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Lavoro dei detenuti

aggiornamento: 9 novembre 2018

L'art. 15 dell’ordinamento penitenziario, legge 26 luglio 1975 n. 354, individua il lavoro come uno degli elementi del trattamento rieducativo stabilendo che, salvo casi di impossibilità, al condannato e all’internato è assicurata un’occupazione lavorativa.

L'art. 20 sostituito dal d.lgs. 124/2018 che riforma l’ordinamento penitenziario, definisce le principali caratteristiche del lavoro negli istituti penitenziari.

  1. Il lavoro penitenziario non ha carattere afflittivo (Carattere che ricalca i contenuti dell'art. 71 delle regole minime Onu ed è confermato dell’articolo 26,1 delle regole penitenziarie europee - adottate con la raccomandazione R 2006 2 del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa, che considerano il lavoro elemento positivo del trattamento)
  2. ed è remunerato. L'art. 22 sostituito dal d.lgs. 124/2018 sulla determinazione della remunerazione, stabisce che la remunerazione per ciascuna categoria di detenuti e internati che lavorano alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria è stabilita, in relazione alla quantità e qualità del lavoro prestato, in misura pari ai due terzi del trattamento economico previsto dai contratti collettivi.
  3. L'art. 25-ter introdotto dal d.lgs. 124/2018 su assistenza per l’accesso alle prestazioni previdenziali e assistenziali prevede che l’amministrazione penitenziaria renda disponibile a favore dei detenuti e degli internati, anche attraverso apposite convenzioni non onerose con enti pubblici e privati, un servizio di assistenza all’espletamento delle pratiche per il conseguimento di prestazioni assistenziali e previdenziali e l’erogazione di servizi e misure di politica attiva del lavoro. (Sono riconosciute le medesime garanzie assicurative, contributive e previdenziali di quelle previste in un rapporto di lavoro subordinato (art. 76 reg.min.Onu e art. 77 reg. penit. eur.)
  4. devono essere favorite in ogni modo la destinazione dei detenuti e degli internati al lavoro e la loro partecipazione a corsi di formazione professionale
  5. possono essere organizzati e gestiti, all’interno e all’esterno dell’istituto, lavorazioni e servizi attraverso l’impiego di prestazioni lavorative dei detenuti e degli internati
  6. possono essere istituite lavorazioni organizzate e gestite direttamente da enti pubblici o privati e corsi di formazione professionale organizzati e svolti da enti pubblici o privati
  7. L'organizzazione e i metodi del lavoro penitenziario devono riflettere quelli del lavoro nella società libera al fine di far acquisire ai soggetti una preparazione professionale adeguata alle normali condizioni lavorative per agevolarne il reinserimento sociale.
  8. Una commissione dandone pubblicità, provvede a:
    1. formare due elenchi, uno generico e l’altro per qualifica, per l’assegnazione al lavoro dei detenuti e degli internati, tenendo conto esclusivamente dell’anzianità di disoccupazione maturata durante lo stato di detenzione e di internamento, dei carichi familiari e delle abilità lavorative possedute, e privilegiando, a parità di condizioni, i condannati, con esclusione dei detenuti e degli internati sottoposti al regime di sorveglianza particolare di cui all'articolo 14-bis
    2. individuare le attività lavorative o i posti di lavoro ai quali, per motivi di sicurezza, sono assegnati detenuti o internati, in deroga agli elenchi di cui alla lettera a);
    3. stabilire criteri per l’avvicendamento nei posti di lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria, nel rispetto delle direttive emanate dal dipartimento dell’amministrazione penitenziaria
       
  9. Resta salvo il potere del direttore di derogare, per specifiche ragioni di sicurezza, ai criteri di assegnazione al lavoro

L’amministrazione penitenziaria stipula convenzioni di inserimento lavorativo con soggetti pubblici o privati o cooperative sociali interessati a fornire opportunità di lavoro a detenuti o internati.
Le convenzioni disciplinano l'oggetto e le condizioni di svolgimento dell'attività lavorativa, la formazione e il trattamento retributivo, senza oneri a carico della finanza pubblica.

  1. Le direzioni degli istituti penitenziari, in deroga alle norme di contabilità generale dello Stato e di quelle di contabilità speciale e previa autorizzazione del Ministro della giustizia, possono vendere prodotti delle lavorazioni penitenziarie o rendere servizi attraverso l’impiego di prestazioni lavorative dei detenuti e degli internati a prezzo pari o anche inferiore al loro costo, tenuto conto, per quanto possibile, dei prezzi praticati per prodotti o servizi corrispondenti nella zona in cui è situato l'istituto.
  2. I detenuti e gli internati, in considerazione delle loro attitudini, possono essere ammessi a esercitare, per proprio conto, attività artigianali, intellettuali o artistiche, nell’ambito del programma di trattamento.
  3. È promossa l’attività di produzione di beni da destinare all’autoconsumo, anche in alternativa alla normale attività lavorativa.
    Con decreto del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono stabilite le modalità di svolgimento dell’attività in autoconsumo, anche mediante l’uso di beni e servizi dell’amministrazione penitenziaria.

 

LAVORO PENITENZIARIO INTRAMURARIO

  1. Lavoro alle dipendenze dell’amministrazione penitenziaria

    La sua organizzazione e gestione è riservata dall’art.47 regolamento di esecuzione ( D.P.R.30 giugno 2000 n.230) alle direzioni degli istituti che devono uniformarsi alle linee programmatiche dei provveditorati.
    Sono:
    • le lavorazioni per commesse dell’amministrazione stessa, vale a dire forniture di vestiario e corredo, di arredi e quant’altro destinato al fabbisogno di tutti gli istituti del territorio nazionale. Attualmente sono presenti quindici tipi di lavorazioni per commesse che occupano principalmente sarti, calzolai, tipografi, falegnami e fabbri.
       
    • i lavori delle colonie e dei tenimenti agricoli che occupano detenuti e internati con varie specializzazioni, come apicoltori, avicoltori, mungitori, ortolani.
       
    • i lavori domestici cioè le attività necessarie al funzionamento della vita interna dell’istituto, tra cui:
      • i servizi d’istituto - attività di cuochi e aiuto cuochi, addetti alla lavanderia, porta vitto, magazzinieri
      • i servizi di manutenzione ordinaria dei fabbricati (MOF), cui vengono assegnati detenuti con competenze più qualificate (acquisite anche a seguito di corsi professionali interni) come elettricisti, idraulici, falegnami, riparatori radio – tv , giardinieri, imbianchini.
      • alcune mansioni retribuite dall’amministrazione, esclusive dell’ambiente penitenziario. Tra cui
        • lo scrivano, addetto alla compilazione di istanze e alla distribuzione di moduli
        • l'assistente alla persona, assistente di un compagno ammalato o non autosufficiente
        • l'addetto alle pulizie
        • l' addetto alla distribuzione pasti
  1. Lavoro alle dipendenze di terzi

    Le lavorazioni possono essere organizzate e gestite da imprese pubbliche e private, in particolare da cooperative sociali in locali concessi in comodato dalle direzioni (art.47 regolamento di esecuzione). I rapporti tra la direzione e le imprese sono definiti con convenzioni.
    In questi casi il rapporto di lavoro intercorre tra il detenuto e le imprese che gestiscono l’attività lavorativa mentre il rapporto di queste ultime con le direzioni è definito tramite convenzioni.
    I datori di lavoro devono versare alla direzione dell’istituto la retribuzione dovuta al lavoratore, al netto delle ritenute di legge, e l’importo di eventuali assegni familiari.

    L’art. 47 RE consente di stipulare convenzioni con cooperative sociali anche per servizi interni, come quello di somministrazione del vitto, di pulizia e manutenzione dei fabbricati.

    Di grande rilievo, in tema di lavoro penitenziario, è stata la legge 22 giugno 2000 n. 193, c.d. Legge Smuraglia, che ha modificato la definizione di persone svantaggiate contenuta nella disciplina sulle cooperative sociali, con l’aggiunta, alle categorie già contemplate dall’art. 4 L. 8 novembre 1991 n. 381, delle "persone detenute o internate negli istituti penitenziari".
    La legge ha inoltre esteso il sistema di sgravi contributivi e fiscali, già previsto in favore delle cooperative sociali, alle aziende pubbliche o private che organizzino attività produttive o di servizi all’interno degli istituti penitenziari, impiegando persone detenute o internate.

LAVORO ESTERNO AL CARCERE

L’art. 21 dell’ordinamento penitenziario è uno strumento che consente ampia operatività

  • possono essere ammessi al lavoro all’esterno condannati, internati ed imputati sin dall’inizio della detenzione per svolgere attività lavorativa, comma 1
  • frequentare corsi di formazione professionale, comma 4-bis.
  • prestare attività a titolo volontario e gratuito in progetti di pubblica utilità in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le comunità montane, le unioni di comuni, le aziende sanitarie locali, o presso enti o organizzazioni, anche internazionali, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato, comma 4-ter introdotte dalla legge n.94 del 9 agosto 2013.
  • prestare la propria attività a titolo volontario e gratuito a sostegno delle vittime dei reati da loro commessi, comma 4-ter introdotte dalla legge n.94 del 9 agosto 2013 convertito nella legge n. 94/2014.
    La  norma prevede che si applichi, in quanto compatibile, la disciplina generale di riferimento del lavoro di pubblica utilità, di cui all’art. 54 del D.Lgs. 274/2000. Tuttavia il lavoro di pubblica utilità ha natura di sanzione sostitutiva, dunque non carceraria. Di recente sono stati sottoscritti protocolli tra il Ministero della Giustizia, l'ANCI e alcuni tribunali di sorveglianza per favorire l'applicazione dell'art.21co.4-ter.

Limiti per l’ammissione al lavoro all’esterno

I condannati per reati associativi o altri altri di grave allarme sociale indicati nei commi 1, 1-ter e 1-quater dell’art. 4-bis dell’ordinamento penitenziario, possone essere assegnati al lavoro all’esterno, solo dopo aver espiato almeno un terzo della pena o comunque di non più di cinque anni.

Gli ergastolani vi possono essere ammessi dopo almeno dieci anni di pena.

Non possono essere assegnati al lavoro all’esterno per svolgere lavori a titolo di volontariato i detenuti e gli internati per il delitto di associazione di stampo mafioso (articolo 416 bis c.p.) e per reati commessi per favorire le attività di stampo mafioso.

Procedura per l’ammissione

Il lavoro all’esterno è proposto dal direttore dell’istituto ed approvato dal Magistrato di sorveglianza qualora si tratti di condannati o internati. È proposto dal direttore dell’istituto previa approvazione dell’autorità giudiziaria competente nel caso di imputati.

Le disposizioni previste dall’articolo 21 possono essere applicate per l’assistenza all’esterno dei figli minori di anni dieci (art 21-bis) e per consentire visite al minore infermo (art 21-ter).