ARCHIVIO - Inaugurazione anno giudiziario 2013 - Intervento del ministro Paola Severino alla Corte Suprema di Cassazione

Signor Presidente della Repubblica,
Autorità tutte,
Signori e Signore,

 

 

Per la seconda volta ho l’alto onore di prendere la parola in quest’Aula, per esporre brevemente le considerazioni del Guardasigilli sullo stato della giustizia.

Prima di tutto desidero ringraziare il Signor Presidente della Repubblica per la sua particolare vicinanza al mondo giudiziario che ha avuto modo di esprimere in più occasioni, anche nel tradizionale messaggio di fine anno, rivolto a tutti noi italiani.

Dopo aver ascoltato le significative espressioni del Primo Presidente della Corte, voglio innanzitutto condividere con Lei e con voi tutti, il sentimento di profonda amarezza e lo sconforto per la perdurante drammaticità della situazione carceraria, sottolineata anche dalla recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’Uomo, che Lei stesso Signor Presidente, ha commentato con parole dure e chiare, che richiamano tutti e ciascuno ad una assunzione ferma di responsabilità.

1.LA SITUAZIONE CARCERARIA

Mi pare doveroso, pertanto, iniziare la mia relazione proprio da alcune considerazioni sull’attuale stato delle carceri.

Non invocherò a scusante il breve tempo avuto a disposizione dal Governo; né mi limiterò a richiamare l’esito comunque positivo delle innovazioni legislative sia in materia di esecuzione presso il domicilio delle pene detentive residue brevi, che in materia di forte attenuazione del fenomeno delle c.d. “porte girevoli”.

Si deve e si può fare di più, sia nell’impegno amministrativo quotidiano, sia nell'impegno legislativo, con provvedimenti di cui dovranno in parte farsi carico anche il nuovo Governo ed il nuovo Parlamento, con decisioni che – voglio sperare – non siano condizionate da fatti di cronaca mediaticamente enfatizzati ma, al contrario, trovino alimento nei principi costituzionali della presunzione di innocenza e della finalità rieducativa della pena.

Rimane inaccettabile che, all’inizio di questo mese, 24.124 detenuti su 65.789, pari a circa il 36% dell’intera popolazione carceraria, siano ancora in attesa di giudizio e, tra essi, ben 12.594 attendano il giudizio di primo grado.

Va però segnalato un miglioramento rispetto agli stessi dati che ho fornito in quest’aula lo scorso anno, se è vero che allora i detenuti in attesa di giudizio erano oltre 28.000 (pari al 42% di un totale sostanzialmente stabile). E’ il segno che quello che si è fatto va nella giusta direzione, anche se va proseguito ed ampliato.

Dopo essermi misurata con questi problemi rimango, infatti, ancora più convinta che soltanto l’azione sinergica di una sostanziale depenalizzazione, di una nuova e più flessibile regolamentazione della misure alternative al carcere e di un nuovo sistema di gestione dell’edilizia carceraria sarà in grado di offrire una soluzione equilibrata e stabile a questa davvero complessa emergenza.

Dovranno essere ricercate soluzioni che, facendo salve le esigenze di sicurezza della collettività, valorizzino la funzione rieducativa della pena, riaffermando l’idea del carcere come extrema ratio.

È per questo che rimane forte il rammarico per la mancata approvazione del disegno di legge in materia di pene detentive non carcerarie che avrebbe lasciato un primo, importante, segno in questa direzione.

Mi conforta però il segnale dato da un illuminato Procuratore della Repubblica che, in una circolare recente, ha invitato i Magistrati ad un utilizzo più esteso delle misure alternative alla detenzione.

Confido che indicazioni simili possano essere diffuse in tutti i Tribunali, suggerendo anche una evoluzione dell’interpretazione delle norme attualmente esistenti, nel solco dei principi costituzionali e degli insegnamenti della Corte Europea di Strasburgo.

2. IL RECUPERO DELL’EFFICIENZA

Passando ad esaminare l’andamento del servizio giustizia sul versante più propriamente giudiziario, si ricorderà che lo scorso anno avevo in quest’aula sottolineato la centralità, nell’azione del Governo, del recupero dell’efficienza degli uffici giudiziari. Avevo all’epoca evidenziato quanto ciò pesi sull’economia del nostro Paese e sulla sua competitività.

La scarsa efficacia della nostra giustizia civile (evidenziata dai confronti internazionali disponibili) incide negativamente sul funzionamento del mercato del credito, sulle scelte finanziarie dei risparmiatori, sulla stessa dimensione delle nostre imprese (una delle debolezze strutturali del sistema produttivo italiano), sulla potenzialità del Paese di attrarre investimenti stranieri. In sintesi, sulla capacità di crescita.

Per questo avevo indicato quattro linee di intervento sulle quali il Governo, sin dal suo esordio, si è impegnato a fondo: la diminuzione del flusso in entrata della domanda di giustizia nel sistema giudiziario; la specializzazione dei giudici; l’aggressione all’arretrato soprattutto nel settore civile; la razionalizzazione territoriale, organizzativa e tecnologica dell’intera struttura dei servizi giudiziari.

Richiamo il programma che esposi allora perché ritengo doveroso dare conto a voi di quanto sia stato effettivamente realizzato, perseguendo due obiettivi di fondo: il miglioramento nell’offerta di giustizia e la deflazione della domanda di giustizia.

3. IL MIGLIORAMENTO NELL’OFFERTA DI GIUSTIZIA

3.1 LA GEOGRAFIA GIUDIZIARIA

Vorrei, anzitutto, esprimere la mia piena soddisfazione per l’avvenuto esercizio della delega conferita al Governo per il riordino della geografia giudiziaria, ancor più dopo le parole di apprezzamento espresse al riguardo dal Primo Presidente.

Sapevo che non era facile raggiungere questo traguardo.

Ritengo che il risultato conseguito – nell’ambito dei rigorosi limiti imposti dalla legge di delegazione – offra testimonianza dello sforzo di complessivo riordino territoriale ed istituzionale da cui prende vita la nuova “carta giudiziaria italiana”.

Per effetto della riforma gli uffici di primo grado sono stati ridotti da 1.398 a 449, consentendo il recupero di molti magistrati (sia togati che onorari) e di oltre 7.000 unità di personale amministrativo (più del 16% dell’attuale dotazione organica).

Queste risorse saranno distribuite negli uffici accorpanti, assicurando rilevantissimi recuperi di efficienza, grazie alla più equa ripartizione dei carichi di lavoro, allo sfruttamento di economie di scala e di specializzazione delle funzioni giudiziarie.

Sono stati soppressi 31 tribunali con relative procure e si è proceduto all’integrale eliminazione delle 220 sezioni distaccate, nella considerazione che tale modulo organizzativo, dopo oltre un decennio di vita, si è rivelato fortemente inefficiente e fonte di diseconomie strutturali ed organizzative.

Sono stati soppressi 667 uffici del Giudice di Pace, la maggior parte dei quali caratterizzati da micro strutture ove l’amministrazione, talvolta per poche decine di cause l’anno, disperdeva preziose risorse umane ed affrontava costi non giustificabili rispetto al servizio erogato ai cittadini.

A ciò si è aggiunta una vasta razionalizzazione dei territori, avendo cura di alleggerire la pressione, ove ciò è stato possibile, sulle grandi aree metropolitane.

I numeri ci dicono, infatti, che l’inefficienza colpisce sia i tribunali troppo piccoli che quelli troppo grandi. Si è trattato di un intervento di imponenti proporzioni che vedrà il suo completamento nella predisposizione della nuova pianta organica dei magistrati addetti agli uffici di primo grado con la quale si procederà al complessivo riordino delle dotazioni organiche di tutti e 135 i nuovi circondari: anche qui l’obiettivo è quello di pervenire ad una omogenea e razionale distribuzione delle risorse tra i vari uffici, pur se non direttamente coinvolti nella revisione della geografia giudiziaria. Gioverà certamente alla riforma anche la politica di nuove assunzioni di magistrati che, ad oggi, grazie agli ultimi due concorsi riduce la vacanza teorica a sole 494 unità (a fronte delle oltre 1.200 registrate in precedenza).

Abbiamo oggi, rispetto al passato, un’occasione unica: realizzare una politica di corretta e razionale distribuzione di tribunali, magistrati e personale amministrativo, con scelte che tengano conto delle reali esigenze del territorio in materia giudiziaria.

Non perdiamo quest’occasione unica, anche se il compito è difficile, comporterà sacrifici, si presterà a facili polemiche e richiederà uno sforzo comune.

Proprio in questa prospettiva, attendiamo con fiducia nelle prossime settimane il parere del Consiglio Superiore della Magistratura sulla nuova distribuzione degli organici, disponibili ad operare tutte le correzioni che vorrà suggerire, a conferma del rinnovato clima di autentica leale collaborazione che ha contraddistinto l’intero mio mandato.

3.2 L’INFORMATIZZAZIONE

Gli interventi relativi alla nuova geografia sono stati accompagnati da un forte impegno organizzativo, di risorse e normativo in materia di digitalizzazione della giustizia. Essi, da un lato, contribuiranno ad accrescere i benefici sul piano della efficienza organizzativa; dall’altro avranno una valenza “compensatrice” rispetto a chi, utente o operatore nel sistema giudiziario, si troverà ad essere fisicamente più lontano da un ufficio.

Gli interventi normativi recenti prevedono la diffusione dell’obbligatorietà delle comunicazioni e notificazioni per via telematica; l’impiego della telematica per la gestione dei flussi di comunicazione tra gli organi delle procedure concorsuali ed i creditori; la previsione nei procedimenti civili dell’obbligo di deposito in via telematica degli atti endo-procedimentali per i difensori delle parti costituite, nonché per i soggetti nominati dall’autorità giudiziaria.

Queste previsioni portano progressivamente a regime il fondamentale utilizzo della telematica nella giustizia civile al termine di un lungo periodo di sperimentazioni e di applicazioni parziali sul territorio nazionale.

Sono oggi possibili le consultazioni via internet in tempo reale dei registri di cancelleria e dei documenti elettronici, disponibili per tutti gli uffici del territorio; le comunicazioni telematiche a valore legale, che coprono il 100% degli uffici, sono ora obbligatorie.

I depositi telematici a valore legale sono a regime in 67 uffici; in vista della loro obbligatorietà dal giugno 2014, è già previsto uno stanziamento ad hoc di 3,5 milioni per assicurarne la diffusione.

A ciò si è affiancato il progetto varato insieme al Ministro per la Coesione territoriale che – con uno stanziamento di 7,2 milioni di euro – consentirà la totale digitalizzazione delle notifiche di cancelleria in 80 Tribunali e Corti di appello, la digitalizzazione dei decreti ingiuntivi in 23 Tribunali, con interventi di assistenza ed un monitoraggio dei risultati conseguiti.

3.3 IL TRIBUNALE PER LE IMPRESE

Completa il quadro degli interventi volti a razionalizzare il funzionamento degli uffici l’introduzione dei c.d. “Tribunali per le imprese”, che consentiranno la specializzazione dei magistrati nelle controversie in materia societaria e di appalti pubblici di lavori, servizi e forniture.

Evidenti appaiono i vantaggi di simile scelta, che da un lato consente un rafforzamento del principio di certezza del diritto, attraverso una specializzazione per materia che tende a stabilizzare le interpretazioni giurisprudenziali; da un altro lato, favorisce una riduzione dei tempi medi, visto che un giudice specializzato tende ad operare secondo modelli conosciuti e quindi con maggiore snellezza.

3.4 LA DIFFUSIONE DI BEST PRACTICES ORGANIZZATIVE

Particolare attenzione è stata dedicata alla valorizzazione e diffusione di best practices organizzative, secondo programmi elaborati in alcuni uffici, che hanno mostrato particolare efficacia nel migliorare la produttività degli uffici stessi, la performance dei magistrati, incidendo anche sulla durata delle procedure.

Pur nella consapevolezza che ogni realtà locale presenta le proprie specificità, è questo un modello da diffondere nella misura più ampia possibile per giungere ad un risultato di generalizzata utilità per l’organizzazione degli uffici giudiziari del Paese.

Va infine sottolineato che tutte queste linee di intervento sono coerenti con le indicazioni degli organismi internazionali che, come noto, collocano il nostro sistema in posizioni assai arretrate per efficacia della macchina giudiziaria. Esse hanno suscitato apprezzamenti da parte degli stessi organismi, come ho potuto verificare anche nel corso della mia ultima visita a Strasburgo presso il Consiglio d’Europa e la Corte Europea.

4. L’ECCESSIVA DOMANDA DI GIUSTIZIA

Nella consapevolezza, tuttavia, che la vera anomalia italiana resta l’elevatissima litigiosità in materia civile, si è intervenuti in questo settore con diverse misure, pur dovendo tenere conto del ristretto arco temporale a disposizione.

Si è ritenuto necessario affrontare prioritariamente le cause sottostanti l’accumulo dell’arretrato, convinti che questo resti il modo più radicale per affrontare il problema in maniera strutturale, non episodica, ed assicurarne una efficacia duratura. Tutto questo anche a costo di rinunciare alla soddisfazione di constatare di persona i risultati, che si potranno cogliere solo nel medio-lungo periodo.

A tale filosofia rispondono l’introduzione del filtro in appello e la riforma della legge Pinto. Il primo si basa sulla constatazione che il vero collo di bottiglia della durata dei processi si colloca in questa fase; prende le mosse dal dato statistico secondo cui una percentuale molto rilevante delle impugnazioni si conclude con una conferma della sentenza di primo grado; interviene attraverso una tempestiva e preliminare rilevazione delle impugnazioni ammissibili, perché caratterizzate da una ragionevole probabilità di successo, così selezionando le cause meritevoli di piena trattazione. La seconda, attraverso la predeterminazione sia dell’ammontare dell’indennizzo che dei criteri per il computo della durata irragionevole del processo, dovrebbe da un lato ridurre gli effetti economici negativi per l’Amministrazione, dall’altro disincentivare il capzioso prolungamento dei giudizi al fine di beneficiare della compensazione. Nello stesso solco si collocano gli aumenti del contributo unificato per le impugnazioni in cui la parte sia incorsa in evidenti errori di procedimento o in caso di integrale rigetto dell’impugnazione stessa.

Ad analoghi presupposti si ispira anche l’estensione dell’ambito di applicazione della media-conciliazione, poi dichiarata incostituzionale per motivi legati all’eccesso di delega, ma dalla quale credo sarebbe possibile attendersi – se opportunamente ri-disegnata – effetti positivi significativi.

Nell’imminenza e a seguito della sentenza della Corte, gli incontri con l’Avvocatura e le categorie interessate hanno tracciato una strada importante, per riconsiderare i confini e le materie da riferire a questo modello di giustizia alternativo, già molto diffuso e sperimentato in altri paesi europei, dotati di un sistema giudiziario simile al nostro.

Anche su questo versante di riduzione della domanda di giustizia altro resta da fare; ma anche qui credo che la strada intrapresa sia quella giusta e si debba avere molta fermezza nel ribadire che trattandosi di misure strutturali occorre attendere perché i risultati possano essere colti.

In ogni caso, sono già rinvenibili incoraggianti evidenze di una ulteriore riduzione della litigiosità (del 3,7 per cento nel periodo compreso tra luglio 2011 e giugno 2012) riguardante tutti gli Uffici (Corte d’Appello, Tribunale, Uffici del giudice di pace).

Ciò si è tradotto in una ulteriore diminuzione degli affari pendenti, pure in presenza di una crescita per alcune materie più direttamente legate alla congiuntura economica (fallimenti, esecuzioni immobiliari).

Quanto alla durata delle procedure, essa resta ancora elevata. La presenza di un arretrato - a volte assai "datato" - vi incide tuttora in modo significativo. È tuttavia ora possibile immaginare l’introduzione di misure, anche di natura straordinaria, per affrontare il peso dell’arretrato e quindi incidere più direttamente sulla durata dei procedimenti, attraverso la costituzione di una task force la cui composizione e struttura sono state ampiamente discusse nei mesi scorsi con gli operatori di giustizia interessati. Ne è nato un articolato progetto, in fase di ultimazione presso il Ministero, a disposizione di quanti volessero riavviare la riflessione nel solco di una traccia già segnata e condivisa.

5. GLI INTERVENTI PER LA CRESCITA ECONOMICA E LE PROFESSIONI

Nella logica di assicurare maggiore efficienza al sistema economico, sono state introdotte diverse altre misure la cui ratio ispiratrice è favorire la concorrenza e la riallocazione delle risorse, sia attraverso un più facile accesso al mercato delle nuove imprese, sia attraverso strumenti per facilitarne la ristrutturazione o l’uscita dal mercato.

Gli interventi di liberalizzazione in tema di professioni regolamentate sono stati incisivi. Essi assicurano oggi una maggiore apertura del mercato dei servizi professionali, di cui gli utenti beneficeranno sia in termini di minori costi che di una migliore qualità.

Sono state abrogate le tariffe professionali; è stata realizzata una importante riforma degli ordinamenti, con innovative disposizioni in tema di formazione, tirocinio, pubblicità; sono state incrementate le piante organiche notarili.

Quanto alla professione forense, la nuova legge, di matrice parlamentare, di recente varata dal Senato, rappresenta la conclusione di un lungo iter, con il riconoscimento della natura costituzionale del diritto di difesa e quindi dell’interesse pubblico sotteso alla sua tutela. Essa va tuttavia integrata con una disciplina dell’accesso che è stata oggetto di lunghe e approfondite riflessioni con le rappresentanze dell’avvocatura e con il Ministero dell’istruzione. Il risultato è stato un progetto molto articolato e condiviso, che potrebbe completare il quadro di un’avvocatura più selezionata, meglio formata, ben aggiornata, in grado di affrontare le sfide con sempre maggiore professionalità.

Parimenti rilevante la modifica alla legge fallimentare, che allinea la normativa italiana a quella dei paesi più avanzati. Si introduce un istituto che consente anche a soggetti esclusi dalle procedure concorsuali ordinarie di superare la crisi da sovraindebitamento, con la proposta di un piano per il pagamento dei creditori, finalizzato alla ripresa dell’attività economica.

6. IL SETTORE PENALE

Non minore impegno è stato profuso nel settore penale.

Oltre ai già citati interventi in materia carceraria, nello stesso ambito va ricordata l’introduzione della Carta dei diritti e dei doveri dei detenuti, che rende trasparenti e certe, anche ai familiari dei ristretti, le regole della detenzione. A chi sia entrato in visita in un carcere, anche una sola volta, appare evidente il senso di smarrimento e di mancanza di riferimenti che coglie chi, all’improvviso, si trovi sradicato dalla sua realtà quotidiana e immesso in un mondo di regole che non conosce. Tanto più questo senso di smarrimento coglierà chi è straniero: è per questo che stiamo ultimando la traduzione della Carta nelle lingue più diffuse tra i detenuti. Un piccolo, grande segno di attenzione per chi, nel carcere, espia e soffre.

Di importanza centrale, l’approvazione, nello scorso mese di novembre, delle disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione.

Si è così data una significativa risposta alle indicazioni delle istituzioni internazionali, che non hanno mancato già di offrire un riscontro positivo all’intervento normativo italiano.

Si è rafforzata l’efficacia e l’effettività delle misure di contrasto alla corruzione con l’inasprimento del trattamento sanzionatorio, la ridefinizione dei delitti di corruzione e dei rapporti tra concussione e corruzione, nonché l’inserimento delle fattispecie di traffico di influenze illecite e corruzione tra privati.

Sono grata, ancora una volta, per le parole di apprezzamento del Primo Presidente e per la considerazione positiva con la quale la riforma è stata salutata, anche in sedi europee in cui mi è stata manifestata la grande soddisfazione per un adempimento che la Convenzione di Strasburgo attendeva sin dal lontano 1999.

Sono anche consapevole che le nuove norme hanno suscitato un vivace dibattito, ma rimango convinta che la nuova disciplina costituisce un sicuro passo in avanti, anche sul piano della credibilità internazionale del nostro Paese. Sono inoltre confortata dalle prime pronunzie della Cassazione in materia di continuità e razionalità delle nuove formulazioni. Rispetto alle polemiche iniziali, ricordo la voce forte e chiara del Presidente Lupo, che disse: “la Cassazione parla solo attraverso le sue sentenze”. Ed ora le sentenze iniziano ad esserci e a dar ragione degli sforzi fatti per innovare senza stravolgere.

Del resto, l’unica alternativa nel corso di questa legislatura, ormai al termine, sarebbe stata quella dell’inerzia.

Segnalo altresì la modifica all’art. 110 del Codice Antimafia che ha permesso di assegnare all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, anche i beni confiscati in esito ai procedimenti penali per tutti i delitti previsti dall’art. 12 sexies D.L. 306/92, ivi compresi quelli per i reati di usura, estorsione, corruzione, concussione e peculato.

7. GLI OBBLIGHI E LE ATTIVITÀ INTERNAZIONALI

Particolarmente sostenuto l’impegno del Governo finalizzato all’allineamento agli obblighi internazionali e alla partecipazione alle attività internazionali inerenti la giustizia. Basti citare, oltre alla legge anticorruzione, la ratifica della Convenzione di Lanzarote per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, che ha determinato importanti modifiche al codice penale e di procedura penale, nonché all’ordinamento penitenziario.

È stato intensificato anche l’impegno di comunicare i contenuti dello sforzo riformatore nel settore della giustizia, nella convinzione che oggi, specie sul piano internazionale, il dialogo e la discussione su quanto fatto sia quasi altrettanto rilevante rispetto a ciò che viene realizzato.

Tale impegno si è tradotto in interazioni con i principali organismi internazionali che realizzano valutazioni del sistema paese, in primis Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale.

Non sono mancati importanti incontri istituzionali, tra i quali mi limito a ricordare l’incontro bilaterale di Washington con l’Attorney General statunitense, nonché la partecipazione al vertice in Israele e presso l’Autorità Nazionale Palestinese.

ell’ambito dell’Unione Europea, particolare cura è stata dedicata alle partecipazioni al Consiglio Giustizia e Affari interni, come testimoniato dai numerosi incontri con i massimi vertici delle istituzioni Europee e dall’organizzazione a Roma della Conferenza dei Direttori di Amministrazione Penitenziaria dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa.

Devo anche aggiungere che sono sempre ritornata in Italia da questi miei viaggi di lavoro, commossa dalle manifestazioni di apprezzamento per la quantità e la qualità dei provvedimenti apprestati e piena di soddisfazione per quei tanti italiani all’estero che ho incontrato e che mi hanno comunicato il senso di orgoglio con cui oggi avvertono la loro appartenenza allo Stato italiano.

8. LA RAZIONALIZZAZIONE DELLA SPESA

Un’ultima considerazione merita l’attività finalizzata al contenimento ed alla razionalizzazione della spesa, nell’ambito della spending review.

Cito qui la prossima gara unica nazionale per i servizi tecnici in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali che consentirà significativi risparmi, senza incidere su quantità e qualità delle intercettazioni; la forfettizzazione e conseguente riduzione dei compensi dovuti agli operatori di telefonia per le c.d. “prestazioni obbligatorie” erogate su richiesta dell’autorità giudiziaria; la modifica normativa del numero delle sedi previste per la Scuola Superiore della Magistratura; la previsione di costi standard e di un budget prefissato per i rimborsi ai Comuni per il mantenimento delle strutture giudiziarie al fine di armonizzare tale rilevante voce di spesa; la razionalizzazione del parco auto dell’intera amministrazione, con un progetto di gara per la manutenzione, che ha ricevuto un tale apprezzamento dalla Consip, da essere proposto come possibile modello da estendere all’intera Amministrazione Pubblica.

Anche questi provvedimenti valgono a caratterizzare l’impegno del Ministero della Giustizia, in una logica di contrasto allo spreco delle pubbliche risorse che ha contraddistinto l’azione di questo Governo.

Dopo queste riflessioni che offrono una sintesi di quanto fatto in oltre un anno di lavoro intenso e appassionato, giunta ormai quasi al termine del mio mandato, desidero ringraziare le Istituzioni per

la straordinaria opportunità che mi è stata offerta di servire il mio Paese, in un momento di grande difficoltà.

Sono lusingata ed onorata di aver potuto spendere tutto il mio impegno e le mie capacità in un ruolo, quello di Ministro della Giustizia, che rimane cruciale per la tenuta delle istituzioni democratiche.

Proseguirò questo mio impegno fino all’ultimo giorno, continuando ad occuparmi dell’organizzazione interna al Ministero e coltivando quei progetti, in materia di depenalizzazione, prescrizione, autoriciclaggio, governo delle società, smaltimento degli arretrati, accesso alla professione forense, misure alternative alla detenzione, monitoraggio delle riforme; progetti tutti che sono già stati e continuano ad essere oggetto di lunghi ed approfonditi studi, anche ad opera di Commissioni ad hoc, di conquistata condivisione da parte delle categorie interessate, di ampia discussione con le forze politiche.

Spero che questo piccolo patrimonio di idee e di progetti, assolutamente indispensabili per portare a compimento l’opera intrapresa, non rimanga nei cassetti del Ministero, ma possa essere considerato un contributo, da parte di chi mi succederà in questo difficile e nobilissimo compito.

Non spetta certo a me dire se il lavoro svolto sia stato all’altezza delle necessità e delle aspettative. Quel che è certo è che ho vissuto questa missione come impegno totalizzante che si è tradotto in una corsa quotidiana che, spesso, ha lasciato senza fiato me e i miei collaboratori più diretti.

Un’esperienza che mi ha profondamente arricchita – umanamente e professionalmente – e mi ha confermato nella certezza che, se si vuole e se si lavora con la giusta determinazione, il sistema giudiziario italiano può essere cambiato in meglio.

Vi ringrazio

Paola Severino
Ministro della Giustizia

 

 

aggiornamento: 25 gennaio 2013