Convenzioni per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità tra il Tribunale di TRIESTE e ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Ets (ex Onlus) - 20 dicembre 2024 e variazione 10 settembre 2026 - 24 settembre 2026
September 24, 2026
TRIBUNALE DI TRIESTE
Identificativo della convenzione: 17474169
Convenzione per lo svolgimento della “messa alla prova”
ai sensi degli artt. 168-bis codice penale, 464-bis codice di procedura penale, 2, comma 1, del D.M. 8 giugno 2015, n. 88 del Ministro della Giustizia.
Premesso
che nei casi previsti dall’art. 168 bis del codice penale, su richiesta dell’imputato, il giudice può sospendere il procedimento e disporre la messa alla prova, sulla base di un programma di trattamento predisposto dall’Ufficio di esecuzione penale esterna, subordinato all’espletamento di una prestazione di pubblica utilità;
che ai sensi dell’168 bis, comma 3, il lavoro di pubblica utilità consiste in una prestazione non retribuita in favore della collettività, di durata non inferiore a dieci giorni, anche non continuativi, da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le aziende sanitarie o presso enti o organizzazioni, anche internazionali, che operano in Italia, di assistenza sociale, sanitaria e di volontariato, nel rispetto delle specifiche professionalità ed attitudini lavorative dell’imputato;
che ai sensi dell’art. 8 della legge 28 aprile 2014, n. 67 e dell’art. 2, comma 1, del D.M. 8 giugno 2015, n. 88 del Ministero della Giustizia, l’attività non retribuita in favore della collettività per la messa alla prova è svolta sulla base di convenzioni da stipulare con il Ministero della Giustizia, o su delega di quest’ultimo, con il presidente del tribunale nel cui circondario sono presenti le amministrazioni, gli enti o le organizzazioni indicate nell’art. 1, comma 1, del citato decreto ministeriale;
che il Ministro della Giustizia, con l’atto allegato (doc. 1), ha delegato i presidenti dei tribunali a stipulare le convenzioni previste dall’art. 2, comma 1, del DM 88/2015, per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità per gli imputati ammessi alla prova ai sensi dell’art. 168 bis codice penale;
che l’Ente firmatario della presente convenzione rientra tra quelli indicati dalle norme di riferimento;
tutto ciò premesso, quale parte integrante della presente convenzione,
tra il Ministero della Giustizia, che interviene al presente atto nella persona del dott. Igor Maria Rifiorati, Presidente del Tribunale di Trieste, giusta la delega di cui alla premessa e il signor Gianfranco Schiavone, Presidente e legale rappresentante di ICS – Consorzio Italiano di Solidarietà – Ufficio Rifugiati Onlus, con sede in Trieste, via del Lavatoio n. 5
si conviene e si stipula quanto segue:
Art. 1
L’Ente consente che n. 10 soggetti svolgano presso la propria struttura l’attività non retribuita in favore della collettività, per l’adempimento degli obblighi previsti dall’art. 168 bis del codice penale.
Le sedi presso le quali potrà essere svolta l’attività lavorativa sono:
sede legale – via del Lavatoio n. 5, Trieste
centro diurno – via dei Bonomo n. 3, Trieste
Ufficio – via Filzi n. 21/1, Trieste
L’ente informerà questa presidenza (presidenza.tribunale.trieste@giustizia.it), nonché l’ufficio di esecuzione penale esterna, sulla disponibilità di ulteriori posti di lavoro presso i propri centri per favorire una tempestiva modifica della convenzione già in essere.
Art. 2
I soggetti ammessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità nell’ambito della “messa alla prova” presteranno, presso le strutture dell’Ente, le seguenti attività:
- art.2, comma 4, lett. a) D.M. n. 88/2015 (prestazioni di lavoro per finalità sociali e socio-sanitarie nei confronti di persone alcoldipendenti e tossicodipendenti, diversamente abili, malati, anziani, minori, stranieri):
- attività manuali e di manutenzione ordinaria degli appartamenti in cui vivono i richiedenti asilo (traslochi in occasione di trasferimenti degli ospiti o di nuove locazioni, piccole riparazioni, pulizie degli ambienti, ecc.);
- attività ludico/ricreative per adulti e minori (sport, iniziative culturali, organizzazione feste ed eventi);
- art.2, comma 4, lett. f) D.M. n. 88/2015 (prestazioni di lavoro inerenti a specifiche competenze o professionalità del soggetto):
- attività di formazione per gli adulti (corsi di italiano, informatica, corsi propedeutici al conseguimento di patenti, ecc.)
- attività di formazione per minori (dopo scuola e attività didattiche varie).
L’Ente si impegna a comunicare ogni eventuale variazione dell’elenco delle prestazioni, a questa presidenza per favorire una tempestiva modifica della convenzione già in essere, e all’ufficio di esecuzione penale esterna.
Le specifiche attività dell’Ente “in favore della comunità” sono:
“Dal 1998 ICS - Ufficio Rifugiati Onlus svolge un'opera di tutela a favore di richiedenti asilo, rifugiati, persone con permesso di soggiorno per protezione sussidiaria e migranti in situazione di particolare vulnerabilità presenti a Trieste e in Friuli Venezia Giulia e organizza servizi di accoglienza e integrazione nell'area nord orientale.
A Trieste gestisce una rete di piccole comunità di accoglienza nell'ambito del Sistema nazionale di Accoglienza e Integrazione (SAI), dei servizi predisposti dall'ente locale e dei Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS) con la Prefettura, che attualmente danno ospitalità ed accompagnamento sociale a numerosissime persone.
L'Associazione promuove e realizza diversi progetti in rete con altri enti e servizi per offrire sostegno a persone in situazioni di particolare vulnerabilità e a forte rischio di discriminazione: in particolare detenuti ed ex-detenuti, persone con disagio psico-sociale, donne è madri sole, vittime di violenza e tortura. In questi anni tantissime persone provenienti da ogni parte del mondo sono state sostenute e accompagnate nel proprio percorso verso l'autonomia.
La convinzione che sta alla base dell'esistenza stessa dell'Associazione è che il contrasto alla povertà e all'esclusione esigano un'assunzione generale di responsabilità e uno sforzo comune per andare oltre facili scorciatoie assistenzialiste e costruire un futuro meno incerto e rischioso per tutta la comunità. Vivere in una società che non discrimina
non è solo un problema di chi è discriminato e in quest'ottica ICS vive il proprio impegno "in favore della comunità". E' anche per tale motivo che, parallelamente all'azione di tutela, protezione e accoglienza, promuove anche attività a carattere formativo, informativo, di sensibilizzazione, educativo, culturale, sociale e politico nell'ambito dei temi sopra elencati e a beneficio di tutti coloro che nel proprio lavoro possono venire in contatto con richiedenti asilo, rifugiati e migranti.”
Art. 3
L’attività non retribuita in favore della collettività sarà svolta in conformità con quanto disposto nel programma di trattamento e nell’ordinanza di ammissione alla prova; il programma specificherà le mansioni alle quali viene adibito il soggetto, fra quelle sopra elencate, la durata e l’orario di svolgimento della prestazione lavorativa, nel rispetto delle esigenze di vita del richiedente, dei diritti fondamentali e della dignità della persona.
L’ufficio di esecuzione penale esterna, che redige il programma di trattamento, cura per quanto possibile la conciliazione tra le diverse esigenze dell’imputato e dell’ente, sia nella fase di istruzione del procedimento di messa alla prova, sia durante l’esecuzione dell’attività di pubblica utilità, anche in funzione di eventuali variazioni del programma dell’attività lavorativa, da sottoporre all’approvazione del giudice competente.
Come stabilito dalla normativa vigente, è fatto divieto all’Ente di corrispondere ai soggetti impegnati nelle prestazioni lavorative una retribuzione, in qualsiasi forma, per l’attività da essi svolta.
Per quanto non espressamente previsto nella presente convenzione, si rinvia a quanto stabilito dal DM 88/2015 ed alle norme che regolano la disciplina del lavoro di pubblica utilità degli imputati ammessi alla sospensione del processo e messa alla prova.
Art. 4
L’Ente garantisce la conformità delle proprie sedi alle norme in materia di sicurezza e di igiene degli ambienti di lavoro, e si impegna ad assicurare la predisposizione delle misure necessarie a tutelare, anche attraverso dispositivi di protezione individuali, l’integrità dei soggetti ammessi alla prova, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Gli oneri per la copertura assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali, nonché riguardo alla responsabilità civile verso terzi, dei soggetti avviati al lavoro di pubblica utilità, è a carico dell’ente, che provvederà, in caso di eventuale sinistro, ad effettuare tempestivamente le comunicazioni agli uffici competenti.
Se previsti, l’ente potrà beneficiare di eventuali finanziamenti pubblici per far fronte ai predetti costi.
Art. 5
L’ente comunicherà all’UEPE il nominativo dei referenti, incaricati di coordinare la prestazione lavorativa degli imputati, e di impartire le relative istruzioni.
I referenti si impegnano a segnalare immediatamente, anche per le vie brevi, all’ufficio di esecuzione penale esterna incaricato del procedimento, l’eventuale rifiuto a svolgere la prestazione di pubblica utilità da parte dei soggetti ammessi alla prova, e di ogni altra grave inosservanza degli obblighi assunti.
Segnaleranno, inoltre, con tempestività, le assenze e gli eventuali impedimenti alla prestazione d’opera, trasmettendo la documentazione sanitaria o giustificativa indicata dall’art. 3, comma 6, del decreto ministeriale. In tale caso, d’intesa tra le parti, verranno concordate le modalità di recupero della prestazione lavorativa, da rendere nel termine fissato dal giudice ai sensi dell’art. 464 – quinquies del codice di procedura penale.
L’ente consentirà l’accesso presso le proprie sedi ai funzionari dell’Ufficio di esecuzione penale esterna incaricati di svolgere l’attività di controllo che sarà effettuata, di norma, durante l’orario di lavoro, nonché la visione e l’eventuale estrazione di copia del registro delle presenze, o degli atti annotati dall’equivalente strumento di rilevazione elettronico, che l’ente si impegna a predisporre.
L’ufficio di esecuzione penale esterna informerà l’ente sul nominativo del funzionario incaricato di seguire l’andamento della messa alla prova per ciascuno dei soggetti inseriti.
L’ente si impegna, altresì, a comunicare ogni eventuale variazione dei nominativi dei referenti all’ufficio di esecuzione penale esterna.
I referenti indicati all’art. 5 della convenzione, al termine del periodo previsto per l’esecuzione del lavoro di pubblica utilità, forniranno le informazioni inerenti l’assolvimento degli obblighi dell’imputato, all’ufficio di esecuzione penale esterna, che assicura le comunicazioni all’autorità giudiziaria competente, con le modalità previste dall’art. 141 ter, commi 4 e 5, del Decreto Legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
Art. 6
In caso di grave o reiterata inosservanza delle condizioni stabilite, la convenzione potrà essere risolta da parte del Ministero della Giustizia, o del presidente del tribunale da esso delegato, fatte salve le eventuali responsabilità, a termini di legge, delle persone preposte al funzionamento dell’ente.
L’ente potrà recedere dalla presente convenzione, prima del termine di cui all’art. 8, in caso di cessazione dell’attività.
Art. 7
Nell’ipotesi di cessazione parziale o totale delle attività dell’ente, di recesso o di risoluzione della presente convenzione, tali da rendere impossibile la prosecuzione dell’attività di lavoro, l’ufficio di esecuzione penale esterna informa tempestivamente il giudice che ha disposto la sospensione del processo con la messa alla prova, per l’adozione dei provvedimenti previsti dall’art. 4, comma 3, del DM n. 88/2015.
Art. 8
La presente convenzione avrà la durata di anni cinque a decorrere dalla data di sottoscrizione e potrà essere rinnovata d’intesa tra i contraenti.
Essa si intende automaticamente aggiornata nel caso di intervenute variazioni della disciplina di riferimento in tema di lavoro di pubblica utilità e di sospensione del processo con messa alla prova.
Copia della convenzione viene inviata al Ministero della Giustizia per la pubblicazione sul sito internet del Ministero e inclusa nell’elenco degli enti convenzionati presso la cancelleria del tribunale; viene inviata, inoltre, al Ministero della Giustizia – dipartimento dell’organizzazione giudiziaria – direzione generale degli affari penali e al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – direzione generale dell’esecuzione penale esterna, nonché all’ufficio di esecuzione penale esterna competente.
Trieste, 20 dicembre 2024
Il Rappresentante dell’Ente
Gianfranco Schiavone
Il Presidente del Tribunale
Igor Maria Rifiorati
Prot. 1843.U
Spett.le
CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA’ – ITALIAN CONSORTIUM OF SOLIDARITY (ICS) – UFFICIO RIFUGIATI ONLUS ETS
OGGETTO: Convenzione per lo svolgimento della “messa alla prova” stipulata con CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA’ – ITALIAN CONSORTIUM OF SOLIDARITY (ICS) – UFFICIO RIFUGIATI – presa atto variazione denominazione
Si fa seguito alla Vostra comunicazione dell’8 settembre 2026 per confermare che questo Ufficio ha preso atto della variazione della denominazione dell'Ente da " CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA’ – ITALIAN CONSORTIUM OF SOLIDARITY (ICS) – UFFICIO RIFUGIATI ONLUS" a "CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA’ – ITALIAN CONSORTIUM OF SOLIDARITY (ICS) – UFFICIO RIFUGIATI ETS", conseguente all'iscrizione nel Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) a decorrere dal 3 aprile 2026.
Preso atto che il codice fiscale e la sede legale dell'Ente sono rimasti invariati, la suddetta variazione è stata annotata agli atti ai fini dell'aggiornamento della convenzione per lo svolgimento della “messa alla prova” prot. n. 779.int del 20 dicembre 2024.
Restano ferme e invariate tutte le altre disposizioni contenute nelle convenzioni sopra richiamate.
Trieste, 10 settembre 2026
Il Presidente del Tribunale - dott. Igor Maria Rifiorati -
Identificativo della convenzione: 17728925
Prot. 499.I d.d. 23 settembre 2026
CONVENZIONE PER LO SVOLGIMENTO DEL LAVORO DI PUBBLICA UTILITÀ
AI SENSI DELL'ART. 56-BIS DELLA LEGGE 24 NOVEMBRE 1981, N. 689 E DELL'ART. 2, COMMA 1 D.M. 27.07.2023
Premesso
- che nei casi previsti dall'art. 53 della legge 24 novembre 1981, n. 689, con il consenso dell'imputato, il giudice può sostituire la pena detentiva, determinata entro il limite di tre anni, con il lavoro di pubblica utilità di cui all'art. 56-bis;
- che ai sensi dell'art. 56-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, dell'art. 1 D.M. 27/7/2023, il lavoro di pubblica utilità consiste nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le aziende sanitarie o altri soggetti pubblici, nonché presso enti o organizzazioni privati, senza scopo di lucro, anche internazionali ma attivi in Italia, di assistenza sociale e volontariato;
- che ai sensi dell'art. 2, comma 1 del D.M. 27 luglio 2023, l'attività non retribuita in favore della collettività è svolta sulla base di convenzioni da stipulare con il Ministero della Giustizia o, su delega di quest'ultimo e nel rispetto del modello di convenzione allegato alla delega, con il Presidente del Tribunale nel cui circondario sono presenti le amministrazioni, gli enti o le organizzazioni indicati nell'art. 1, comma 1, del citato decreto ministeriale;
- che il Ministro della Giustizia, con l'atto allegato, ha delegato i Presidenti dei Tribunali a stipulare le convenzioni previste dall'art. 2, comma 1, del D.M. 27 luglio 2023, per lo svolgimento dei lavori di pubblica utilità per i condannati ammessi al lavoro di pubblica utilità sostitutivo della pena detentiva breve ai sensi dell'art. 56-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689;
- che l'Ente firmatario della presente convenzione rientra tra quelli indicati dalle norme di riferimento.
Tutto ciò premesso, quale parte integrante della presente convenzione,
tra il Ministero della Giustizia, che interviene nella persona del dott. Igor Maria Rifiorati, Presidente del Tribunale di Trieste, giusta delega di cui all'atto in premessa, e CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA’ – ITALIAN CONSORTIUM OF SOLIDARITY (ICS) – UFFICIO RIFUGIATI ETS (anche “Ente”) nella persona del legale rappresentante Gianfranco Schiavone;
si conviene e si stipula quanto segue:
Art. 1
L'Ente consente che n. 1 soggetto svolga presso le proprie strutture l'attività non retribuita in favore della collettività, per l'adempimento degli obblighi previsti dall'art. 56-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689.
Le sedi presso la quale potrà essere svolta l'attività lavorativa sono:
- la sede legale in Trieste, Via del Lavatoio n. 5;
- le altre sedi in Trieste dell’Associazione: il Centro Diurno in Via dei Bonomo, 3; l’Ufficio in Via Filzi, 21/1; l’Ufficio in Via San Marco, 52 nel caso di laboratori, corsi, feste o iniziative di sensibilizzazione, e alle diverse residenze che ospitano i richiedenti/titolari di protezione internazionale che l’Associazione accoglie.
L'ente informerà periodicamente la cancelleria del tribunale e l'ufficio di esecuzione penale esterna, sulla situazione dei posti di lavoro disponibili presso le proprie sedi per favorire l'attività di orientamento e avvio dei condannati al lavoro di pubblica utilità sostitutivo, nonché indirizzare le istanze pendenti presso gli uffici giudiziari.
Art. 2
I soggetti ammessi allo svolgimento del lavoro di pubblica utilità sostitutivo presteranno, presso le strutture dell'Ente, le seguenti attività, rientranti nei settori di impiego indicati dall'art. 1, comma 2, del D.M. 27 luglio 2023:
- 1, comma 2, lett. a), D.M. n. 27 luglio 2023 (prestazioni per finalità sociali, socioassistenziali e sociosanitarie nei confronti di persone ludo dipendenti, alcoldipendenti, tossicodipendenti, diversamente abili, malati, anziani, minori, stranieri o ex-detenuti in condizioni di fragilità e di marginalità sociale), in particolare:
- attività di formazione per i cittadini immigrati adulti che l’ICS accoglie (corsi di italiano, informatica, propedeutici al conseguimento di patenti etc.);
- attività di formazione per i minori che l’ICS accoglie (dopo scuola e attività didattiche varie);
- attività ludico/ricreative per adulti e minori (sport, iniziative culturale, organizzazione feste ed eventi); servizi sanitari e infermieristici di prima necessità,
- 1, comma 2, lett. e) D.M. n. 27 luglio 2023 (prestazioni nella manutenzione e fruizione di immobili e servizi pubblici, inclusi ospedali e case di cura, o di beni del demanio e del patrimonio pubblico, compresi giardini, ville e parchi), in particolare:
- attività manuali e di manutenzione ordinaria degli appartamenti in cui vivono i richiedenti asilo (traslochi in occasione di trasferimenti degli ospiti o di nuove locazioni, piccole riparazioni, pulizie degli ambienti etc.),
- 1, comma 2, lett. h) D.M. n. 27 luglio 2023 (altre prestazioni in favore della comunità connesse alla specifica professionalità del soggetto interessato), in particolare:
- prestazioni professionali a supporto delle attività dell’associazione, con riferimento ad ambiti amministrativi, legali, contabili, organizzativi, della sicurezza e ad altri ambiti specialistici.
Le specifiche attività dell’Ente “in favore della comunità” sono:
ICS offre accoglienza a persone che, altrimenti, si troverebbero abbandonate per strada, lavorando sull’inclusione sociale, abitativa, sanitaria e lavorativa, incoraggiando i richiedenti asilo ospiti a conseguire l’autonomia fin dal loro primo arrivo in modo anche da ottimizzare le risorse pubbliche dedicate al sistema di accoglienza. Da non trascurare, inoltre, che la continuità e la stabilità delle attività di ICS hanno un impatto in termini di posti di lavoro creati nelle strutture di accoglienza, di sollecitazione e crescita del settore dei servizi territoriali pubblici e privati ma anche di stimolo per l’economia locale, attraverso le spese (cibo, alloggio, trasporti, servizi) da parte delle strutture di accoglienza e delle persone vi sono ospitate.
L'Ente si impegna a comunicare ogni eventuale variazione delle sedi indicate nell’art. 1 e delle prestazioni, alla cancelleria del tribunale e all'ufficio di esecuzione penale esterna.
Art. 3
L'attività non retribuita in favore della collettività sarà svolta in conformità con quanto disposto nel programma di trattamento della pena-programma e della sentenza di condanna al lavoro di pubblica utilità sostitutivo ai sensi dell'art. 56-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689; il programma specificherà le mansioni alle quali viene adibito il soggetto, fra quelle sopra elencate, la durata e l'orario di svolgimento della prestazione lavorativa gratuita, nel rispetto delle esigenze di vita dei condannati, dei diritti fondamentali e della dignità della persona. L'ufficio di esecuzione penale esterna, chiamato a redigere il programma di trattamento, cura per quanto possibile la conciliazione tra le diverse esigenze del condannato e dell'ente, sia nella fase di istruzione del procedimento per il lavoro di pubblica utilità quale pena sostitutiva applicabile ai sensi dell'articolo 56-bis della legge 24 novembre 1981, n. 689, sia durante l'esecuzione del lavoro di pubblica utilità, anche in funzione di eventuali variazioni del programma dell'attività lavorativa, da sottoporre all'approvazione del giudice competente. Come stabilito dalla normativa vigente, è fatto divieto all'Ente di corrispondere ai soggetti impegnati nelle prestazioni lavorative una retribuzione, in qualsiasi forma, per l'attività da essi svolta. Per quanto non espressamente previsto nella presente convenzione, si rinvia a quanto stabilito dal D.M. 27 luglio 2023 e dalle norme che regolano la disciplina del lavoro di pubblica utilità sostitutivo di pena detentiva breve.
Art. 4
L'ente garantisce la conformità delle proprie sedi alle norme in materia di sicurezza e di igiene degli ambienti di lavoro, e si impegna ad assicurare la predisposizione delle misure necessarie a tutelare, anche attraverso dispositivi di protezione individuali, l'integrità dei condannati al lavoro di pubblica utilità sostitutivo, secondo quanto previsto dal Decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Gli oneri per la copertura assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali, nonché riguardo alla responsabilità civile verso terzi, dei soggetti avviati al lavoro di pubblica utilità, è a carico dell'ente, che provvederà, in caso di eventuale sinistro, ad effettuare tempestivamente le comunicazioni agli uffici competenti. Se previsti, l'ente potrà beneficiare di eventuali finanziamenti pubblici per far fronte ai già menzionati costi.
Art. 5
L'ente comunicherà alla cancelleria del tribunale e all'ufficio di esecuzione penale esterna il nominativo dei referenti, incaricati di coordinare la prestazione lavorativa dei condannati, e di impartire le relative istruzioni. I referenti si impegnano a segnalare immediatamente, all'ufficio di esecuzione penale esterna, nonché all'organo di Polizia individuato per i controlli, l'eventuale rifiuto a svolgere il lavoro di pubblica utilità sostitutivo da parte dei condannati e di ogni altra inosservanza degli obblighi assunti. Segnaleranno, inoltre, con tempestività, le assenze e gli eventuali impedimenti alla prestazione d'opera, trasmettendo la documentazione sanitaria o giustificativa indicata dall'art. 3, comma 6, del decreto ministeriale citato. In tale caso, d'intesa tra le parti, verranno concordate le modalità di recupero della prestazione lavorativa, da rendere nel termine fissato dal giudice. L'ente consentirà l'accesso presso le proprie sedi all'autorità designata dal giudice per i controlli che saranno effettuati, di norma, durante l'orario di lavoro, nonché la visione e l'eventuale estrazione di copia degli atti annotati dallo strumento di rilevazione elettronico, che l'ente si impegna a predisporre, o, in subordine, del registro delle presenze. L'ufficio di esecuzione penale esterna informerà l'ente sul nominativo del funzionario incaricato di seguire l'andamento del lavoro di pubblica utilità sostitutivo per ciascuno dei soggetti inseriti.
Art. 6
I referenti indicati all'art. 5 della convenzione, al termine del periodo previsto per l'esecuzione del lavoro di pubblica utilità, forniranno le informazioni inerenti all'assolvimento degli obblighi del condannato all'ufficio di esecuzione penale esterna, che assicura le comunicazioni all'autorità giudiziaria competente secondo l'art. 4, comma 5, del decreto ministeriale 27 luglio 2023.
Art. 7
In caso di grave o reiterata inosservanza delle condizioni stabilite, la convenzione potrà essere risolta da parte del Ministero della giustizia, o del presidente del tribunale da esso delegato, fatte salve le eventuali responsabilità, a termini di legge, delle persone preposte al funzionamento dell'ente. L'ente potrà recedere dalla presente convenzione, prima del termine di cui all'art. 9, in caso di cessazione dell'attività.
Art. 8
Nell'ipotesi di cessazione parziale o totale delle attività dell'ente, di recesso o di risoluzione della presente convenzione, tali da rendere impossibile la prosecuzione dell'attività di lavoro, l'ufficio di esecuzione penale esterna, nonché l'organo di Polizia individuato per i controlli, appena ne riceve notizia, ne dà immediata comunicazione al giudice competente per l'esecuzione.
Art. 9
La presente convenzione avrà la durata di anni 5 (cinque) a decorrere dalla data di sottoscrizione e potrà essere rinnovata d'intesa tra i contraenti. Essa si intende automaticamente aggiornata nel caso di intervenute variazioni della disciplina di riferimento in tema di lavoro di pubblica utilità sostitutivo di pena detentiva breve. Copia della convenzione viene inviata al Ministero della Giustizia per la pubblicazione sul sito internet del Ministero e inclusa nell'elenco degli enti convenzionati presso la cancelleria di ciascun Tribunale.
Trieste, 24 settembre 2026
Il Rappresentante dell’Ente
Gianfranco Schiavone
firmato digitalmente 24/9/2026
Il Presidente del Tribunale
Igor Maria Rifiorati,
firmato digitalmente 23/9/2026
Identificativo della convenzione: 17728909
Prot. 498.I d.d. 23 settembre 2026
CONVENZIONE PER LO SVOLGIMENTO DEL LAVORO DI PUBBLICA UTILITA’
AI SENSI DEGLI ARTT. 54 DEL D.L.VO 28 AGOSTO N. 274 E DEL DM 26 MARZO 2001
Premesso
- che, a norma dell’art. 54 del D.L. vo 28 agosto 2000, n. 274, il giudice di pace può applicare, su richiesta dell’imputato, e nelle ipotesi previste dall’art. 52 e 55 del D.L. vo citato la pena del lavoro di pubblica utilità, consistente nella prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato;
- che l’art. 2 della legge 11 giugno 2004, n. 145 nel modificare l’art. 165 del codice penale, ha consentito di subordinare la sospensione condizionale della pena alla prestazione di attività non retribuita a favore della collettività;
- che l’art. 73, comma 5 bis, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, inserito dall’art. 4 bis, comma 1, lett. g), del D.L. 30 dicembre 2005, n. 272, convertito, con modificazioni, nella L. 21 febbraio 2006, n. 49, prevede che il giudice può applicare la pena del lavoro di pubblica utilità in sostituzione della pena detentiva e pecuniaria;
- che l’art. 224 bis del D.L. vo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada), così come modificato dalla Legge 21 febbraio 2006, n. 102, prevede che nel pronunciare sentenza di condanna alla pena della reclusione per un delitto colposo commesso con violazione delle norme del presente codice, il giudice può disporre altresì la sanzione amministrativa accessoria del lavoro di pubblica utilità;
- che l’art. 186, comma 9 bis, del D.L. vo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada), così come modificato dalla Legge 29 luglio 2010, n. 120, prevede che la pena detentiva o pecuniaria possa esser sostituita con quella del lavoro di pubblica utilità, consistente nella prestazione di una attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell'educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, o presso i centri specializzati di lotta alle dipendenze;
- che l’art. 187, comma 8 bis, del D.L.vo del D.L. vo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada), così come modificato dalla Legge 29 luglio 2010, n. 120, prevede che “Al di fuori dei casi previsti dal comma 1-bis del presente articolo, la pena detentiva e pecuniaria può essere sostituita, anche con il decreto penale di condanna, se non vi è opposizione da parte dell'imputato, con quella del lavoro di pubblica utilità di cui all'articolo 54 del decreto legislativo 28 agosto 2000, n. 274, secondo le modalità ivi previste e consistente nella prestazione di un'attività non retribuita a favore della collettività da svolgere, in via prioritaria, nel campo della sicurezza e dell'educazione stradale presso lo Stato, le regioni, le province, i comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato, nonché nella partecipazione ad un programma terapeutico e socio-riabilitativo del soggetto tossicodipendente come definito ai sensi degli articoli 121 e 122 del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309”;
- che l’art. 6, comma 7, della Legge 13 dicembre 1989, n. 401 (Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestine e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive) stabilisce che con la sentenza di condanna per i reati di cui al comma 6 il giudice può disporre la pena accessoria di cui all’art 1, comma 1-bis, lettera a, del decreto legge 26 aprile 1993, n. 122 convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205;
- che l’art. 2, comma 1, del DM 26 marzo 2001, emanato a norma dell’art. 54, comma 6, del D.L. vo 28 agosto 2000, n. 274, stabilisce che l’attività non retribuita in favore della collettività è svolta sulla base di convenzioni da stipulare con il Ministero della Giustizia, o su delega di quest’ultimo, con il Presidente del Tribunale, nel cui circondario sono presenti le amministrazioni, gli enti o le organizzazioni indicate nell’art. 1, comma 1, del citato decreto ministeriale, presso i quali può essere svolto il lavoro di pubblica utilità;
- che le norme sopra citate affidano il controllo sull’effettivo svolgimento del lavoro di pubblica utilità soltanto all’autorità di pubblica sicurezza per la misura sostitutiva applicata ai sensi del D.L. vo 28 agosto 2000, n. 274 e per l’attività non retribuita a favore della collettività ai sensi della legge 11 giugno 2004, n. 145, mentre nel caso di beneficio concesso ai sensi dell’art. 73, comma 5 bis, d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 o degli artt. 186 e 187 del D. L. vo del D.L. vo 30 aprile 1992, n. 285 (Codice della Strada), così come modificati dalla Legge 29 luglio 2010, n. 120, il controllo può essere demandato all’Ufficio Locale di Esecuzione Penale Esterna (U.E.P.E.);
- che il Ministero della Giustizia ha delegato i Presidenti dei Tribunali alla stipula delle convenzioni con provvedimento del 16 luglio 2001;
- che CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA’ – ITALIAN CONSORTIUM OF SOLIDARITY (ICS) – UFFICIO RIFUGIATI ETS, presso il quale potrà essere svolto il lavoro di pubblica utilità, rientra tra gli enti indicati nell’art. 54 del citato Decreto Legislativo.
Tutto ciò premesso
tra il Ministero della Giustizia, che interviene al presente atto nella persona del dott. Igor Maria Rifiorati, Presidente del Tribunale di Trieste, giusta la delega di cui alla premessa e il signor Gianfranco Schiavone, Presidente e legale rappresentante di CONSORZIO ITALIANO DI SOLIDARIETA’ – ITALIAN CONSORTIUM OF SOLIDARITY (ICS) – UFFICIO RIFUGIATI ETS, con sede a Trieste, in via del Lavatoio, 5
si conviene e stipula quanto segue:
Art.1
Attività da svolgere
L’Ente consente che n. 2 soggetti condannati a svolgere lavoro di pubblica utilità ai sensi delle norme indicate in premessa prestino contemporaneamente la loro attività non retribuita in favore della collettività presso le proprie strutture.
Le sedi presso le quali potrà essere svolta l’attività lavorativa sono:
- la sede legale in Trieste, Via del Lavatoio n. 5;
- le altre sedi in Trieste dell’Associazione: il Centro Diurno in Via dei Bonomo, 3; l’Ufficio in Via Filzi, 21/1; l’Ufficio in Via San Marco, 52 nel caso di laboratori, corsi, feste o iniziative di sensibilizzazione, e alle diverse residenze che ospitano i richiedenti/titolari di protezione internazionale che l’Associazione accoglie.
L’Ente informerà questa presidenza (presidenza.tribunale.trieste@giustizia.it), nonché l’ufficio di esecuzione penale esterna, sulla disponibilità di ulteriori posti di lavoro presso le proprie sedi per favorire una tempestiva modifica della convenzione già in essere.
L’Ente specifica che presso le sue strutture l’attività non retribuita in favore della collettività, in conformità con quanto previsto dall’art. 1 del DM 26 marzo 2001, ha ad oggetto le seguenti prestazioni:
- 1, punto 1., D.M. 26 marzo 2001 (prestazioni di lavoro a favore di organizzazioni di assistenza sociale o volontariato operanti, in particolare, nei confronti di tossicodipendenti, persone affette da infezione da HIV, portatori di handicap, malati, anziani, minori, ex-detenuti o extracomunitari), in particolare:
- attività di formazione per i cittadini immigrati adulti che l’ICS accoglie (corsi di italiano, informatica, propedeutici al conseguimento di patenti etc.);
- attività di formazione per i minori che l’ICS accoglie (dopo scuola e attività didattiche varie);
- attività ludico/ricreative per adulti e minori (sport, iniziative culturale, organizzazione feste ed eventi); servizi sanitari e infermieristici di prima necessità,
- 1, punto 4., D.M. 26 marzo 2001 (prestazioni di lavoro nella manutenzione e nel decoro di ospedali e case di cura o di beni del demanio e del patrimonio pubblico ivi compresi giardini, ville e parchi, con esclusione di immobili utilizzati dalle Forze armate o dalle Forze di polizia), in particolare:
- attività manuali e di manutenzione ordinaria degli appartamenti in cui vivono i richiedenti asilo (traslochi in occasione di trasferimenti degli ospiti o di nuove locazioni, piccole riparazioni, pulizie degli ambienti etc.),
- 1, punto 5., D.M. 26 marzo 2001 (altre prestazioni di lavoro di pubblica utilità pertinenti la specifica professionalità del condannato), in particolare:
- prestazioni professionali a supporto delle attività dell’associazione, con riferimento ad ambiti amministrativi, legali, contabili, organizzativi, della sicurezza e ad altri ambiti specialistici.
L’Ente si impegna a comunicare ogni eventuale variazione dell’elenco delle prestazioni, a questa presidenza per favorire una tempestiva modifica della convenzione già in essere, e all’ufficio di esecuzione penale esterna.
Le specifiche attività dell’Ente “in favore della comunità” sono:
ICS offre accoglienza a persone che, altrimenti, si troverebbero abbandonate per strada, lavorando sull’inclusione sociale, abitativa, sanitaria e lavorativa, incoraggiando i richiedenti asilo ospiti a conseguire l’autonomia fin dal loro primo arrivo in modo anche da ottimizzare le risorse pubbliche dedicate al sistema di accoglienza. Da non trascurare, inoltre, che la continuità e la stabilità delle attività di ICS hanno un impatto in termini di posti di lavoro creati nelle strutture di accoglienza, di sollecitazione e crescita del settore dei servizi territoriali pubblici e privati ma anche di stimolo per l’economia locale, attraverso le spese (cibo, alloggio, trasporti, servizi) da parte delle strutture di accoglienza e delle persone vi sono ospitate.
Art.2
Modalità di svolgimento
L’attività non retribuita in favore della collettività è svolta secondo le modalità indicate nella sentenza o nel decreto penale di condanna, nei quali il giudice, a norma delle disposizioni normative citate in premessa, indica il tipo e la durata del lavoro di pubblica utilità, la struttura dove il lavoro stesso viene eseguito, nonché il termine, decorrente dalla data di notifica, entro il quale deve avere inizio.
L'interessato o il suo difensore è tenuto a produrre la dichiarazione di disponibilità dell’Ente, dichiarazione che contiene nelle grandi linee il piano d'impiego del condannato ed il tempo di preavviso di cui necessita la struttura.
Lo svolgimento dell'attività è definito nel dettaglio da apposito "accordo individuale" sottoscritto dal condannato e dall'incaricato dell'Ente e sarà trasmesso all'Organo deputato al controllo e al Giudice, che verificherà la adeguatezza del piano.
Nell’accordo saranno evidenziati la data di inizio dell'attività lavorativa e la presumibile data di conclusione, la sede di impiego, l'articolazione dell'orario di lavoro e dei giorni lavorativi per settimana e le mansioni prevalenti.
Il referente dell'Ente, avrà cura di rilevare la presenza del soggetto anche con acquisizione della firma in entrata ed in uscita, e, nel caso di qualsiasi variazione inerente la prestazione dell'attività invierà relazione all'Autorità di Pubblica Sicurezza o all'U.E.P.E competente per il controllo in tempo reale, al fine di consentire all'Organo di controllo di riferire al Giudice che ha applicato la sanzione.
Art. 3
Autorità individuata per il controllo
Il Giudice individua nella sentenza o nel decreto penale di condanna l'Organo incaricato per il controllo (Autorità di Pubblica Sicurezza ovvero Ufficio locale di Esecuzione Penale Esterna) e ne dà comunicazione alla struttura ospitante.
All'organo incaricato per il controllo viene trasmessa copia della sentenza o del decreto penale di condanna e della convenzione con l'Ente.
Art. 4
Soggetti incaricati di coordinare le prestazioni
L’Ente, ai sensi dell'art. 2, comma 2, del D.M. 26 marzo 2001, individua la persona incaricata di garantire gli adempimenti di cui agli articoli 5) 6) 7) e 8) della presente convenzione, di coordinare la prestazione dell'attività lavorativa dei condannati e di impartire loro le relative istruzioni, avendo cura di comunicare tempestivamente a questa presidenza eventuali integrazioni o modifiche dei nominativi dei soggetti incaricati di coordinare le prestazioni per favorire una tempestiva modifica della convenzione già in essere.
Il coordinatore segue il condannato durante il periodo di inserimento e segnala, come precisato nell’art. 7, eventuali inadempienze all'Organo incaricato per il controllo del condannato nella sentenza o nel decreto penale di condanna.
Art. 5
Modalità del trattamento
Durante lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità, l’Ente si impegna ad assicurare il rispetto delle norme e la predisposizione delle misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale dei condannati, curando altresì che l’attività prestata sia conforme a quanto previsto dalla convenzione.
In nessun caso l’attività potrà svolgersi in modo da impedire l’esercizio dei fondamentali diritti umani o da ledere la dignità della persona, conformemente a quanto prevede l’art. 54, comma 2, del D. L. vo 28 agosto 2000, n. 274.
Art. 6
Divieto di retribuzione – Assicurazioni sociali
E’ fatto divieto all’Ente di corrispondere ai condannati una retribuzione, in qualsiasi forma, per l’attività svolta.
L’Ente si impegna altresì a che i condannati possano fruire del trattamento terapeutico e delle misure profilattiche e di pronto soccorso alle stesse condizioni praticate per il personale alle proprie dipendenze, ove tali servizi siano già predisposti.
Inoltre garantisce la conformità delle proprie sedi alle norme in materia di sicurezza e di igiene degli ambienti di lavoro, e si impegna ad assicurare la predisposizione delle misure necessarie a tutelare, anche attraverso dispositivi di protezione individuali, l’integrità dei soggetti condannati a svolgere lavoro di pubblica utilità, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 9 aprile 2008, n. 81.
Gli oneri per la copertura assicurativa contro gli infortuni e le malattie professionali, nonché riguardo alla responsabilità civile verso terzi, dei soggetti avviati al lavoro di pubblica utilità, è a carico dell’ente, che provvederà, in caso di eventuale sinistro, ad effettuare tempestivamente le comunicazioni agli uffici competenti.
Se previsti, l’ente potrà beneficiare di eventuali finanziamenti pubblici per far fronte ai predetti costi.
Art. 7
Violazione degli obblighi
I soggetti incaricati, ai sensi dell'articolo 4) della presente convenzione, di coordinare le prestazioni lavorative dei condannati e di impartire le relative istruzioni ai condannati medesimi, hanno l'obbligo di comunicare senza ritardo all'Autorità di Pubblica Sicurezza ovvero all' Ufficio di Esecuzione Penale Esterna competente per il controllo le eventuali violazioni degli obblighi del condannato, secondo l'art. 56 del D.L. vo 28 agosto 2000, n. 274, allegando alla comunicazione le eventuali giustificazioni prodotte.
L'Autorità competente per il controllo informerà il Giudice.
Art. 8
Relazione sul lavoro di pubblica utilità svolto
I soggetti incaricati, ai sensi dell'articolo 4) della presente convenzione, di coordinare le prestazioni lavorative dei condannati e di impartire loro le relative istruzioni, dovranno redigere, terminata l’esecuzione della pena, una relazione, che verrà inviata all'Autorità competente per il controllo (Autorità di Pubblica Sicurezza ovvero Ufficio locale di Esecuzione Penale Esterna), al fine di documentare l'assolvimento degli obblighi inerenti il lavoro svolto dal condannato.
L'Autorità individuata per il controllo invierà tale relazione al Giudice che ha applicato la sanzione.
Art. 9
Risoluzione della convenzione
Qualsiasi variazione o inosservanza delle condizioni stabilite dalla presente convenzione potrà comportare la risoluzione della stessa da parte del Ministero della Giustizia o del presidente del Tribunale da esso delegato, salve le eventuali responsabilità, a termini di legge, delle persone preposte, secondo il relativo ordinamento, al funzionamento dell’ente.
L’ente potrà recedere dalla presente convenzione, prima del termine di cui all’art. 8, in caso di cessazione dell’attività.
Art. 10
Durata della convenzione
La presente convenzione avrà la durata di anni cinque a decorrere dalla data di sottoscrizione e potrà essere rinnovata d’intesa tra i contraenti.
Essa si intende automaticamente aggiornata nel caso di intervenute variazioni della disciplina di riferimento in tema di lavoro di pubblica utilità.
Copia della convenzione viene inviata al Ministero della Giustizia per la pubblicazione sul sito internet del Ministero e inclusa nell’elenco degli enti convenzionati presso la cancelleria del tribunale; viene inviata, inoltre, al Ministero della Giustizia – dipartimento dell’organizzazione giudiziaria – direzione generale degli affari penali e al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria – direzione generale dell’esecuzione penale esterna, nonché all’ufficio di esecuzione penale esterna competente.
Trieste, 24 settembre 2026
Il Rappresentante dell’Ente
Gianfranco Schiavone
firmato digitalmente 24/9/2026
Il Presidente del Tribunale
Igor Maria Rifiorati,
firmato digitalmente 23/9/2026