizzato alla motivazione, alla chiarificazione, all’assunzione di consapevolezza e responsabilità, al sostegno psico - sociale
  • l’incontro di gruppo con utenti e familiari per  facilitare l’esternazione e l’elaborazione  di vissuti dolorosi, di sentimenti ambivalenti, di conflitti emotivi, che impediscono o rendono problematiche le relazioni significative, compromettendo o comunque non sostenendo il percorso rieducativo e di reinserimento sociale della persona condannata
  • la riunione d’equipe tra tutti gli operatori coinvolti nel percorso trattamentale a favore dei soggetti condannati per analizzare, da diverse angolazioni disciplinari, la situazione e progettare un percorso individualizzato realmente aderente alle necessità e alle caratteristiche degli stessi, fondato sull’attivazione delle risorse realmente disponibili
  • il raccordo con i servizi sociali e sanitari territoriali per favorire l’integrazione degli interventi, senza sostituzioni né sovrapposizioni
  • l’accordo individuale da stipulare tra gli Uffici locali di esecuzione penale esterna e gli esperti psicologi selezionati per lo svolgimento del progetto;
  • il protocollo operativo contenente le linee guida per la realizzazione delle azioni previste dal progetto
  • la documentazione per la registrazione delle attività, nonché  per la raccolta e l’elaborazione dei risultati.

Obiettivi generali ed operativi

Il progetto permette di mantenere e potenziare la presenza degli psicologi presso gli uffici i locali di esecuzione penale esterna, introdotti, in via sperimentale, nel 2001, in alcuni ex CSSA (oggi Uepe) e nel 2006 in tutti gli Uffici locali di esecuzione penale esterna attraverso un finanziamento della Cassa delle ammende e esso così’ consolida i risultati positivi e le buone prassi emerse da tale iniziativa, attraverso un’azione di coordinamento finalizzata alla definizione di metodologie, strumenti e ambiti di intervento innovativi e più funzionali  alle esigenze dei condannati seguiti dagli U.e.p.e..
L’inserimento negli Uffici locali di esecuzione penale esterna offre risposte sempre più articolate, complete e rispondenti alle suddette finalità e dunque in grado di stimolare, promuovere e favorire il reinserimento sociale delle persone condannate, attraverso la verifica dei bisogni reali e il supporto nell’utilizzo di opportunità.
Produrre risultati durevoli sul piano della sicurezza delle comunità locali richiede di affiancare alle tradizionali azioni di contrasto e di lotta alla criminalità azioni di supporto fondate su politiche sociali e del lavoro orientate all’inclusione ed al recupero sociale dei condannati, poiché solo un soggetto che condivide un senso di appartenenza positiva alla comunità e in essa può vivere con la sua famiglia è un soggetto non più “portatore” di insicurezza.
Tuttavia, l’azione degli psicologi negli uffici locali non si confonderà a quella di competenza degli psicologi dei servizi socio-sanitari territoriali, con i quali, laddove necessario, dovranno collaborare.

Il sostegno psicologico offerto dai servizi territoriali, infatti, è rivolto esclusivamente a fasce di cittadini portatori di problematiche specifiche, quali le dipendenze patologiche, le patologie psichiatriche, i disturbi nelle relazioni familiari e/o di coppia, (trattate, pertanto, dai SerT, dai DSM, dai consultori familiari); diversamente, per il soggetto in esecuzione di pena non detentiva per il quale possono porsi serie difficoltà di relazione interpersonale e di gruppo, sia sul posto di lavoro che in famiglia, non si è in condizione di offrire alcuni supporto psicologico, a meno di inviarlo ai predetti servizi.

A differenza di questi ultimi, infatti, gli psicologi degli Uepe. avranno funzioni  di aiuto e supporto  nei confronti delle persone in carico a tali uffici, soprattutto per analizzare, elaborare e superare le problematiche strettamente connesse alla commissione del reato, che certamente impediscono o rendono difficoltoso il percorso di reinserimento sociale e che, parimenti, non trovano risposte adeguate nei servizi degli enti territoriali.
Occorre, tuttavia, chiedersi se sia opportuno sul piano operativo, oltre che rispettoso delle esigenze di privacy e scevro da rischi di etichettamento, l’invio ad un servizio psichiatrico o per tossicodipendenti di una persona bisognosa di aiuto psicologico non perché affetto da dipendenza o disturbo psichico, ma per la sua condizione di soggetto in esecuzione di pena.
 

Alla luce delle suddette considerazioni gli obiettivi generali del presente progetto possono essere così articolati:

  • aumentare e migliorare le condizioni di inserimento sociale delle persone condannate attraverso la realizzazione di programmi mirati e individualizzati
  • ridurre il rischio di recidiva offrendo alle persone condannate, alternative di autorealizzazione personale di tipo non deviante, anche attraverso un aiuto nell’accesso a fonti di reddito lecite
  • aumentare la percezione di sicurezza sociale attraverso la restituzione alla comunità di soggetti che, oltre ad avere pagato per i reati commessi, abbiano anche rielaborato e ridefinito  il proprio stile di vita in termini positivi rispetto alle esigenze della società e, pertanto, siano in grado di ricostruire adeguate relazioni sociali.

Gli obiettivi generali, a loro volta, si traducono nei seguenti obiettivi operativi

  • favorire, in fase di inchiesta sociale, un processo di osservazione scientifica della personalità, dei condannati provenienti dalla libertà, fondato su un’analisi più completa di tutti gli aspetti personali e ambientali, in termini sia di fragilità che di risorse attivabili
  • formulare progetti di intervento mirati al superamento o al contenimento di eventuali disagi o disturbi di natura psicologica, nel corso dell’osservazione della personalità dei condannati o, successivamente, nella fase trattamentale, non solo per favorire il buon esito dell’esecuzione della pena ma anche per promuovere e stimolare l’avvio di percorsi riabilitativi e terapeutici;
  • garantire interventi di assistenza psicologica nei percorsi trattamentali a favore di condannati con significative carenze personali e relazionali che potrebbero comprometterne non solo l’esecuzione della pena ma anche l’inserimento sociale e che non siano portatori di problematiche specificamente trattate dai servizi territoriali
  • garantire interventi di orientamento, accompagnamento e sostegno psico-sociale nei percorsi di inserimento lavorativo a favore di soggetti in esecuzione penale esterna, al fine di verificarne le caratteristiche e le aspirazioni personali  e favorirne l’accesso alle risorse territoriali;
  • garantire un contributo professionale specifico nell’ambito dei progetti di giustizia riparativa, sia nella fase della valutazione delle reali possibilità di risarcimento alla comunità di appartenenza da parte del condannato attraverso lo svolgimento di attività di volontariato, sia nella fase della realizzazione di tali attività attraverso interventi di supporto psico-sociale
  • migliorare gli interventi degli  operatori degli Uffici locali di esecuzione penale esterna e promuovere programmi innovativi, attraverso l’utilizzo di consulenze scientifiche, nell’ambito di particolari tematiche di attuale rilevanza sociale (abusi sessuali, violenze intrafamiliari, mediazione penale, immigrazione…….).

L’inserimento negli Uepe dei professionisti psicologi, avviato in via sperimentale nel 2001 in alcuni ex CSSA (oggi Uepe) ed esteso  a tutti gli Uffici locali di esecuzione penale esterna nel 2006, grazie alle risorse finanziarie messe a disposizione dal progetto Cassa delle ammende, costituisce un valido tentativo di innovazione dell’esecuzione penale esterna sul piano organizzativo e metodologico. 

Il presente progetto intende valorizzare e sviluppare tale iniziativa, al fine di potenziare ulteriormente l’approccio multiprofessionale sia nelle attività di osservazione della personalità dei condannati provenienti dalla libertà in fase di indagine sociale, sia nelle attività trattamentali previste per le misure alternative. 

Nel 2006, grazie al finanziamento della Cassa ammende, la sperimentazione è stata allargata a tutti gli Uffici locali di esecuzione penale esterna, pervenendo  all’inserimento complessivo di  104 psicologi.
Per più di trent’anni gli  ex CSSA, oggi Uepe, hanno gestito l’esecuzione penale esterna esclusivamente attraverso  l’operato degli assistenti sociali che si sono occupati sia dello svolgimento delle inchieste sociali finalizzate all’osservazione della personalità del soggetto condannato e centrate sull’analisi del suo contesto socio-ambientale, sia del percorso trattamentale fondato sul controllo della condotta del soggetto sottoposto a misura alternativa e sull’attivazione di interventi rieducativi finalizzati al reinserimento sociale.

L’esecuzione penale esterna si è, pertanto, caratterizzata come ambito di intervento mono-professionale, seppure gestito secondo metodologie operative fondate sullo scambio e il confronto reciproco tra gli assistenti sociali all’interno degli stessi Uffici, in un’ottica di lavoro di gruppo, ma anche e soprattutto sulla collaborazione di questi ultimi con gli operatori dei servizi sanitari e sociali territoriali in un’ottica di lavoro di rete. 
I cambiamenti intervenuti nel corso di trent’anni di operatività nel contesto socio - culturale, nonché le diverse riforme legislative che si sono susseguite per far fronte ai nuovi bisogni dei soggetti condannati, le cui caratteristiche quantitative e qualitative si sono ampiamente diversificate, hanno richiesto ripetuti interventi volti a rimodulare gli assetti organizzativi e ridefinire il disegno dei processi operativi degli uffici.

L’esigenza di azioni realmente incisive finalizzate alla rieducazione del condannato, insieme alle richieste di maggiore sicurezza da parte della società, ha portato gli uffici di esecuzione penale esterna, nel corso di questi ultimi anni, all’individuazione di nuovi ambiti di intervento e alla ridefinizione di nuove modalità e prassi operative.
In particolare si è posta maggiore attenzione al reato, alle condizioni che lo hanno determinato ed agli effetti che ne derivano sia per la vittima che per la comunità nell’ambito della quale il crimine si è consumato.

I bisogni sempre più complessi dei soggetti che hanno commesso reati, le cui fragilità sono sempre più connesse a situazioni di rottura dei legami significativi, a condizioni di isolamento, alla mancanza di capacità, abilità e competenze adeguate alle richiese del mondo lavorativo, ha messo in discussione il modello di intervento monoprofessionale, evidenziandone i limiti soprattutto rispetto alla lettura delle carenze e delle risorse personali, nonché rispetto allaelaborazione di un programma trattamentale realmente incisivo in termini di modifica di atteggiamenti e stili di comportamento in senso positivo e, dunque, aderente alla norma.

Coerentemente con i contenuti della legge 354/75, secondo cui la pena deve tendere a finalità rieducative e riabilitative, sono state promosse e realizzate, negli ultimi anni, diverse iniziative di analisi, studio, riflessione e confronto tra gli operatori degli Uffici preposti alla gestione dell’esecuzione penale esterna, nell’ambito dei quali sono stati individuati e definiti modelli operativi innovativi capaci di stimolare e guidare l’attivazione di interventi finalizzati alla promozione di processi di cambiamento degli atteggiamenti e  stili di comportamento dei soggetti che si sono resi responsabili di azioni delinquenziali.
Così come previsto dall’Ordinamento penitenziario, si è provveduto a modulare l’espletamento delle funzioni degli uffici di esecuzione penale esterna intorno alle due principali attività, l’osservazione e il trattamento individualizzato, fondando gli interventi nei confronti del condannato sull’analisi dei bisogni e sull’attivazione delle risorse personali e del contesto di vita, al fine di  modificarne gli orientamenti comportamentali devianti e favorirne il reinserimento sociale, anche attraverso azioni di sostegno psico-sociale.

Proprio in considerazione dei limiti emersi nella valutazione ed attivazione delle risorse personali e alle possibilità di incidere significativamente nel percorso di vita del condannato, nonostante la proficua collaborazione con i servizi territoriali nell’ambito di un contesto di rete sancito anche attraverso protocolli e convenzioni, è maturata l’ipotesi di sperimentare l’affiancamento e il supporto della figura professionale dello psicologo negli interventi degli assistenti sociali degli Uffici di esecuzione penale esterna.

Nell’ambito degli Uepe l’impiego di professionisti esperti in psicologia e criminologia clinica è previsto dalla stessa normativa su indicata: art . 80 della legge 354/75 e art. 132 del DPR 230/2000,
Il D.P.R. 30 giugno 2000 n° 230 (nuovo regolamento di esecuzione della legge 354/75) all’art. 27 c.1 stabilisce che “l’osservazione scientifica della personalità è diretta all’accertamento dei bisogni di ciascun soggetto, connessi alle eventuali carenze fisico-psichiche, affettive, educative e sociali, che sono state di pregiudizio all’instaurazione di una normale vita di relazione.”

Il compito degli psicologi, nell’ambito del progetto finanziato dalla Cassa ammende, doveva essere limitato all’assistenza psicologica orientata ad aiutare i condannati, in particolare quelli provenienti dalla libertà e interessati da significative difficoltà o da specifici disturbi psicologici, ad inserirsi nel mondo del lavoro. Attraverso l’intervento dello psicologo si voleva apportare un contributo professionale specifico nell’ambito degli accertamenti preliminari alla valutazione di ammissione alle misure alternative richieste dai liberi sospesi e alla rilevazione dello stato di necessità dei condannati rispetto alle difficoltà di inserimento nell’ambito del lavoro, al fine di aumentare le loro  possibilità di accesso alle opportunità occupazionali.

I risultati conseguiti, supportati e validati dalle riflessioni e considerazioni pervenute dagli uffici, hanno comportato la riformulazione del progetto, finalizzata, oltre che al mantenimento e consolidamento di tale risorsa, anche al suo utilizzo a favore di tutti i soggetti trattati dagli Uepe, in un ambito di intervento più ampio e maggiormente articolato.

Hanno, inoltre, chiaramente evidenziato la necessità di rimodulare i pattern tecnico-operativi finora utilizzati dagli Uffici locali e di ridefinire le tradizionali prassi adottate nell’espletamento dei compiti istituzionali.
Infatti, l’esperienza realizzata ha consentito di verificare il notevole e significativo contributo degli psicologi nella focalizzazione della situazione del soggetto deviante, con riferimento sia al momento in cui si è esplicata la condotta deviante che alla valutazione delle risorse personali ed ambientali di cui il condannato dispone, in funzione dell’elaborazione e della realizzazione del programma individualizzato di trattamento.

Alla luce di ciò, diventa oggettivamente difficile non considerare la valenza futura del contributo offerto dagli psicologi, quale primo passo evolutivo verso un modello organizzativo fondato sulla multiprofessionalità all’interno degli Uffici locali di esecuzione penale esterna e, pertanto, si ritiene non solo di continuare tale esperienza, ma di rinforzarla collocandola in una dimensione dai contenuti operativi e metodologici arricchiti, sviluppata e articolata sulla base degli elementi finora riscontrati.

Ciò, a maggior ragione se si assume a riferimento anche la nuova formulazione dell’art. 72 dell’ordinamento penitenziario laddove attribuisce agli Uepeil compito di proporre “all’autorità giudiziaria il programma di trattamento da applicare ai condannati che chiedono di essere ammessi all’affidamento in prova e alla detenzione domiciliare”; è evidente che l’apporto dello psicologo rappresenterebbe un indubbio potenziamento delle capacità di proposta alla magistratura da parte dell’ufficio

Specifico valore aggiunto è la possibilità di impiegare prioritariamente i 39 psicologi vincitori del concorso indetto con PDG de del 21 novembre 2003 e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 30 del 16 aprile 2004 e non più assunti per effetti della legge n. 311 del 22 dicembre 2004.
Essi, da un lato potranno concretamente cominciare la loro collaborazione con gli uffici dell’Amministrazione e dall’altro vedersi offrire una prima attività retribuita.
Tale oggetto, ovviamente, è rimesso alla loro accettazione che la diffusione nazionale del progetto rende possibile.
Un ulteriore valore aggiunto è rappresentato dalla facilitazione dei percorsi di reinserimento sociale dei soggetti sottoposti a sanzioni di comunità, finalizzato al contenimento del rischio di recidiva, nonchè dal rafforzamento del livello di sicurezza della comunità.

 Impostazione e metodologia

La metodologia di intervento che caratterizza il progetto si fonda principalmente sul concetto di multidisciplinarietà.
Essa risponde all’esigenza di attrezzare gli uffici in modo che, nell’azione di trattamento rieducativo ed inclusione dei soggetti che delinquono, possano dispiegare un approccio adeguato alla multifattorialità che caratterizza la condizione di chi commette reati, con interventi di tipo multiprofessionale, al fine di definire e realizzare azioni realmente incisive nei percorsi trattamentali e favorire il migliore inserimento sociale di tali soggetti.

Attraverso l’inserimento di una nuova figura professionale (lo psicologo) si vuole intervenire sui tanti e variegati aspetti problematici caratterizzanti la condizione delle persone che hanno commesso reati, nella consapevolezza che, per conseguire risultati positivi, non solo per la persona in trattamento ma anche per la comunità di appartenenza, ad un’analisi multifattoriale, deve corrispondere un progetto di recupero fondato su un approccio multidisciplinare.
Del resto, tale metodologia viene già da tempo utilizzata, quale prassi operativa ordinaria e con buoni risultati, nella formulazione e realizzazione dei programmi di trattamento di quelle tipologie di condannati verso i quali esiste una particolare attenzione e specifici servizi di supporto psicologico (dipendenze patologiche, psichiatria): l’integrazione efficace con tali servizi diviene spesso elemento moltiplicatore delle probabilità di successo dell’intervento dell’Uepe.
Non si tratta che di estendere tale opportunità trattamentale anche a tutti gli altri soggetti che entrano nel circuito delle misure alternative ai quali, nonostante siano la gran parte degli utenti degli Uepe, non è stato finora offerto tale servizio.

L’azione dello psicologo tenderà a configurarsi come attività ordinaria e di sistema, andando oltre la caratteristica consulenziale che l’ha caratterizzata nella prima fase di sperimentazione; potrà, quindi, intervenire in gran parte dei processi operativi e delle attività di competenza degli Uffici locali, in favore sia delle persone in attesa di determinazione del tribunale di sorveglianza, sia di quelle in misura alternativa alla detenzione, seppure modulando gli interventi secondo intensità e modalità operative differenti.

Lo psicologo, infatti, sarà coinvolto non solo in qualità di consulente rispetto a particolari tematiche con significativa valenza di natura psicologica ma anche e, soprattutto, in qualità di componente di un’equipe operativa insieme all’assistente sociale, professionista che mantiene la titolarità degli interventi nel territorio.
Ne consegue che diviene necessario il superamento della modalità finora adottata nella maggior parte degli Uepe, consistente nell’attivare la collaborazione dello psicologo, prevalentemente ma non esclusivamente, su segnalazione dell’assistente sociale incaricata, a favore di modalità che attribuiscano la possibilità di invio non ad uno soltanto, ma ai diversi soggetti istituzionalmente interessati al trattamento del condannato

  •  l’assistente sociale
  • il tribunale e il magistrato di sorveglianza 
  •  il responsabile dell’area di servizio sociale
  •  il direttore.

In tal modo si tende a realizzare l’obiettivo di pervenire all’attribuzione dell’incarico di intervenire nei confronti del soggetto condannato congiuntamente all’assistente sociale e allo psicologo, al fine di realizzare interventi integrati e coordinati nell’ambito di un unico progetto trattamentale, secondo e nel rispetto delle reciproche competenze.
Il lavoro dello psicologo negli Uffici locali, inoltre, potrà essere indirizzato ad attività di trattamento non solo individuale ma anche di gruppo, consentendo di aggiungere una maggiore efficacia nel trattamento di specifiche problematiche comuni a più persone.

Infine, per problematiche specifiche connesse alla condizione di soggetto in esecuzione di pena, il servizio dello psicologo potrà essere offerto non solo ai diretti interessati, ma anche alle loro famiglie o ad altre figure particolarmente significative appartenenti al loro contesto relazionale, al fine di promuoverne e supportarne l’eventuale coinvolgimento in termini di risorse nel percorso trattamentale.

Attività previste e strumenti

Tra le attività del progetto si distinguono quelle di tipo metodologico strettamente connesse alla realizzazione del progetto stesso e corrispondenti alle diverse fasi operative precedentemente elencate, da quelle tecnico-professionali realizzate dagli psicologi, inseriti negli Uepe al fine di attivare interventi pluridimensionali e pluriprofessionali a favore del maggior numero possibile di soggetti seguiti sia in fase di osservazione che di trattamento.
Tra le prime si evidenziano le seguenti

  • costituzione della struttura di supporto e governo.
  • informazione degli operatori
  • coinvolgimento della Magistratura di sorveglianza
  • predisposizione degli strumenti informativi ed operativi da utilizzare in sede locale.
  • costruzione degli strumenti di verifica da utilizzare per le valutazioni in itinere e annuali
  • verifiche in itinere a scadenza trimestrale
  • comunicazione pubblica dei risultati e conclusione del progetto.

Tra le seconde si evidenziano le seguenti

  • collaborazione, d’intesa con l’assistente sociale e nell’ambito di un programma definito congiuntamente, al fine di favorire una più completa presa in carico di particolari soggetti e agevolarne i relativi programmi terapeutici e riabilitativi
  • attuazione di interventi a favore dei soggetti che presentano significative carenze personali emerse in fase di inchiesta o nel corso del trattamento, di interventi di supporto psicologico finalizzati all’accrescimento dell’autoconsapevolezza, dell’autostima e del senso di responsabilità
  • individuazione e selezione, in fase di osservazione dei liberi sospesi, dei soggetti da indirizzare verso programmi di giustizia riparativa, intesa come riparazione del danno sociale, da realizzare in accordo con le agenzie territoriali;
  • definizione congiunta di programmi di giustizia riparativa consistenti in attività di volontariato finalizzati all’acquisizione di consapevolezza degli effetti del reato, al recupero dei rapporti con la comunità, all’attenuazione degli effetti di stigmatizzazione causati dall’comportamento  deviante
  • attuazione, nell’ambito del progetto trattamentale complessivo, definito insieme all’assistente sociale, di programmi di sostegno alla vittima del reato, solo nel caso di precise determinazioni in merito, da parte del Tribunale di sorveglianza;
  • valutazione, in fase di osservazione di liberi sospesi, del livello di rischio di recidiva al fine di definire programmi mirati e individualizzati
  • collaborazione, con l’assistente sociale e gli operatori delle agenzie territoriali (centri per l’impiego), all’orientamento e all’avviamento al lavoro delle persone condannate, intesa non solo come ricerca di possibilità occupazionali esclusivamente finalizzate ad un’immediata utilità economica, ma come valorizzazione degli aspetti afferenti alla promozione umana, all’affettività, alla legittimazione sociale, al rafforzamento dell’identità
  • collaborazione, con i centri per l’impiego e le altre agenzie territoriali che si occupano di avviamento al lavoro, alla valutazione delle competenze ed abilità dei soggetti condannati in stato di disoccupazione o inoccupazione
  • collaborazione con l’assistente sociale all’osservazione della personalità del condannato “libero sospeso” sondandone il vissuto rispetto al reato, le capacità relazionali, i legami significativi, le risorse personali, familiari ed ambientali, la motivazione al cambiamento, l’atteggiamento progettuale, la disponibilità verso azioni riparative, al fine di formulare ipotesi cliniche e psicologiche sulla sua struttura di personalità con particolare riferimento alle aree di fragilità e di disagio, alle modalità di elaborazione delle esperienze e alle modalità relazionali e reattive, oltre che favorire una definizione condivisa con lo stesso soggetto del programma trattamentale
  • collaborazione con l’assistente sociale per offrire a determinate tipologie di soggetti in esecuzione penale esterna, in particolare a madri, anziani, stranieri, detenuti domiciliari, nonché a soggetti caratterizzati da un alto rischio di recidiva, un adeguato trattamento psicologico, finalizzato non solo al rispetto delle prescrizioni ma anche al buon esito della misura alternativa
  • cura, di intesa con l’assistente sociale, del collegamento tra il soggetto in esecuzione penale esterna e l’impresa presso cui lavora, attraverso un’azione di accompagnamento mirata, da un lato al potenziamento degli aspetti motivazionali, di gestione e responsabilità del soggetto rispetto al suo progetto di inserimento lavorativo, dall’altro al superamento di eventuali resistenze e/o pregiudizi dei datori di lavoro, di defaillance poco significative e facilmente superabili tra le aspettative dei datori di lavoro e le competenze professionali del soggetto, di difficoltà  concrete causate  dai  contenuti prescrittivi della misura non pienamente armonizzabili con le esigenze dell’impresa
  • collaborazione con gli assistenti sociali alla definizione ed attivazione di interventi individuali e di gruppo, a favore delle famiglie dei condannati sottoposti a misure alternative alla detenzione, finalizzati all’assunzione di consapevolezza delle problematiche che hanno determinato o favorito la commissione del reato, alla risoluzione di eventuali problematiche relazionali interne ed esterne al contesto familiare determinate dalla commissione del reato, all’elaborazione dello stigma come conseguenza ed effetto del comportamento deviante, all’attivazione delle risorse intrafamiliari necessarie per il buon esito del percorso trattamentale
  • disponibilità al pronto intervento, nelle ore di apertura al pubblico dell’Ufficio, nei casi in cui si rileva tale necessità;
  • organizzazione, d’intesa con le direzioni degli Uffici locali, di incontri tematici di particolare rilevanza, finalizzati al miglioramento dell’operatività degli assistenti sociali.

Strumenti


Considerate le finalità sopra enunciate, gli strumenti operativi che dovranno essere utilizzati non potranno che essere quelli comunemente utilizzati dagli psicologi, ossia i seguenti.

  • Il colloquio, di counseling o clinico, eventualmente corredato da supporti psico - diagnostici, orientato alla chiarificazione e all’analisi del contesto in cui è maturato il reato, all’elaborazione dei vissuti relativi alla condizione di devianza, al supporto motivazionale rispetto ad un cambiamento di stile di vita, allo sviluppo della consapevolezza e dell’autocoscienza critica rispetto al danno causato a sé e agli altri, alla formulazione di un’ipotesi di sviluppo personale e professionale, al superamento degli ostacoli di stigmatizzazione ed emarginazione sociale.
  • L’incontro di gruppo con gli  utenti degli Uffici locali o con i familiari di questi ultimi, per il trattamento di particolari problematiche relativamente agli aspetti che hanno determinato o condizionato la commissione del reato o alle conseguenze scaturite da quest’ultimo.In tale contesto, il gruppo assume una valenza significativa in termini di efficacia ed immediatezza comunicativa nonché di stimolo al cambiamento, proprio perché luogo privilegiato di discussione in cui l’uno fa da specchio alle difficoltà dell’altro, non sempre espresse per timore di essere giudicati.Attraverso il gruppo lo psicologo potrà stimolare e provocare tra i membri, in maniera guidata e controllata, significativi momenti di condivisione delle difficoltà vissute e di sostegno reciproco finalizzati alla maggiore comprensione e chiarificazione delle situazioni di ciascuno, al superamento o contenimento di sentimenti e percezioni negative, all’attivazione di risorse interne.
  • La riunione d’èquipe, con cadenza periodica, tra gli operatori che all’interno dell’Uepe. seguono il soggetto condannato. Tali incontri dovranno promuovere il confronto continuo tra gli operatori al fine di definire congiuntamente un piano di trattamento e attivare interventi diversificati e mirati rispetto alle reali possibilità di cambiamento.
  • Il raccordo con i servizi sociali e sanitari territoriali, in particolare con gli psicologi dei Ser.T, dei DSM, delle Agenzie per l’Impiego, dei Municipi, ecc, al fine di realizzare azioni condivise ed integrate oltre che mirate rispetto al trattamento del singolo soggetto in carico, facendo, tuttavia, attenzione a non creare inutili e inopportune sostituzioni e/o sovrapposizioni.
    Proprio al fine di scongiurare tale rischio si ribadisce che, nell’ambito della collaborazione con i servizi territoriali, lo psicologo dell’U.e.p.e. avrà funzioni di trattamento degli aspetti e dei vissuti personali connessi al reato, mentre lo psicologo dei servizi sociali e sanitari territoriali manterrà, come previsto dal mandato istituzionale, le competenze relative agli interventi terapeutici e riabilitativi, di orientamento ed avviamento al lavoro, connessi ad eventuali disagi di natura psichiatrica, di dipendenza patologica, ecc.
    Si sottolinea, inoltre, che il compito di attivare, raccordare e mantenere la rete dei servizi e delle realtà che possono essere coinvolte nel lavoro degli Uffici locali, è ambito di intervento specifico dell’assistente sociale, sia per mandato professionale che per mandato istituzionale; l’eventuale collaborazione con realtà territoriali da parte dello psicologo dovrà, pertanto, coniugarsi all’interno di un quadro le cui linee di orientamento sono definite dalla direzione e dall’assistente sociale incaricato dell’intervento dall’ufficio, che rimane titolare dell’intervento, ovviamente nell’ambito di un progetto complessivo e congiuntamente predefinito.

Oltre ai suddetti strumenti operativi si intende inserire altri due strumenti di lavoro di fondamentale importanza, al fine di creare modalità operative omogenee tra i diversi uffici locali di esecuzione penale esterna. Si tratta  dell’accordo individuale e del protocollo operativo.

L’accordo individuale per l’espletamento dell’attività di esperto nei Servizi dell’Amministrazione Penitenziaria, sottoscritto tra il professionista e il Direttore dell’Uepe, su delega del responsabile di progetto, al fine di determinare le modalità, i contenuti, i tempi e gli oneri economici del servizio psicologico, nonché i diritti e i doveri scaturenti dall’espletamento dell’attività di collaborazione. Considerato che tale strumento è stato già positivamente utilizzato nell’ambito del progetto in fase di completamento, sarà utilizzato lo stesso schema, rimodulato alla luce delle osservazioni emerse.

Il protocollo operativo contenente le linee guida del progetto elaborate a livello nazionale dallo staff di direzione, sulla base dei contributi già pervenuti alla Direzione generale per l’esecuzione penale esterna da parte degli Uffici locali relativamente all’esperienza pregressa.

Gli strumenti per il trattamento delle informazioni (diario degli interventi, verbali, cartelle cliniche, ecc.) registreranno tutte le informazioni significative acquisite nel corso dei colloqui, delle riunioni d’équipe e degli incontri di gruppo.

  • La relazione di osservazione dei liberi sospesi, da produrre per il Tribunale di sorveglianza nell’ambito del modello già adottato dagli Uffici, al cui interno verrà ricompreso il contributo dello psicologo.
  • La relazione sull’andamento della misura alternativa alla detenzione da inviare periodicamente al Magistrato di sorveglianza, contenente anche il contributo dell’intervento dello psicologo, laddove presente.
  • La cartella psicologica, che costituirà un sottofascicolo del fascicolo individuale del condannato in uso come strumento informativo presso gli Uffici locali, al cui interno confluirà la documentazione prodotta dallo psicologo relativamente al singolo soggetto trattato.
  • La relazione periodica su tutte le attività svolte, redatta secondo modalità e tempi che saranno definiti dallo staff di direzione, che sarà inviata al gruppo regionale di coordinamento allo scopo di monitorare lo svolgimento e l’evoluzione del progetto.

Organizzazione e procedure d'esecuzione

A livello centrale sarà costituito presso la Direzione Generale dell’esecuzione penale esterna uno staff di governo, che si articolerà in:

Segretariato Centrale, di cui faranno parte due assistenti sociali, il responsabile dell’osservatorio per le misure alternative, un contabile in servizio presso la direzione generale epe e un dirigente di esecuzione penale esterna in qualità di componenti, da un dirigente di esecuzione penale esterna, con funzioni di delegato della Cassa delle Ammende e di project manager, e dal direttore dell’ufficio secondo, in rappresentanza della direzione generale epe. Esso provvederà a:

  • predisporre, sulla base della valutazione svolta dalla Direzione generale dell’esecuzione penale esterna sul progetto già concluso, un protocollo operativo contenente le linee guida da adottare in sede locale al fine di garantire un adeguato  livello di omogeneità degli interventi
  • definire il piano di distribuzione degli psicologi negli Uepe
  • riformulare lo schema di accordo individuale adottato nel precedente progetto per regolare il rapporto di collaborazione degli psicologi con l’Amministrazione penitenziaria
  • realizzare l’attività di direzione e di gestione riservati al livello centrale
  • predisporre gli strumenti operativi
  • elaborare un sistema di monitoraggio da adottare a livello locale e regionale predisponendo gli strumenti necessari alla raccolta di dati e informazioni presso gli Uffici locali
  • elaborare i dati provenienti dagli staff di coordinamento
  • raccordare le esperienze sviluppate in sede regionale; redigere il report finale

 Comitato centrale di indirizzo, orientamento e valutazione, di cui faranno parte i componenti del gruppo di direzione operativa ed un componente per ciascuno staff regionale di coordinamento e che provvederà a:

  • elaborare e proporre le linee di indirizzo
  • formulare proposte sugli ambiti di impiego degli psicologi
  • esprimere il parere sul protocollo operativo relativo alle linee guida elaborato dal team di direzione
  • sviluppare l’attività di studio ed approfondimento sui risltati conseguiti
  • realizzare le verifiche intermedie e la valutazione finale; organizzare una iniziativa pubblica nell’ambito della quale diffondere i risultati del progetto, offrire agli operatori coinvolti una restituzione dell’esperienza realizzata stimolando sulle tematiche trattate un confronto ed una riflessione aperti alle diverse componenti della comunità civile impegnate nel settore penitenziario.

Sotto il profilo della gestione contabile del progetto, si prevede che il budget venga amministrato direttamente presso la Direzione generale dal delegato della Cassa delle ammende, che provvederà ad ordinare le spese ed effettuare i relativi pagamenti con la consulenza di un contabile della Missione contabile ivi presente.
L’attribuzione del numero di ore e di psicologi per ciascun ufficio locale sarà disposta, come già detto precedentemente, sulla base del piano di assegnazione formulato, segnalando, come si prevede, che qualora il budget assegnato non venisse interamente impegnato per la voce di spesa preventivata, i fondi residui, a prescindere dalla voce del piano dei costi cui sono imputati, vengano ridistribuiti agli Uffici locali che ne facciano richiesta per il rafforzamento del servizio psicologico.

Valutazione dell’azione

La verifica periodica del progetto avrà lo scopo di individuare precocemente eventuali disfunzioni e correggerle già nel corso della realizzazione del progetto stesso.
Sarà articolata in azioni di monitoraggio e di valutazione secondo un piano elaborato, nella fase iniziale del progetto, a cura del team di direzione operativa, con la collaborazione dello staff regionale di coordinamento e dello staff locale di gestione, soprattutto per quanto riguarda il monitoraggio degli strumenti predisposti.

Il piano di verifica dovrà contenere indicatori specifici e standard precisi per valutare il progetto in termini sia di processo di implementazione che di risultati raggiunti rispetto agli obiettivi prefissati.
Le verifiche interne saranno effettuate periodicamente, secondo le indicazioni contenute nel suindicato piano e sulla base dei dati e delle informazioni raccolte presso gli Uffici locali, a cura degli staff di gestione operativa, attraverso riunioni e incontri con gli operatori. Esse riguarderanno le azioni realizzate, i risultati conseguiti, gli strumenti adottati, gli utenti trattati, i tempi in cui sono stati realizzati gli interventi.
Nell’ambito delle suddette verifiche potranno essere evidenziati eventuali scostamenti tra gli elementi contenuti nel progetto e quelli verificati nella sua realizzazione. Potranno, inoltre, essere formulate ipotesi sulle possibili cause che hanno contribuito a determinare tali scostamenti.

I dati rilevati, le informazioni raccolte e le ipotesi formulate dovranno essere costantemente registrate, a cura degli staff di gestione operativa, in apposite schede informatizzate di monitoraggio locale. Tali schede saranno successivamente inviate agli staff di coordinamento che, a loro volta, dovranno inserirle in una scheda di monitoraggio comprendente i dati di tutti gli Uepe di competenza e inviare un relativo rapporto di monitoraggio allo staff di direzione. Quest’ultimo,infine, elaborerà i dati relativi ai vari provveditorati regionali in un quadro complessivo di livello nazionale.

Oltre ai periodici rapporti di monitoraggio gli staff di coordinamento, alla fine del progetto, dovranno inviare, allo staff di direzione, una relazione conclusiva.
Nell’ambito delle attività di verifica saranno somministrati questionari a utenti, familiari e operatori al fine di rilevarne le attese, le percezioni e i giudizi rispetto all’esperienza vissuta  e agli esiti raggiunti.

Al fine di assicurare un supporto scientifico metodologico al progetto, è prevista la collaborazione dell’Università degli Studi di Roma – Facoltà di Psicologia che si sostanzierà nell’accompagnamento nel corso della realizzazione del progetto; la collaborazione verrà concretizzata attraverso la stipula di un accordo di partenariato. In particolare, si prevede l’affiancamento riferito e specificamente focalizzato alla individuazione e definizione di metodologie e strumenti di intervento, anche con carattere di innovatività, che potranno essere individuati dagli psicologi nel lavoro con i condannati, sia in fase di inchiesta che di esecuzione penale.
 

Responsabile del progetto - Eustachio Vincenzo Petralla  
Referente - Nunzia Calascibetta

Il progetto, proposto dalla Direzione generale dell'esecuzione penale esterna, è stato approvato dalla Cassa delle Ammende il 7/5/2009 con un finanziamento di € 700.000