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Stati Generali dell'Esecuzione Penale

aggiornamento: 5 febbraio 2016

  Tavolo 15 - Operatori penitenziari e formazione

Il Tavolo si occupa dei profili giuridico-economico e amministrativo del personale, del suo benessere e della formazione, alla luce del principio della multiprofessionalità che caratterizza il mondo penitenziario. Individuerà anche gli eventuali nuovi bisogni di figure professionali per una più attuale visione dell’esecuzione penale.

Coordinatore Sebastiano Ardita, procuratore aggiunto Tribunale di Messina

Partecipanti / Gruppo di lavoro

  • Massimo De Pascalis - Direttore Istituto Superiore studi penitenziari
  • Ezio Giacalone - Commissario Capo polizia penitenziaria
  • Mario Antonio Galati - Direttore istituto penitenziario Vibo Valentia
  • Gloria Manzelli - Direttore istituto penitenziario Milano San Vittore
  • Antonio Mattone - Rappresentante "Comunità di Sant'Egidio"
  • Silvana Mordeglia - Presidente del "Consiglio nazionale dell'Ordine degli Assistenti sociali"
  • Francesco Picozzi - Commissario polizia penitenziaria direzione detenuti e trattamento dipartimento amministrazione penitenziaria
  • Maria Laura Scomparin - Docente di diritto processuale penale Dipartimento di Giurisprudenza Università degli studi di Torino
  • Riccardo Secci - Comandate polizia penitenziaria istituto penitenziario Lecce
  • Gabriele Terranova - Avvocato
  • Ione Toccafondi - Garante dei diritti dei detenuti Comune di Prato

Perimetro tematico

Attraverso nuove politiche di revisione degli ordinamenti professionali e di valorizzazione della centralità della formazione, giungere a un disegno organizzativo e gestionale dell’intero Sistema in grado di esprimere una nuova cultura dell’esecuzione penale proiettata verso l’estensione delle misure alternative e del nuovo istituto della messa alla prova. Una nuova vision del Sistema, realizzata sul concetto di Comunità che riguarda sia la detenzione in carcere che l’esecuzione esterna, assorbite entrambe dal territorio con le fondamentali risorse che esso sa esprimere. In buona sostanza, attraverso la pregiudiziale e improcrastinabile attenzione politica da riservare al personale e alla sua formazione, si giunge a un nuovo concetto di “esecuzione penale utile” che - attraverso il concetto di sorveglianza dinamica, ovvero di cambiamento organizzativo e gestionale contrassegnato dal principio ispiratore “dal controllo alla conoscenza delle persone in esecuzione penale”- sappia ridurre gli attuali indici di recidiva.
 

 

Abstract della relazione

Dal confronto tra i componenti del Tavolo e dai contributi pervenuti, emerge il bisogno di cambiamento intrapreso dall’intero Sistema dell’esecuzione penale anche con riferimento al personale penitenziario e alla formazione. Terreno comune è la complessità del sistema, dei bisogni e delle relazioni che esso quotidianamente esprime, anche in termini spesso conflittuali. La consapevolezza dell’attuale fase di resilienza del Sistema è stata la guida dei vari contributi, animati dall’obiettivo di migliorare la qualità dell’esecuzione penale anche ai fini della riduzione della recidiva. In tale contesto, da una parte emerge la proposta di semplificare la complessità dei bisogni e delle relazioni, spesso anche conflittuali, attraverso un modello organizzativo e operativo da costruire all’interno di un Corpo di Giustizia al servizio dell’intera Amministrazione di Giustizia, in sostituzione dell’attuale Corpo di Polizia penitenziaria.

Dall’altra, una proposta che, proprio partendo dalla complessità dei bisogni e delle relazioni tipiche di una Comunità civile, si muove per valorizzarle e renderle praticabili all’interno di un sistema che, attraverso la revisione degli attuali ordinamenti professionali, realizzi un nuovo modello organizzativo e di gestione che, mantenendo in equilibrio le aspettative sociali riferite alla sicurezza e al trattamento, sappia realizzare il principio della massima espansione dei diritti della persona in esecuzione penale interna ed esterna. Il malessere del personale e l’insoddisfazione professionale, di tutte le famiglie professionali nell’attuale modello, sono di ostacolo al percorso di cambiamento in atto nel sistema. Per tale ragione, i componenti del tavolo si sono soffermati a lungo su tale questione che ha avuto origine da due documenti iniziali, rappresentativi di due diverse vision. Entrambi si allegano, poiché rappresentano il punto di partenza del confronto tra i componenti del Tavolo stesso, arricchito dai collegamenti con gli obiettivi assegnati.

E’ utile aggiungere che la prima proposta richiede una modifica radicale della vigente normativa degli attuali ordinamenti professionali riferiti alla dirigenza penitenziaria, al Corpo di Polizia penitenziaria al Corpo degli Agenti di custodia, limitatamente agli ufficiali che permangono seppure ad esaurimento nell’attuale organizzazione di sistema, alla dirigenza di Area 1 e al personale amministrativo e tecnico (funzionari giurico-pedagogici, funzionari di servizio sociale, funzionari contabili, funzionari amministrativi, funzionari tecnici, ingegneri e architetti e personale inquadrato nelle aree 2^ e 1^ di comparto ).

La seconda proposta richiede invece alcuni interventi di modifica dell’attuale ordinamento penitenziario, tali da consentire la revisione delle funzioni del direttore di Istituto e di Ufficio di esecuzione penale e l’istituzione della funzione di direttore di area, del trattamento, della sicurezza e dell’organizzazione. Una proposta che concretizza i presupposti di un nuovo modello organizzativo in grado di interpretare la complessità della quotidianità del sistema e realizzare, in modo più consapevole e determinato, il nuovo senso delle pene che si sta radicando nella cultura sociale e politica.

In tale contesto, in entrambi i casi, assume un ruolo centrale la formazione del personale. La scelta, fatta con il d.p.c.m. 15 giugno 2015, n. 84, di istituire un’unica Agenzia Formativa dell’esecuzione penale degli adulti e dei minori è senz’altro utile per la diffusione dei principi guida in tema di esecuzione penale e di sostegno al cambiamento in essere. Si tratta ora di indirizzare tale scelta verso obiettivi formativi standard europei, con il coinvolgimento programmato delle Università e del territorio e una pianificazione che sappia trasferire una formazione uniforme, anche sul piano operativo, dal livello nazionale verso ambiti distrettuali e persino sul posto di lavoro. Una formazione integrata, indirizzata a tutti gli attori del Sistema interni ed esterni, in grado non solo di migliorare le performance individuali, ma anche quelle dei diversi ambiti organizzativi e, in tal modo, sostenere anche una nuova cultura sociale della pena.

Obiettivi

  1. Revisione degli attuali ordinamenti professionali e delle relative funzioni nel vigente Sistema di esecuzione penale
     
  2. Revisione del modello formazione
     
  3. Rielaborazione di un modello organizzativo e gestionale che sia espressione di tali scelte, orientate verso la massima espansione della pena “socialmente utile”
     
  4. Costruzione di un modello di Comunità penitenziaria che sappia restituire valore all’autodeterminazione delle persone nell’ambito di una nuova dimensione di Spazio e di Tempo legittimamente fruibile dalle persone in esecuzione penale e da tutti gli attori del sistema.
     

Versione integrale della relazione