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Attività scolastiche

Nell’anno scolastico 2006-2007 sono stati attivati nei 18 Istituti penali per i minorenni 61 corsi scolastici, a cui hanno partecipato 1239 ragazzi.

Il 72% dei corsi si riferisce all'alfabetizzazione, di scuola primaria di 1° grado e secondaria di 1° grado.
Il 59% dei ragazzi che ha frequentato i corsi è di origine straniera, il 41% è di origine italiana.

La breve permanenza negli istituti non sempre permette ai ragazzi di completare gli studi.
Dall’analisi degli esiti dei corsi emerge un dato positivo: i ragazzi  nel complesso, conseguono crediti formativi (39%), alcuni vengono ammessi agli anni successivi (8%) e una parte di essi consegue il titolo di studio (6%), per un totale pari al 53%. Viceversa, interrompono i corsi il 47% dei ragazzi, le cui motivazioni, spesso, sono legate alle dimissioni dal carcere. Quindi, oltre la metà dei ragazzi, riporta risultati soddisfacenti. Rispetto alla distribuzione degli esiti positivi, gli stranieri li raggiungono  nel 62% dei casi e gli italiani nel 38% dei casi.

Tutti gli istituti sottolineano l’importanza della formazione scolastica quale risorsa propedeutica ad altri “apprendimenti” per consentire ai ragazzi una piena integrazione nella società, tanto che nei corsi sono impegnati, oltre ai docenti di ruolo incaricati dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, anche volontari e tirocinanti. 
Va evidenziata la difficoltà ad organizzare una didattica in classi molto disomogenee, a coniugare i diversi bagagli culturali e le competenze cognitive dei ragazzi.
In alcuni istituti di piccole dimensioni si è deciso di unificare i corsi di scuola primaria e secondaria, 1° ciclo, per una migliore utilizzazione dei docenti e per migliori risultati di rendimento.
Negli istituti in cui c’è una forte prevalenza di giovani stranieri, generalmente nel nord Italia, si è evidenziata la necessità di orientare i corsi a questa specifica utenza.
Complessivamente, risultano impegnati nelle attività scolastiche 184 insegnanti di ruolo, 38 docenti volontari e 104 operatori della giustizia minorile. L’approccio del personale docente non è soltanto didattico ma anche relazionale.
Nei documenti elaborati dagli istituti si sottolinea la capacità dei docenti a saper curare l’aspetto relazionale tra i giovani e si esprime soddisfazione per i risultati raggiunti, sia sotto il profilo dell’apprendimento che per gli aspetti di crescita sociale.

In particolare, l’istituto penale per i minorenni di Bari sperimenta un progetto di integrazione tra l’istruzione e la formazione professionale.