Indirizzo di saluto del ministro Alfonso Bonafede all’evento “Le Corti Fiorentine. Dialogo tra giurisprudenza e dottrina” - Firenze 22 novembre 2019
aggiornamento: 22 novembre 2019
Indirizzo di saluto del ministro Alfonso Bonafede all’evento “Le Corti Fiorentine. Dialogo tra giurisprudenza e dottrina”
Buongiorno a tutti. Saluto e ringrazio con piacere il Presidente della Camera Civile di Firenze avv. Francesca Cappellini, il Direttore responsabile della rivista “Le Corti Fiorentine” avvocato Carlo Poli, la Presidente della Corte d’Appello di Firenze dottoressa Margherita Cassano, i direttori dei Dipartimenti coinvolti in quest’evento professori Andrea Simoncini e Gaetano Aiello, il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Firenze Giampiero Cassi, il rappresentante del Consiglio Notarile di Firenze, Pistoia e Prato professor Giusto Puccini e il professor Pietro Perlingeri che coordina e presiede questa sessione.
Per me come sapete, è sempre una grande emozione partecipare alle iniziative che coinvolgono il Dipartimento di scienze giuridiche dell’Università di Firenze, dove ho studiato, dove mi sono formato, dove ho lavorato come cultore della materia: alla città di Firenze e alla sua università sono legati molti dei ricordi e degli incontri più belli e importanti che mi hanno arricchito dal punto di vista umano ancor prima che professionale. Per questo vi ringrazio nuovamente per l’invito e per avermi dato la possibilità di intervenire a un’iniziativa così prestigiosa.
Permettetemi anche di rivolgere il saluto più affettuoso al professor Giorgio Collura, presente oggi. Una figura che è per me non solo un modello come giurista, ma anche un sostegno reale e una guida per la mia intera carriera.
L’organizzazione di quest’evento a cura della Camera Civile, nato dalla collaborazione e dal coinvolgimento della rivista “Le Corti Fiorentine” e dei Dipartimenti universitari, dimostra l’importanza di quel “dialogo tra giurisprudenza e dottrina” evocato già nel titolo che avete scelto.
Giurisprudenza e dottrina sono i due elementi cardine che permettono al sistema di interpretare il complesso normativo, di rendere le leggi attuali e corrispondenti ai mutamenti sociali, prima che il legislatore arrivi ad adeguarle alla realtà.
Giurisprudenza e dottrina operano in una naturale sinergia tra applicazione pratica ai casi concreti e unitarietà e coerenza di sistema: entrambe sono imprescindibili, alimentandosi reciprocamente l’una con l’altra.
Fin dall’inizio dell’esperienza come Ministro della Giustizia e prima ancora come parlamentare, ho ritenuto essenziale che a questo intenso dialogo partecipasse anche il legislatore, non in una posizione di supremazia nella elaborazione dei testi normativi, ma ponendosi sullo stesso piano degli altri attori.
Solo così una legge può scongiurare il rischio di nascere “già vecchia”. Ma non solo.
Coinvolgendo in modo concreto giurisprudenza e dottrina nell’elaborazione dei disegni e delle proposte di legge, si limita il ricorso a tutti quei correttivi la cui esigenza, normalmente, soltanto in sede di applicazione e di valutazione sistematica possono emergere. Questo è il metodo che ho sempre seguito in questo ultimo anno e mezzo.
Penso, per esempio, all’elaborazione del Codice della crisi d’impresa, - tra gli argomenti trattati oggi – e ricordo la collaborazione serrata con la dottrina per l’introduzione della Class Action nel nostro ordinamento e il contributo fondamentale che ne è derivato, grazie a cui alcuni aspetti sono stati limati, perfezionati e implementati e altri lo saranno in vista dell’entrata in vigore che avverrà nel prossimo anno.
Ma penso soprattutto ai progetti di riforma dei processi civili e penali, che hanno visto il costante confronto con magistrati, avvocati e docenti universitari, tutti soggetti che hanno portato elementi essenziali nella costruzione di un impianto riformatore che non stravolga e smantelli quanto costruito in passato, ma che possa inserirsi, in modo quasi chirurgico, nel tessuto normativo.
Se ciò accadrà, se questo fondamentale risultato nell’interesse del sistema giustizia e dei cittadini verrà raggiunto avremo davvero svolto un buon servizio al Paese e il merito dovrà necessariamente essere attribuito anche all’imprescindibile dialogo tra giurisprudenza e dottrina e al prezioso patrimonio di conoscenza che esse sono capaci di generare.
Buon lavoro, e grazie ancora per questa bellissima iniziativa.
Alfonso Bonafede
ministro della Giustizia