Filippo Scuto, La democrazia interna dei partiti: profili costituzionali di una transizione, Torino, Giappichelli, 2017
February 12, 2018
collocazione: MAG. 300 37463
Il volume riporta su un terreno squisitamente giuspubblicistico un tema generalmente affrontato dai media con limitata cognizione delle molteplici sue implicazioni. Pur rievocando i dibattiti dell’Assemblea Costituente sull’art. 49, relativo alla costituzionalizzazione del diritto dei cittadini ad associarsi allo scopo di concorrere a determinare la politica italiana, l'Autore si sofferma sul problema italiano di non avere già (il corsivo è a p. 21) una legge sulla democrazia interna dei partiti. I sette decenni dalla Costituente, infatti, hanno mostrato grande fecondità nell’elaborazione di nuovi leggi elettorali ed alcuni tentativi di intervenire sulle dinamiche intrinseche al sistema della rappresentanza, più frequenti a partire dalla XI legislatura. Nessuno di questi, però, è giunto in porto.
Persa l’occasione di approvare una legge sui partiti, in occasione della prima crisi complessiva del sistema politico-istituzionale italiano, quella del 1992, la necessità di un simile intervento si ripropone con forza nella congiuntura attuale, segnata da un complessivo ridimensionamento della forma-partito, visibile anche analizzando gli statuti delle forze attualmente in competizione, e dall’emersione di leadership invadenti, che puntano alla formazione di “partiti personali”, magari legittimati ex post attraverso il ricorso alle primarie, anche sul web.
Le sole risposte, allo stato, sono stati il controllo giudiziale e alcuni interventi normativi. Infatti, negli ultimi due anni la magistratura ha mostrato un orientamento inedito, emanando ordinanze sospensive avverso casi di espulsione di iscritti o di mancata selezione nelle candidature, temi finora considerati interni alle dinamiche di partito. Sul piano legislativo, la riforma del finanziamento ai partiti (l. 96/2012), ha stabilito un nesso chiaro tra la possibilità di usufruire dei rimborsi elettorali e la democraticità di tutte le azioni interne ai partiti (art. 5); successivamente, la legge n. 13 del 2014 ha abolito il finanziamento pubblico diretto, istituendo il Registro nazionale dei partiti politici e una Commissione di garanzia, composta da magistrati, per valutare gli statuti nel merito e controllare i rendiconti finanziari dei partiti. Tale innovazione, tuttavia, è stata in parte vanificata dalla mancata previsione di una obbligatorietà dell’iscrizione al citato Registro per accedere alle tornate elettorali ed è soprattutto rimasta monca, per la mancata approvazione della proposta di legge (A.S. 2439 - XVII legislatura) intitolata, Disposizioni in materia di partiti politici. Norme per favorire la trasparenza e la partecipazione democratica, analizzata in dettaglio nel volume.
Se sulla scena emergono con forza due protagonisti nuovi, lo statuto e il giudice, tuttavia, la struttura verticistica degli attuali partiti, con processi decisionali trasmessi meccanicamente dall’alto, non sembra scalfita: anche in questo ambito, conclude l’Autore, l’ordinamento politico-istituzionale italiano resta nelle secche di una “transizione incompiuta” (p. 264).
Se sulla scena emergono con forza due protagonisti nuovi, lo statuto e il giudice, tuttavia, la struttura verticistica degli attuali partiti, con processi decisionali trasmessi meccanicamente dall’alto, non sembra scalfita: anche in questo ambito, conclude l’Autore, l’ordinamento politico-istituzionale italiano resta nelle secche di una “transizione incompiuta” (p. 264).