Saluto del ministro Alfonso Bonafede al corso Le garanzie istituzionali di indipendenza della magistratura in Italia - Roma 5 novembre 2019

aggiornamento: 5 novembre 2019


Indirizzo di saluto del sig. Ministro al Corso “Le garanzie istituzionali di indipendenza della magistratura in Italia”
 


Buongiorno a tutti, saluto le autorità istituzionali e giudiziarie presenti, saluto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tutti gli illustri relatori e ringrazio sinceramente per il cortese invito il professor Gaetano Silvestri, presidente della Scuola Superiore della Magistratura. E’ per me un vero onore essere qui in una giornata così importante e poter confrontarmi con voi.

Rivolgo uno speciale pensiero ai giovani magistrati che oggi partecipano a questa iniziativa: a loro va tutto il nostro sostegno per l’inizio del loro percorso professionale al servizio della giustizia e dei cittadini.

Intervengo con vero piacere all’apertura dei lavori di questa tre giorni di corso organizzata dalla Scuola Superiore della Magistratura, un’istituzione che (davvero) rappresenta un’eccellenza nel nostro ordinamento, nel delicatissimo e fondamentale compito di formazione dei magistrati.

Non posso, inoltre, che condividere e apprezzare il tema scelto in questa occasione, che ha rappresentato e rappresenta stella polare della mia azione di Ministro della Giustizia.

L’indipendenza della magistratura, infatti, non è solo un principio necessario e ineliminabile, ma definisce anche la cifra distintiva attraverso cui il magistrato si eleva dal mero esercizio della giurisdizione, per assurgere a interprete autentico delle leggi che regolano le conseguenze degli atti compiuti dai cittadini. La magistratura, per essere autorevole e credibile, deve apparire e deve essere libera e indipendente, capace di agire scevra da qualsivoglia forma di condizionamento o indebita pressione. In questo senso è fondamentale una ferrea preparazione culturale e una profonda conoscenza dei processi giuridici e sociali quale (pre)condizione imprescindibile per esercitare la funzione giurisdizionale in maniera autonoma, nel rispetto del dettato della Carta costituzionale. 

Il mio fermo intendimento è quello di difendere l’indipendenza della magistratura da ogni possibile attacco, da ogni tentativo di erosione e degenerazione. (o contingenze che possono rappresentare il pretesto per attaccare un così alto principio ordinamentale).

È compito dello Stato difendere i magistrati, lasciarli fuori dalle contese politiche e, perché ciò accada, la prima tutela e protezione deve essere indirizzata verso l’organo di autogoverno.

Gli scandali emersi la scorsa primavera hanno fotografato un panorama desolante e non è possibile rimanere inerti davanti a sintomi così gravi che hanno causato, nell’opinione pubblica, una caduta verticale di credibilità della magistratura, proprio sotto i profili della indipendenza e autonomia.

Si è trattato di azioni gravissime che hanno danneggiato la grande e silenziosa maggioranza di magistrati che ogni giorno dedica la propria vita a servire lo Stato, con una professionalità tra le più elevate in Europa e nel mondo. Lo ribadisco con convinzione e orgoglio: la magistratura italiana costituisce una vera eccellenza a livello internazionale (di cui possiamo andare fieri nel mondo). Di questo dobbiamo essere grati anche alla Scuola Superiore della Magistratura che ha, nel corso della sua storia, svolto un ruolo fondamentale per raggiungere e incrementare i risultati straordinari ottenuti nel tempo.

Per preservare questo patrimonio è necessario rafforzare gli strumenti che garantiscono l’indipendenza, frapponendo ostacoli alle ingerenze della politica.

In quest’ottica la riforma ordinamentale, che sto con impegno portando avanti assieme alla maggioranza di governo rappresenta, un necessario momento per restituire quel prestigio e quella autorevolezza che la magistratura merita, proprio attraverso il consolidamento della sua indipendenza dagli altri poteri.

La nota di presentazione dell’odierno corso, anche con troppa umiltà, dichiara di non aspirare «certo alla completezza di analisi», ma in realtà tocca tutti gli aspetti fondanti dell’indipendenza della magistratura e ne evidenzia (così) la (sua) dimensione di prerequisito rispetto a ogni profilo della funzione del magistrato, tanto nell’esercizio diretto della giurisdizione (quale presupposto dell’imparzialità sostanziale e formale), quanto nell’attività organizzativa propria dei vertici degli Uffici giudiziari.

Il momento di controllo e protezione dell’indipendenza deve declinarsi nelle fondamentali attività di valutazione della professionalità del magistrato e nella sorveglianza sul rispetto degli obblighi a rilevanza disciplinare, compito a cui concorre e partecipa il Ministero della Giustizia.

Attività che devono essere esercitate con serietà e obiettività, proprio a tutela dell’indipendenza della magistratura, della sua imparzialità e, prima ancora, dei singoli magistrati che costantemente si impegnano con coraggiosa abnegazione.

Vi esprimo nuovamente tutta la mia gratitudine e il mio apprezzamento per il vostro servizio al Paese e per il ruolo essenziale che la Scuola svolge garantendo la formazione e l’aggiornamento continuo dei nostri magistrati, chiamati a garantire i diritti e le libertà dei cittadini e a contribuire ad assicurare la sicurezza della (nostra) comunità nazionale. Lo studio e l’approfondimento culturale sono leve decisive per preparare magistrati all’altezza delle mutevoli e sempre più complesse sfide che la contemporaneità ci pone. Solo con lo studio e l’approfondimento sarete capaci di affrontare le continue e, talvolta repentine, trasformazioni giuridiche, culturali e sociali (che il nostro tempo comporta).

Alfonso Bonafede
ministro della Giustizia