Il ruolo della Guardia di Finanza nell'azione di contrasto alla contraffazione dei marchi ed ai connessi aspetti di evasione fiscale

Angelo Frescoso
Comando Generale della Guardia di Finanza
III Reparto Operazioni
Ufficio Tutela dell'Economia

Premessa
Saluto i convenuti e ringrazio, in particolar modo, la Dott.ssa IANNINI, per avermi concesso la possibilità di illustrare ad un uditorio così qualificato qual è il ruolo della Guardia di Finanza nell'azione di contrasto alla contraffazione ed ai connessi aspetti di evasione fiscale.
In tale contesto mi soffermerò ad illustrare brevemente:
le cifre, la geografia ed i canali di distribuzione e commercializzazione dei prodotti contraffatti;
gli effetti distorsivi del fenomeno;
il ruolo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza;
risultati conseguiti.
Analisi del fenomeno
Le cifre.
Quantificare il fenomeno della contraffazione e della pirateria è operazione assai ardua e difficile se non addirittura impossibile.
La natura clandestina dell'attività, infatti, non consente la realizzazione di statistiche esatte. Ma è possibile fare delle stime, basate su indagini di natura induttiva.
Il Counterfeiting Intelligence Bureau, istituito dalla Camera di Commercio Internazionale (CCI), in una indagine del 1997, stima il valore delle merci contraffatte in una percentuale tra 5 ed 7% del commercio mondiale, ovvero un valore di 200-300 miliardi di euro all'anno ("Countering Counterfeiting. A guide to protecting & enforcing intellectual property rights", Counterfeiting Intelligence Bureau, International Chamber of Commerce, 1997.).
Da un' analisi successiva alla pubblicazione del Libro Verde della Commissione "La lotta alla contraffazione ed alla pirateria nel mercato interno", si stima che all'interno dell'Unione Europea, le merci contraffatte e usurpative rappresentano:
dal 5% al 10% delle vendite di pezzi di ricambio di autoveicoli;
il 10% delle vendite dei CD e di audiocassette;
il 16% delle vendite di film (videocassette e DVD);
il 22% delle vendite di calzature e articoli d'abbigliamento;
il 35% del vendite di software.
Per quanto concerne l'Italia, nel 2003, secondo indagini svolte da alcune associazioni di categoria, il volume d'affari della contraffazione viene quantificato da 3,5 a 7 mld di euro.
Stime più prudenziali, basate sul volume dei prodotti sequestrati dalle Forze di polizia, indicano in 1,5 miliardi di euro la cifra d'affari annua.
Di questi il 60% si riferisce a prodotti d'abbigliamento e di moda (tessile, pelletteria, calzature), il resto a orologeria, beni di consumo, componentistica, audiovisivo, software.
Si tratta, comunque, di valori elevati, tali da far assumere al fenomeno criminale una portata estremamente rilevante ed incidere in modo significativo non solo sull'immagine internazionale del nostro Paese, ma anche sulla sua realtà economica e sociale.
La geografia.
Individuare la reale provenienza dei prodotti contraffatti è sempre più difficile.
Si tratta di attività illecite prevalentemente gestite da organizzazioni criminali che fanno di tutto per mascherare la vera origine dei prodotti.
Le merci imitate prendono le rotte più diverse, passano per molti Paesi attraverso itinerari secondari, prima di giungere nei luoghi di distribuzione.
Ciononostante, per quanto concerne il panorama internazionale è possibile individuare alcune aree geografiche dove l'attività dei contraffattori è particolarmente rilevante.
L'Estremo Oriente è indicato come la fonte principale delle contraffazioni .
Si stima che circa il 70% della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal Sud-Est asiatico. La destinazione è per il 60% l'Unione Europea, per il 40% il resto del mondo.
La Cina è di gran lunga al primo posto, seguita da Corea, Taiwan e altri Paesi dell'area.
Il restante 30% circa della produzione mondiale di contraffazioni proviene dal bacino mediterraneo, con destinazione l'Unione Europea, gli Stati Uniti, l'Africa, l'Est Europeo.
Per quanto concerne più in particolare il territorio nazionale, le aree maggiormente interessate alla produzione di merci contraffatte sono concentrate nel napoletano (con particolare riferimento ai "quartieri spagnoli" ed alle zone di Ottaviano, S. Giuseppe Vesuviano e Terzigno), l'hinterland milanese e la provincia di Prato (ove è preponderante la presenza di cinesi).
I canali di produzione, distribuzione e commercializzazione.
La contraffazione consiste, come detto, nella produzione clandestina e nella collocazione sul mercato di beni il più possibile simili a quelli realizzati da un'altra impresa, che li ha ideati, lanciati, fatti affermare, e spacciati per questi.
In passato il fenomeno della contraffazione riguardava soprattutto generi di lusso che garantivano ai produttori ed ai venditori di falsi la realizzazione di grossi profitti commercializzando quantitativi esigui di merci a prezzi elevati.
A partire dagli anni settanta ed ottanta, in conseguenza del mutamento delle logiche e degli assetti finanziari e produttivi di tutti i Paesi, anche l'area della produzione e del commercio dei "falsi manifatturieri" ad alto valore aggiunto ha subito profonde modificazioni, orientandosi sulla realizzazione e sulla vendita in massa di beni di largo consumo che più facilmente riescono ad eludere gli ordinari controlli a campione e possono essere distribuiti utilizzando i normali flussi commerciali rendendo difficilissima la loro intercettazione.
Nel corso degli anni ottanta, dunque, sono apparsi sul mercato un'enorme quantità di prodotti contraffatti, realizzati per essere inseriti nei canali commerciali dei beni di quotidiano consumo.
Accanto ad essi, si sono diffusi altri prodotti, appartenenti alle più svariate classi merceologiche, simili a quelli commercializzati dalle imprese più note, ma con aspetto e caratteristiche tali da ingenerare confusione nei consumatori: i cosiddetti prodotti recanti segni mendaci.
Attualmente viene rilevata la presenza di prodotti contraffatti in quasi tutti i settori di mercato, con la percentuale più elevata per il settore pelletteria e quello calzaturiero.
Se fino a pochi anni fa l'Italia è stata costantemente indicata come il Paese leader in Europa per la produzione di merce contraffatta, oggi le cose stanno in maniera leggermente diversa.
Anche l'industria della contraffazione "nostrana" si è trovata spiazzata dal fenomeno "Cina", la quale riesce ad essere altamente concorrenziale anche nell'illecito.
Passando alla fase della distribuzione e commercializzazione delle produzioni contraffatte e/o pirata è possibile affermare che esistono due canali attraverso i quali avviene la commercializzazione dei menzionati prodotti :
il primo, costituito da operatori commerciali che, attratti dal basso costo della merce in questione, si prestano a venderla nel proprio esercizio a latere di quella originale.
il secondo, collegato invece all'impiego di cittadini extracomunitari (nordafricani, in particolare), presenti in maniera massiccia su tutto il territorio nazionale, determinando la diffusione ed il successo di questo commercio parallelo e sommerso. Proprio questi ultimi, visti con simpatia e indulgenza dall'opinione pubblica, sono uno strumento nelle mani di pericolose organizzazioni che hanno trasferito nel settore della contraffazione in genere, e di quella di alcuni prodotti in particolare, (pelletteria, abbigliamento), metodi e tecniche già collaudati con successo nel campo del contrabbando di tabacchi lavorati esteri e dello spaccio di stupefacenti;
infine, è indubbio che lo sviluppo del fenomeno criminale sia stato, da ultimo, facilitato dalla diffusione di INTERNET, la quale ha aperto nuovi canali di distribuzione per i prodotti contraffatti, con particolare riferimento per quei beni che possono essere facilmente veicolati sulla rete.
Effetti DISTORSIVI del fenomeno.
Gli effetti negativi del fenomeno sono molteplici e incidono su differenti interessi, pubblici e privati.
La "contraffazione" provoca, infatti :
un danno economico per le imprese connesso alle mancate vendite, alla riduzione del fatturato, alla perdita di immagine e di credibilità, alle rilevanti spese sostenute per la tutela dei diritti di privativa industriale a scapito degli investimenti e di iniziative produttive;
un danno e/o un pericolo per il consumatore finale, connesso alla sicurezza intrinseca dei prodotti, specie in alcuni settori come quello farmaceutico (preparati contraffatti hanno cagionato la morte di pazienti), automobilistico (ricambi non originali hanno provocato incidenti mortali) ed alimentare (con intossicazioni di varia natura);
un danno sociale connesso allo sfruttamento di soggetti deboli (disoccupati o, prevalentemente, cittadini extracomunitari) assoldati attraverso un vero e proprio racket del lavoro nero, con evasioni contributive e senza coperture assicurative ed alla conseguente perdita di posti di lavoro. I danni che le imprese subiscono a causa della contraffazione, infatti, si riflettono anche sul numero dei posti di lavoro da esse offerti: 270 mila è la stima, secondo INDICAM, dei posti di lavoro persi negli ultimi 10 anni a livello mondiale, di cui 125 mila circa nella sola Unione europea;
un danno all'Erario pubblico attraverso l'evasione dell'I.V.A. e delle imposte sui redditi. La commercializzazione di prodotti contraffatti, infatti, avviene attraverso un circuito parallelo a quello convenzionale, in totale evasione delle imposte dirette e indirette;
un danno al mercato determinato dal fenomeno legato all'"economia sommersa" che in tal ambito risulta particolarmente radicata;
il re - investimento degli ingenti profitti ricavati da questa attività illecita in altrettanto proficue attività delittuose (edilizia, droga, armi) da parte di organizzazioni malavitose.
Infatti, solo una piccola parte dei guadagni rimane nelle tasche dei dell'ultimo anello della filiera, rappresentata prevalentemente da cittadini extracomunitari. La maggior parte degli introiti, invece, finisce nelle mani dei sodalizi criminali organizzatori del grande traffico di beni contraffatti.
Attività della Guardia di Finanza.
Il ruolo.
La legge 31 marzo 2000, nr. 78, per il riordino delle Forze di Polizia , ed i successivi decreti di attuazione hanno confermato e rafforzato il ruolo della Guardia di Finanza quale polizia economica e finanziaria a competenza generale, ai fini della prevenzione, della ricerca e della repressione delle violazioni in danno del bilancio dello Stato, delle Regioni, degli Enti locali e dell'Unione Europea.
In particolare, il decreto legislativo 19 marzo 2001, nr. 68, ha operato l'adeguamento dei compiti del Corpo all'evoluzione dei principali processi di cambiamento che hanno investito negli ultimi anni lo scenario interno ed internazionale, avuto riguardo alla riforma della struttura del Governo, all'attuazione del federalismo fiscale ed alle misure di contrasto alle frodi che ledono gli interessi finanziari dello Stato, degli Enti pubblici e dell'Unione Europea.
Il legislatore, infatti, contestualmente alla fusione dei Ministeri del Tesoro e delle Finanze ed al connesso processo istitutivo delle Agenzie fiscali, ha attuato il riordino dei ruoli istituzionali della Guardia di Finanza, sancendo che il Corpo:
è forza di polizia ad ordinamento militare con competenza generale in materia economica e finanziaria;
dipende direttamente e a tutti gli effetti dal ministro dell'Economia e delle Finanze.
In tal modo, la missione istituzionale primaria risulta definita in termini essenziali e sistematici, discendendo da essi, più chiara, la configurazione delle prerogative e delle responsabilità assegnate al Corpo:
come polizia finanziaria, a protezione e difesa della finanza pubblica da tutte le forme di illegalità che recano pregiudizio alle entrate ed alle uscite dello Stato;
come polizia economica, al fine di prevenire e reprimere possibili infiltrazioni o inquinamenti della criminalità economica e finanziaria, lesivi della struttura economica del nostro Paese e del regolare funzionamento del nostro mercato.
Per l'assolvimento di dette mansioni l'ordinamento vigente conferisce alla Guardia di Finanza peculiari potestà ispettive, su cui si fonda la natura intrinseca di Forza di polizia, che esercita in via preventiva azione d'intelligence e di controllo economico del territorio, da cui prende avvio la ricerca e la repressione dell'evasione e delle violazioni alla normativa finanziaria ed alle disposizioni d'interesse politico-economico.
Da quanto descritto, emerge come la Guardia di Finanza sia, fra le Forze di polizia, quella che ha una maggiore propensione all'azione di contrasto ai fenomeni quali la contraffazione dei marchi, la violazione dei diritti di privativa, l'immissione in commercio di prodotti non conformi agli standards di sicurezza europea e nazionali e, in generale, alle condotte illecite che, oltre ad alterare il normale funzionamento del mercato concorrenziale, rappresentano un danno e/o un pericolo per i produttori, commercianti e consumatori.
Il Corpo, infatti, per le sue peculiari connotazioni di polizia economico-finanziaria, si propone come organo particolarmente "versato" nell'attività di prevenzione e repressione di tali fenomeni illeciti, dalle caratteristiche spiccatamente economiche.
Legittimazione formale, al riguardo, è intervenuta col menzionato Decreto legislativo nr. 68/2001, nel quale sono delineati i settori di intervento del Corpo, prevedendosi in particolare, all'art. 2, lettera l, l'attribuzione all'Istituzione di compiti di "prevenzione, ricerca e repressione delle violazioni in materia di diritti d'autore, know-how, brevetti, marchi e altri diritti di privativa industriale, relativamente al loro esercizio e sfruttamento economico ".
Lo stesso articolo, al comma 4, precisa che, ferme restando le norme del codice di procedura penale, i militari della Guardia di Finanza, nell'espletamento dei suddetti compiti, si avvalgono delle facoltà e dei poteri previsti dagli artt. 32 e 33 del D.P.R. 600/73 e dagli artt. 51 e 52 del D.P.R. 633/72.
Come opera.
Nello specifico comparto operativo - considerato strategico dal Comando Generale per affermare le proprie funzioni di polizia economica a difesa del corretto funzionamento dei mercati ed a presidio delle relative regole di condotta - la Guardia di Finanza, nel 2004 a fronte di un target minimo di 350.000 ore/persona programmato, ha impiegato nella specifica area d'intervento 696.451 ore/persona. Per il 2005, è stato previsto il potenziamento della specifica attività operativa aumentando a 450.000 ore/persona l'impiego delle risorse. Dall' esame dei dati consuntivati nel secondo quadrimestre 2005, emerge l'avvenuto superamento dell'obiettivo programmato, essendo già state svolte circa 580.000 ore/persona.
Sul piano operativo, le linee d'azione dei Reparti del Corpo si sviluppano attraverso l'analisi dei fattori in grado di influenzare la stabilità economica, per prevedere situazioni speculative e destabilizzanti dell'economia nazionale e per arrestare, per quanto possibile, l'espansione delle organizzazioni criminali che manifestano un crescente interesse per tali fenomenologie illecite.
In particolare, le indagini nel settore sono caratterizzate dalla sistematica ricostruzione dei fatti economici realmente accaduti, attraverso non solo le ispezioni della documentazione e delle scritture contabili ufficiali, ma anche risalendo ai connessi flussi finanziari oltre che alle evidenze patrimoniali e reddituali.
Nel dettaglio, i Reparti del Corpo sono quotidianamente impegnati nel contrasto al fenomeno della "contraffazione":
negli spazi doganali, al fine di impedire l'introduzione nel territorio dello Stato e della Unione Europea, di prodotti contraffatti provenienti dai paesi extracomunitari (in particolare Europa dell'Est e Sud-Est Asiatico). In proposito, alla Guardia di Finanza sono riconosciute specifiche attribuzioni che, in uno con quelle sopra delineate, rendono ancora più incisiva l'azione di contrasto al fenomeno illecito in argomento.
Ai militari del Corpo è attribuito:
il potere di riscontro (art. 21 del D.P.R. 23 gennaio 1973, nr. 43 - T.U.L.D.) per le operazioni commerciali compiute negli spazi doganali. Trattasi di un potere-dovere connesso al perfezionamento dei documenti amministrativi (bollette doganali) che accompagnano le merci all'atto della introduzione/uscita nello/dallo Stato;
il potere di richiedere agli uffici doganali (art. 63 del T.U.L.D.) la visita di controllo (o controvisita) sulle merci che stanno per essere messe a disposizione del proprietario o del vettore;
il potere (art. 25 del T.U.L.D.) di procedere a perquisizioni, verificazioni e ricerche ai sensi degli artt. 33 e 35 della legge 7 gennaio 1929, nr. 4 al fine di accertare la legittima provenienza delle merci estere soggette a diritti di confine ovvero di richiedere la prova della liceità (principio dell'inversione dell'onere della prova) del trasporto, della detenzione e della provenienza delle merci che trovansi in zona di vigilanza doganale, definita, quest'ultima, dagli artt. 23 e 29 del T.U.L.D.);
il potere di effettuare visite, ispezioni e controlli fuori dagli spazi doganali (art. 20-bis del T.U.L.D.) nei confronti dei natanti ed aeromobili, dei relativi equipaggi e passeggeri e dei loro bagagli quando risulti o sussista motivo di ritenere che detti natanti ed aeromobili siano in partenza per l'estero ovvero in arrivo.
Inoltre, al fine di rendere ancora più efficace l'azione di contrasto al fenomeno illecito in argomento, presso alcuni dei principali porti nazionali, è stata avviata la costituzione, mediante la sigla di un apposito protocollo tra i responsabili, a livello regionale, della Guardia di Finanza e dell'Agenzia delle Dogane, di un "Ufficio integrato di analisi dei rischi", avente il compito di assicurare una maggiore razionalizzazione delle procedure di selezione delle partite di merce da sottoporre a controllo;
su tutto il territorio nazionale, in sinergia con l'assolvimento degli ordinari servizi d'Istituto, al fine di individuare i centri di produzione e distribuzione nonché i canali di commercializzazione.
Da qualche anno, ormai, il contrasto al fenomeno della contraffazione viene condotto dalla Guardia di Finanza con le più sofisticate e complesse attività investigative.
Oggi, infatti, è sempre più frequente il coinvolgimento della criminalità organizzata, quindi assai complesse e delicate divengono le indagini.
Spesso, infatti, si frappongono fittizie triangolazioni cartolari con società aventi sede in Paesi, i cosiddetti paradisi fiscali, che erigono barriere insormontabili ad investigazioni della specie.
In tal senso, l'azione di contrasto posta in essere dal Corpo, finalizzata in prevalenza all'individuazione dell'origine dei flussi illeciti dei diversi prodotti, viene significativamente orientata da varie forme di cooperazione informativa, operante a più livelli ed in diversi ambiti quali:
cooperazione di polizia, sia nel quadro di accordi multilaterali (Interpol, Europol, Schengen) sia mediante il raggiungimento di intese bilaterali con organi di polizia di Stati esteri;
cooperazione di tipo amministrativo, nel quadro di accordi multilaterali, direttive e regolamenti UE e convenzioni bilaterali, in materia fiscale e doganale;
cooperazione di tipo informativo con organismi vari di categoria;
cooperazione con le imprese interessate da fenomeni di contraffazione.
Oltre che alla repressione sul campo penale, l'attività del Corpo nello specifico settore di servizio mira, contestualmente, a colpire anche i comportamenti evasivi, sia sul piano formale che sostanziale, dell'imposizione diretta ed indiretta posti in essere dai responsabili della contraffazione, mediante l'omesso rilascio di documentazione fiscale (fatture, scontrini e ricevute fiscali) o l'emissione di documenti per operazioni inesistenti.
In proposito, si sottolinea che con l'art. 14, quarto comma, l. 24 dicembre 1993, n. 537, recante disposizioni in materia di finanza pubblica per il 1994, tra le fattispecie tassabili sono stati introdotti anche i proventi delle attività illecite, tra i quali rientrano senz'altro quelli derivanti dalla contraffazione.
L'unica esclusione riguarda i proventi già oggetto di provvedimenti ablativi quali il sequestro e la confisca.
La norma è resa ancora più attuale dalla previsione contenuta nella legge finanziaria per il 2003 (art. 2, comma 8), la quale sancisce, novellando il menzionato art. 14 della legge 537/93, la indeducibilità dei costi e delle spese sostenute riconducili a fatti, atti o attività qualificabili come reato.
In tale contesto l'attività tributaria sviluppata dal Corpo anche nel settore dell'anticontraffazione rientra nel più ampio quadro delle misure di contrasto all'economia sommersa nel cui ambito la Guardia di Finanza destina annualmente una considerevole quota di capacità operativa orientata prevalentemente nella "ricerca evasori" e, quanto al fenomeno del "lavoro nero", nell'esecuzione del piano di controlli integrati ai fini fiscali e contributivi.
Nella maggior parte dei casi, infatti, il fenomeno della contraffazione si associa al tristemente conosciuto e diffuso fenomeno dell'"economia sommersa".
Risultati di servizio conseguiti.
La contraffazione, nel significato dato in questo documento, è fenomeno illecito che ha ormai assunto le dimensioni di una vera e propria attività imprenditoriale.
Gli interventi - oltre 25.000 nel periodo 2003-2004 - hanno riguardato tutto il territorio nazionale.
Una prima chiave di lettura delle risultanze operative conseguite dalla Guardia di Finanza nel particolare comparto operativo - che rappresentano la stragrande maggioranza dei risultati delle Forze di polizia - emerge dal raffronto fra i risultati conseguiti negli anni 2003 e 2004.
Da tale rapporto si evince un sostanziale aumento, rispetto al 2003, del trend complessivo dei risultati conseguiti che si attesta mediamente intorno al 21%.
Inoltre, l'incidenza percentuale dei soggetti arrestati, riferita al totale delle persone verbalizzate è rimasta pressoché costante nei due anni di riferimento (mediamente pari al 2,43).
Ciò è conseguenza diretta di come l'azione del Corpo sia costantemente orientata alla individuazione e neutralizzazione delle grosse organizzazioni dedite a tali attività illecite .
Con riguardo ai generi contraffatti - oltre 129 milioni di pezzi sequestrati – i settori relativi ai beni di consumo e dei giocattoli, in termini quantitativi, appaiono i più colpiti. Seguono poi i comparti del sistema moda e dell'elettronica.
Per quanto concerne i beni di consumo - oltre 47 milioni di pezzi sequestrati dalla Guardia di Finanza nel biennio 2003/ 2004 – la contraffazione si manifesta solitamente per il tramite della violazione delle disposizioni legislative che tutelano i marchi, le indicazioni geografiche, le denominazioni protette ed i brevetti per invenzioni.
Con riguardo al sistema moda - oltre 25 milioni di pezzi sequestrati dal Corpo nel biennio 2003/2004 – l'elenco dei beni oggetto di contraffazione comprende praticamente tutte le tipologie di prodotto: capi di abbigliamento, occhiali, orologi, scarpe, gadgets e prodotti ricollegabili alle squadre di calcio o di altri sport, gioielli, articoli di pelletteria (borse, giacche), articoli sportivi, ecc..
Il settore dell'elettronica – più di 10 milioni di pezzi sequestrati nel biennio 2003/2004 – appare il più colpito a livello mondiale (Libro verde della Commissione.): secondo alcune indagini svolte da associazioni di categoria, la percentuale dei prodotti contraffatti sarebbe pari al 25 % nell'industria degli audiovisivi, al 35 % nell'industria informatica.
Tale indice salirebbe addirittura al 46 % su scala mondiale nel settore del software.
Tutti individuano la principale causa dell'espansione del fenomeno illecito nel comparto, nell'elevata differenza di prezzo tra prodotti contraffatti e prodotti originali.
Nemmeno il settore dei giocattoli è esente dai fenomeni della contraffazione - oltre 46 milioni di pezzi sequestrati nel biennio 2003/2004.
Si stima che il 12% dei giocattoli messi in commercio su scala mondiale siano contraffatti.
È facile immaginare quali siano i rischi per la sicurezza e la salute dei bambini che entrano in possesso di giocattoli contraffatti.
Anche in questo caso infatti è altamente probabile che i beni in questione siano stati realizzati con assoluto disprezzo delle più elementari norme di sicurezza.Relativamente ai primi otto mesi del 2005 l'incisiva azione di servizio svolta dalla Guardia di Finanza ha fatto registrare 10.750 interventi operativi che hanno portato al sequestro di oltre 35,5 milioni di pezzi di cui:
15,3 milioni di beni di consumo;
11,5 milioni di merci relative al sistema moda;
6 milioni di prodotti nel settore dell'elettronica;
2,7 milioni di giocattoli.
Nel più ampio contesto della lotta al sommerso, in cui, come già detto, sono consuntivati anche i "falsari", la Guardia di Finanza, negli anni dal 2003 al 2005 ha scoperto, complessivamente, n. 18.800 evasori totali, n. 79.700 lavoratori irregolari, proposto per il recupero a tassazione una base imponibile ai fini delle imposte dirette per circa 14,7 miliardi di euro, constatato violazioni all'I.V.A. dovuta per complessivi 2,5 miliardi di euro e per ritenute non operate e/o non versate per circa 54 milioni di euro.
Misure per il rafforzamento dell'azione di contrasto.
Sul piano organizzativo. In merito, la Guardia di Finanza ha recentemente proceduto ad una rivisitazione della sua componente specialistica prevedendo:
da un lato, la costituzione, nell'ambito del Nucleo Speciale Tutela Mercati, del Gruppo marchi, brevetti e proprietà intellettuale, cui è assegnato principalmente il compito di svolgere analisi operative sul fenomeno illecito in argomento;
dall'altro, l'elevazione a rango di Nucleo Speciale del Gruppo Anticrimine Tecnologico, cui è affidata, tra l'altro, l'azione di contrasto agli illeciti economico-finanziari commessi a mezzo della rete internet.
Inoltre, il Nucleo Speciale Radiodiffusione ed Editoria svolge attività di collaborazione con l'Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni, fra le cui attribuzioni è compresa anche la vigilanza in materia di diritto d'autore.
Sul piano operativo. Per quanto concerne gli aspetti tipicamente operativi, si reputa opportuno, se non necessario, rafforzare la cooperazione tra pubblici poteri ed organizzazioni professionali rappresentative dei singoli settori produttivi.
In tal senso, la Guardia di Finanza ha già in atto forme di collaborazione informativa con diverse Agenzie ed Organi nazionali ed esteri - quali ad esempio:
INDICAM - Istituto di Centromarca per la lotta alla Contraffazione;
B.S.A. – Businnes Software Alliance;
A.I.D.R.O – Associazione Italiana per i Diritti di Riproduzione delle Opere dell'ingegno;
FAPAV – Federazione Anti-Pirateria Audio Visiva;
F.P.M. – Federazione contro la Pirateria Musicale;
A.N.C.I. – Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani.
Per le finalità sopra esposte, inoltre, appare opportuno evidenziare le seguenti iniziative intraprese dal Corpo :
in data 14 dicembre u.s. è stato sottoscritto il protocollo di intesa con Confindustria, finalizzato alla realizzazione di una mirata attività conoscitiva nello specifico settore della importazione, produzione, distribuzione e commercializzazione di prodotti recanti marchi contraffatti o realizzati in violazione delle norme in materia di diritto d'autore.
in data 13 gennaio del c.a. la sottoscrizione di un protocollo d'intesa con l'Agenzia delle Dogane, finalizzato ad una migliore gestione ed accesso alla banca dati delle immagini derivate dalle apparecchiature scanner installate negli spazi doganali e da quelle analoghe in dotazione alla Guardia di Finanza;
lo scorso 24 febbraio è stato stipulato un protocollo d'intesa con la Direzione Generale per l'Armonizzazione dei Mercati e la Tutela dei Consumatori, del Ministero delle Attività Produttive, allo scopo di avviare forme più pregnanti di collaborazione in materia, tra l'altro, di contrasto alla contraffazione dei marchi, con specifico riferimento alla disciplina della sicurezza e conformità dei prodotti.
Sul piano comunicazionale.
E' sul piano mediatico e comunicazionale che occorre investire ancora molto.
Infatti, finché la domanda di prodotti contraffatti sarà alta, sempre più difficile sarà combattere il particolare fenomeno illecito.
In questo senso, una efficace campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sugli effetti negativi della contraffazione in uno con il rafforzamento delle azioni di contrasto al fenomeno illecito, si ritiene siano i principali strumenti per arginare tale fenomeno.
A tal fine, la Guardia di Finanza, con il coinvolgimento dei principali soggetti (pubblici e privati) interessati al fenomeno (Ministero delle Attività Produttive, Ministero dell' Istruzione, dell' Univeristà e della Ricerca, Associazioni dei consumatori e delle imprese, Unione delle Camere di Commercio, ecc.), ha avviato una serie di progettualità, prevalentemente rivolte al pubblico, che comprendono la:
organizzazione di una o più tavole rotonde, prevalentemente orientate alla individuazione delle più idonee misure per arginare la fenomenologia illecita;
partecipazione di Ufficiali del Corpo - in qualità di relatori - a seminari informativi da svolgersi presso scuole superiori ed università su tutto il territorio nazionale;
realizzazione ed implementazione di un "portale informatico", dove saranno curati, in modo permanente, gli aspetti della comunicazione ed il dialogo fra la Guardia di Finanza e tutti gli altri soggetti interessati al fenomeno.