Responsabilità amministrativa degli enti - Codici di comportamento
aggiornamento: February 10, 2025
il Ministero della giustizia è coinvolto dal d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231: Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 29 settembre 2000, n. 300, in qualità autorità preposta all’approvazione dei codici di comportamento che, secondo il testo di legge (art. 6), possono essere “redatti dalle associazioni rappresentative degli enti”, al fine di orientare gli associati nel procedimento di adozione dei modelli di organizzazione e gestione.
In particolare, a termini dell’art. 6, comma 3, d.lgs. n. 231/2001, “I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneità dei modelli a prevenire i reati”.
Al contempo, l’art. 85 del d.lgs. n. 231/2001 “disposizioni regolamentari” prevede espressamente che “con regolamento emanato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 [..] il Ministro della giustizia” adotti le disposizioni regolamentari di attuazione del testo di legge.
In attuazione di tali disposizioni è stato adottato il decreto del Ministero della giustizia 26 giugno 2003 n. 201 “Regolamento recante disposizioni regolamentari relative al procedimento di accertamento dell'illecito amministrativo delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, ai sensi dell'articolo 85 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231”.
Esso si occupa del “procedimento di controllo” volto all’approvazione o meno dei codici di comportamento comunicati, al Ministero, dalle associazioni rappresentative degli enti: in particolare, a termini del predetto decreto ministeriale, la competenza spetta alla Direzione generale della giustizia penale (art. 5) ora alla Direzione generale degli affari interni - Ufficio I – Reparto II, secondo quanto prevede il d.P.C.M. n. 84/2015, e ss. mm. e ii., nonché il d.m. 6 febbraio 2020.
Nell’intento di offrire alle associazioni interessate un vademecum sia sulla prassi ministeriale in materia di validazione dei codici di comportamento, sia sul contenuto-forma dei predetti codici, secondo migliore scienza ed esperienza, assegnando uno specifico rilievo al tema della corruzione internazionale, con decreto del Capo di Gabinetto (prot. DAG 0176509.E del 4 settembre 2024 e prot. GAB n. 33179.U) è stato costituito un apposito gruppo di lavoro. All’esito del confronto con i diversi interlocutori partecipi del gruppo, è stato elaborato un documento, recante “CRITERI GUIDA per la REDAZIONE di CODICI di COMPORTAMENTO delle ASSOCIAZIONI RAPPRESENTATIVE di ENTI”.