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Relazione sulla performance 2014 - Ministero della giustizia

aggiornamento: 17 novembre 2015

Documento elaborato dalla dott.ssa Simona Rossi, Referente della performance del Ministero della giustizia

Testo approvato con d.m. 17 novembre 2015

Indice

  1. Presentazione della Relazione

  2. Sintesi delle informazioni di interesse per i cittadini e gli altri stakeholder esterni
    1. Il contesto esterno di riferimento
    2. L’amministrazione
    3. I risultati raggiunti
    4. Le criticità e le opportunità
       
  3. Obiettivi: risultati raggiunti e scostamenti
    1. Albero della Performance
    2. Obiettivi strategici
    3. Obiettivi e piani operativi
    4. Obiettivi individuali
       
  4. Risorse, efficienza ed economicità
     
  5. Pari opportunità e bilancio di genere
     
  6. Il processo di redazione della Relazione sulla Performance
    1. Fasi, soggetti tempi e responsabilità
    2. Punti di forza e debolezza del ciclo della Performance

 

1. Presentazione della Relazione

La Relazione sulla Performance delle Pubbliche Amministrazioni rappresenta l’ultimo passaggio del cd. “ciclo di gestione della Performance”, che l’art. 4 del D.Lgs. n. 150/2009 disciplina nei seguenti termini:

  1. definizione e assegnazione degli obiettivi che si intendono raggiungere, dei valori attesi di     risultato e dei rispettivi indicatori;
  2. collegamento tra gli obiettivi e l'allocazione delle risorse;
  3. monitoraggio in corso di esercizio e attivazione di eventuali interventi correttivi;
  4. misurazione e valutazione della performance, organizzativa e individuale;
  5. utilizzo dei sistemi premianti, secondo criteri di valorizzazione del merito;
  6. rendicontazione dei risultati agli organi di indirizzo politico-amministrativo, ai vertici delle amministrazioni, nonché ai competenti organi esterni, ai cittadini, ai soggetti interessati, agli utenti e ai destinatari dei servizi.

La legge pertanto prevede, all’art. 10 comma 1 lett. b) del citato decreto, che la Relazione sulla Performance evidenzi a consuntivo i risultati organizzativi ed individuali raggiunti dall’Amministrazione nel corso dell’anno precedente, con rilevazione degli eventuali scostamenti registrati nel corso dell’anno.

In tale ottica, la Relazione costituisce il principale momento di verifica circa il raggiungimento degli obiettivi fissati nella Direttiva annuale del Ministro, nel Piano della Performance e negli altri documenti di indirizzo politico e di programmazione strategica.
Ai sensi dell’art. 27 comma 2 del Decreto, la Relazione deve anche documentare - al fine dell’erogazione dei premi di efficienza ivi menzionati – gli eventuali risparmi derivanti dai processi di ristrutturazione, riorganizzazione e innovazione portati a compimento in seno all’Amministrazione, e contenere infine il bilancio degli interventi in materia di pari opportunità (cd. “bilancio di genere”) condotti dalla stessa.

Ciò premesso, il presente documento si propone lo scopo di fornire, secondo quanto stabilito dalla legge ed in adesione alle linee guida Civit di cui alla delibera n.5/12, i dati e le informazioni più rilevanti per portatori di interessi (stakeholders) interni ed esterni, specializzati o meno, istituzionali o privati, relativamente all’attività strategica  realizzata dagli organismi amministrativi del Dicastero nell’anno 2014, in attuazione di quanto previsto dalla Direttiva annuale per l’anno 2014 del Ministro Cancellieri emanata in data 30 dicembre 2013, contenuta nel Piano della Performance 2014-2016 approvato con D.M. del 10 giugno 2014 e sarà accompagnato da allegati che conterranno le informazioni di maggior dettaglio.

Pur se il presente documento rappresenta la ricognizione dell’attività svolta dai centro di spesa relativamente all’anno 2014, non si potrà in questa sede non fare cenno ai profondi processi riformatori che sono stati avviati proprio nel corso dell’anno 2014 e che hanno trovato compimento, con particolare riguardo al profilo organizzativo, con l’emanazione, in data 15 giugno 2015, del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.84 avente ad oggetto il nuovo regolamento di organizzazione del Ministero della Giustizia, di cui sono in corso di elaborazione i decreti ministeriali attuativi.

Il riassetto organizzativo avrà rilevanti conseguenze non soltanto sulla struttura stessa dell’amministrazione, ma, per quanto qui di interesse, sulla stessa logica che sovrintende la performance  organizzativa, essendo chiamati i centri di amministrazione attiva a porre in essere azioni dirette all'innalzamento dei livelli di efficienza, economicità e qualificazione della governance del sistema giudiziario ed amministrativo ed ad affermare sia a livello centrale che periferico il principio di buona amministrazione, nonché gli obiettivi di semplificazione e trasparenza delle procedure e di ottimizzazione della produttività e dell'efficienza, prediligendo modelli di organizzazione che consentano di erogare servizi migliori con minori risorse, come da ultimo ribadito dal sig. Ministro nell’Atto di indirizzo politico per l’anno 2016.

Quanto alla struttura della Relazione, essa è stata elaborata nel rispetto delle linee guida elaborate dalla CIVIT nella delibera n. 5/2012, al fine di assicurarne l’uniformità con gli analoghi documenti che saranno elaborati dalle altre Amministrazioni centrali.

 

2. Sintesi delle informazioni di interesse per i cittadini e gli altri stakeholder esterni

2.1 Il contesto esterno di riferimento

 Le competenze del Ministero della Giustizia attengono primariamente alle posizioni, agli interessi ed alle aspettative di chiunque sia portatore di interessi tutelabili innanzi ad una Autorità Giudiziaria.

Di conseguenza, il contesto esterno in cui questa Amministrazione opera è quanto mai vasto, essendo costituito da organi costituzionali o di rilievo costituzionale (come il Parlamento, la Presidenza della Repubblica, la Corte Costituzionale ed il Consiglio Superiore della Magistratura), da organi di controllo (Ragioneria Generale dello Stato, Corte dei Conti), dagli organi giudiziari (Corte di Cassazione, Corti di Appello e Tribunali ordinari, Procure Generali e Procure della Repubblica, Tribunali Amministrativi Regionali e Consiglio di Stato), dalle amministrazioni centrali degli altri Ministeri, dall’Università, dai professionisti (avvocati, consulenti, notai), dalle rappresentanze sindacali ed, in definitiva, dalla generalità dei cittadini.

2.2 L’amministrazione

L’art. 110 della Costituzione affida al Ministro della Giustizia l’organizzazione ed il funzionamento dei servizi relativi alla Giustizia.

Il Ministero dunque si occupa dell’organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi occorrenti all’esercizio dell’attività giudiziaria, ed ha funzioni amministrative strettamente connesse alle funzioni giurisdizionali, sia nel campo civile che penale.
Cura, inoltre, la gestione degli archivi notarili, la vigilanza sugli ordini e collegi professionali, l’amministrazione del casellario, la cooperazione internazionale in materia civile e penale, l’istruttoria delle domande di grazia da proporre al Presidente della Repubblica.

Nel settore penitenziario, poi, il Ministero della Giustizia svolge compiti di attuazione della politica dell’ordine e della sicurezza negli istituti e servizi penitenziari e nel trattamento dei detenuti, nonché di amministrazione del personale penitenziario e di gestione dei supporti tecnici necessari.

Il Ministero ha inoltre competenza in materia di minori e di gestione del personale e dei beni relativi al settore della giustizia minorile.
Per l’esercizio delle suddette competenze, il Ministero è composto da quattro Dipartimenti, oltre agli uffici che supportano l’attività di indirizzo politico del Ministro. Nel Ministero della Giustizia è anche inserita l’amministrazione degli archivi notarili.

Nell’anno 2014 la struttura ministeriale era la seguente:

Il Dipartimento dell'organizzazione giudiziaria, del personale e dei servizi, con funzioni e compiti inerenti all'organizzazione ed ai servizi della giustizia, tra cui la gestione amministrativa del personale amministrativo, dei mezzi e degli strumenti anche informativi necessari all’esercizio della funzione giudiziaria, le attività attribuite dalla Legge alle competenze del Ministro in ordine alla carriera dei magistrati, lo studio e la proposta di interventi normativi nel settore di competenza.

Il Dipartimento per gli affari di giustizia, con funzioni e compiti inerenti alla gestione amministrativa dell'attività giudiziaria in ambito civile e penale, l’attività preliminare all'esercizio da parte del Ministro delle sue competenze in materia processuale, la gestione del casellario giudiziale, la cooperazione internazionale in materia civile e penale, lo studio e la proposta di interventi normativi nel settore di competenza.

Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, deputato all’attuazione della politica dell'ordine e della sicurezza negli istituti e servizi penitenziari e del trattamento dei detenuti e degli internati, nonché dei condannati ed internati ammessi a fruire delle misure alternative alla detenzione; alla cura del coordinamento tecnico operativo, la direzione ed amministrazione del personale e dei collaboratori esterni dell'Amministrazione, nonché della direzione e gestione dei supporti tecnici per le esigenze generali del Dipartimento.

Il Dipartimento per la giustizia minorile (attualmente, dopo il regolamento di riorganizzazione, Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità), con il compito di assicurare l’esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria minorile, garantendo la certezza della pena, la tutela dei diritti soggettivi dei minori e la promozione dei processi evolutivi adolescenziali in atto e delle finalità di reinserimento sociale e lavorativo dei minori entrati nel circuito giudiziario penale.

Infine, l’Ufficio Centrale degli Archivi Notarili, con compiti organizzativi e di direzione amministrativa degli uffici periferici, ossia degli archivi notarili distrettuali e sussidiari e degli ispettorati circoscrizionali.

Come accennato, con  D.P.C.M. n.84 del 15 giugno 2015 ha visto la luce il nuovo regolamento di organizzazione del Ministero della Giustizia, con l’intento  primario di rendere effettiva la necessaria e non più procrastinabile riorganizzazione degli uffici ministeriali e delle relative dotazioni organiche di personale dirigenziale e non dirigenziale, allo scopo di rendere la sua struttura compatibile con le prescrizioni in materia di riduzione della spesa pubblica succedutesi dal 2006 ad oggi e di avviare un processo di unificazione e razionalizzazione della gestione dei beni e dei servizi serventi tutte le articolazioni ministeriali, in un'ottica di maggiore efficienza complessiva e di complessivo risparmio, favorendo nel contempo l'integrazione operativa tra le diverse articolazioni, sia a livello centrale che periferico.

La concreta attuazione del nuovo regolamento di organizzazione avrà inevitabili conseguenze non soltanto sugli assetti strutturali e funzionali dei Dipartimenti, come di seguito si dirà, ma anche sulle stesse strategie operative, che, necessariamente, dovranno essere rimodulate ed aggiornate in corso d'opera, secondo criteri generali di efficace coordinamento dell'azione dei centri di amministrazione attiva individuati come essenziali all'esercizio delle prerogative istituzionali del Ministero, ciò con particolare riferimento alla riduzione dei costi e delle posizioni dirigenziali.

Relativamente alla struttura organizzativa, la prima novità è rappresentata dalla nascita del nuovo Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità che, tra le sue attribuzioni, oltre a quelle in precedenza detenute in materia minorile, vede l’esecuzione penale esterna e la messa alla prova, sia dei minori che degli adulti.

In secondo luogo, si sta lavorando ad una più efficace riallocazione delle funzioni amministrative ed ad una semplificazione delle procedure, riducendo gli uffici dirigenziali e le dotazioni organiche, allo scopo di garantire una maggiore efficienza del sistema, eliminando duplicazioni di funzioni omogenee tra Dipartimenti e procedendo ad una corretta riallocazione del personale, secondo le effettive esigenze dell’amministrazione.

In tale ottica, va collocata la previsione di un’unica Direzione generale degli affari giuridici e legali istituita presso il Dipartimento per gli affari di giustizia che si occuperà, in via esclusiva, di tutto il contenzioso (ad eccezione del contenzioso relativo ai magistrati),  nel quale è interessato il Ministero e, nella stessa prospettiva, nell’ambito del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, della nuova Direzione generale delle risorse materiali e delle tecnologie, che avrà il compito di procedere alla determinazione dei fabbisogni dei beni e servizi dell’amministrazione centrale e degli uffici periferici e di procedere ai relativi acquisti, così consentendo non soltanto di realizzare un considerevole risparmio di risorse, ma anche di valorizzare le professionalità presenti, incentivandone la produttività ed il benessere.

Proprio per assicurare il necessario coordinamento delle iniziative funzionali con un impiego il più razionale possibile delle risorse disponibili ai fini dell’organizzazione del sistema giustizia, anche per il tramite della programmazione europea e nazionale dei fondi comunitari,  ed essendo chiamato il Ministero, quale Organismo Intermedio di Gestione, allo svolgimento di compiti di impulso, attuazione, controllo e rendicontazione dei progetti finanziati dall’UE, nel nuovo assetto organizzativo del Ministero è stata poi prevista l’istituzione di una struttura temporanea di livello dirigenziale, che opererà nell’ambito delle funzioni di programmazione, indirizzo e controllo della Conferenza dei Capi Dipartimento, organo quest’ultimo di nuova istituzione (art.1, co.6, DPCM 84/15), pensato proprio con la funzione di programmare, indirizzare e controllare le attività delle singole articolazioni dipartimentali.

In ambito strettamente organizzativo, come già enunciato dal sig. Ministro nell’Atto di indirizzo politico sia per l’anno 2015 che per l’anno 2016, sia nel Piano della Performance 2015-2017, l’obiettivo è rendere più efficace il ciclo di pianificazione, controllo e valutazione, per rendere coerente sia la fase di progettazione che la fase di realizzazione con gli indirizzi politici e gli obiettivi strategici dell'Amministrazione, finalizzando l'azione di tutti gli uffici su obiettivi operativi, concreti e misurabili, proseguendo negli interventi di sviluppo di moderni ed adeguati sistemi di misurazione e valutazione della performance, sia organizzativa che individuale, affinando i meccanismi di controllo dei risultati secondo criteri di effettività sottratti a rappresentazioni formalistiche, uniformando tra le varie articolazioni ministeriali i sistemi di progettazione, pianificazione e di misurazione dell'attività amministrativa, privilegiando la fissazione di obiettivi specifici e, quindi, concretamente misurabili e verificabili, assicurando il massimo coordinamento tra i documenti di individuazione degli obiettivi strategici ed i dati ricavabili dalla contabilità economico-analitica per centri di responsabilità.  

2.3 I risultati raggiunti

Sono di seguito sintetizzati- rinviando per il dettagli degli obiettivi raggiunti dalle singole articolazioni ministeriali alle successive sezioni del documento e agli allegati trasmessi dai Dipartimenti - i risultati ottenuti dall’amministrazione della giustizia nell’anno 2014.

Relativamente all’attività strettamente giurisdizionale, le misure normative ed organizzative adottate hanno consentito il raggiungimento di importanti risultati in tema di arretrato.

Il 2014 ha fatto registrare un nuovo minimo delle pendenze nazionali di affari civili che si sono attestate a quota 4,8 milioni, ossia ben 260 mila cause in meno rispetto al 2013.

Tenendo poi conto che oltre 300 mila affari in lavorazione nei nostri tribunali sono di competenza del giudice tutelare e rappresentano quindi fascicoli che non hanno una scadenza che dipende dal lavoro del giudice ma possono durare per tutta l’esistenza in vita del soggetto tutelato, la reale pendenza di contenzioso e di altri affari civili si attesta sotto quota 4,5 milioni.

Dal momento che la produttività del sistema giudiziario è sostanzialmente costante intorno ai 4,5 milioni di definizioni annue, ne deriva che la diminuzione delle pendenze è dovuta alla significativa riduzione delle cause in ingresso (circa 4,2 milioni nel 2014).  I primi dati del 2015 confermano la tendenza alla riduzione delle iscrizioni di nuove cause il che fa ben sperare per una ulteriore diminuzione delle pendenze che potrebbe raggiungere quota 4,2-4,3 milioni a fine 2015, e addirittura quota 4 milioni a fine 2016 al netto dell’attività del giudice tutelare e a parità di altre condizioni, prima fra tutte la produttività degli uffici giudiziari.

Positivo corollario della riduzione delle iscrizioni e delle pendenze sarà il contenimento dei tempi di durata delle cause civili per i quali si attende, a partire dal 2015 e nel 2016, una inversione di tendenza rispetto agli anni passati.

E’ un dato, quest’ultimo, di particolare rilievo, costituendo l’arretrato civile una zavorra enorme per la ripresa economica del Paese e la cui persistenza (e aumento) è in grado di determinare seri pregiudizi economici per il profilo degli indennizzi ex lege Pinto (legge n. 89/2001), oggi attestati ad un debito dello Stato di oltre 400 milioni di euro.

Tali risultati costituiscono i primi frutti dei numerosi interventi posti in essere per fronteggiare l’arretrato, sia sotto il profilo della deflazione delle cause in entrata, sia riducendo i tempi di definizione.

Sotto il primo aspetto, con il d.l. 24 giugno 2014, convertito in legge 11 agosto 2014, n.111, sono state introdotte forme alternative di risoluzione delle controversie, in primo luogo attraverso il ricorso all’istituto della negoziazione assistita complementare e non alternativa alla già avviata mediazione, istituto che, nuovamente reso obbligatorio, sta producendo effetti deflattivi significativi. Sempre in un’ottica di degiurisdizionalizzazione è stato previsto poi un ampliamento dell’istituto dell’arbitrato, esteso quindi anche alle cause civili pendenti, sia in primo grado che in grado di appello.  Con tali interventi si è voluto perseguire il duplice intento di introdurre un percorso deflattivo che possa concretamente incidere sull'arretrato civile e di contribuire ad innescare una cultura del componimento della lite che sia gestita anche con strumenti diversi dal ricorso all'autorità giudiziaria.

E’ attualmente all’esame del Parlamento un progetto di legge che prevede di realizzare un Tribunale in materia di diritto di famiglia e diritti fondamentali delle persone, sulla falsariga di quello che è stato fatto, nel settore della concorrenza e dei marchi, introducendo il Tribunale delle imprese, i cui dati statistici sono stati incoraggianti,  con oltre il 90% degli affari pervenuti nell’anno 2013 giunti a definizione ed oltre il 73% degli affari pervenuti nell’anno 2014 definiti entro l’anno.

Anche sul fronte della giustizia penale sul piano sostanziale molteplici sono stati gli interventi legislativi.  Relativamente all'impegno per il contrasto della corruzione e della criminalità economica, si pongono, nel periodo in esame, all’attenzione la legge n. 186 del 15 dicembre 2014 che ha introdotto nel sistema penale il delitto di auto riciclaggio ed il decreto legislativo n. 153 del 13 ottobre 2014 che ha introdotto “Ulteriori disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, recante Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, nonché nuove disposizioni in materia di documentazione antimafia, a norma degli articoli 1 e 2 della legge 13 agosto 2010, n. 136, intervenendo in materia di controlli amministrativi su appalti, concessioni, erogazioni e finanziamenti pubblici anzitutto rendendo più snella la procedura. In fase di avanzato esame parlamentare è poi il disegno di legge in materia di gravame, che si è avvalso del contributo della Commissione di studio istituita presso l’Ufficio Legislativo del Ministero, presieduta dal Presidente della Corte d’Appello di Milano, Giovanni Canzio.

Nel corso del 2014 si è poi perseguito l’obiettivo di completare la diffusione dei servizi telematici in tutti gli Uffici giudiziari di 1° e 2° grado, consolidando l’infrastruttura ed, in particolare, rafforzandone il sistema, in considerazione di quanto previsto  dal legislatore, con il D.L. 179/2012 e succ. modif., che  ha introdotto l’obbligo, per gli avvocati, del deposito dei ricorsi per decreto ingiuntivo e delle memorie endoprocessuali e, per i giudici, del deposito dei decreti ingiuntivi.

Proprio il 30 giugno 2014 è divenuto obbligatorio, per tutte le cause civili di nuova iscrizione (per la fase endoprocedimentale), il processo civile telematico, obbligatorietà poi estesa a far data dal 30 giugno 2015 anche ai procedimenti dinnanzi alla Corte d’appello.

L’attività di dispiegamento dei servizi del Processo Civile Telematico è stata completata in tutti gli uffici di Tribunale e Corte di Appello e i servizi resi disponibili all’utenza esterna abilitata. I dati quantitativi rilevati dai sistemi denotano un cambiamento culturale notevole nell’approccio ai sistemi informatici da parte di magistrati e professionisti, con una rilevante  produzione di documenti nativi digitali, che ammonta ormai ad oltre 1 milione all’anno per i giudici e a quasi un milione per i professionisti.

Nell’ultimo triennio con la riforma della “Geografia giudiziaria”, è stata poi realizzata una profonda revisione dell’assetto delle circoscrizioni giudiziarie, modificando la distribuzione degli uffici di primo grado sul territorio.

Per effetto della riforma gli uffici di primo grado sono passati da 1.398 a 456, consentendo il recupero di ben 2.265 unità del personale di magistratura togata ed onoraria e 7011 unità di personale amministrativo, (dati del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria al 31/12/2014).

Nell’anno 2014 si è in particolar modo provveduto alla razionalizzazione delle sedi e dei territori degli uffici del giudice di pace determinando la soppressione di 666 degli 846 (di cui 4 sedi distaccate) uffici del giudice di pace esistenti e il mantenimento con oneri a totale carico dell’Amministrazione di 180 uffici, la cui competenza territoriale è stata ridefinita in coerenza con le determinazioni assunte per i tribunali con il d.lgs. 155/2012.

Per consentire l’effettivo passaggio al nuovo assetto gestionale degli uffici mantenuti, è stato attivato un monitoraggio delle criticità emerse nella fase di avvio, al cui esito verranno assunte le opportune determinazioni.

Relativamente al sistema penitenziario, la grave emergenza penitenziaria culminata con la cd sentenza Torreggiani ed altri c. Italia pronunciata l’8 gennaio 2013 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo - che sanzionava la violazione dell’art. 3 della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” a causa del persistente sovraffollamento degli istituti detentivi e di molteplici criticità strutturali - ha accelerato il processo di revisione del sistema detentivo italiano, ciò che ha permesso  nel 2014 il superamento della situazione di grave emergenza, con la riconduzione delle carceri italiane ad uno standard adeguato al rispetto della dignità umana.

Con il decreto legge 26 giugno 2014, n. 92 così come convertito, con modificazioni, in legge 11 agosto 2014, n. 117 con cui, ai sensi del comma I dell’articolo 1, è stato introdotto nell’ordinamento penitenziario  l’«Articolo 35-ter (Rimedi risarcitori conseguenti alla violazione dell'articolo 3 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali nei confronti di soggetti detenuti o internati), di cui si parlerà nel dettaglio nella sezione dedicata all’amministrazione penitenziaria.
Il Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa ha valutato positivamente gli interventi del Governo adottati quali rimedi alla situazione sanzionata dalla Corte EDU, invitando lo Stato italiano a concludere entro il primo dicembre 2015, il percorso avviato per l’adozione di misure necessarie per “riparare le violazioni in atto con rimedi preventivi e (…) attribuire un ristoro a chi abbia subito tali violazioni con rimedi compensativi”.

Il D. L.78/2013 convertito  nella L. 94/2013 e il D.L. 146/2013, convertito nella  L.10/2014 hanno poi consentito di ottenere un decisivo aumento dei flussi in uscita e la contrazione di quelli in entrata attraverso l’adozione di una serie di misure deflative sulla popolazione ristretta per sopperire alla carenza degli spazi detentivi.

Tale complessiva azione ha consentito di pervenire ad una sensibile diminuzione della popolazione detenuta, che è passata da 62.536 unità alla data del 31.12.2013 ai 53.623 ristretti al 31.12.2014 (dati dell’amministrazione penitenziaria pubblicati sul sito online dell’Amministrazione). 

Contemporaneamente si sono rafforzati gli strumenti di tutela dei diritti delle persone detenute attraverso l’istituzione del Garante Nazionale dei diritti delle persone detenute o comunque private della libertà personale e la previsione di un nuovo procedimento giurisdizionale davanti al magistrato di sorveglianza – finalizzato a garantire ai detenuti e internati la tutela dei loro diritti – e sono state introdotte norme dirette a semplificare la trattazione di alcune materie di competenza della magistratura di sorveglianza.
Le funzioni del Commissario straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie – cd. Piano carceri, in essere dal 2008 - sono cessate al 31 luglio 2014, in anticipo rispetto all’originaria scadenza fissata al 31 dicembre 2014. L’art.6-bis della legge 117/2014 ha previsto che con un decreto di natura non regolamentare adottato dal Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, fossero definite le misure necessarie per assicurare la continuità e il raccordo delle attività già svolte.

Sul piano più prettamente progettuale, come previsto dalla legge, l’emanazione della Direttiva annuale del Ministro per l’anno 2014 è stata seguita dalle Direttive dei Capi Dipartimento e dai Progetti dei Direttori Generali, secondo lo schema logico denominato “albero della Performance” più avanti descritto.

Per i dettagli dei risultati, si rinvia ai documenti allegati alla presente Relazione.

2.4 Le criticità e le opportunità

Nell’ambito della gestione del ciclo della performance, una prima criticità è determinata dall’assenza di un unico sistema informatico di raccolta delle informazioni attinenti al controllo di gestione, così che non è semplice dare continuità al monitoraggio sullo stato di avanzamento dei progetti (workflow) e verificare tempestivamente scostamenti, ritardi e difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi.

Una seconda criticità concerne l’esigenza di coordinamento tra il processo di pianificazione strategica ed operativa e quello di programmazione economico-finanziaria su cui la Civit, organo di controllo del ciclo della performance (qualità ora rivestita dal Dipartimento di Funzione Pubblica della Presidenza del Consiglio dei Ministri) ha spesso richiamato l’attenzione, allo scopo, del tutto condivisibile – nonché esplicitamente richiamato dall’art.4, co.1-5 del dlgs.150/09-, di ricercare la massima coerenza tra il ciclo di gestione della performance ed il ciclo della programmazione finanziaria e di bilancio e la piena sovrapponibilità tra obiettivi ed indicatori indicati nel Piano della Performance a quelli contenuti nel piano degli indicatori e risultati attesi di bilancio di cui all’art.19, dlgs.91/11, che, come è noto, corrisponde per le amministrazioni centrali dello Stato alle Note integrative di bilancio di cui all’artt.21, co.11, lett.a), della Legge 31 dicembre 2009, n.196.

La ragione principale del disallineamento tra i due cicli di programmazione è legata al mancato coordinamento della loro scansione temporale: le Note integrative, ai sensi dell’art.21 l.196/09, vanno allegate al disegno di legge di legge di bilancio e di previsione da approvarsi entro il 31 dicembre, mentre la direttiva annuale del Ministro- che costituisce il documento base della programmazione strategica ed operativa -  ai sensi del combinato disposto degli artt.8 dlgs.286/99 e 14 dlgs. 165/01 - va emanata entro 10 giorni dalla pubblicazione della legge di bilancio, ossia in un momento successivo all’emanazione del documento di programmazione finanziaria.

Per esigenze di semplificazione particolarmente avvertite dalle varie articolazioni ministeriali – spesso non nelle condizioni di elaborare dati ed obiettivi nei tempi predeterminati del ciclo- in passato si è ritenuto di interpretare il termine di 10 giorni dall’approvazione della legge di bilancio non come termine finale, ma come termine tout court sia per la definizione delle priorità politiche che per l’enucleazione degli obiettivi generali dell’amministrazione.

Proprio per porre rimedio al disallineamento tra i due cicli di programmazione e al fine di garantire la massima corrispondenza tra i dati ricavabili dalla contabilità economico-analitica e gli obiettivi indicati nel documento di programmazione strategica, si è quindi deciso di anticipare l’avvio del ciclo di gestione della performance, di delineare, cioè, le priorità politiche antecedentemente all’elaborazione delle Note integrative.

In data 5 settembre 2014 il sig. Ministro - prima del termine fissato dalla Ragioneria di Stato per la predisposizione delle Note integrative-  ha emanato l’Atto di indirizzo politico – istituzionale per l’anno 2015, che si è posto come atto propedeutico per i documenti successivi del ciclo della performance (Piano, Direttiva, Relazione), enucleando le priorità politiche  entro le quali sono stati poi elaborati dai Dipartimenti gli elementi conoscitivi per la predisposizione delle Note integrative.

In data 11 marzo 2015 il sig. Ministro ha quindi emanato la Direttiva generale per l’attività amministrativa e la gestione per l’anno 2015, con cui, sulla scorta delle Note integrative al Bilancio e le proposte dei Centri di Responsabilità, sono stati definiti gli obiettivi strategici, alla cui puntuale enucleazione è chiamato, su orizzonte triennale, il presente Piano della Performance 2015-2017, ai sensi del richiamato comma 4 dell’art.10 del dlgs.150/09.

La piena coerenza dei documenti di pianificazione strategica con la programmazione economica finanziaria generale è stata quindi virtuosamente attuata per l’anno in corso e per il triennio 2015-2017.

In data 21 settembre 2015, poi, il sig. Ministro ha emanato l’Atto di indirizzo per l’anno 2016, così avviando il nuovo ciclo della performance.

Una terza criticità è rappresentata dalla frammentazione degli obiettivi strategici e operativi in innumerevoli progetti, ciò che ha comportato in passato una scarsa intelligibilità del documento da parte degli stakeholders,  aggiunta ad una concreta difficoltà nel raccordare tutti i progetti alle priorità politiche stabilite dal Ministro ad inizio anno e gestire l’attività di monitoraggio.

Proprio per ovviare a tale inconveniente, nel Piano della Performance 2014-2016 si è deciso, così come avvenuto per il Piano precedente, di espungere le schede degli obiettivi operativi assegnati dai dirigenti di seconda fascia alle strutture organizzative dagli stessi guidate, così restituendo al Piano la funzione di documento generale che gli è propria ed in tal modo anche accogliendo la raccomandazione CIVIT in tema di semplificazione di cui alla delibera 6/13, senza che tale esclusione determini sostanziali ricadute sui meccanismi di controllo, nella considerazione che i detti obiettivi, pur non allegati al documento ne hanno comunque costituito parte integrante – dal momento che i risultati ottenuti dal loro perseguimento hanno contribuito a determinare quelli di ciascun Dipartimento- e sono stati resi conoscibili tramite pubblicazione dei relativi dati.

Come in precedenza accennato e ribadito nuovamente dal sig. Ministro nell’Atto di indirizzo per l’anno 2016 – ed, in precedenza, nella Direttiva annuale per l’anno 2015 e nel Piano della Performance 2015-2017- si sta lavorando al perfezionamento il sistema di misurazione e valutazione della performance individuale ed organizzativa, alo scopo di affinare i meccanismi di controllo interno e di valutazione del personale e dei dirigenti, tramite obiettivi specifici, chiari e “misurabili”, trattandosi, in tutta evidenza, di una condizione essenziale per una valutazione attendibile, in sede di controllo,  della rispondenza dei risultati agli obiettivi organizzativi, offrendo la possibilità di riconoscere meriti e demeriti e di individuare eventuali responsabilità.

Su queste basi ci si attende un sensibile miglioramento dei sistemi di elaborazione degli obiettivi e dei meccanismi di controllo e verifica dell’andamento della performance di tutti i settori dell’amministrazione.

Al riguardo non si può, peraltro, soggiacere che l’inadeguatezza di alcuni indicatori e dei target adottati nella definizione degli obiettivi strategici è dovuta, per lo più, alla peculiarità delle funzioni svolte da questo Dicastero, che spesso eroga servizi di difficile misurazione con i criteri di performance di cui alla normativa di riferimento.

Un’altra difficoltà riguarda l’attuazione della pianificazione negli uffici giudiziari privi di dirigente amministrativo; anche per l’anno 2014 in tali uffici i compiti di pianificazione sono stati affidati al Capo dell’ufficio giudiziario, il quale ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs 240/2006 condivide con il dirigente amministrativo la responsabilità dell’intera attività di programmazione dell’ufficio. Su questo stesso versante, va segnalata anche la sovrapposizione normativa in materia di pianificazione, che attualmente impone agli uffici dell’amministrazione giudiziaria diversi adempimenti di programmazione: la definizione e assegnazione degli obiettivi che si intendono raggiungere, disciplinato dal D.lgs. 150/2009, la redazione del Programma delle attività annuali, disciplinato dal suddetto art. 4 del D.lgs. 240/2006, la redazione delle schede progetto da parte dei dirigenti di seconda fascia ai sensi del D.lgs. 286/1999. Tale sovrapposizione impone quindi a tutti gli uffici una duplicazione di oneri, scadenze e adempimenti che provoca disallineamenti e difformità nei diversi documenti di programmazione.

Quanto alle opportunità, nell’anno 2014 sono state apportati miglioramenti al ciclo di gestione della performance.

Oltre ad una maggiore leggibilità del Piano della Performance  attraverso l’espunzione degli obiettivi dati dai dirigenti di seconda fascia al personale,  si è assistito all’accresciuta specializzazione delle figure professionali deputate al controllo di gestione, che innegabilmente presenta molte difficoltà ed un tasso di innovazione non comune nella gestione dei processi burocratici di competenza del Ministero, nonché al progressivo perfezionamento della pianificazione degli obiettivi in senso sistemico, la maggiore efficienza nell’allocazione delle risorse umane e strumentali entro la pianificazione, la più attenta razionalizzazione organizzativa, il consolidamento delle possibilità di correlazione tra obiettivi strategici-operativi.

Da ultimo, si attende a breve l’adozione  di una nuova piattaforma informatica per la misurazione e valutazione della performance, che non soltanto consentirà di conoscere e verificare con maggior precisione e tempestività i risultati di performance raggiunti dall’amministrazione, ma anche di controllare le attività ed i prodotti realizzati dalla singola unità di personale presente presso ogni ufficio dirigenziale di seconda fascia, da collegare poi con gli altri sistemi informativi in dotazione agli uffici ministeriali.

Nell’ottica di una revisione del sistema di misurazione e valutazione della performance, si potrebbe infine ipotizzare l’elaborazione di un unico documento di programmazione strategica, redatto secondo disposizioni univoche, atto a rispondere a tutti gli adempimenti richiesti e, nello stesso tempo, ad esporre i contenuti in modo omogeneo.
 

3. Obiettivi: risultati raggiunti e scostamenti   

3.1 Albero della Performance

 
Nel sistema delineato dal D.Lgs 296/1999 (recante “Riordino e potenziamento dei meccanismi e strumenti di monitoraggio e valutazione dei costi, dei rendimenti e dei risultati dell’attività svolta dalle amministrazioni pubbliche”) e dal citato D.Lgs 150/2009, la misurazione e valutazione della performance presuppongono strutturati sistemi di controllo che garantiscano - a qualsiasi livello decisionale - un efficace ritorno informativo per la gestione e la valutazione del funzionamento della macchina amministrativa.

Possono così individuarsi quattro livelli di controllo: due nell’ambito del controllo strategico e due nell’ambito del controllo di gestione.

Il controllo strategico di primo livello si attiva con l’emanazione, da parte del Presidente del Consiglio dei Ministri, della Direttiva annuale per la programmazione strategica e la predisposizione delle direttive generali dei Ministeri, e si completa con le conseguenti attività di monitoraggio.

Il controllo strategico di secondo livello si attiva con l’individuazione, da parte del Ministro, delle priorità politiche che devono essere perseguite nell’anno di riferimento per la programmazione e la definizione degli obiettivi delle unità dirigenziali di primo livello (Dipartimenti), in coerenza con il quadro programmatico generale del Governo e con il sistema gerarchico e di distribuzione delle competenze in seno al Ministero, a cui seguirà il Piano della Performance con valenza triennale, contenente la Direttiva annuale del Ministro con l’individuazione, sulla scorta delle priorità politiche, degli obiettivi strategici. Anche in questo caso, il controllo si completa con l’attività di monitoraggio dei risultati.

Il controllo di gestione di primo livello prende avvio con l’emanazione, da parte dei Capi Dipartimento, della Direttiva annuale per la programmazione e la definizione degli obiettivi delle unità dirigenziali di secondo livello, rispondente, in diverso contesto, ai requisiti di coerenza esterna ed interna sopra ricordati. I Capi Dipartimento fanno propri gli obiettivi contenuti nella Direttiva del Ministro, aggiungono gli ulteriori obiettivi del Dipartimento -di norma riguardanti le attività connesse ai compiti istituzionali- e definiscono, in fase di controllo di gestione di 1° livello, gli obiettivi dei Direttori Generali, traducendo le priorità politiche in obiettivi strategici.

Infine, il controllo di gestione di secondo livello si attiva a seguito dell’emanazione del decreto di assegnazione degli obiettivi da parte dei Direttori Generali, che, come gli analoghi documenti delle fasi precedenti, risponde su scala più ridotta ai requisiti di coerenza esterna ed interna. Compito dei Direttori Generali è dunque quello di individuare, secondo un meccanismo “a cascata”, gli obiettivi operativi coerenti con gli obiettivi strategici assegnati dai Capi Dipartimento, assegnandone il perseguimento alle singole strutture ministeriali.

Infine, gli obiettivi operativi vengono tradotti dai Dirigenti in progetti operativi, che ne identificano i risultati attesi, i soggetti coinvolti, i costi e i tempi previsti per la loro realizzazione.

Ne risulta un sistema di obiettivi e di valutazione dei risultati (quel che appunto si definisce, in sintesi, la “performance” dell’amministrazione) che può rappresentarsi schematicamente come in appresso.

Albero della Performance in cui possono individuarsi quattro livelli di controllo: due nell’ambito del controllo strategico e due nell’ambito del controllo di gestione descritti nel testo che precede questa immagine

3.2 Obiettivi strategici – 3.3 Obiettivi e piani operativi – 3.4 Obiettivi individuali

 Le priorità politiche individuate nella Direttiva annuale del Ministro per l’anno 2014- che, pur se non preceduta formalmente per l’anno 2014 dall’Atto di indirizzo politico, costituiva il documento base per la programmazione e la definizione degli obiettivi delle unità dirigenziali di primo livello, identificando i principali risultati da realizzare, in relazione anche agli indicatori stabiliti dalla documentazione di bilancio per centri di responsabilità- contenuta nel Piano della Performance 2014-2016, erano le seguenti:

  1. Completamento delle disposizioni normative in materia di riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, volta a realizzare risparmi di spesa ed incremento dell’efficienza del sistema;
     
  2. Cooperazione internazionale: assicurare il massimo impegno, anche in vista dell’assunzione della presidenza italiana dell’Unione, nel secondo semestre 2014, per garantire la partecipazione dell’Italia nella trattazione dei negoziati UE ed extra Ue nelle materie della cooperazione giudiziaria e del mutuo riconoscimento dei diritti umani; rafforzamento ed ampliamento dello scambio di informazioni per prevenire e contrastare il terrorismo internazionale e le altre attività criminali trasnazionali; impulso alla predisposizione di strumenti di ratifica delle Convenzioni internazionali già sottoscritte dall’Italia; intensificazione della cooperazione internazionale con le autorità nazionali per monitorare l’effettiva applicazione degli strumenti comunitari esistenti; rafforzamento della cooperazione internazionale per lo scambio reciproco di informazioni per la prevenzione della devianza minorile;
     
  3. Valorizzazione delle risorse umane: razionalizzazione e riorganizzazione nel sistema di  distribuzione del personale, soprattutto in esito alla revisione delle circoscrizioni giudiziarie; ricognizione e rimodulazione dei carichi di lavoro, anche per conseguire l’ottimizzazione dei servizi tramite una maggiore pianificazione del settore organizzativo; intensificazione e modernizzazione delle iniziative di formazione, anche nell’uso di tecnologie che favoriscano la riduzione dei costi; sviluppo della formazione specializzata del personale che opera in ambito penitenziario e di cura dei minori; promozione ed incentivazione delle iniziative volte a promuovere il benessere organizzativo dei dipendenti;
  4. Incremento e diffusione dei progetti di innovazione tecnologica nei procedimenti giudiziari, civili e penali;
  5. Attuazione del sistema unico delle intercettazioni;
  6. Razionalizzazione e revisione delle infrastrutture giudiziarie, penitenziarie, minorili e degli archivi notarili;
  7. Promozione di iniziative tese alla semplificazione del funzionamento di alcuni settori particolarmente delicati (specie in materia di spese di giustizia e di pagamento degli indennizzi per violazione del termine di ragionevole durata del processo, in materia notarile e di ordini professionali);
  8. Attuazione del programma di definizione degli standard di qualità dei servizi resi al cittadino, approntando forme più soddisfacenti di rilevazione dei bisogni degli utenti e del grado di soddisfazione rispetto ai servizi resi;
  9. Applicazione puntuale delle disposizioni in materia di trasparenza ed anticorruzione, al fine di facilitare il rapporto con i cittadini;
  10. Semplificazione degli strumenti di accesso dei cittadini e delle altre amministrazioni pubbliche, implementando inoltre l’utilizzo di presidi tecnologici nei sistemi di certificazione e comunicazione;
  11. Perseguimento di migliori livelli di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa, da conseguirsi soprattutto per il tramite di obiettivi il quanto più possibile chiari, specifici e rilevanti rispetto ai bisogni della collettività, oltre che coerenti con le priorità politiche e, quindi, “misurabili”, così da consentire l’effettiva verifica del loro raggiungimento ed apportare eventuali azioni correttive; finalità da perseguire anche attraverso il completamento dell’infrastruttura tecnologica a supporto dei controlli strategici e di gestione;
  12. Razionalizzazione e tempestiva utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili per ridurre il debito dell’amministrazione nei confronti dei privati, nonché per la riduzione dei tempi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture;
  13. Miglioramento delle condizioni di detenzione per adulti e minori, da conseguirsi anche per il tramite del completamento del piano straordinario di edilizia penitenziaria e degli altri interventi tesi ad attuare una migliore distribuzione degli spazi esistenti;
  14. Implementazione  delle attività trattamentali e di osservazione; diffusione ed incremento delle attività di istruzione, formazione professionale ed avviamento al lavoro all’interno degli istituti penitenziari, avvalendosi, a tal fine, anche della collaborazione degli enti locali e dell’imprenditoria privata; adozione di nuove modalità organizzative per la gestione dell’esecuzione penale esterna;
  15. Impulso all’attuazione di più moderni modelli organizzativi per la differenziazione dei circuiti detentivi;
  16. Revisione del sistema dei Servizi minorili della Giustizia, anche per il tramite  dell’elaborazione di un ordinamento minorile che regoli il trattamento penitenziario dei minorenni, anche in funzione di prevenzione della devianza minorile.  

 

 

Ciò premesso, gli obiettivi strategici dell’amministrazione hanno richiesto l’elaborazione di moltissimi progetti operativi, per la cui disamina, così come per l’indicazione delle risorse impiegate e per lo scostamento tra risultati attesi e raggiunti, si rimanda alle informazioni trasmesse dai singoli Dipartimenti e dall’Ufficio centrale per gli Archivi Notarili ed allegate alla presente Relazione.

In questa sede, invece, verranno invece illustrati sinteticamente i risultati di maggior interesse cui l’amministrazione è pervenuta, suddividendo gli stessi secondo le aree di competenza in cui essa è articolata.

Il Dipartimento per gli affari di giustizia  ha recepito le priorità politiche tracciate dal Ministro per l’anno 2014 relativamente alle funzioni di competenza (segnatamente,  “cooperazione internazionale”; “valorizzazione delle risorse umane”; “promozione di iniziative tese alla semplificazione del funzionamento”; “attuazione del programma di definizione degli standard di qualità dei servizi”; “applicazione puntuale delle disposizioni in materia di trasparenza”; “semplificazione degli strumenti di accesso dei cittadini e delle altre Pubbliche Amministrazioni ai servizi resi dagli uffici”; “perseguimento di migliori livelli di efficienza, efficacia ed economicità dell'azione amministrativa”; “tempestiva utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili per ridurre il debito e riduzione dei tempi di pagamento dell'amministrazione nei confronti dei privati, nonché la riduzione dei tempi di pagamento”), declinandole, secondo un processo a cascata, su tutti i settori amministrativi.

I risultati perseguiti dal Dipartimento- meglio illustrati e precisati nel contributo allegato, ove vi è anche un raffronto tra l’anno 2013 e l’anno 2014- appaiono sostanzialmente corrispondenti alle priorità politiche come delineate nella Direttiva per l’anno 2014 contenuta nel Piano della Performance 2014-2016,  e ciò in considerazione del fatto che esso tratta materie di difficile misurabilità in termini di performance (ad es. la cooperazione giudiziaria), mentre altri settori (es. riduzione del debito) scontano la sussistenza di concause di natura esogena che sfuggono al controllo dell’azione amministrativa e richiedono interventi di diversa natura (normativa od economica).

In estrema sintesi - e rinviando per l’approfondimento alla documentazione allegata- nel periodo in esame  prioritario è stato l'impegno profuso dal Dipartimento per gli affari di giustizia nel settore internazionale. Nell'anno 2014, infatti, oltre alle attività istituzionali di competenza nel settore civile e penale, il Dipartimento per gli affari di giustizia ha collaborato alla predisposizione di tutti gli adempimenti connessi agli impegni derivanti dal semestre di Presidenza italiana del Consiglio dell'Unione europea.
In tale ambito, il Capo del Dipartimento — di concerto con il Capo di Gabinetto e in collaborazione con l'UCAI — ha assicurato il coordinamento delle linee di indirizzo dei tavoli di lavoro ai quali hanno partecipato magistrati e funzionari del Dipartimento ovvero di altre articolazioni ministeriali e degli uffici giudiziari. Accanto alle diverse attività legate allo svolgimento della Presidenza italiana del Consiglio UE, nel corso del 2014 particolarmente intensa è stata l'attività di partecipazione alle riunioni di vari gruppi di lavoro del Consiglio dell'Unione europea nel settore Giustizia e Affari interni, tra cui, a mero titolo esemplificativo, il Comitato CATS per il coordinamento dell'attività svolta dall'Unione europea in materia di cooperazione giudiziaria penale e di polizia; il CDPC, per il coordinamento delle attività del Consiglio d'Europa in materia penale e penitenziaria, il GRECO, che ha lo scopo di assicurare e monitorare l'applicazione della Convenzione del Consiglio d'Europa sulla corruzione nel settore penale.

In materia di estradizione, per far fronte all'aumentato utilizzo di tale strumento, (nonostante parte dell'ambito applicativo venga progressivamente eroso dallo strumento del mandato di arresto europeo per le procedure in ambito UE), è stato parafato un accordo bilaterale aggiuntivo con la Repubblica di Macedonia ed è stata iniziata o proseguita la negoziazione di ulteriori accordi con numerosi altri Stati.

Del pari molto rilevante è stata l’attività profusa dal Dipartimento  relativamente al mandato di arresto europeo – ove  il Ministro svolge il ruolo di Autorità centrale, fornendo assistenza alle autorità giudiziarie, mediante la trasmissione e la ricezione ammnistrativa dei mandati di arresto europei e della corrispondenza ufficiale ad essi relativa, la relativa traduzione da o nella lingua straniera richiesta, lo svolgimento della funzione di "mediatore" nella stipula degli accordi tra le autorità giudiziarie italiane e quelle straniere per la consegna della persona ricercata- notevolmente utilizzato per la sua rapidità:  al 12 novembre 2014 era state aperte dall’inizio dell’anno 1690 procedure, impegnando notevolmente l’amministrazione, così come le procedure di trasferimento dei detenuti che, per il solo anno 2014, sono state aperte nel numero di 468.

Di particolare rilievo è anche l'attività posta in essere nel 2014 in materia di assistenza giudiziaria. Nel corso dell'anno, infatti, sono state aperte circa  3.000 nuove procedure, sia in attivo che in passivo, aventi ad oggetto comunicazioni e notificazioni, o per attività di acquisizione probatoria. Anche in questa materia il Ministro - quale Autorità centrale in materia di assistenza giudiziaria — dispone che si dia corso ad una rogatoria proveniente dall'estero, così come a lui compete provvedere all'inoltro per via diplomatica della rogatoria formulata dall'autorità giudiziaria italiana e destinata all'estero (arti. 723 e ss. c.p.p.).

Si è inoltre conclusa positivamente nel corso del 2014 la valutazione dell'attuazione della Convenzione contro la corruzione UNCAC - Implementation Review Group (IRG), condotta a fine 2013.

Particolare attenzione è stata attribuita alla Rete giudiziaria europea in materia civile e commerciale, con impegno rivolto a fornire contributi per l'elaborazione delle guide pratiche, a predisporre e aggiornare le schede per il portale e¬-justice, a creare, sul sito web del Ministero, una pagina informativa sull'attività, i compiti e i membri della Rete giudiziaria.

Relativamente alla semplificazione delle procedure, nel corso del 2014 sono proseguite, in collaborazione con la Direzione Generale dei Servizi Automatizzati,  le attività di implementazione del sistema SIPPI (Sistema informativo prefetture e procure dell'Italia meridionale), avviato nel 2013, relativo alla banca dati centrale dei beni sequestrati e confiscati, mentre, con riferimento alla diffusione del SICP (Sistema informativo della cognizione penale) in data 30 giugno 2014 è stata diramata la circolare relativa alla tenuta informatizzata, secondo il nuovo sistema, dei registri in uso presso il giudice di pace. E’ stato infine predisposto un nuovo progetto, denominato SIT-MP, che dovrà gestire l’intero settore delle misure di prevenzione, sostituendo il progetto SIPPI con una nuova banca dati.

Nel generale processo di implementazione dell'e-government, è stato attuato il sistema di trasmissione on-line delle decisioni della Corte costituzionale e si è posto in essere un progetto evolutivo del sistema di gestione degli atti da pubblicare in G.U. denominato “GUflow”.

Relativamente alla semplificazione degli strumenti di accesso dei cittadini ai servizi resi agli uffici, è stata incrementata l 'attività di fornitura di documenti per l'utenza istituzionale della Biblioteca centrale giuridica, istituendo la modalità a mezzo posta elettronica e si è proceduto alla revisione del "mini-sito" della Biblioteca.

E’ stato poi attivato il progetto relativo al portale dei servizi al cittadino, che permetterà  ai privati di richiedere ed ottenere i certificati del casellario e dei carichi pendenti. Il progetto prevede, in una prima fase – ultimata nel 2014- la prenotazione on-line del certificato, da ritirare presso l'ufficio del casellario di interesse, previo pagamento di bollo e diritti eventualmente dovuti. In una seconda fase, il progetto prevede anche il rilascio del certificato on-line, con relativo pagamento telematico dell'importo dovuto. Nel corso del 2014 è stata anche avviata l'attività per il completamento dell'interconnessione con il sistema SIEP, ai fini dell'acquisizione sul sistema del casellario dei fogli complementari. Sono state apportate le modifiche al software derivanti dall'esigenza di migliorare l'interoperabilità sia con il sistema SIEP che con il sistema SIUS della sorveglianza.

Per la prima volta nell’anno 2014 la domanda di partecipazione al concorso per esame di notaio è stata presentata dai candidati anche in forma telematica, così come per l’esame d’avvocato, così consentendo una sensibile contrazione delle energie lavorative del personale (appartenente alle corti di appello) deputato alla gestione amministrativa dell'esame.

Dal mese di settembre 2014 ha preso avvio l'informatizzazione delle procedure riguardanti gli organismi di mediazione e gli enti di formazione, mediante la creazione di un software finalizzato a gestire le necessarie verifiche di regolarità formale da espletare in ossequio al decreto ministeriale n. 180/2010.

Anche per la tenuta dell'Albo degli amministratori giudiziari - conseguente l'entrata in vigore del D.M. 19 settembre 2013, n. 160 (pubblicato sulla G. U. del 24 gennaio 2014) - le nuove domande devono essere presentate in modalità informatica e così pure la documentazione integrativa a supporto delle specifiche competenze dei professionisti.

Si è provveduto alla fase "mappatura" delle professioni regolamentate, con la finalità di accertare la effettiva necessità della regolamentazione delle professioni da parte degli ordinamenti interni, facoltà che il diritto comunitario riconosce agli Stati soltanto al fine di tutela di interessi generali e nel rispetto del principio di proporzionalità.

Per quanto concerne la tempestività nell’utilizzo delle risorse, particolare attenzione è stata dedicata all’annosa questione delle procedure di pagamento delle somme dovute alle condanne ex legge Pinto.
I ritardi nei pagamenti degli indennizzi da parte del Ministero hanno condotto negli anni alla creazione di ulteriori filoni di contenzioso in costante aumento (procedure esecutive, giudizi di ottemperanza, ricorsi alla Corte EDU), con l'aggravio di spese anche molto consistenti. Per fronteggiare detta situazione, il Ministero ha presentato nell'aprile 2014 un progetto volto al rientro del debito Pinto, la cui realizzazione è un obiettivo non più rinviabile considerato soprattutto l'impatto che il suddetto debito ha sul numero dei ricorsi pendenti contro l'Italia a Strasburgo.

In questo quadro già problematico si sono iscritti anche circa 1.000 ricorsi proposti alla Corte EDU per lamentare il pagamento ritardato degli indennizzi da parte del Ministero della Giustizia, che avrebbero comportato ulteriori esborsi a carico dello Stato per porre fine al contenzioso se non fosse stato elaborato un Piano di rientro, che costituisce un risultato molto importante sia in termini di risparmio per l'Erario (le parti verranno liquidate con procedure transattive) sia in termini di immagine dello Stato, che vedrà notevolmente contratte le sue pendenze presso la Corte EDU.

Di particolare importanza gli incontri avvenuti, negli ultimi mesi del 2014, con rappresentanti la Banca d'Italia, conclusisi in un accordo di collaborazione per la lavorazione presso l’Amministrazione centrale dei pagamenti dei decreti di condanna di nuova emissione, lasciando alle Corti di appello l'esecuzione del pregresso, con l’obiettivo di consentire alle Corti di appello di concentrarsi nello smaltimento dell'arretrato (sino al suo azzeramento), senza l'aggiunta di sopravvenienze, e all'Amministrazione di poter gestire il debito "nuovo" senza ritardi, con l'effettuazione dei pagamenti nel termine di 120 giorni dalla notificazione del titolo esecutivo in modo da evitare le ulteriori spese.

Il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria ha declinato le priorità politiche di cui alla Direttiva del Ministro (e, cioè: “Completamento delle disposizioni normative in materia di riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari”; “Valorizzazione delle risorse umane”; “Incremento e diffusione dei progetti di innovazione tecnologica”; “Attuazione del sistema unico delle intercettazioni”; “Razionalizzazione e revisione delle infrastrutture; “Promozione di iniziative tese alla semplificazione”; “Attuazione del programma di definizione degli standard di qualità”; “Applicazione delle disposizioni in materia di trasparenza ed anticorruzione”; “Semplificazione di strumenti di accesso dei cittadini e delle altre amministrazioni pubbliche”; “Perseguimento di migliori livelli di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa, “Razionalizzazione e tempestiva utilizzazione delle risorse finanziarie”) in 4 Aree Strategiche ed 1 Area Strutturale (che non rileva ai fini della valutazione di performance organizzativa in senso stretto, attenendo non ad un obiettivo performante):

Area strategica 1: Accelerazione processo civile e penale – Processo telematico
Area strategica 2: Valorizzazione delle risorse umane
Area strategica 3: Infrastrutture
Area strategica 4: Riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici  giudiziari

Area strutturale 1: Garantire il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia.

Accanto agli obiettivi strategici elaborati in attuazione delle priorità politiche dettate nella Direttiva annuale per l’anno 2014 (ora, più correttamente, contenute nell’Atto di indirizzo) il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, come accennato, ha individuato un quinto obiettivo, di natura strutturale, attinente, cioè, alla propria funzione istituzionale.

Gli obiettivi di natura strutturale (non strategica) esulano dalla performance organizzativa in senso proprio, in quanto sono coessenziali alle attribuzioni dell’organismo amministrativo.

In termini di performance, la verifica del corretto agire amministrativo ad opera dei centri di spesa e la corrispondenza tra gli obiettivi fissati dal Ministro ed i risultati perseguiti non riguarda invero il raggiungimento di obiettivi intrinseci alle attribuzioni del centro di spesa – pur se in attuazione di atti di indirizzo politico- che in quanto tali, non sono periodici né misurabili in base ad indicatori di performance, ciò anche se per il loro perseguimento  i centri di spesa investono risorse (anche notevoli, come nel caso del DOG o del DAP).

A riprova di ciò sta la circostanza che nella programmazione economico-generale (nella specie, le Note integrative al bilancio) vi è una chiara distinzione tra obiettivi strategici ed obiettivi strutturali, distinzione che viene tenuta ferma anche nella Direttiva annuale e nelle schede obiettivo ad essa allegate.

Ciò premesso,  passando all’illustrazione sintetica dei maggiori risultati ottenuti dal Dipartimento nel periodo in esame, per quanto concerne il processo civile telematico – divenuto obbligatorio nel processo di primo grado il 30 giugno 2014-   nel corso del 2014 si è  perseguito l’obiettivo di completare la diffusione dei servizi telematici in tutti gli Uffici giudiziari di 1° e 2° grado, consolidando l’infrastruttura ed, in particolare, rafforzandone il sistema, per consentire, tra le altre cose, l’invio di comunicazioni e notificazioni per via telematica; la consultazione (dettagliata o anonima) dei procedimenti e dei fascicoli elettronici; il pagamento elettronico del contributo unificato e dei diritti di cancelleria e diritti di copia, tutti servizi accessibili mediante punti di accesso o mediante il Portale dei Servizi Telematici dell’Amministrazione, strumento anche informativo. Inoltre, sono state avviate le attività per realizzare il collegamento automatico dei sistemi con l’Indice Nazionale Indirizzi di Posta Elettronica Certificata (INI-PEC), gestito dal Ministero per lo Sviluppo Economico, per  reperire automaticamente l’indirizzo elettronico dei professionisti e delle imprese.

Le comunicazioni e notificazioni telematiche sono attive, nei tribunali e le corti d’appello, per tutti i procedimenti civili: nel 2014 sono state consegnate 12.615.388 comunicazioni, per un risparmio annuale stimato pari a oltre € 44 milioni (dati del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria. 

Dal 1 luglio 2014 il deposito telematico è obbligatorio per tutti gli atti (ad eccezione di quelli introduttivi) in tutti i riti civili innanzi ai tribunali. Al 31 gennaio 2015 erano stati ricevuti 1.550.216 atti, di cui 273.195 ricorsi per decreto ingiuntivo, 1.188.485 atti “endo-procedimentali” e 88.536 atti introduttivi (dati del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria).

Dal 1 luglio 2014 anche i magistrati sono obbligati a depositare telematicamente i decreti ingiuntivi; nonostante l’obbligo sia limitato a tali provvedimenti, al 31 gennaio 2015 erano stati depositati 1.724.834 provvedimenti, di cui 507.770 verbali di udienza e 149.553 sentenze (dati del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria).

Il servizio di pagamento telematico è attivo in tutti i tribunali e le corti d’appello:  al 31 gennaio 2015 erano stati effettuati 31.803 pagamenti, per un totale di €. 6.259.251.

Per quanto concerne la valorizzazione delle risorse umane, le iniziative hanno riguardato prevalentemente la formazione, con corsi destinati sia al personale dell’amministrazione centrale che periferica. Per il dettaglio di tale attività si rimanda all’allegata relazione del Dipartimento.

Per quanto concerne l’area strategica Infrastrutture il Capo del Dipartimento nell’allegata Relazione ha rappresentato che nel corso dell’anno 2014 non è stato possibile programmare nuovi interventi per l’edilizia giudiziaria comunale con finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti in quanto non previsti dalla legge finanziaria. Malgrado ciò si è egualmente provveduto ad istruire e valutare alcuni importanti progetti concernenti la costruzione o il completamento di nuovi edifici, nonché lavori di ristrutturazione di immobili già esistenti. In particolare, nel corso del 2014 siano state avviate le opere di completamento della cittadella giudiziaria di Salerno, II° stralcio funzionale, e quella dell’analoga cittadella di Reggio Calabria.

Al fine di consentire una  programmazione pluriennale delle opere da eseguire, è stato inoltre  effettuato nel 2014 un monitoraggio presso le Corti d’Appello ed i competenti Provveditorati Interregionali alle OO.PP. per conoscere lo stato di manutenzione degli edifici giudiziari di proprietà demaniale.

L’attenzione è stata posta in particolare sugli uffici giudiziari di Roma e Napoli; per quest’ultimo ufficio le procedure di gara sono state portate a termine nel corso del 2014, essendo previsto l’avvio e la conclusione dei lavori da parte della ditta aggiudicataria entro l’anno 2015.

Per quanto concerne l’area strategica della riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari, come accennato, a seguito della riforma gli uffici di primo grado sono passati da 1.398 a 456, consentendo il recupero di ben 2.265 unità del personale di magistratura togata ed onoraria e 7011 unità di personale amministrativo.

Passando all’obiettivo (definito strutturale dal Dipartimento) del funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, come detto non attiene alla performance organizzativa in senso stretto, ma se ne daranno comunque brevi cenni perché descrittivi dell’attività istituzionale del Dipartimento che, come è noto, è chiamato in attuazione del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, a svolgere  un’attività istituzionale finalizzata a fornire all’Amministrazione giudiziaria i servizi e i mezzi finanziari connessi alla gestione delle risorse umane, con riguardo sia al personale amministrativo sia al personale di magistratura, nonché ad assicurare una razionale organizzazione degli uffici giudiziari, dotandoli di risorse strumentali e logistiche in modo da garantire il corretto funzionamento istituzionale della giustizia civile e penale, attività di difficile misurabilità in termini di performance organizzativa.

In estrema sintesi, tra le attività svolte per adempiere alla funzione istituzionale di garantire il corretto funzionamento dell’attività giudiziaria, nel 2014 ha preso le mosse il DataWareHouse statistico, il cui obiettivo principale è proprio quello di passare da una rilevazione indiretta e talvolta manuale, a una rilevazione automatizzata su tutto il territorio nazionale. Il DWGC è una base dati unica della giustizia civile a livello nazionale. Il sistema fa leva su un nuovo registro informatico di area civile, il SICID, che a sua volta, basandosi su una logica distrettuale, ha permesso collegamenti in tempo reale multi-ufficio. IL DWGC, quindi, è un sistema di analisi gestionale e statistica che mette a fattor comune basi dati su scala nazionale, con logiche univoche di classificazione, elaborazione e reportistica. La realizzazione di tale sistema è stata possibile nella giustizia civile per il registro SICID degli affari civili contenziosi, della volontaria giurisdizione, della famiglia e del lavoro, su tutto il territorio nazionale già dall’inizio 2014, offrendo segni tangibili delle sue concrete potenzialità per tutto l’anno.

Quale prima dimostrazione pratica delle funzionalità introdotte con il DataWarehouse della giustizia civile è stato effettuato un censimento straordinario dei flussi e delle pendenze degli affari della giustizia civile su tutto il territorio nazionale, eseguito al fine di supportare il Dipartimento nella realizzazione del c.d. Progetto Strasburgo 2, varato nell’anno 2015 al fine di guidare gli uffici giudiziari nel gravoso compito dello smaltimento l’arretrato civile.

Nel corso del 2014 è stato poi iniziato un progetto di riduzione e riassetto del parco auto ordinario destinato a soddisfare le esigenze degli Uffici Giudiziari distribuiti sul territorio nazionale, in linea con le misure di contenimento della spesa per autovetture, dettate dalla legge di stabilità 2013.

In ordine all’incremento e diffusione dei progetti di innovazione tecnologica, nel periodo di riferimento, è stato diffuso il SICP nel 70% degli uffici giudiziari di I° grado, inclusi gli uffici dei Giudici di Pace ancora attivi e l’attività preponderante è stata relativa alla diffusione ed affiancamento del personale amministrativo.

E’ stata, inoltre, realizzata la cooperazione applicativa tra SICP e il sistema Fondo Unico Giustizia di Equitalia Giustizia.

Il dispiegamento di SICP, che è basato su architettura distrettuale, consentirà all’Amministrazione di ridurre i propri data center (sale server), dal numero attuale di circa 200 ad una trentina, nel quadro della razionalizzazione delle infrastrutture informatiche dello Stato.

Nel 2014 si è nuovamente provveduto all’ampliamento degli accessi alla rete geografica di 250 sedi dell’Amministrazione Giudiziaria e di 350 sedi dell’Amministrazione Penitenziaria e la quasi totalità delle sedi dei Palazzi di Giustizia è stata collegata alla rete telematica con tecnologia in fibra ottica ad elevata capacità. 

Il servizio di videoconferenza è stato esteso, su richiesta dei dirigenti dei Tribunali di Sorveglianza ed in coordinamento con la Direzione detenuti e trattamento del D.A.P., al settore della sorveglianza, in via sperimentale. Nel corso del 2014, sono state celebrate circa 300 udienze con questa modalità presso il Tribunale di Sorveglianza di Roma.

Nell’anno 2014 è continuato l’impegno- non ancora concluso- del Dipartimento nell’elaborazione di una modalità di acquisizione centralizzata dei servizi di intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali, mediante una gara unica nazionale al fine di operare una efficace razionalizzazione del sistema ed un significativo risparmio dei costi ed una omogeneizzazione delle modalità di acquisizione e della qualità dei servizi di intercettazione.

La necessità e la prioritaria urgenza dell’espletamento della gara unica sono state oggetto della priorità politica n.5 della Direttiva annuale per il 2014, nonché del Piano della Performance 2014-2016, approvato dal Ministro, predisposto sulla scorta delle conformi indicazioni programmatiche del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria nel proprio documento programmatico.

La necessità del completamento delle procedure di gara unica è stata in seguito riaffermata dal sig. Ministro sia nell’Atto di indirizzo per l’anno 2015 (e, quindi, nel susseguente Piano di Performance 2015-2017) sia nell’Atto di indirizzo per l’anno 2016 e più volte sollecitata dall’Ufficio di Gabinetto nel corso delle riunioni interdipartimentali sul punto tenutesi a far data dalla primavera del 2014.

Da ultimo, con nota del 20 ottobre 2015, il Vice Capo del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria all’uopo delegato ha comunicato la costituzione di un “gruppo di lavoro per la conduzione della fase preliminare alla realizzazione del sistema unico delle intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali”.

Per il perseguimento di migliori livelli di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa, nel 2014, nell’ambito della gestione del personale amministrativo,  sono stati portati a compimento un interpello distrettuale (pubblicazione del 15 ottobre 2012), un interpello nazionale (bando del 28 febbraio 2013) ed una prima serie di assunzioni per mobilità sulla base del bando pubblicato il 2 agosto 2013; in data 2 luglio 2014 è stato pubblicato un secondo interpello nazionale la cui procedura è stata completata nel corso del 2015 contenente 1487 posti distribuiti su tutto il territorio nazionale, includendo, inoltre, 75 posti vacanti presso la Corte Suprema di Cassazione e la Procura Generale presso la medesima Corte. In relazione all’impegno di incrementare il personale amministrativo acquisendo risorse dall’esterno, si è proceduto ad individuare gli uffici ove assegnare 48 cancellieri (area II fascia economica F2), attingendo dalla graduatoria relativa al concorso per esami a 115 posti di assistente amministrativo-contabile (ex area funzionale B, posizione economica B3), nei ruoli del Ministero dell’Interno, ove risultano utilmente collocati n. 83 idonei non assunti. Inoltre sono stati selezionati 1031 posti vacanti da destinare ad una ulteriore procedura di mobilità volontaria da altre amministrazioni, per la quale è stato predisposto il bando, dando priorità ai dipendenti delle Province e delle città metropolitane, nonché a coloro che già prestano servizio nell’amministrazione giudiziaria in posizione di comando.

Passando all’attività riguardante gli impianti di sicurezza, nel 2014 si sono conclusi lavori per la messa in sicurezza della Procura per i Minorenni di Brescia e si è provveduto, fra gli altri, all’installazione di impianti presso i Palazzi di Giustizia di Oristano, Fermo, Caltanissetta, Enna e Mantova, nonché presso le Aule Bunker di Palermo e Agrigento.

Per quanto concerne nel dettaglio la programmazione strategica del Dipartimento per l’organizzazione giudiziaria, dalla relazione emerge che è stata richiesta la pianificazione delle attività amministrative ad ogni unità organizzativa del Dipartimento, sia centrale che periferica, tuttavia, solo agli uffici dotati di dirigente di seconda fascia è stato chiesto di  provvedere a formulare specifici obiettivi operativi, lasciando agli altri solo il compito di redigere una programmazione delle attività da realizzare nell’anno.

Il Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria ha individuato 680 progetti operativi (di cui il 93% proveniente dagli uffici giudiziari, il 6% dagli uffici centrali e l’1% dagli uffici nazionali), collegati alle quattro aree  strategiche e al macro obiettivo strutturale del “Funzionamento dei servizi relativi alla Giustizia”. 

Gli obiettivi strategici e quelli strutturali sono stati ripartiti tra le varie macro unità organizzative del Dipartimento coerentemente con le attività svolte da ciascuna di esse. I progetti operativi presentati dai diversi direttori generali e, a cascata, dai dirigenti degli uffici di II fascia dell’amministrazione centrale e dell’amministrazione periferica e dai magistrati capi degli uffici privi di dirigente, sono stati raccolti sulla base dell’obiettivo strategico o strutturale cui si collegano. Per il dettaglio degli obiettivi operativi riferiti alle quattro aree strategiche si rinvia alla relazione del Dipartimento.

Per quanto concerne gli uffici giudiziari, anche per il 2014 per gli uffici privi di dirigente amministrativo i compiti di pianificazione sono stati affidati al Capo dell’ufficio giudiziario il quale ai sensi dell’art. 4 del D.Lgs 240/2006 condivide con il dirigente amministrativo la responsabilità dell’intera attività di programmazione dell’ufficio.

In ordine ai risultati raggiunti, dal monitoraggio effettuato dal Dipartimento al 31.12.2014 risulta che i progetti operativi (sia in sede centrale che periferica) presentati sono stati per la maggioranza conclusi o nel caso di ritardo sono stati ripianificati per il 2015, per quelli che hanno subito modifiche si è proceduto a un aggiornamento della programmazione.

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria  ha posto come obiettivo principale il mantenimento dei livelli essenziali di funzionamento e di sicurezza penitenziaria, cercando, nei limiti degli indirizzi di contenimento della spesa pubblica, di operare per il miglioramento delle condizioni di vita dei detenuti e degli internati.

La politica deflattiva della popolazione ristretta, attraverso le nuove misure organizzative e gli interventi legislativi che si sono succeduti ha portato nell’anno 2014 ad un abbattimento del 14% dei ristretti che sono passati dalle 62.536 unità al 31.12.2013 ai 53.623 del 31.12.2014 (dati del DAP pubblicati sul sito istituzionale), con un diminuzione pari ad 8.913 persone, di cui il 33% è di nazionalità straniera e solo il 4% è di genere femminile (2.304 unità).

Rispetto alla detenzione femminile, va evidenziato che presso gli Istituti dove sono ospitate gestanti e madri con bambini sono organizzati appositi asili nido e vengono assicurate attività formative e ricreative in funzione dell’età dei bambini. Negli Istituti penitenziari nel 2014 insistevano 15 asili nido funzionanti e 2 Istituti a custodia attenuata per detenute madri – ICAM – (in Lombardia, in Veneto ed in Sardegna) per un bacino di utenza, al giugno 2014, di 44 bambini di età inferiore a tre anni conviventi in istituto con le proprie madri , che si riducono a 28 nel dicembre 2014. Inoltre, al 31.12.14 erano presenti 9 detenute gestanti (erano 18 a giugno).

Dato di notevole importanza è poi rappresentato dai flussi in ingresso dalla libertà, che ha riguardato, in corso d’anno, la gestione di 50.217 ingressi di cui 22.747 stranieri e 27470 italiani.
Il flusso di entrate della popolazione femminile si attesta costantemente al 7 e all’8%, rispettivamente di donne italiane e donne straniere sul totale di presenze.

Per quanto riguarda la gestione/trattamento dei detenuti stranieri, altro dato di un certo rilievo è la composizione della popolazione detenuta e internata straniera per area geografica di provenienza: al 31.12.2014 si registrava la presenza di 7.821 detenuti stranieri provenienti dall’Africa, 7.414 dall’Europa,  1.122 dall’ America e 1.094 dall’Asia, dato di rilievo per la gestione e il trattamento degli stessi detenuti. Complessivamente, nel periodo dal 2009 al 2014, i detenuti o internati provenienti dal continente americano ed asiatico sono rappresentati da una percentuale che oscilla fra l’11 e il 12% del totale dei detenuti.

Ad incidere sulla decarcerizzazione dei detenuti ristretti stranieri può avere inciso l’applicazione della disciplina delle espulsioni a titolo di misura alternativa alla detenzione.

In relazione alla posizione giuridica, i detenuti si distinguono in imputati (persone cioè private della libertà perché in attesa di primo giudizio, o perché appellanti o perché ricorrenti), condannati ed internati.

Al 31.12.14 il numero di imputati era pari a 18.518 unità, quello dei condannati a 34.033 e rappresentava rispettivamente il 33 e il 63% della popolazione detenuta.

Nell’ultimo quadriennio si rileva una tendenza inversa tra le due dimensioni. La forbice tra i dati dei condannati e imputati è visivamente ampliata: circa 3.300 unità nel 2009 e 15.500 unità nel 2014. Ciò testimonia il buon andamento della politica di contenimento dell’uso del carcere nei termini di custodia preventiva rispetto alla sentenze passate in giudicato.

Il dato relativo agli internati è pari a 1.702 unità al 31.12.2014, in netta flessione rispetto al passato, ciò in concomitanza con la dismissione degli ospedali psichiatrici giudiziari, il cui progetto di chiusura definitiva, previsto al 1 aprile 2014, è stato poi prorogato al 31 marzo 2015.

Un altro dato di rilievo riguarda i permessi premio concessi nel corso dell’anno (29.420) e i 23.446 fruitori di benefici.

Nel 2014 l’attività lavorativa dei detenuti ha riguardato 14.550 unità (pari al 27% della popolazione detenuta) di cui l’84%, vale a dire 12.226 unità,  ha prestato la propria attività alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria e il restante 16% per conto di terzi, di cui 1.065 unità in istituto per conto di imprese/cooperative e 2324 in strutture esterne ai sensi dell’ex art. 21 e per i semiliberi ex art. 48 della L. 345/75.

La finalità rieducativa della pena si avvale, oltre che del lavoro, di corsi professionali finanziati, organizzati e svolti da aziende pubbliche, private o convenzionate, e da associazioni; si completa anche di  corsi scolastici  e universitari e di molteplici attività culturali, ricreative e sportive. 

Altro parametro di interesse sui risultati conseguiti concerne i condannati e gli imputati ammessi a fruire delle misure alternative alla detenzione, riconducibili all’affidamento in prova, alla semilibertà e alla detenzione domiciliare.

Nel corso degli ultimi anni si era registrato un significativo aumento del numero di esecuzioni di condanna in detenzione domiciliare; nel 2014 questa misura alternativa ha registra to invece un certo stallo.  La legge n. 199 del 2010 che ha abbassato  la soglia di pena per la concessione della detenzione domiciliare ad un anno di pena comminata o residua,  la legge 9/2012 che ne ha ampliato il termine a diciotto mesi e il decreto legge  146/2013 che ha stabilizzato tale istituto, hanno interessato nel 2014 2829 detenuti, a fronte  dei 4.086 detenuti del 2013.

Altri risultati sono legati alle traduzioni ed ai piantonamenti di detenuti ed internati a seguito di esigenze ordinarie e straordinarie.

Nell’anno 2014 sono state effettuate n.159.058 traduzioni, per n.309.699 detenuti e con l’impiego di n.668.170 unità di personale, tutti dati inferiori rispetto agli anni precedenti, in linea con l’obiettivo prefissato di ottimizzare e ridurre i servizi avvalendosi delle possibilità offerte dalla tecnologia (es. videoconferenze).

Per quanto concerne l’attività di piantonamento, nell’anno 2014 i detenuti piantonati in strutture ospedaliere sono stati n.11.303 (per giorni 13.873 e con l’impiego di n.106.425 unità di personale.

All’efficientamento dell’attività gestionale del Dipartimento ha contribuito certamente oltre all’effetto deflattivo dovuto agli interventi legislativi, l’aumento della capienza delle carceri che nel 2014 ha raggiunto i 49.635 posti letto  rispetto ai 45.022 del 2013, con un abbattimento del tasso di affollamento che dal 2014 al 2014 passa da 151 a 108 detenuti per 100 posti regolamentari, abbattendo il tasso di ben 43 punti percentuali (dati DAP).

Gli interventi sull’edilizia penitenziaria e residenziale di servizio sono stati improntati alla realizzazione di nuovi padiglioni detentivi ed al recupero dei reparti preesistenti mediante lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria tesi al risanamento e ammodernamento del patrimonio immobiliare penitenziario. I risultati sono l’attivazione di 1.500 nuovi posti detentivi, la ristrutturazione di circa 2.500 posti preesistenti, e l’avvio di interventi di ristrutturazione per l’aumento delle capienze ricettive e per il potenziamento delle attività trattamentali negli istituti di reclusione, utili a favorire  la riabilitazione sociale dei detenuti.

Nell’anno 2014, a seguito della sentenza Torreggiani più volte citata, con il decreto legge 26 giugno 2014, n. 92, convertito, con modificazioni, in legge 11 agosto 2014, n. 117  sono state introdotte due tipologie di rimedi diretti a riparare il pregiudizio derivante a detenuti ed internati, l’uno, destinato ai detenuti e agli internati che stiano subendo un pregiudizio grave ed attuale ai loro diritti, che possono rivolgersi al magistrato di sorveglianza, al fine di ottenere una riparazione in forma specifica, consistente in uno 'sconto' della pena ancora da espiare pari ad 1 giorno ogni 10 di pregiudizio subito o, in alternativa - nel caso in cui il pregiudizio sia stato inferiore ai 15 giorni o nel caso in cui lo 'sconto' sia maggiore del residuo di pena - un risarcimento in forma monetaria, pari a 8 euro per ogni giorno di pregiudizio subito, l’altro, per coloro che abbiano finito di scontare la pena detentiva o abbiano subito il pregiudizio durante un periodo di custodia cautelare non computabile nella pena da espiare.
E’ stato stimato che per i 3.685 ricorsi presentati entro dicembre 2014 alla Corte di Strasburgo e dichiarati irricevibili per effetto del rimedio risarcitorio davanti al giudice nazionale introdotto dal decreto di cui sopra vi sarà un risparmio per lo Stato di 41.157.765 euro. Ove il rimedio interno non fosse stato introdotto, la stima sarebbe pari ad un costo di ulteriori 203.488.011 euro.

Sotto il profilo più strettamente progettuale, le priorità politiche del Ministro per l’anno 2014 di pertinenza del Dipartimento sono stati trasfusi in altrettante macroaree strategiche – come meglio individuate nell’allegato- e, a cascata, in 56 obiettivi (piani) operativi ed in ulteriori 149 piani d’azione territoriale nei singoli Provveditorati.

Il 53% dei piani attuativi è stato dedicato ad intervenire sulle condizioni di detenzione e sul miglioramento della vita detentiva. Ha assorbito infatti il 15% dei piani dell’Amministrazione penitenziaria tutta la progettazione attuativa riguardante la implementazione delle attività trattamentale e di osservazione, con la diffusione e l’incremento delle attività di istruzione, di formazione professionale, di avviamento al lavoro all’interno degli Istituti penitenziari e con tutta l’attività relativa all’adozione di nuove modalità organizzative per la gestione dell’esecuzione penale;  il 14%  è stato impegnato nell’attuazione della politica di miglioramento delle condizioni detentive; il 14% nella razionalizzazione e revisione delle strutture detentive; il 10% nella politica di differenziazione dei circuiti detentivi;  il 18%  ha riguardato la valorizzazione delle risorse umane, mentre l’attività di cooperazione internazionale ha assorbito il 5% dei piani attuativi. Il restante 25% dei piani d’azione totali dedicati agli obiettivi strategici ha riguardato piani d’intervento più attinenti l’azione amministrativa in sé alla ricerca della maggiore efficienza, efficacia, trasparenza e razionalità d’azione pubblica.

La progettualità pluriennale, che partiva dal 2013, consta a fine 2014 di 54 piani.

L’avanzamento realizzativo dei piani pluriennali appare in linea con i tempi programmati al 91%, mentre il 2% risulta concluso in anticipo ed il 7% sospeso ovvero in ritardo.

Tra i piani attuativi conclusi in anticipo vi è quello riferito all’elaborazione di programmi di prevenzione del suicidio e dell'autolesionismo, fortemente connesso alle problematiche legate al sovraffollamento e quindi ai fenomeni tipicamente indicativi di manifestazione del disagio in carcere.

Relativamente all’andamento degli obiettivi di spesa, in coerenza con gli obiettivi e gli indicatori del piano della performance 2014-2016, si rileva uno scostamento positivo relativamente alle infrastrutture (7,7 punti percentuali), mentre il mantenimento dei livelli essenziali dei servizi, la valorizzazione delle risorse umane e la semplificazione di procedure hanno mantenuto il target previsto. Critici invece, i disallineamenti rispetto al miglioramento delle condizioni di detenzione (-11,5%) e alla gestione dell’esecuzione penale esterna.

Il Dipartimento per la giustizia minorile (oggi, in virtù del DPCM 84/15, Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità) in attuazione delle priorità politiche per l’anno 2014 (e, segnatamente, “Cooperazione internazionale”; “Valorizzazione risorse umane”; “Razionalizzazione e revisione delle infrastrutture”; “Attuazione del programma di definizione degli standard di qualità dei servizi”; “Applicazione delle disposizioni in materia di trasparenza ed anticorruzione”; “Semplificazione degli strumenti di accesso dei cittadini e delle altre Pubbliche Amministrazioni”; “Perseguimento di migliori livelli di efficienza, efficacia ed economicità dell’azione amministrativa”; “ Razionalizzazione e tempestiva utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili e riduzione dei tempi di pagamenti”; “Miglioramento delle condizioni detentive”; “Potenziamento e diffusione delle attività trattamentali e di osservazione”; “Differenziazione dei diversi circuiti detentivi”; “Revisione del sistema dei servizi minorili della giustizia”) ha  finalizzato la propria attività a:

  1. Garantire la funzionalità minima delle strutture del Dipartimento, eseguendo un costante monitoraggio delle spese, per conseguire il contenimento dei costi ed una riduzione delle spese debitorie, nonché l'attività istituzionale ordinaria relativa alla gestione del personale.
  2. Assicurare le attività istituzionali per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza all'interno degli istituti e garantite le attività di traduzione e piantonamento dei minori, nell'ambito del budget assegnato.
  3. Garantire l’attuazione dei provvedimenti penali emessi dall’Autorità Giudiziaria Minorile  nei confronti dei minorenni sottoposti a procedimento penale, con la finalità di promuovere il reinserimento sociale del minore e giovane adulto e di contrastare efficacemente la recidiva, secondo i principi del progetto educativo individualizzato e della residualità della detenzione in favore di misure svolte in area penale esterna, quali il collocamento in comunità, ponendo in essere azioni di accoglienza, ascolto, accompagnamento, mantenimento nelle strutture residenziali, erogazione dei sussidi e premi, svolgimento di attività culturali, ricreative e sportive, mediazione culturale, mediazione penale, inserimento in attività socialmente utili, in collaborazione con le Amministrazioni competenti per  materia e tramite accordi e progettualità integrate con le competenti istituzioni nazionali  a livello territoriale, con gli Uffici Scolastici Regionali e le Amministrazioni Regionali.
    Al riguardo, le azioni sviluppate nel corso del 2014 sono state mirate a sostenere la rivisitazione degli assetti organizzativi ed operativi dei Servizi Minorili ed a potenziare le collaborazioni sul territorio ai fine di agevolare il reinserimento sociale dei giovani in fase di dimissione. La revisione degli assetti organizzativi ha riguardato in particolare i CPA, le Comunità dell'Amministrazione e gli IPM, anche in relazione al flusso di utenza ed in applicazione del decreto del Capo Dipartimento n. 2 del 28/10/13, che ha rideterminato il sistema prevedendo: CPA Autonomi, CPA a chiamata dall'adiacente IPM, CPA in annessa Comunità Ministeriale, CPA in Centro Polifunzionale, CPA in Comunità pubbliche o autorizzate.
  4. Provvedere agli adempimenti connessi all'applicazione delle convenzioni per le quali il Dipartimento Giustizia Minorile è Autorità Centrale.
  5. Provvedere al funzionamento degli apparati amministrativi, con azioni rivolte all’implementazione del sistema informativo e al mantenimento della funzionalità di uffici e servizi.

Gli obiettivi strategici sono stati poi trasfusi in altrettanti obiettivi operativi, la cui assegnazione formale è stata prevista per il solo personale dirigenziale.

La complessità delle competenze del Dipartimento risulta evidente dai dati relativi al numero di minori entrati a far parte del circuito assistenziale cui il Dipartimento è istituzionalmente deputato:

Area penale anno 2014
Ingressi di minori nei Centri di Prima Accoglienza (esclusi trasferimenti) : 1.548
Ingressi di minori negli Istituti Penali (esclusi trasferimenti): 992
Ingressi di minori nelle Comunità ministeriali e private (esclusi trasferimenti): 1.716

Minori in carico agli Uffici di Servizio Sociale: 20.222
Presenza media giornaliera nei Centri di Prima Accoglienza :14
Presenza media giornaliera negli Istituti Penali: 365
Presenza media giornaliera nelle Comunità (ministeriali e private): 857

Area civile anno 2014
Casi pervenuti alle Autorità Centrali Convenzionali
riferiti alla Convenzione L’Aja 1980 (sottrazione internazionale): 240
riferiti alla Convenzione L’Aja 1961 (protezione minori): 1
riferiti al Regolamento CE 4/2009 (obbligazioni alimentari): 523
riferiti al Regolamento CE 2201/2003 - Bruxelles II bis (responsabilità genitoriale): 85

Ciò posto, sotto il profilo progettuale, deve osservarsi che l’amministrazione della giustizia minorile negli ultimi anni, nonostante una complessiva rivisitazione delle attività e l’adozione di tutti gli accorgimenti utili ad un reale contenimento delle spese, presenta difficoltà gestionali dovute alla carenza delle dotazioni finanziarie iniziali e alla riduzione delle stesse durante l’esercizio.

Lo stanziamento iniziale per l’esercizio 2014 ammontava a € 146.503.577. Durante l'esercizio vi sono stati tagli lineari per 2.134.593 ed integrazioni per complessivi € 13.388.000. Per quanto riguarda le spese di funzionamento (cap. 2061), le disponibilità di bilancio sono state integrate in corso di esercizio grazie alla quota proveniente dalla ripartizione del fondo per le spese di funzionamento giustizia pari a € 5.744.000.

La disponibilità finale per l'esercizio 2014 risulta quindi essere stata, anche a seguito di ulteriori integrazioni, di 163.023.279,86.

Gli obiettivi prefissati – come meglio indicati nella documentazione allegata alla Relazione- sono stati raggiunti realizzando il contenimento dei costi entro i limiti degli stanziamenti di bilancio disponibili, ciò che ha riguardato tutti gli obiettivi strategici individuati, con eccezione dell’obiettivo n.2 (gestione personale), con un totale impegnato di euro 60.100.662,83, a fronte dei 58.227.358,44 euro a disposizione.

L’Ufficio Centrale degli Archivi Notarili, come detto, si occupa principalmente del controllo sull’esercizio dell’attività notarile (attività ispettive), della conservazione del materiale documentario (degli atti dei notai cessati), del rilascio delle copie degli atti conservati, dello svolgimento di funzioni notarili relativamente agli atti depositati (compiti previsti dalla Legge 16.2.1913, n. 89) e della gestione del Registro generale dei testamenti (legge 25.5.1981, n. 307).

L'Amministrazione degli archivi notarili - che costituisce un’unità organica incardinata nel Ministero della Giustizia (ai sensi dell’art.4, DPCM 84/15, l’Ufficio centrale degli archivi notarili opera nell’ambito del Dipartimento per gli affari di giustizia, sotto la vigilanza ed il controllo del Capo del Dipartimento) con ordinamento e gestione finanziaria separati ed un proprio bilancio- è così articolata:

  1. L’Ufficio Centrale degli archivi notarili ha compiti organizzativi e di direzione amministrativa degli uffici periferici, ossia degli archivi notarili distrettuali, sussidiari e degli ispettorati circoscrizionali;
  2. Gli ispettorati circoscrizionali esercitano il controllo ispettivo sugli archivi notarili distrettuali e sussidiari e sull'attività notarile dei presidenti dei consigli notarili;
  3. Gli Archivi notarili distrettuali, infine, si occupano dei compiti archivistici (conservazione per un centennio di tutti gli atti e repertori dei notai cessati dall'esercizio, ricerche di atti, ricezione del pubblico interessato alla loro lettura), del controllo sulla pubblica funzione notarile (compreso il promovimento dei procedimenti disciplinari nei confronti dei notai) e dell’attività di certificazione; essi esercitano inoltre le funzioni notarili relative agli atti depositati in archivio e riscuotono le tasse e i contributi previdenziali dei notai.

Nell’anno 2014 le entrate degli Archivi sono aumentate ad  € 350.026.831,649 a fronte di quelle del 2013 che ammontavano ad € 310.430.030,89 (tali importi sono comprensivi anche delle poste compensative).

Nell’ambito delle quattro aree strategiche in cui si struttura la missione istituzionale degli Archivi (segnatamente: 1) conservazione del materiale documentario; 2) controllo delle attività notarili; 3) servizi resi al pubblico; 4) assicurare il funzionamento dei servizi istituzionali) sono stati delineati altrettanti obiettivi operativi:

  1. Esecuzione delle ispezioni notarili ordinarie e finali (realizzazione 100%);
  2. Conservazione materiale documentario (realizzazione 100%);
  3. Gestione dei pagamenti (previsione del 70%, raggiungimento e superamento dell’obiettivo);
  4. Servizi resi gli utenti dei servizi erogati dall’Amministrazione degli Archivi Notarili (previsione del 70%, raggiungimento e superamento dell’obiettivo).

Deve al riguardo osservarsi che nel corso dell’anno 2013 si sono avute innovazioni normative destinate ad avere forte impatto sulle attività istituzionali dell’Archivio, come ad es. l’art. 6 del d.l. 18 ottobre 2012, n. 179,  convertito, con modificazioni, in legge 17 dicembre 2012, n. 221 che ha previsto misure per la trasmissione di documenti per via telematica, contratti della pubblica amministrazione e conservazione degli atti notarili.

L’Amministrazione degli archivi notarili si è in tal senso attivata nell’anno 2014 ai fini dell'esecuzione delle ispezioni e del trasferimento agli archivi notarili degli atti formati su supporto informatico, nonche' per la loro conservazione dopo la cessazione del notaio dall'esercizio o il suo trasferimento in altro distretto.

Sono state adottate poi misure organizzative di vario genere per assicurare l’apertura di tutti gli uffici e il rispetto degli orari prestabiliti per l'accesso del pubblico, curando la multicanalità per fornire le informazioni sui servizi.

Gli obiettivi collegati alla dimensione della “tempestività”, con riferimento al rilascio delle copie e ai pagamenti ai fornitori, espressi come obiettivo dei dirigenti per le strutture di competenza, sono stati  raggiunti al 100%.

Sotto il profilo della conservazione dei documenti, si è provveduto alla corretta archiviazione di tutto il materiale documentario sopravvenuto e sono state intraprese varie iniziative per aumentare lo spazio disponibile per l’archiviazione, mediante l’acquisto di nuove sedi e l’adeguamento di molte di quelle esistenti.

Proprio per ridurre gli spazi per l’archiviazione cartacea e nell’ottica di promuovere l’informatizzazione dei servizi sono stati attivati tavoli tecnici con le altre articolazioni ministeriali per individuare le misure volte a favorire la diffusione dell’atto notarile informatico.

Positivi sono stati i risultati conseguiti in materia di controllo della spesa: senza rinunciare al raggiungimento degli obiettivi, si è giunti ad una sostanziale riduzione dei costi, nonché al loro generalizzato ed apprezzabile contenimento entro i limiti degli stanziamenti di bilancio disponibili.

In ottica strettamente progettuale, a seguito dell’individuazione delle aree strategiche le unità organizzative di livello dirigenziale hanno fissato gli obiettivi operativi (almeno tre per ciascuna struttura),  tenendo in debito conto anche degli standard qualitativi sui servizi resi al pubblico, come proposti nell’ambito delle direttive dell’Ufficio Centrale, con particolare riferimento al rilascio di copie di documenti e ai pagamenti ai fornitori, con monitoraggio semestrale degli obiettivi.

 

 

In coerenza con le indicazioni contenute nella delibera n. 5/2012 della CIVIT, vanno in questa sede sinteticamente riportati anche i risultati raggiunti dall’Amministrazione in tema di trasparenza, di standard di qualità dei servizi e di integrità/prevenzione della corruzione, che, come è noto, costituiscono i principali strumenti di cui le Amministrazioni dispongono per consentire al cittadino-utente di verificare l’effettivo rispetto dei princìpi di buon andamento ed imparzialità della Pubblica Amministrazione.

Trasparenza ed anticorruzione rientrano fra tra le priorità politiche indicati nella Direttiva annuale del Ministro.

In attuazione della delega contenuta nella legge n. 190/2012 è stato adottato il d.lgs. 14 marzo 2013, n. 33, recante il “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni” in cui, ribadendo che la trasparenza è intesa come accessibilità totale delle informazioni concernenti l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni, è stato evidenziato che essa è finalizzata alla realizzazione di una amministrazione aperta e al servizio del cittadino (art. 1, c. 2, d.lgs. n. 33/2013).

Il d.lgs. n. 33/2013 ha complessivamente operato una sistematizzazione dei principali obblighi di pubblicazione vigenti, introducendone di nuovi, e ha disciplinato per la prima volta l’istituto dell’accesso civico; è intervenuto sui Programmi triennali per la trasparenza e l’integrità, confermando, all’art. 10, l’obbligo per ciascuna amministrazione di adottare un Programma triennale per la trasparenza e l’integrità e modificando, sul punto,  la disciplina recata dall’art. 11 del d.lgs. n. 150/2009,  al fine di coordinare i contenuti del Programma con quelli del Piano triennale di prevenzione della corruzione e del Piano della performance.

Nel decreto è specificato, infatti, che le misure del Programma triennale della trasparenza e dell’integrità sono collegate al Piano triennale della prevenzione della corruzione e che, a tal fine, il Programma costituisce, di norma, una sezione di detto Piano.
Il Responsabile della Trasparenza cura regolarmente l’elaborazione e l’aggiornamento del Programma triennale, promuovendo il coinvolgimento delle strutture interne dell’amministrazione ed il loro coordinato operare per il perseguimento degli scopi del programma medesimo.

Con la legge 6 novembre 2012, n. 190 è stato introdotto il Piano di prevenzione della Corruzione.
Il principale strumento individuato nel sistema organico di lotta alla corruzione, a livello nazionale, è il Piano Nazionale Anticorruzione, predisposto dal Dipartimento della Funzione Pubblica, approvato in data 11 settembre 2013 dalla Autorità Nazionale Anticorruzione. 

Il P.N.A. è volto ad agevolare la piena attuazione delle misure legali di prevenzione della corruzione disciplinate dalla legge, assicura l'attuazione coordinata delle strategie di prevenzione e contiene le indicazioni dei contenuti minimi da prevedersi nei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, che ciascuna Amministrazione deve adottare entro il 31 marzo di ogni anno, definendo l'analisi e la valutazione dei rischi specifici di corruzione e, conseguentemente, stabilendo gli interventi organizzativi volti a prevenirli.

Il Programma Triennale per la trasparenza e l’integrità del Ministero della Giustizia per il triennio 2014-2016 è stato adottato con D.M. in data 28.1.2014 (disponibile sul sito www.giustizia.it).

Il Programma Triennale di prevenzione della corruzione per il Ministero della Giustizia è stato adottato con D.M. in data 29.1.2014 (disponibile sul sito www.giustizia.it).

Come specificato nella delibera Civit  n. 50/2013, il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità e il Piano triennale di prevenzione della corruzione possono essere predisposti quali documenti distinti, purché sia assicurato il coordinamento e la coerenza tra i contenuti degli stessi.

Il collegamento tra il Piano triennale di prevenzione della corruzione e il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità è assicurato dal Responsabile della trasparenza le cui funzioni, secondo quanto previsto dall’art. 43, comma 1, del d.lgs. n. 33 del 2013 sono svolte, di norma, dal Responsabile per la prevenzione della corruzione, di cui all’art. 1, comma 7, della legge n. 190/2012.

Il Ministero della Giustizia ha ritenuto invece opportuno individuare il Responsabile della trasparenza – nominato con D.M. 27 giugno 2013-  in una figura distinta dal Responsabile della prevenzione della corruzione – nominato con D.M. del 28 marzo 2013-  ciò in ragione della estrema complessità organizzativa dell’Amministrazione oltre che per la gravosità degli adempimenti e delle responsabilità connesse ad entrambe le funzioni.
Per quanto attiene alla Trasparenza, con D.M. del 27 giugno 2013, si è anzitutto provveduto alla nomina del Responsabile per la Trasparenza che, secondo le indicazioni della Civit, è stato individuato all’interno del vertice amministrativo del Ministero (nel caso di specie nell’Ufficio di Gabinetto).

Il Programma triennale per la trasparenza e l’integrità, ai sensi dell’articolo 10 d. lg. n. 33 del 2013, è stato definito sentite le associazioni rappresentate nel Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, dopo aver chiesto ai vertici ai diversi dipartimenti ed articolazioni del Ministero di fornire i contributi necessari al completamento del Programma.

Tale Programma definisce un percorso, indicando gli obiettivi di trasparenza da realizzare, in primo luogo, nel breve periodo (entro l’anno).
L’obiettivo di breve periodo consiste, essenzialmente, nel completamento degli obblighi di legge che riguardano la pubblicazione delle informazioni e dei dati.
Occorre premettere che, al riguardo, l’Amministrazione della Giustizia ha avviato (e in molti casi completato) tantissime iniziative, sia di riorganizzazione interna che di modifica dei sistemi di raccolta ed elaborazione di dati, volte a dare attuazione al difficile, articolato e complesso “sistema normativo della trasparenza”.
Tra tutti, vanno certamente evidenziati i più rilevanti, nuovi adempimenti, che si aggiungono a quelli già disposti nel Programma del 2011 e nell’aggiornamento del 2012.
Tra questi, si ricordano:

  1. E’ stata creata l’area “Amministrazione trasparente” e ne sono stati riorganizzati tutti i contenuti in funzione di quanto previsto dal d.lgs. n. 33 del 2013, con ridefinizione della pagina “Home”;
  2. E’ stato disposto un sistema di continuo monitoraggio ed aggiornamento di tutti i dati riguardanti i curricula, retribuzioni e indirizzi dei dirigenti, nonché delle posizioni dirigenziali vacanti, con indicazione del decreto di conferimento dell’incarico e delle dichiarazioni sulla insussistenza di cause di inconferibilità o incompatibilità;
  3. E’ stata aggiornata la tabella degli Uffici di diretta collaborazione con i dati riguardanti curricula, retribuzioni, D.M. di conferimento dell’incarico e dichiarazioni sulla insussistenza di cause di inconferibilità o incompatibilità;
  4. Sono state curate le nuove pubblicazioni per gli organi di indirizzo politico con indicazione di compensi, missioni, dichiarazione di eventuali altri incarichi in corso, indicazione della situazione reddituale e patrimoniale, dichiarazione dei redditi;
  5. Sono state aggiornati i dati relativi agli incarichi direttivi, sia centrali che periferici, con CV e gli altri dati previsti dalla legge;
  6. E’ stata curata trimestralmente la pubblicazione degli aggiornamenti sui tassi di assenza del personale (artt. 16 ss. d.lgs. n. 33 del 2013);
  7. Sono state aggiornate le pubblicazioni relative agli incarichi conferiti ed autorizzati ai dipendenti;
  8. Sono stati definiti accordi con le direzioni del personale affinché le pubblicazioni relative a graduatorie o implicanti esposizione di dati personali siano effettuate a scadenza, come previsto dal d.lgs. 196 del 2003 e dalla linee guida del Garante della Privacy del 2 marzo 2011;
  9. Sono stati pubblicati i moduli per l’esercizio dell’accesso civico e per l’esercizio del “potere sostitutivo” (art. 5 d.lgs. n. 33 del 2013);
  10. Sono stati pubblicati i nominativi dei titolari del “potere sostitutivo” ed è stata creata la pagina “Come fare per” - “Titolari del potere sostitutivo”;
  11. Si è proceduto nello studio sull’usabilità del sito web dell’amministrazione, con l’obiettivo di raccogliere informazioni e suggerimenti utili a migliorarne la leggibilità;
  12. Sono stati apportati numerosi correttivi all’organizzazione delle informazioni presenti sul sito web istituzionale, al fine di soddisfare – non solo formalmente ma anche nella sostanza – gli indicatori generali contenuti nello schema denominato “la bussola della trasparenza - strumenti per l’ analisi ed il monitoraggio dei siti web” elaborato dal Ministero per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione;
  13. Sono state pubblicate le statistiche trimestrali d’uso del sito web, sì da consentire la migliore e più tempestiva verifica dei risultati complessivi in termini di utilità ed accessibilità dei dati pubblicati da parte del pubblico degli utenti.
  14. E’ stata creata la pagina prevista dall’art. 13, comma 1, lett. d) del d.lgs. 33 del 2013 ai fini della pubblicazione dell’elenco dei numeri di telefono nonché delle caselle di posta elettronica istituzionali e delle caselle di posta elettronica certificata dedicate (sia degli uffici centrali che periferici), cui il cittadino possa rivolgersi per qualsiasi richiesta inerente i compiti istituzionali; 
  15. Sono stati pubblicati tutti i documenti relativi al ciclo della Performance;
  16. E’ stata creata una nuova pagina web per gli obblighi di pubblicazione inerenti gli oneri informativi per cittadini ed imprese.
  17. Sono state adempiute le pubblicazioni previste dall’art. 1, comma 32 l. 190 del 2012 in relazione ai contratti stipulati dall’Amministrazione, centrale e periferica per l’anno 2013, in conformità con quanto stabilito dalla Deliberazione dell’AVCP n. 26 del 22.5.2013;

Nel 2014 è stato poi istituito un gruppo di lavoro interdipartimentale per verifica, studio, analisi e proposte di ristrutturazione del sito web del Ministero della giustizia, allo scopo di approntare un vero e proprio statuto del sito che tenga conto della distinzione dei settori dei quali si compone: comunicazione del Ministro, comunicazione istituzionale e trasparenza.

La riorganizzazione del sito – in via di completamento con il ripensamento della struttura gestionale- è volta a far sì che esso diventi strumento esaustivo per la comunicazione politica, per quella istituzionale e per la trasparenza e perché sia conferita uniformità e standardizzazione alla modalità espositiva con cui le informazioni vengono rappresentate, attraverso il sistema degli open data.

Il principale strumento attuativo degli obblighi di trasparenza è costituito dalla pubblicazione sui siti istituzionali di alcune tipologie di dati.

Il Ministero, in linea con la previsione dell’articolo 9, comma 1, d.lgs. n. 33 del 2013, ha quindi  istituito all’interno del proprio sito istituzionale una sezione denominata “Amministrazione trasparente”, accessibile direttamente dalla Home page.
Il 16 dicembre 2014, in accordo con le previsioni di completamento delle pubblicazioni, si è tenuta la prima  “Giornata della trasparenza”  del Ministero della Giustizia, come prevista da ultimo dall’art. 10, comma 6 d.lgs. n. 33 del 2013.

In ordine alle iniziative assunte dai singoli Dipartimenti in tema di trasparenza, oltre alla pubblicazione sul sito di tutti i dati di maggiore rilievo, per quanto concerne il DOG è stato eseguito l’aggiornamento della sezione del sito dedicata agli uffici giudiziari, “giustizia map”, in seguito all’attuazione della revisione della geografia giudiziaria, nonché di quella dedicata agli incarichi dirigenziali, che avviene ogniqualvolta si verificano variazioni nella compagine dei dirigenti del Dipartimento e degli uffici giudiziari.

Inoltre si è proceduto ad un censimento di tutte le locazioni stipulate dai Comuni al fine di acquisire la disponibilità di immobili da destinare a sedi giudiziarie in ciascun distretto di Corte d'Appello.

Anche gli uffici giudiziari, nazionali e periferici, hanno realizzato progetti volti al miglioramento e all’aggiornamento dei siti internet, nonché alla redazione di carte dei servizi e bilanci sociali, anche attraverso la partecipazione al progetto “Diffusione di buone pratiche negli uffici giudiziari”.

In relazione alle misure adottate per l’attuazione del Piano triennale della Trasparenza, è stato nominato un referente per ciascun Dipartimento, con il compito di curare la raccolta dei dati da pubblicare sul sito istituzionale, di monitorare l’aggiornamento dei dati relativi al Dipartimento e di tenere rapporti con il  Responsabile della Trasparenza del  Ministero.

Come accennato, in data 29 gennaio 2014 è stato adottato il Piano triennale di prevenzione della corruzione.

Il Piano Triennale (di seguito denominato PTPC) deve essere formulato ed adottato nel rispetto delle linee guida contenute nel Piano Nazionale approvato dalla Commissione per la valutazione, la trasparenza e l’integrità delle amministrazioni pubbliche, che opera quale Autorità Nazionale Anticorruzione. Esso, quindi recepisce e fa propri gli obiettivi stabiliti dal P.N.A.: il perseguimento della riduzione della opportunità che si manifestino casi di corruzione, il potenziamento  della capacità, in seno alle singole articolazioni ministeriali, di scoprire casi di corruzione; la creazione, altresì, di un contesto sfavorevole al prodursi di comportamenti illeciti.

Sono stati quindi individuati, nell’ambito di ogni Dipartimento, “referenti per l’anticorruzione”, sia per l’individuazione di ulteriori aree di rischio – oltre quelle ritenute obbligatorie dalla legge  e delle relative peculiari azioni di prevenzione, sia per la verifica ed il monitoraggio delle attività connesse.

Secondo quanto stabilito nel Piano, le attività a rischio corruzione sulle quali si intende operare sono, dunque, quelle previste dal legislatore all’art. 1, comma 16 del citato disposto normativo, rinviando ad un secondo momento l’individuazione, con la collaborazione dei referenti, di ulteriori aree di rischio.

Partendo da questo presupposto, i Referenti dei singoli dipartimenti hanno individuato i settori a rischio all’interno di ciascuna articolazione del Ministero, che sono afferenti in gran parte alle Direzioni Generali delle risorse materiali, dei beni e dei servizi ed alle Direzioni Generali del personale e della formazione, nonché agli Uffici che si occupano della stipula di convenzioni e accordi con Enti Locali, Territoriali e privati.

Più in generale sono state enucleate quelle attività che attengono alle materie oggetto di incompatibilità, cumulo di impieghi ed incarichi e del rispetto delle regole stabilite dal codice di comportamento; le materie il cui contenuto è pubblicato nei siti internet delle pubbliche amministrazioni (art. 54 del d.lgs n. 82/2005 –Codice Amministrazione Digitale); la retribuzione delle posizioni organizzative o dei dirigenti e tassi di assenza e di maggiore presenza del personale (art. 21 della L. 69/2009); le materie oggetto di informazioni rilevanti con le relative modalità di pubblicazione individuate con D.P.C.M. ai sensi dell’art. 1, comma 31 della Legge n. 190/2012.

Si è ritenuto, inoltre, che essenziale rilievo debba assumere la tracciabilità dei procedimenti, anche ai fini della trasparenza dell’attività amministrativa svolta.

Al fine di attuare strategie idonee al contrasto del fenomeno della corruzione, appare necessario prevedere meccanismi di formazione, attuazione e controllo delle decisioni, idonei a prevenire il rischio di corruzione ed obblighi di informazione nei confronti del Responsabile; monitorare il rispetto dei termini per la conclusione dei procedimenti ed  i rapporti tra l’Amministrazione ed i soggetti che con essa stipulano contratti, o che sono interessati a procedimenti di autorizzazione, concessione o erogazione di vantaggi economici di qualsiasi genere, anche verificando eventuali relazioni di parentela o affinità con i dirigenti e dipendenti dell’amministrazione; verificare l’effettiva rotazione degli incarichi negli uffici preposti allo svolgimento delle attività individuate come maggiormente a rischio.

Successivamente  dovrà essere operata una valutazione del grado di rischio per ciascuna area, individuando le particolari esigenze di intervento utili a ridurre la probabilità che il rischio si verifichi, con l’indicazione di modalità, responsabili, tempi di attuazione ed indicatori.

In applicazione del citato art. 54, con D.P.R. 16 aprile 2013 n. 62 è stato approvato il "Codice di   comportamento dei dipendenti pubblici", per tutte le amministrazioni.

Con delibera n. 75/2013 l'ANAC ha emanato definitivamente le linee guida in materia di codici di comportamento delle Pubbliche Amministrazioni.

Per il Dicastero della giustizia il nuovo codice è in corso di elaborazione.

Con riferimento agli standard di qualità, è stata definita la fase di sperimentazione prodromica alla individuazione degli standard di qualità di taluni dei più importanti servizi resi dall’amministrazione della giustizia al pubblico degli utenti. Si tratta di attività condotte in collaborazione con la Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l’Integrità delle amministrazioni pubbliche (CiVIT): gli standard di qualità suddetti costituiranno oggetto della direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell’art. 11 del D.Lgs 286/1999, fornendo altresì la base per l’elaborazione della Carta dei servizi dell’amministrazione.

In merito all’attività dei Dipartimenti in relazione agli standard di qualità va menzionata, nell’ambito del Dipartimento per gli affari di giustizia, l’attività svolta dalla Biblioteca Centrale Giuridica che ha predisposto il monitoraggio  per la misurazione del livello di gradimento dei servizi offerti attraverso la somministrazione di questionari cartacei agli utenti che utilizzano i servizi offerti nella sede della biblioteca e questionari on-line per gli utenti che utilizzano la procedura di consultazione via web. Il monitoraggio ha comportato l'elaborazione dei dati raccolti, i cui esiti conclusivi sono esposti nel rapporto pubblicato sul sito istituzionale del Ministero.

3.4 Obiettivi individuali (sintesi)

Gli obiettivi, i tempi e le fasi della programmazione strategica fissate nella Direttiva generale per l’attività amministrativa in coerenza con le priorità politiche per l’anno 2014 del Ministro della Giustizia  hanno dato luogo alla programmazione degli obiettivi relativi alle attività censite nel sistema di controllo di gestione.

I direttori generali hanno dunque invitato di dirigenti di seconda fascia a proporre i loro obiettivi, dettando per ciascuno di essi le direttive coerenti con la nota integrativa al bilancio di previsione per l’anno 2014.

I dirigenti di seconda fascia hanno poi definito le proposte di obiettivi da assegnare alla propria struttura e da perseguire nell’anno successivo, previo censimento delle risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili.

Le proposte sono state formulate tenendo conto delle linee di attività di maggiore rilevanza tra quelle svolte dalle singole unità organizzative, con riferimento alla realizzazione degli obiettivi strategici e alla realizzazione di standard di qualità nei servizi pubblici erogati.

Per i dettagli concernenti l’articolazione organizzativa, la struttura e la complessità dell’amministrazione, si vedano le informazioni che precedono. Per ciò che attiene invece al grado di raggiungimento degli obiettivi individuali si vedano i documenti allegati, provenienti dalle rispettive articolazioni ministeriali.

4. Risorse, efficienza ed economicità

 I dati di carattere economico-finanziario sono riportati nelle tabelle predisposte da ciascuna articolazione ministeriale (v. documenti allegati, in specie le relazioni dei Dipartimenti dell’organizzazione giudiziaria, dell’amministrazione penitenziaria, della giustizia minorile, dell’UCAN, che rappresentano i Centri di Responsabilità cui è affidata la gestione della più parte delle risorse assegnate a questa amministrazione).

In linea generale, però, deve rappresentarsi che, con particolare riguardo a taluni Dipartimenti, accanto agli obiettivi strategici di cui al Piano della Performance hanno assunto rilievo anche il perseguimento di obiettivi di carattere strutturale, per cui l’analisi del bilancio consuntivo non consente di individuare le economie conseguite, poiché i fondi stanziati sono andati a coprire spese gestionali strettamente connesse alla funzione istituzionale erodendo le risorse per gli obiettivi strategici.

E’ il caso, in particolar modo, del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, nel cui Piano della performance, come suaccennato, oltre agli obiettivi strategici  –“Riorganizzazione della distribuzione sul territorio degli uffici giudiziari”, “Accelerazione del processo civile e penale-processo telematico”, “Infrastrutture”, “Valorizzazione delle risorse umane”  –  è stato inserito un obiettivo strutturale, “Garantire il funzionamento dei servizi relativi alla Giustizia”, che ha assorbito la quota maggiore degli stanziamenti a favore del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria.

Circa il 98,7% delle risorse finanziarie è infatti  destinato alle esigenze di funzionamento degli uffici giudiziari, di cui circa l’80% è costituito dagli stipendi del personale amministrativo e di magistratura. Le somme restanti sono gestite in buona parte attraverso gare a carattere nazionale per l’acquisto di beni e servizi da destinare agli uffici giudiziari e per la parte residuale attraverso somme destinate ai 52 Funzionari Delegati, Corti d’Appello e Procure Generali, che li utilizzano per i propri consumi intermedi e per quelli degli uffici dei distretti.

Inoltre, non potendo gli uffici giudiziari avere a priori contezza della consistenza dei fondi loro assegnati, non possono effettuare una pianificazione finanziaria ed economica adeguata e cercano di portare avanti progetti in economia, che comportino come unico costo e spesa quelli dell’utilizzo del personale amministrativo, con la conseguenza che i suddetti progetti, inseriti nel Piano della Performance, hanno rappresentato una parte residuale degli stanziamenti previsti nelle Note Integrative.

Va detto comunque che, per l’anno 2014,  al fine di migliorare la coerenza del Piano della Performance con la programmazione economico-finanziaria e di bilancio, nella compilazione delle schede progetto del DOG è stata prevista l’evidenza in automatico del costo in termini di stipendio netto a fronte della pianificazione dell’impiego delle risorse umane, ciò che ha consentito, per gli obiettivi strategici dell’amministrazione centrale, di suddividere l’importo indicato nelle Note Integrative in costo del personale impiegato e in altri costi, giacché le Direzioni Generali hanno avuto la possibilità di inserire anche la pianificazione finanziaria ed economica relativa alle spese e ai costi diversi dagli stipendi, e per gli Uffici Giudiziari  di individuare il costo del personale associato alle attività da realizzare per attuare i progetti.

L’art. 37 del decreto legge 98/2011, modificato dalla legge 111/2011, stabilisce inoltre che  Capi degli uffici giudiziari provvedano, entro il 31 gennaio di ogni anno, alla programmazione per la gestione dei procedimenti civili, amministrativi e tributari pendenti, per la cui realizzazione dovrebbero essere assegnati premi di efficienza per il personale degli uffici più virtuosi, per il 2013, con decreto del Presidente del  Consiglio  dei  Ministri si è stabilito che i fondi previsti per i premi di efficienza vengano destinati, in  via  prioritaria,  all'assunzione  di  personale di magistratura  ordinaria, nonché,  per  il  solo  anno  2014,  nella prospettiva di migliorare l'efficienza degli uffici giudiziari e  per consentire a coloro  che  hanno  completato il  tirocinio  formativo presso gli uffici giudiziari, lo svolgimento di un periodo di perfezionamento da completare entro il 31 dicembre 2014.

Anche il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, come in precedenza accennato, pur perseguendo rilevanti economie e raggiungendo risultati positivi per quasi tutti gli obiettivi strategici-  con particolare riferimento  alla valorizzazione delle risorse umane, al mantenimento dei livelli essenziali dei servizi, alla semplificazione delle procedure-, ha riportato disallineamenti relativamente ad obiettivi di carattere non strettamente strategico, quali il miglioramento delle condizioni di detenzione e alla gestione dell’esecuzione penale esterna, a dimostrazione della complessità delle relative tematiche e la multifattorialità degli elementi utili alla ponderazione.  

5. Pari opportunità e bilancio di genere. Interventi in favore del benessere organizzativo.

Il bilancio di genere viene inserito dal D. Lgs. 150/2009 nel ciclo della performance quale strumento di indirizzo per l’attuazione delle pari opportunità per indurre una migliore predisposizione delle relative politiche.

All’interno del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria è stato istituito sin dal 1999 il Comitato delle Pari Opportunità, che si è riunito periodicamente e che ha sospeso i lavori inizialmente per effetto della nota del Capo di Gabinetto del 22.07.2011 che richiedeva una modificazione della sua composizione e, successivamente, a seguito della entrata in vigore della legge istitutiva del Comitato Unico di Garanzia (C.U.G.).
Quest’ultimo è stato costituito con Decreto Interdipartimentale del 29 gennaio 2013 a firma congiunta dei Direttori Generali del personale facenti capo al Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, Dipartimento per la giustizia minorile e Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.

Relativamente alla parità di genere, dall’analisi dei dati relativi al personale amministrativo (civile) presente presso il Ministero di Giustizia come riportato dal documento allegato del DOG emerge che nell’anno 2014 si è provveduto alla nomina di 98 unità di personale, di cui 44 donne e 98 uomini.

Per quel che riguarda l’amministrazione penitenziaria, nei profili dirigenziali generali il bilancio di genere registra una netta prevalenza degli uomini (88%) sulle donne (12%), mentre il rapporto è invertito (65% donne, 35% uomini) per i ruoli dirigenziali di seconda fascia, con un calo della presenza delle donne rispetto al 2013, in entrambe le fasce, del 3% e del 2% rispettivamente.

Il personale femminile di Polizia Penitenziaria rappresenta solo il 10% del totale, ma la sproporzione è giustificata dallo squilibrio di genere registrato nella popolazione detenuta. Solo il 4% della stessa, infatti, è di genere femminile, e dunque l’attuazione della politica dell’ordine, della sicurezza e del trattamento deve essere realizzata prevalentemente con l’impiego di risorse umane di genere maschile.

Nell’ambito del ruolo dei Commissari, la percentuale di impiego femminile raggiunge il 44% ed appare destinata ad aumentare, anche in considerazione della prevalenza di commissari donne reclutate in occasione degli ultimi concorsi pubblici.
Dalla distribuzione di genere del personale del comparto ministeri emerge, infine, una relazione inversa entro il genere; al crescere delle aree, nel caso delle donne, aumenta la loro presenza numerica; nel caso degli uomini, la relazione è tendenzialmente inversa: cioè al crescere delle aree diminuisce la loro presenza e la forbice maggiore tra i due sessi (44 punti percentuale)  è proprio nell’area dove ricadono i profili di maggiore specializzazione/responsabilità, che appaiono dunque essere profili a maggiore appannaggio delle donne.

Anche nell’ambito del Dipartimento per gli affari di giustizia vi è una netta prevalenza del genere femminile, pari al 71% delle risorse.

Nell’ambito del Dipartimento per la giustizia minorile, si può osservare che nei profili dirigenziali il bilancio di genere registra una lieve maggioranza femminile (11 donne, di cui solo una dirigente generale e 9 uomini)), mentre è invertita con riferimento al personale complessivo non dirigenziale del Dipartimento (donne 857; uomini 401).

Anche per quanto concerne il corpo di Polizia Penitenziaria, la presenza del personale femminile è inferiore a quella maschile (110 in luogo di 617), in quanto legata al genere degli individui detenuti.

Relativamente al benessere organizzativo, di particolare rilievo è l’indagine volta a rilevare il livello di benessere promossa dall’Organismo indipendente di valutazione del Ministero della Giustizia, che ha coinvolto tutto il personale nel periodo compreso tra aprile e giugno del 2014. Il campione dei rispondenti, all’atto del rilievo, risultava composto da 4.826 dipendenti di cui il 30% femmine e il 70% maschi su una popolazione di 43.928 dipendenti, per i cui risultati complessivi- analizzati avendo come focus la distribuzione percentuale delle risposte che rilevavano criticità o aspetti negativi- si rimanda alla lettura della documentazione allegata dall’amministrazione penitenziaria.

Proprio quest’ultimo Dipartimento si evidenzia per la particolare attenzione dedicata, anche nell’anno 2014, alle iniziative di diffusione del benessere organizzativo.

Su tutto il territorio, fino agli istituti penitenziari, è presente una rete di referenti locali sul benessere.

L’ attività degli Osservatori regionali sul benessere concorre alla finalità generale di coniugare aspetti gestionali con politiche a favore del personale.

Gli Osservatori, infatti, oltre a monitorare lo stato del benessere, rappresentano un dispositivo pro-attivo strategico in grado di intercettare le politiche penitenziarie, divenendo strumento a supporto della sostenibilità organizzativa.

Sul fronte del benessere e delle pari opportunità molte attività appartengono alla mission dell’Ente di assistenza del personale dell’amministrazione penitenziaria, istituito dall’art. 41 della legge 15.12.1990 n. 395, che si autofinanzia attraverso la contribuzione volontaria dei dipendenti, gli aggi sulla vendita dei tabacchi e gli introiti derivanti dalla gestione degli spacci.  Tale Ente Si occupa degli interventi di protezione sociale nei confronti del personale dell’Amministrazione penitenziaria: assistenza agli orfani, elargizione di sussidi, erogazione di contributi scolastici, tenuta di sale convegno, di spacci, organizzazione di colonie estive, nonché di attività sociali, ricreative e culturali in favore del personale e dei loro familiari.

6. Il processo di redazione della Relazione sulla Performance

6.1. Fasi, soggetti tempi e responsabilità

Il processo seguito nella redazione della presente Relazione è conforme alla disciplina dettata dagli artt. 10 commi 1-2, 14 comma 4 lett. c) e 15 comma 2 lett. b) d.lgs 150/2009, nonché alle linee guida elaborate dalla CiVIT in materia (da ultimo, come detto, approvate con delibera n. 5/2012).

In particolare, il processo è stato avviato con nota del Referente della Performance del 17giugno 2015, diretta ai Capi Dipartimento ed al Direttore Generale degli Archivi Notarili.
Ogni articolazione ministeriale ha fornito i dati e le informazioni rilevanti, secondo lo schema illustrativo proposto dalla Commissione, ed il Referente della Performance ha dunque predisposto il presente documento, che come detto conclude il ciclo di gestione della performance  di questo Ministero.

Lo stesso documento, una volta adottato dal Ministro con proprio decreto, verrà trasmesso per la validazione all’Organismo Indipendente di Valutazione della Performance, nonché alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento di Funzione Pubblica – come disposto dall’art.19, co.9, d.l. 90/14, convertito con l.114/14- ed al Ministero dell’Economia.

Per finire, di esso sarà data la più ampia diffusione mediante la pubblicazione sul sito web dell’amministrazione, come disposto dall’art. 10 comma 8 lett. b) del D.Lgs 33/2013. 

6.2. Punti di forza e debolezza del ciclo della Performance

Come accennato, uno dei punti di debolezza del ciclo di gestione della Performance di questo Ministero è costituito dall’assenza di un sistema informatizzato del controllo di gestione, vale a dire di un sistema informativo integrato in grado di fornire parametri omogenei e dati raffrontabili e di dare continuità al monitoraggio sullo stato di avanzamento dei progetti (workflow), verificando tempestivamente scostamenti, ritardi e difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi. Tuttavia, la piattaforma informatica è in via di definitivo completamento e certamente consentirà di conoscere e verificare con maggior precisione e tempestività i risultati di performance raggiunti dall’amministrazione.

A tal fine dovrà essere possibile la misurazione dei risultati, migliorando i sistemi e i metodi per la definizione e la verifica degli indicatori, mediante l’adozione, da parte di tutti i Centri di Responsabilità di un’unica piattaforma operativa ed ulteriormente affinando i meccanismi di controllo interno e di valutazione del personale e dei dirigenti – anche per il tramite di periodiche rilevazioni effettuate dall’ufficio statistico - con l’obiettivo di raggiungere standard qualitativi soddisfacenti, di riconoscere il merito e di valorizzare le singole capacità.

In tale ottica, i centri di spesa dovranno consolidare azioni tese all'ottimizzazione dell'efficienza e della trasparenza di cui al decreto legislativo n. 33/2013 e al rafforzamento delle misure finalizzate alla prevenzione della corruzione di cui alla legge n.190/2014, in prosecuzione dell'attuazione del ciclo di gestione della performance e del collegato "Sistema di misurazione e valutazione della Performance".

Tali azioni e misure, esplicitate nei relativi documenti di programmazione seguendo la logica d'interazione ed integrazione, permetteranno di dare piena attuazione ai principi generali applicabili a tutte le Amministrazioni Pubbliche e ai pubblici funzionari, quali i principi di imparzialità e di buon andamento. In tale ottica, dovranno essere elaborati progetti di reingegnerizzazione dei processi di maggior rilievo sul piano tecnologico, al fine di migliorare l'efficienza e la qualità del servizio offerto.

Nell'ambito dell'attività finalizzata al contenimento ed alla razionalizzazione della spesa, l’impegno- come da ultimo rammentato dal sig. Ministro nell’Atto di indirizzo politico per l’anno 2016-  deve essere quello di addivenire ad una tempestiva utilizzazione delle risorse finanziarie disponibili allo scopo di ridurre il debito dell'amministrazione nei confronti dei privati ed i tempi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture.

Un’altra criticità atteneva al disallineamento tra i documenti  di programmazione strategica processo e quelli di programmazione economico-finanziaria, criticità superata, a far data dall’anno 2015, anticipando l’avvio del ciclo di gestione della performance, delineando, cioè, le priorità politiche contenute nell’Atto di indirizzo politico, antecedentemente all’elaborazione delle Note integrative, così attivando virtuosamente il ciclo della performance con piena corrispondenza tra obiettivi strategici e programmazione economica finanziaria di cui alle Note integrative di bilancio.

Funzionale allo scopo di eliminare disallineamenti e difformità tra i vari documenti di programmazione normativamente previsti potrebbe inoltre essere l’adozione di una modalità uniforme – anche nella prospettiva di un ripensamento complessivo del sistema di misurazione della performance- per l’adozione dei documenti di programmazione strategica.

Tra i punti di forza del ciclo della gestione della performance vanno menzionati: il progressivo perfezionamento della pianificazione degli obiettivi in senso sistemico, la maggiore efficienza nell’allocazione delle risorse umane e strumentali entro la pianificazione, la più attenta razionalizzazione organizzativa, il consolidamento delle possibilità di correlazione tra obiettivi strategici-operativi, la migliore individuazione di obiettivi effettivamente misurabili e indicatori significativi (coerenza con la nota integrativa al Bilancio di previsione), il buon livello di integrazione raggiunto tra i vari soggetti coinvolti, ottenuto grazie alla creazione della “rete dei referenti” della performance e della trasparenza all’interno di ogni Dipartimento, l’accresciuta specializzazione delle figure professionali deputate alla cura di questo specifico settore dell’amministrazione, che innegabilmente presenta molte difficoltà ed un tasso di innovazione non comune nella gestione dei processi burocratici di competenza del Ministero ed, infine, l’accresciuta consapevolezza che solo l’effettiva attuazione dei princìpi ispiratori della riforma consentiranno di restituire al cittadino un’amministrazione più efficiente.

A tal fine, occorrerà promuovere una migliore organizzazione del lavoro pubblico ed assicurare il progressivo efficientamento della qualità delle prestazioni erogate a cittadini e imprese, affinando metodi e criteri di valutazione dei risultati e dei comportamenti dei dirigenti e del personale dell'Amministrazione per valorizzare i contributi individuali, aumentare gli standard di prestazione e premiare il rendimento e la produttività di ciascuno.

In quest’ottica, ove il controllo di gestione – per il cui complessivo ripensamento è stato istituito un apposito tavolo tecnico- è funzionale a garantire non soltanto la verifica dell’attuazione da parte degli organi di amministrazione attiva degli atti di indirizzo politico, ma anche il perseguimento dell’interesse pubblico, il criterio della premialità deve poter trovare spazio anche nella retribuzione, sia pure nella parte variabile, come è avvenuto nella proposta di accordo sulla contrattazione collettiva firmata lo scorso luglio relativa ai criteri di assegnazione del Fondo Unico di Amministrazione.

Come rammentato dal sig. Ministro nell’Atto di indirizzo per l’anno 2016, anche se la peculiarità delle funzioni attribuite dall’ordinamento al Ministero della Giustizia comporta spesso l’erogazione di servizi di difficile misurazione, deve potersi sviluppare un sistema che premi il merito, le capacità e l'impegno dei singoli. 

Roma, 20 ottobre 2015

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