Ricognizione della digitalizzazione del processo civile e penale e della transizione digitale del Ministero della giustizia (febbraio 2021)

(a cura della Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati)

Sommario

  1. L’agenda Digitale Europea ed Italiana dal 2014 ad oggi
  2. Intelligenza artificiale come tecnologia abilitante nel processo giurisdizionale
  3. L’azione del Ministero della Giustizia nell’ambito dell’Agenda Digitale Europea ed Italiana
  4. La strategia della Direzione Generale dei Sistemi Informativi Automatizzati
  5. Una giustizia “Cloud First
  6. L'emergenza COVID –19
  7. Le risorse nazionali per la digitalizzazione
  8. I fondi infrastrutturali
  9. I progetti europei
  10. Il processo civile telematico verso l’estensione a tutti gli uffici di giurisdizione ordinaria
  11. Il processo penale telematico, punta avanzata dei nuovi protocolli di digitalizzazione

11.1 Nuovo sistema delle intercettazioni telefoniche
11.2 Evoluzione del sistema per la multivideoconferenza

  1. L’estensione dell’accesso da remoto

12.1 Accesso da remoto ai sistemi degli utenti abilitati esterni
12.2 Accesso da remoto ai sistemi per gli utenti interni

  1. Assistenza: specializzazione accentrata e servizio capillare
  2. Le forniture hardware orientate all’utilizzo promiscuo, in RUG e da remoto, per un modello innovativo di organizzazione del lavoro
  3. Linee di sviluppo ulteriormente finanziabili con il recovery fund

15.1 Non si parte da zero
15.2 Potenziamento del controllo degli accessi: il presidio del perimetro di sicurezza nazionale cibernetica
15.3 Dematerializzazione degli archivi della Corte di Cassazione e del processo civile di merito
15.4 Intelligenza artificiale e Data Lake Giustizia

  1. Obiettivi/risultati attesi “as is” (in termini di target e milestone)
  2. Le prospettive organizzative della transizione digitale e della sicurezza informatica nel Ministero della Giustizia

17.1 Organizzazione della transizione digitale e della sicurezza informatica
17.2 Il personale informatico
17.3 La gestione delle infrastrutture e degli impianti delle sale server nazionali
17.4 Il procurement di forniture e servizi per la transizione digitale e la sicurezza informatica
17.5 L’organizzazione del lavoro del personale informatico a livello centrale e territoriale

 

  1. L’agenda Digitale Europea ed Italiana dal 2014 ad oggi

La strategia digitale del Ministero della Giustizia, nel periodo 2014-2020, si colloca all’interno del quadro programmatico e normativo dell’Unione Europea e dell’Italia.

Il quadro di riferimento di base è costituito da “EUROPA 2020: Una strategia per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”, comunicazione della Commissione Europea del 3.3.2010, approvata dal Consiglio Europeo del 17.6.2010, all’interno della quale è definita l’iniziativa faro "Un'agenda europea del digitale".

L’Agenda digitale Italiana definita da alcuni provvedimenti normativi del 2012 (D.L. n. 5/2012 convertito dalla L. n. 35/2012, D.L. n. 83/2012 convertito dalla L. n. 134/2012 e D.L. n. 179/2012 convertito dalla L. n. 221/2012) è stata stesa il 3 marzo 2015 con l’approvazione dei due Piani strategici sul digitale:

  • Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020, che mette al centro le esigenze di modernizzazione e sviluppo digitale di cittadini e imprese.
  • Strategia Italiana per la Banda Ultra larga, che si occupa di recuperare il gap infrastrutturale del nostro Paese rispetto agli ambiziosi obiettivi dell’Agenda Digitale Europea.

Su queste basi, per la realizzazione della piattaforma abilitante Giustizia Digitale, il Ministero della Giustizia da diversi anni è impegnato in una incisiva azione complessiva di informatizzazione del processo civile e del processo penale, al fine di conseguire un miglioramento dell’organizzazione dei servizi di cancelleria, di realizzare considerevoli risparmi di spesa e di raggiungere una maggiore trasparenza delle informazioni relative alle cause e alle sentenze per l’avvocatura e i cittadini. Le attività su cui principalmente si è investito sono:

  • il completamento dell’iniziativa Processo Civile Telematico con la definitiva telematizzazione di Giudice di Pace ed UNEP;
  • il potenziamento del Registro Penale Informatizzato (integrazione ed interoperabilità) con massima condivisione dei dati tra i soggetti coinvolti.
  • la digitalizzazione degli atti, gestione documentale, gestione delle notifiche.

Con la legge di stabilità 2016, n. 208/2015, sono stati compiuti ulteriori passi per l’attuazione dell’Agenda Digitale dal punto di vista delle procedure di acquisto di beni e servizi informatici e di connettività da parte delle amministrazioni e si affida all’Agenzia per l’Italia Digitale il compito di redigere il Piano triennale per l’Informatica.

Con la legge di bilancio per il 2017, L. n. 232/2016, è stato istituito il Fondo per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del Paese per il periodo 2017-2032 per l’innovazione in vari settori tra i quali spicca l’informatizzazione dell'amministrazione giudiziaria, cui vengono destinati € 1.246.603.932,00 nel periodo 2017-2032. Il fondo è stato poi rifinanziato con le leggi di bilancio per gli anni 2018, 2019, 2020 e 2021.

Dal 2017 è ripresa da parte dell’Agenzia per l’Italia Digitale la redazione dei Piani triennali per l’informatica giunti ora a tre edizioni di aggiornamento: Piano 2017-2019, Piano 2019-2021, Piano 2020-2022. Nel 2019 parte anche la prima edizione del Censimento ICT della Pubblica Amministrazione.

Il piano d'azione 2019-2023 (Action Plan European e-Justice) in materia di giustizia elettronica ha ulteriormente specificato quali sono gli obiettivi cui devono tendere gli Stati membri nello sviluppo delle tecnologie per la giustizia:

  • stabilire un punto di contatto centrale per i dati delle autorità competenti relativi a una serie di strumenti giuridici materia penale, come l’ordine europeo di indagine all'assistenza giudiziaria reciproca;
  • creare un motore di ricerca comune sul portale della giustizia elettronica europea per gli annunci delle vendite giudiziarie pubblicate negli Stati membri (Leila Project, di cui il Ministero della giustizia ha già assunto il coordinamento);
  • aumentare il numero degli organi giurisdizionali degli Stati membri che assegnano un ECLI alle loro decisioni giudiziarie;
  • agevolare l’accesso, la condivisione e l'interconnessione delle informazioni giuridiche pubblicate attraverso sistemi di informazione giuridica nazionale, europei e mondiali;
  • sviluppare strumenti utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale per anonimizzare o pseudonimizzare automaticamente le decisioni giudiziarie ai fini del riutilizzo;
  • sviluppare uno strumento di intelligenza artificiale per l’analisi delle decisioni giudiziarie;
  • sviluppare un chatbot in grado di aiutare gli utenti ed indirizzarli verso le informazioni che cercano;
  • consentire il pagamento elettronico delle spese di giustizia;
  • esaminare e analizzare le possibilità di scambiare dati con modalità digitali nell’ambito di procedimenti penali;
  • scambiare informazioni, buone pratiche e tecnologie per rendere possibile la videoconferenza transfrontaliera;
  • gestire il sistema e- Codex per prepararlo a un passaggio di consegne;

Dal 2014 fino ad oggi gli obiettivi indicati dall’Unione Europea sono stati perseguiti dal Ministero della giustizia con un’articolata rete di progetti caratterizzati da un profilo di elevata scalabilità che ne consente lo sviluppo mediante investimenti incrementali, seppur nell’ambito di una visione di lungo periodo profondamente radicata nei principi di cooperazione unionale, in attuazione degli obblighi di servizio alla Giurisdizione, che gli riserva in via esclusiva l’art. 110 della Costituzione.

La progettualità del Ministero ha coinvolto l’Accademia, dando impulso a convenzioni con la CRUI, e si è messa in ascolto del dibattito dottrinale e culturale che fermenta nella società civile internazionale su “Industria 4.0”, allo scopo di individuare tecnologie e metodi per meglio realizzare gli obiettivi indicati dall’Unione Europea.

Il Ministero ha fatto propria la crescente consapevolezza, nel contesto della quarta Rivoluzione Industriale, della centralità del dato giudiziario, singolarmente considerato o visto nella sua dimensione aggregata (big data), come estensione dello spazio di libertà del cittadino in cui egli sviluppa la sua personalità o può subirne pregiudizio. La raccolta analitica e il trattamento del dato giudiziario con strumenti tecnologici, per un verso, stanno cambiando radicalmente il modo in cui la Giurisdizione apprende il fatto rilevante e lo elabora ai fini di risolvere i conflitti e di applicare la legge; sotto ulteriore profilo, la controllata disponibilità del dato e la sua appropriata conservazione e diffusione costituiscono strumenti di effettiva realizzazione dell’uguaglianza sostanziale dei cittadini anche di fronte alla Giurisdizione, consentendo il superamento delle asimmetrie informative che ne limitano la capacità di interloquire efficacemente con l’Autorità e con i controinteressati, sia nel processo, sia nei rapporti economici e sociali in senso lato.

La digitalizzazione giudiziaria non si limita pertanto alla mera dematerializzazione degli atti e dei documenti tradizionalmente cartacei, ma produce nuove e più ampie forme di conoscenza, predisponendo quindi un prerequisito fondamentale per l’esercizio consapevole della Giurisdizione. La qualità della digitalizzazione, eventualmente coadiuvata, in specie nella fase di acquisizione del dato, da un equilibrato supporto di strumenti di intelligenza artificiale secondo i principi della carta etica adottata dalla CEPEJ nel corso della sua 31 Í£ Riunione plenaria (Strasburgo, 3-4 dicembre 2018), condizionerà profondamente la qualità della risposta di Giustizia, prima ancora che la sua tempestività.

Da queste considerazioni discendono le scelte di indirizzo che il Ministero assumerà sul controllo del cloud, inteso non solo come spazio di archiviazione, ma soprattutto come luogo protetto di efficiente elaborazione dei dati, nonché sulla proprietà delle reti fisiche sulle quali essi viaggiano, e da cui dipenderà la reale disponibilità dei servizi ai cittadini.

  1. Intelligenza artificiale come tecnologia abilitante nel processo giurisdizionale

La grave crisi economica che ha investito il mondo intero prima della Pandemia da COVID 19 ha visto l’Italia in ripresa e crescita minore rispetto agli altri stati dell’Unione Europea, e la pandemia da Covid-19 ha aggravato il contesto economico di riferimento. Il sistema Giustizia può dare un contributo determinante per il superamento della crisi economica e sociale che sta investendo il nostro Paese, mediante l’abbattimento dei tempi di durata dei procedimenti e l’aumento della loro prevedibilità, nonché l’incremento di efficacia dell’esecuzione delle decisioni.

Il Sistema Giustizia detiene un ingente patrimonio di potenziale conoscenza sui procedimenti, costituito oltre che dalle basi di dati, dai documenti testuali versati dalle parti e prodotti dall‘Autorità giudiziaria.

Questo patrimonio è in buona parte già dematerializzato ma, allo stato dell’uso delle tecnologie digitali, sfruttato solo in minima parte; le potenzialità insite nello sfruttamento della conoscenza espressa dai documenti e testi per migliorare l’efficienza, qualità ed efficacia dei servizi forniti alla comunità sono smisurate. I sistemi documentali del processo telematico, dematerializzati o totalmente digitalizzati in forma nativa, sono ancora troppo spesso utilizzati nella loro forma analogica nell’ambito dei flussi amministrativi, piuttosto che come fonti di conoscenza a servizio del Magistrato e delle parti.

Nel rispetto del ruolo di servizio assegnatogli dalla Costituzione, i progetti di ricerca già avviati dal Ministero sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alla giustizia non mirano a realizzare processi decisionali alternativi (giudice robot) a quelli, costituzionalmente vincolati, basati sull’autonomia ed indipendenza del giudice umano, per comprimerne - direttamente o indirettamente - la discrezionalità. Le sperimentazioni avviate hanno semmai lo scopo di ampliare gli strumenti di conoscenza ed analisi, in fatto e in diritto, a disposizione del magistrato autonomo, così da renderlo autenticamente consapevole delle proprie scelte. Il risultato viene perseguito:

  • offrendo strumenti razionali, ma adattabili alla particolarità del caso, di classificazione, organizzazione ed utilizzo dei dati rilevanti per la decisione;
  • mettendo in evidenza bias cognitivi che difficilmente potrebbero essere svelati, in modo sistematico, senza le capacità elaborative dell’intelligenza artificiale;
  • consentendo di avere un quadro completo della giurisprudenza, di merito o di legittimità, astrattamente riferibile al caso di specie, sulla base dell’analisi automatizzata del materiale disponibile, che possa anche prescindere dalle qualificazioni formali - eventualmente fallaci - già assegnate negli atti, così da evitare conflitti giurisprudenziali inconsapevoli e da accrescere, come effetto derivato persuasivo e non vincolato, la uniformità delle decisioni di fattispecie simili.

I modelli allo studio mirano quindi ad offrire una italian way di utilizzo dell’intelligenza artificiale, che, nel rispetto dei principi della carta etica adottata dalla CEPEJ, favoriscano:

  • l'emersione delle linee di tendenza della giurisprudenza di merito, a livello di singolo ufficio, di distretto e nazionale;
  • l'analisi critica della giurisprudenza pregressa, per liberare il singolo giudice dagli eventuali pregiudizi inconsapevoli che ne limitano l’effettiva indipendenza;
  • lo sviluppo di tendenze giurisprudenziali consapevolmente innovative che maturino sulla scorta di una conoscenza effettiva, il più ampia possibile, del mutamento del contesto normativo, giurisprudenziale e fattuale riferibile al singolo caso in esame, razionalmente scomposto nei suoi elementi essenziali, in un quadro semantico condiviso ma non rigido.

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