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Stati Generali dell'Esecuzione Penale

aggiornamento: 5 febbraio 2016

   Tavolo 2 - Vita detentiva. Responsabilizzazione del detenuto, circuiti e sicurezza

Il Tavolo affronta il tema dell’organizzazione della vita detentiva improntata al principio di individualizzazione del trattamento, ipotizzando percorsi di responsabilizzazione adeguati alle caratteristiche delle persone detenute.

Coordinatore Marcello Bortolato, magistrato Ufficio di sorveglianza di Padova

Partecipanti / Gruppo di lavoro

  • Annamaria Alborghetti - Avvocato
  • Giuseppe Altomare - Direttore istituto penitenziario San Gimignano
  • Silvia Buzzelli - Docente di Procedura penale europea e diritto penitenziario Dipartimento di giurisprudenza Università degli Studi di Milano Bicocca
  • Mauro D'Amico - Direttore del Gruppo operativo mobile e dell'Ufficio traduzioni e piantonamento dell'Amministrazione penitenziaria
  • Federico Falzone - Dirigente Direzione generale detenuti e trattamento dell'Amministrazione penitenziaria
  • Ornella Favero - Direttore rivista "Ristretti orizzonti" e del sito www.ristretti.org
  • Fabio Gianfilippi - Magistrato di sorveglianza di Spoleto
  • Alessandra Naldi - Garante diritti delle pwersone private della libertà del Comune di Milano
  • Silvia Talini - assegnista di ricerca in diritto costituzionale,Università degli Studi Roma Tre

Perimetro tematico

- Criteri di organizzazione della vita detentiva
- Processo di responsabilizzazione dell’individuo sottoposto all’esecuzione penale.
- Adeguamento del ruolo dei vari operatori
- Configurazione di circuiti carcerari
- Neutralizzazione della pericolosità penitenziaria
- Circuiti di massima sicurezza e art. 41-bis ord. penit.

 

Abstract della relazione

L’obiettivo principale è stato quello di adottare un modello di detenzione, rispetto all’attuale ancora sostanzialmente caratterizzato da passività e segregazione, che sia in linea, oltreché con i parametri costituzionali (finalità rieducativa della pena e sua umanizzazione), con le migliori prassi in ambito europeo ed al fine di orientare l’azione congiunta degli operatori verso un nuovo modello caratterizzato da attività ed integrazione, socialità e condivisione, responsabilità ed autonomia.
Questo processo passa anche attraverso l’individuazione di modelli per meglio razionalizzare i circuiti penitenziari e la formulazione di proposte per un graduale superamento del sistema della differenziazione della detenzione tramite l’adozione di circuiti, in particolare per quanto riguarda il circuito di ‘alta sicurezza’, pur nella consapevolezza della centralità della questione dei meccanismi finalizzati a neutralizzare la pericolosità penitenziaria dei c.d. “detenuti difficili”.
La stretta correlazione con il trattamento impone di rivalutare l’opportunità di mantenere una così rigida differenziazione anche per quanto riguarda i circuiti relativi ai detenuti ‘precauzionali’ mercé il graduale inserimento in quelli ordinari di alcune categorie di soggetti, eventualmente attraverso sperimentazioni pilota, immaginando un superamento che passi attraverso un investimento culturale sull’abbattimento delle discriminazioni e un’idonea preparazione del personale penitenziario unita ad offerte trattamentali comunque adeguate al tipo di personalità.
Dal tendenziale superamento dei circuiti discende anche l’inopportunità di un’ulteriore differenziazione dei detenuti all’interno del circuito di ‘media sicurezza’ attraverso la creazione di una custodia ‘chiusa’.
Un nuovo modello di detenzione impone di affrontare infine il tema della maggiore responsabilizzazione del detenuto attraverso processi di graduale autonomizzazione, di composizione dei conflitti, nuove forme di rappresentanza, interventi sul procedimento disciplinare e forti investimenti culturali anche sul versante del linguaggio.
Infine, per quanto attiene al circuito differenziato dell’art. 41 bis o.p., le proposte normative sono dettate dalla necessità di adeguare il regime, ferma restando la necessità di un suo mantenimento, ai parametri costituzionali ed europei con particolare riferimento all’eliminazione delle restrizioni meramente vessatorie e non strettamente necessarie al raggiungimento degli obiettivi di prevenzione ed il ripristino della giurisdizione naturale antecedente alla riforma del 2009. 

Obiettivi

  1. Verificare il modello della vigilanza dinamica e la sua concreta attuazione, suggerendo possibili correttivi.
  2. Analizzare i modi in cui è organizzata la detenzione nella “quotidianità”, valutando l’ipotesi che in base a tale connotato possa essere configurata l’offerta trattamentale.
  3. Valutare le concrete modalità di vita intra moenia, proponendo interventi diretti a favorire la responsabilizzazione dei detenuti nella quotidianità detentiva.
  4. Suggerire interventi idonei a realizzare una migliore razionalizzazione dei circuiti penitenziari, anche al fine di assicurare nella misura più ampia possibile il rispetto del principio di territorialità e a perfezionare il modello della sorveglianza dinamica.
  5. Esaminare l’attuale situazione dei circuiti di massima sicurezza e della concreta applicazione del regime speciale di cui all’art. 41-bis ord. penit., formulando proposte organizzative ed, eventualmente, di modifica normativa.
  6. Per quanto concerne, in particolare, i circuiti di alta sicurezza, sarebbe opportuno dedicare un’attenzione particolare al funzionamento dei meccanismi di “classificazione” e “declassificazione”.
     

Versione integrale della relazione