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Silvia D'Autilia, Dopo la 180. Critica della ragione psichiatrica, Milano, Mimesis 2020

Copertina di Silvia D'autilia, Dopo la 180, Mimesis 2020

April 12, 2022

collocazione: MAG.   300   46207

“In un esplicito riferimento al pensiero di Michel Foucault la collana Eterotopie offre spazi di riflessione e ricerca su società e contemporaneità. È caratterizzata da una forte impronta multidisciplinare e raccoglie riflessioni e dibattiti sugli argomenti più controversi della filosofia contemporanea.”

L'intento della collana diretta da Salvo Vaccaro e Pierre Dalla Vigna è pienamente soddisfatto in questo interessante lavoro di Silvia D'Autilia che applicando il metodo critico della filosofia, intende misurare l'entità del cambiamento prodotto dall'ispiratore della legge che nel '78 determinò la chiusura dei manicomi.
L'autrice sottolinea come gli interessi filosofici di Basaglia, muovendo dalla Crisi delle scienze europee di Husserl e da un’idea di uomo non limitata e incarcerata dalla weltanschauung positivista, abbiano favorito la denuncia della situazione manicomiale e soprattutto di una psichiatria “disumanizzata”, indifferente alla soggettività del malato. La rivoluzione antistituzionale di Basaglia contro ogni forma di ideologizzazione del modello medico, propone un approccio scientifico sempre provvisorio e aderente ad una realtà in continua trasformazione.

Centrale l'analisi dell'”antipsichiatria”, ossia quel movimento di pensiero che tra gli anni '60 e '70 iniziò a cercare alternative alla pratica psichiatrica tradizionale, mettendo in discussione: “il concetto di normalità stilato su canoni medico-biologici; il ricorso alla diagnosi come strumento di diversificazione sociale; il rapporto tra psichiatria e industria farmaceutica; trattamenti obsoleti (elettroshck e lobotomia su tutti); la psichiatria forense e il dispositivo della pericolosità sociale” (p. 67).

Frutto di questa evoluzione è anche la recente chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari, dei quali viene tratteggiato un interessante excursus storico. E' un tema che investe direttamente la politica, quasi sempre assente rispetto ai bisogni che nascono da situazioni di emarginazione e disagio, e rispetto alle quali la pratica psichiatrica contemporanea manca la relazione con l'individuo e diventa un “potere” piuttosto che un “sapere”.

Proprio Foucault ne aveva denunciato il rischio: “Il mondo è un grande manicomio dove i governanti sono gli psicologi e il popolo i pazienti. Ogni giorno che passa è sempre maggiore il ruolo giocato da criminologi, psicologi e da tutti coloro che studiano il comportamento mentale dell'uomo. È per questo che il potere politico sta per acquistare una nuova funzione, quella terapeutica” (p. 183).

L'irrigidimento della scienza in una sterile ideologia del sapere, che oggettivizza la malattia e perde di vista il soggetto, rischia di svuotare di senso le scienze umane, anzi diventa uno strumento di oppressione (cfr. F. Basaglia, Crimini di pace, in L'utopia della realtà, Einaudi, Torino 2005, p. 218). Consigliamo la lettura di questa interessante riflessione che pone domande fondamentali sull’esistenza dell’uomo.