Relazione sulla amministrazione della Giustizia nell'anno 2013 - Nota di sintesi
aggiornamento: 24 gennaio 2014
Inaugurazione dell’Anno Giudiziario 2014
L'anno 2013 ha visto il Ministero della giustizia impegnato a fondo su alcuni temi fondamentali nei più delicati settori di competenza, tutti connotati da emergenza.
La priorità è stata quella della attenzione ai diritti fondamentali, con una serie di interventi sul sistema carcerario.
E’ stato predisposto inoltre un compiuto disegno, organizzativo (di attuazione della riforma della geografia giudiziaria) - e normativo (di modifica al sistema civile e penale) - finalizzato al recupero di efficienza del sistema processuale italiano.
Per una più dettagliata elencazione delle attività normative, regolamentari, di studio, progettazione ed analisi poste in essere dai singoli Dipartimenti del Ministero della Giustizia si rinvia alla documentazione depositata su supporto informatico, in modo da garantire il massimo della trasparenza e dell’accessibilità dei dati.
Di seguito i tratti salienti del programma realizzato nel corso del 2013.
- I punti di maggiore criticità della Giustizia restano quelli del funzionamento del sistema giudiziario a causa dell’eccessivo carico di lavoro che affligge gli uffici giudiziari.
Alla data del 30 giugno 2013 si contano 5.257.693 milioni e mezzo di pendenze in campo civile e quasi 3 milioni e mezzo in quello penale, con un fenomeno in imponente di dilatazione, in termini quantitativi, ma soprattutto qualitativi.
Pur nel breve lasso di tempo trascorso dall’insediamento del Governo e dovendo tener conto dei severi vincoli di bilancio conseguenti alla crisi economica, le direttrici assunte e sulle quali si intende proseguire sono state le seguenti:- razionalizzazione dell’organizzazione giudiziaria sotto il profilo della struttura territoriale;
- efficienza complessiva del servizio giudiziario sotto il profilo della domanda ed offerta di giustizia, con la connessa problematica della diminuzione dell’arretrato;
- allentamento della tensione detentiva connessa al sovraffollamento carcerario.
- In ordine al primo punto, l’attuazione della riforma della nuova geografia giudiziaria ha avuto un’importanza strategica.
L’attuazione della riforma ha mirato non soltanto a significativi risparmi di spesa, ma, soprattutto, a un netto recupero di efficienza in forza della migliore distribuzione della scarse risorse.
La riforma ha inteso anche assicurare maggiore prevedibilità e qualità delle decisioni giudiziarie per attrarre nel nostro Paese gli investitori internazionali.
L’analisi delle statistiche dell’ultimo trentennio ha mostrato che gli uffici giudiziari di maggiore efficienza sono quelli di medie dimensioni, con una dotazione di magistrati giudicanti compresa tra 30 e 60 unità: per questo non solo sono state eliminate le strutture di modeste dimensioni, dove in alcuni casi era evidente la sproporzione tra il numero di persone addette all’ufficio ed il basso carico di lavoro, ma è stata anche alleggerita la pressione sugli uffici metropolitani di maggiori dimensioni, come Milano, Torino e Napoli.
Con i decreti correttivi, alcuni già adottati ed altri allo studio, si è inteso apportare ogni modifica necessaria, nella consapevolezza che un’opera di così vaste dimensioni rende certamente opportuno qualche aggiustamento.
- Accanto all’accorpamento delle sede giudiziarie, che ha permesso il recupero di personale amministrativo e giudiziario, anche nell’anno 2013 il Ministero ha portato avanti le procedure concorsuali e di assunzione di nuovi magistrati.
Con D.M. 2.5.2013 sono stati assunti n. 273 magistrati ordinari in tirocinio.
Si è conclusa l’ultima procedura di concorso per esami a 370 posti di magistrato ordinario. La graduatoria finale è stata approvata il 27.11.2013 e sono risultati idonei 352 candidati. Le somme necessarie per l’assunzione dei nuovi magistrati sono state stanziate in bilancio: ciò consentirà di procedere con celerità all’assunzione dei nuovi m.o.t. nella primavera del prossimo anno.
Con D.M. 30.10.2013 è stato indetto un nuovo concorso per esami a 365 posti di magistrato ordinario. Per la prima volta la procedura di compilazione ed invio della domanda di partecipazione al concorso è stata informatizzata. Il candidato non dovrà più spedire o depositare la domanda ma la invierà esclusivamente on line. Le prove scritte si svolgeranno nella tarda primavera del 2014.
Sono stati introdotti moduli organizzativi volti a ridurre i costi nella organizzazione del concorso in magistratura in un’ottica di maggiore trasparenza.
Sono stati quasi completati, infine, gli adempimenti stabiliti dal D.L. 21.6.2013, n. 69 (c.d. decreto del fare), volti al reclutamento di 400 giudici ausiliari destinati ad agevolare la definizione dei procedimenti civili pendenti presso ciascuna Corte di appello, la cui previsione di entrata in servizio è per la prossima primavera.
- Per i magistrati onorari, in attesa che venga realizzata una compiuta riforma che è all’esame del Parlamento, è stata disposta una ulteriore proroga, in forza della quale 2400 di loro potranno rimanere ancora in servizio per un anno. E’ stato assunto l’impegno, inoltre, con i giudici di pace per aprire un tavolo tecnico sulla riforma, iniziativa che partirà a giorni. Si intende procedere allo stesso modo con i magistrati onorari, per i quali sarà fissato a breve un incontro con le relative rappresentanze.
- Gli ulteriori interventi per favorire l’efficienza del servizio giudiziario sono stati adottati in una prospettiva globale ed integrata, incidendo, con riferimento alla giustizia civile, sui farraginosi meccanismi processuali che spesso, di per sé, generano ritardo e cercando di contenere, con accorgimenti preventivi, il bisogno di accesso alla giustizia da parte dei cittadini.
Per quanto riguarda il settore civile, si è inciso sia sulla domanda di giustizia, anche mediante la valorizzazione dell’istituto della media-conciliazione, sia sull’offerta di giustizia, con lo scopo di aggredire l’arretrato e di razionalizzare il sistema processuale.
In altri termini, gli interventi sul processo civile hanno avuto l’obiettivo di far tornare a livelli fisiologici, in un arco temporale contenuto, la gestione del contenzioso.
Dai dati relativi all’ultimo semestre 2013 sono emersi i primi risultati positivi delle scelte già adottate (filtri in appello, aumento dei contributi unificati, riforma della legge Pinto).
Si è registrato un calo delle pendenze rispetto al 2012, per tutti i gradi di giudizio, del 4%, che arriva al 6% in corte di appello; nonché la riduzione del 20% in tema di ricorsi in materia di equa riparazione per l’irragionevole durata dei processi.
Fra i diversi interventi realizzati, vanno menzionate le misure introdotte con il D.L. n. 69 del 2013 (“disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” - cd. Decreto del fare), finalizzate a ridurre ulteriormente il carico della giustizia civile e a garantire una ragionevole durata dei procedimenti.
Con esso sono stati introdotti, come si è detto, giudici ausiliari (onorari) nelle corti di appello; è stato introdotto il tirocinio formativo presso gli uffici giudiziari per i laureati in giurisprudenza (conciliando in questo modo le esigenze di maggiore efficienza con quelle di formazione dei giovani); è stato aumentato l’organico dei magistrati del Massimario della Cassazione a supporto delle attività ordinarie; si è intervenuti con specifiche misure volte ad abbattere i tempi per il recupero del credito impedendo condotte dilatorie del debitore.
Per diminuire il numero dei procedimenti giudiziari in entrata è stata ripristinata, in via sperimentale per un quadriennio, la mediazione obbligatoria, per numerose tipologie di cause: l’opera del mediatore, cioè di un professionista qualificato, è funzionale al raggiungimento di un accordo tra le parti impedendo che la lite arrivi in tribunale ovvero, per i procedimenti già pendenti, facilitandone la conclusione senza la decisione del giudice.
E’ stato costituito un sistema di controllo della operatività degli organismi di mediazione da effettuarsi mediante la programmazione di ispezioni periodiche.
Va inoltre ricordato il disegno di legge approvato dal Governo il 17 dicembre 2013, collegato alla legge di stabilità 2014, volto a snellire e velocizzare l’intera sequenza processuale civile.
La proposta normativa, che si articola in norme di delega ed in norme immediatamente precettive, ha ad oggetto misure di ordine processuale e sostanziale per il recupero dell’efficienza del processo di cognizione e di esecuzione, nonché misure finalizzate alla riforma della disciplina delle garanzie reali mobiliari, con l’obiettivo di agevolare l’accesso al credito.
Tra le misure poste all’attenzione del Parlamento, vi sono quelle di semplificazione delle forme processuali per le controversie non connotate da specifiche complessità; di accelerazione dei tempi di definizione del processo con la previsione di una sentenza priva di una completa motivazione, fermo il diritto delle parti di ottenerla in un momento successivo, se la richiedono; di sostegno alla produttività delle Corti di appello con la previsione che, in alcuni tipi di cause, la sentenza possa essere pronunciata da un solo giudice e non da un collegio di tre magistrati; con l’obbligatorietà, nelle cause ad alto tasso di tecnicità, della richiesta di nomina di un consulente tecnico, prima di iniziare il processo, che possa agevolare una definizione transattiva.
Con norme immediatamente precettive si intende incidere sul processo di esecuzione forzata al fine precipuo di contenerne i tempi, eliminando inutili passaggi procedimentali.
Una serie di altri interventi sono stati realizzati sul versante dell’offerta di giustizia: l’intensificazione del processo di informatizzazione; la stabilizzazione dei tribunali per le imprese; progetti volti a migliorare l’organizzazione dei tribunali.
- Nel corso del 2013 è proseguita l'attività di informatizzazione e digitalizzazione dell’amministrazione giudiziaria, malgrado la costante contrazione delle risorse finanziarie disponibili.
E’ stato impresso maggiore impulso ad alcuni obiettivi specifici, individuati sulla base di criteri di sostenibilità finanziaria e funzionali all’azione giudiziaria ed amministrativa, al fine di ridurre i tempi processuali.
Oggi servizi quali il deposito telematico degli atti e le comunicazioni on line di cancelleria sono disponibili su tutto il territorio nazionale e i pagamenti telematici sono una realtà d’uso quotidiano in 21 distretti su 26, con risparmi significativi e maggiori garanzie rispetto alle possibilità di errore.
A partire dal 30 giugno del 2014 il processo civile telematico sarà obbligatorio per legge per tutti i procedimenti monitori.
Tutti questi interventi mirano a restituire snellezza ed efficienza al servizio della giustizia civile, nella convinzione che il funzionamento di quest’ultima comporti anche immediate ricadute in termini di miglioramento del complessivo sistema economico.
- I ritardi della giustizia ordinaria determinano ricadute anche sul debito pubblico. I ricorsi per il riconoscimento della responsabilità dello Stato per i ritardi in materia giudiziaria, regolati dalla cosiddetta legge Pinto, costituiscono larga parte del contenzioso seguito dal Ministero, nonostante i segnali di un progressivo suo abbattimento.
Il numero e l’entità delle condanne rappresentano annualmente ancora una voce importante del passivo del bilancio della Giustizia, voce la cui eliminazione è stata posta come prioritario obiettivo.
L’alto numero di condanne ed i limitati stanziamenti sul relativo capitolo di bilancio, hanno comportato un forte accumulo di arretrato del debito Pinto ancora da pagare che, ad ottobre 2013, ammontava ad oltre 387 mil. di euro.
La questione dei ritardi nei pagamenti degli indennizzi da parte del Ministero ha portato negli anni alla creazione di ulteriori filoni di contenzioso in costante aumento (procedure esecutive, giudizi di ottemperanza, ricorsi alla Corte EDU), con l’aggiunta di ulteriori spese.
In questo quadro problematico, si iscrivono anche circa 1000 ricorsi proposti alla Corte EDU per lamentare il pagamento ritardato degli indennizzi da parte della Giustizia, che comporteranno ulteriori esborsi a carico dello Stato per porre fine al contenzioso e per i quali è stato presentato un Piano di rientro da attuarsi entro il prossimo settembre.
Con l’accelerazione del processo si è contato quindi di incidere considerevolmente, per l’immediato futuro, sui tempi delle decisioni, anche al fine di arrestare una tale ingiustificabile crescita esponenziale di ritardi e spese.
- Anche in materia penale la prospettiva è stata la riduzione dei tempi dei procedimenti.
Dai dati raccolti si è rilevato una andamento altalenante delle pendenze, già ricorrente da qualche anno.
La durata dei procedimenti è risultata in tendenziale decrescita per le Corti di Appello e le Procure della Repubblica, mentre lo stesso non può dirsi per i Tribunali.
A tale riguardo si sta pensando di intervenire con l’introduzione di meccanismi di deflazione del carico giudiziario, capaci di eliminare, già in fase di indagine, gli accertamenti che, per la modestia degli interessi concretamente in gioco, non meritano il vaglio processuale.
Parallelamente, si intende potenziare l’efficacia deflattiva dei riti alternativi senza dibattimento ed agire risolutamente sul sistema delle notificazioni degli atti giudiziari.
Infine, si intende agire in direzione di una calibrata revisione del meccanismo delle impugnazioni, nella prospettiva di rafforzare la vocazione accusatoria del processo e la funzione di garanzia dei ricorsi.
Razionalizzazione della spesa ed incremento di efficienza del servizio sono anche gli obiettivi che si è inteso perseguire attraverso il completamento della procedura sulla gara unica per le intercettazioni.
Sul piano sostanziale una particolare attenzione è stata rivolta al contrasto della c.d. violenza di genere.
Con il concerto del Ministero della Giustizia è stato presentato nell’agosto scorso il decreto legge n. 93, convertito con modifiche dalla legge n. 119/2013, che contiene specifiche disposizioni di natura sia sostanziale che procedimentale, al fine di fornire una tutela più efficace alle vittime, di consentire una più ampia partecipazione delle persone offese al processo e di evitare il fenomeno della c.d. vittimizzazione secondaria.
Sul versante amministrativo, il Ministero della Giustizia ha portato avanti i lavori tecnici del tavolo istituito per la lotta al cd. femminicidio.
Sono inoltre stati svolti i lavori di diverse commissioni di studio in materia di contrasto alla criminalità organizzata e di riforma del sistema sanzionatorio penale.
- Un notevolissimo impegno è stato profuso per affrontare e cercare soluzioni immediate e concrete per la questione carceraria.
L’attività dell’intero anno è stata segnata dalla sentenza della Corte europea di Strasburgo dell’8 gennaio 2013 (cd. Sentenza Torreggiani), che ha imposto il rispetto di una proporzione minima tra numero dei detenuti e spazio vitale di cui essi dispongono nel carcere.
Per superare le complesse problematiche derivate da tale statuizione è stato necessario uno sforzo straordinario, che ha portato peraltro ad oggi risultati positivi sotto i plurimi profili di intervento programmati.
Il piano presentato nelle scorse settimane al Consiglio d’Europa, e apprezzato pubblicamente dai nostri interlocutori istituzionali, muove lungo tre direttrici:
- interventi di rango legislativo;
- adozione di un nuovo modello di esecuzione penale intramuraria, pienamente rispettoso dei principi costituzionali e ispirato alla responsabilizzazione dei detenuti, che ne migliori le condizioni di vita, ne favorisca le attività trattamentali e i rapporti con la famiglia e la società esterna;
- prosecuzione di un’azione di recupero, riconversione e ampliamento del patrimonio penitenziario che possa portar già, entro il prossimo anno, un ulteriore incremento della capacità ricettiva degli istituti di pena nella misura di circa 4500 unità.
Il decreto-legge n. 141 del 17 dicembre 2013 persegue l’obiettivo di diminuire, in maniera selettiva e non indiscriminata, il numero delle persone ristrette in carcere, e ciò attraverso misure dirette ad incidere sia sui flussi di ingresso negli istituti di pena (con un intervento “chirurgico” in materia di piccolo spaccio di stupefacenti, responsabile della presenza in carcere di un numero elevatissimo di persone), che su quelli di uscita dal circuito penitenziario. Viene estesa la possibilità di accesso all’affidamento in prova al servizio sociale; si estende in via sperimentale a 75 giorni per ciascun semestre la liberazione anticipata; si stabilizza l’istituto della esecuzione della pena presso il domicilio prevista dalla legge n. 199 del 2010.
Vengono rafforzati inoltre gli strumenti di tutela dei diritti delle persone detenute, attraverso la previsione di un nuovo procedimento giurisdizionale davanti al magistrato di sorveglianza caratterizzato dalla previsione di meccanismi diretti a garantire l’effettività delle decisioni giudiziarie, nonché attraverso l’istituzione della figura del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o comunque private della libertà personale.
Si potenzia l’istituto dell’espulsione come sanzione alternativa per i detenuti stranieri, anticipando, già al momento del loro ingresso in carcere, l’inizio della complessa procedura di identificazione.
Si introducono poi alcune disposizioni finali, onde evitare che i ritardi nell’adozione del regolamento previsto dalla c.d. legge Smuraglia sul lavoro penitenziario impediscano di utilizzare le risorse finanziarie già stanziate per le agevolazioni e per gli sgravi fiscali in favore dei datori di lavoro che impieghino lavoratori detenuti o internati.
I primi risultati sono assai incoraggianti: al 9 gennaio 2014 i detenuti in carcere erano 62.326 (59.644 uomini e 2682 donne), in progressivo decremento rispetto alla precedente rilevazione del 4 dicembre 2013 quando il numero era di 64.056 detenuti (con una significativa diminuzione di quasi duemila unità in poco meno di due mesi).
Si è registrato inoltre un sostanziale dimezzamento degli ingressi mensili per effetto del decreto legge n. 78 del 2013, che, tra l’altro, ha eliminato il divieto di sospensione dell’ordine di carcerazione per i recidivi qualificati.
Il 50% dei detenuti ristretti nei circuiti di media sicurezza - pari a circa 25.000 - usufruisce dell’apertura delle celle per 8 ore giornaliere ed è stato previsto l’obiettivo di consentire, entro il maggio prossimo, che l’80% dei detenuti di media sicurezza possano usufruire del medesimo beneficio.
L’importanza di queste misure è stata intesa nell’ottica di una riforma complessiva volta al recupero sociale dei condannati, come costituzionalmente previsto nella convinzione che la possibilità di aumentare gli spazi di socialità offra maggiori opportunità trattamentali e favorisca la personalizzazione dei percorsi rieducativi.
Al tempo stesso, l’insieme delle misure programmate ed in corso di attuazione non ha voluto produrre un’alterazione dell’equilibrio sociale, poiché non è stato previsto alcun automatismo nella concessione dei benefici penitenziari.
Si è inteso mantenere un corretto equilibrio tra il profilo afflittivo e quello rieducativo della pena, tra carattere umanitario del trattamento del condannato e diritto dei cittadini alla sicurezza.
Per questo ogni decisione è assunta dal magistrato di sorveglianza sulla base di una valutazione positiva della personalità del detenuto.
In tale prospettiva alla magistratura di sorveglianza è stato conferito un ruolo essenziale, ristabilendo le indispensabili sinergie tra la giurisdizione di sorveglianza e l’amministrazione penitenziaria.
Nell’ottica organizzativa, è in fase avanzata la riorganizzazione del sistema penitenziario per ottenere una più razionale distribuzione dei detenuti nelle strutture.
La realizzazione del nuovo modello organizzativo ha inteso affermare i contenuti della cd. sorveglianza dinamica. Uno dei punti fondamentali di tale programma è la differenziazione degli istituti penitenziari, da attuarsi secondo i criteri di diversa pericolosità dei soggetti e della loro posizione giuridica. Altro obiettivo fondamentale è stato quello di creare le condizioni affinché il detenuto trascorra la maggior parte del proprio tempo al di fuori della stanza detentiva, relegando quest’ultima a luogo di mero pernotto e distinguendola dai restanti spazi dedicati alle attività trattamentali. Un tale utilizzo degli ambienti, adottato anche da altri paesi europei, è stato voluto per rendere più efficaci le operazioni di controllo, consentendo al contempo di incrementare le attività trattamentali ed innalzare i livelli di sicurezza nonché per rendere più vivibile l’esperienza del carcere e consentire di ridurre il disagio dei detenuti, causa spesso di azioni di autolesionismo o suicidio.
Sono stati anche previsti anche interventi sul lavoro penitenziario. Si è ottenuto per il 2013 ed anche per il 2014 la destinazione di adeguati finanziamenti per sgravi contributivi e crediti di imposta, nella prospettiva di aumentare sensibilmente le offerte formative e di avviamento professionale della popolazione detenuta, così da ampliare la platea di coloro che potranno usufruire di tali opportunità e recuperare alla società civile il maggior numero possibile di persone provenienti dai circuiti criminali.
Sono proseguiti infine gli interventi infrastrutturali tesi ad una migliore distribuzione ed ampliamento degli spazi esistenti.
Nell’ambito del cd. "Piano carceri" sono stati programmati e sono in corso di realizzazione n. 12.324 posti detentivi, di cui 3.100 grazie all’apertura di 4 nuovi istituti penitenziari che porteranno, nell'arco dell’anno 2014, a recuperare almeno 1.500 posti, attualmente non fruibili.
Il “Piano carceri” ha previsto l’aumento della capacità ricettiva del sistema penitenziario attraverso l’attivazione di strutture progettate ispirandosi ad un diverso ed inedito modello di edilizia carceraria che offra una vivibilità migliore: spazi pensati in funzione della tipologia dei detenuti e delle relative esigenze trattamentali; metodi e forme di vigilanza di maggiore efficienza; migliori condizioni di lavoro per la Polizia Penitenziaria.
Attraverso tale percorso, il concetto di edilizia penitenziaria è stato integrato alle altre riforme di sistema, dando vita ad un programma che opera su più livelli:
- tutela della persona umana e miglioramento delle condizioni di permanenza per i detenuti;
- miglioramento delle condizioni di lavoro presso le strutture carcerarie;
- valorizzazione del patrimonio immobiliare carcerario;
- ammodernamento generale delle infrastrutture e incremento dell’utilizzo di nuove tecnologie per rendere più efficiente il sistema.
- Sul piano internazionale, sono state avviate le attività di preparazione per il semestre italiano della Presidenza del Consiglio dell’Unione europea, che si aprirà il 1° luglio 2014.
E’ proseguita inoltre l’attività di negoziato relativa ai diversi strumenti in corso.
Senza poterli tutti menzionare, si richiama l’attenzione in particolare sulle due proposte di regolamento dirette all’istituzione di una Procura europea - il più rilevante “cantiere” attualmente avviato in materia di cooperazione penale, destinato a entrare in una fase decisiva di negoziato nel corso del nostro semestre - ed alla valorizzazione di Eurojust, nonché sulle tre nuove proposte in materia di rafforzamento dei diritti di garanzia (per i minori imputati, sulla presunzione di innocenza e sul gratuito patrocinio), recentemente depositate dalla Commissione europea e destinate a completare la c.d. roadmap sui diritti procedurali adottata nel 2009 dal Consiglio.
Sul versante delle criticità, nonostante taluni recenti progressi, si è registrato il perdurante ritardo nell’attuazione legislativa degli obblighi derivanti dagli accordi di diritto internazionale e dagli atti normativi dell’Unione europea in ambito penale, situazione che ha determinato preoccupazione in relazione alla ormai prossima scadenza del 1° dicembre 2014, data dalla quale da parte della Commissione potranno essere iniziate procedure di infrazione anche dinanzi alla Corte di Giustizia in relazione alla mancata attuazione degli strumenti adottati anche prima dell’entrata in vigore del Trattato di Lisbona (1° dicembre 2009).
Un forte segnale di inversione di tendenza va rinvenuto nelle deleghe legislative conferite al Governo per il recepimento di ben 6 direttive dell’Unione recentemente adottate in materia penale e recate dalla legge 6 agosto 2013, n. 96 (Legge di delegazione europea 2013).
Non meno importanti i negoziati in corso sul fronte della cooperazione civile.
Nel programma stilato della Presidenza italiana è stata prevista la conclusione di tre proposte di regolamento riguardanti il sequestro conservativo dei conti, le procedure di insolvenza e la legalizzazione dei documenti pubblici. Attraverso tali misure si intende assicurare maggiore tutela ai creditori ed agevolare la libera circolazione dei cittadini e delle imprese in ambito UE.
Nel programma è stato inserito anche il pacchetto Data Protection, il cui negoziato è stato portato avanti nel corso dell’anno. Queste importanti riforme mirano ad adeguare la vigilanza degli Stati membri circa l’uso, la raccolta e il trattamento dei dati personali, in un mondo che cambia in ragione dell’economia digitale e dei nuovi diritti legati all’utilizzo di piattaforme e servizi on-line.
- Un notevole impegno ha determinato anche la riorganizzazione delle professioni.
In attuazione della legge 24.3.2012, n. 27, che ha aumentato di cinquecento unità il numero dei notai, si è provveduto alla revisione della tabella notarile che determina il numero e la residenza dei notai sul territorio. Il decreto ha offerto un contributo al processo di liberalizzazione intrapreso dal precedente governo e proseguito da quello attuale e ha assicurato una capillare diffusione territoriale del servizio notarile.
Nella stessa ottica di liberalizzazione si è proceduto per gli altri ordini professionali vigilati dal Ministero.
Sono stati pubblicati diversi regolamenti adottati dai Consigli nazionali in materia di istituzione degli organi di disciplina territoriali, di formazione continua e di tirocinio professionale.
- Quanto alla Giustizia minorile, si è segnalato un preoccupante aumento della presenza di minori con molteplici disagi e problematiche di malessere sociale correlati a fenomeni di dispersione scolastica, emarginazione e vulnerabilità sociale, disagio psichico, assunzione ed abuso di sostanze stupefacenti, reclutamento nella criminalità organizzata, immigrazione di minori non accompagnati, difficoltà di integrazione dei “minori stranieri di seconda generazione”, formazione di bande giovanili, sfruttamento, abuso e tratta a danno di minorenni.
Il quadro d’insieme che è emerso dall’analisi statistica ha confermato come la maggior parte dei minori autori di reato sia in carico agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni nell’ambito di misure all’esterno; la detenzione ha assunto per i minorenni carattere di residualità, per lasciare spazio a percorsi e risposte alternativi.
Negli ultimi anni si è assistito ad una sempre maggiore applicazione del collocamento in comunità, non solo quale misura cautelare, ma anche nell’ambito di altri provvedimenti giudiziari, per la sua capacità di contemperare le esigenze educative con quelle contenitive di controllo.
I dati hanno anche confermato l’incremento dell’utenza straniera, proveniente dal Nord Africa, in particolare dalla Tunisia e dall’Egitto. I dati sulle provenienze hanno evidenziato come, negli ultimi anni, alle nazionalità tipiche della criminalità minorile, quali il Marocco, la Romania, l’Albania e i Paesi dell’ex Jugoslavia, tuttora prevalenti, si siano affiancate altre nazionalità, singolarmente poco rilevanti in termini numerici, ma che hanno contribuito a rendere multietnico e più complesso il quadro dell’utenza.
L’approccio trattamentale per i minori ha inteso principalmente fondarsi sull’ascolto e l’accoglienza, quindi sul dialogo.
A tale fine nel 2013 è stata redatta la “Carta dei diritti e dei doveri dei Minorenni che incontrano i Servizi Minorili della Giustizia”, disponibile in più lingue per consentirne la fruizione all’utenza straniera. Uno strumento di facile utilizzazione scritto con un linguaggio semplice e diretto, pensato per ottenere una più immediata efficacia comunicativa adeguata all’utenza a cui è rivolta.
Sul piano dei rapporti familiari, è stata realizzata la tanto attesa completa parificazione tra i figli nati nel matrimonio e i figli nati fuori del matrimonio, eliminando qualsiasi discriminazione, anche da un punto di vista sostanziale ed ogni disparità di trattamento sul piano dei diritti e dei doveri dei genitori nei confronti dei figli.