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Francesco Bonazzi, Viva l'Italia!, Milano, Chiarelettere, 2019

Copertina di Francesco Bonazzi, Viva l'Italia!, Chiarelettere 2019

December 18, 2019

collocazione: DEP  200  4545
Cercando di dimostrare, come recita la copertina, «perché non siamo il malato d'Europa, contro l'economia della paura», il volume decostruisce una serie di luoghi comuni dell'attuale dibattito economico-politico: l’Italia è vissuta per anni al di sopra dei propri mezzi, è colpa sua se si trova in crisi; il debito pubblico eccessivo ne è la prima causa; l’austerità finanziaria è l’unica strada percorribile. Il fatto che l’opinione pubblica non abbia ancora superato questi pregiudizi si deve, nel giudizio di Bonazzi, alla strategia di costante disinformazione cui è stata sottoposta. Invece, non sarebbe stato troppo difficile indicare chi ha moltiplicato i guadagni e perché, o chi potrà potenziare ancor di più la propria posizione in futuro e con quali strumenti, non solo finanziari, ma anche legislativi. La crisi, infatti, ha allargato la forbice sociale, senza un'adeguato argine da parte della politica fiscale, che ha rinunciato ai tre strumenti tradizionali di riequilibrio: progressività delle imposte, tassazione dei consumi, rafforzamento dello stato sociale.
L’Autore delinea diverse questioni di profilo costituzionale: il «principio dell’uguaglianza sostanziale» (art. 3 Cost.), tradito negli ultimi 20 anni di politica economica (p. 100); il cardine della progressività delle imposte (art. 53 Cost.), del tutto desueto e vera causa della diseguaglianza (p. 107); il lavoro, fondamento dell’edificio costituzionale della Repubblica (art. 1 Cost.), ormai ridotto a lavoro «dove capita» (p. 134). L'indignato inventario del differente godimento, tra Nord e Sud del Paese, dei diritti costituzionali all’istruzione, alla salute, alla mobilità, reca in epigrafe un brano del De Profundis di Salvatore Satta molto attuale: «Una nazione o uno Stato che non racchiude in sé alcuna idea universale non è in sostanza altro che una grossa società anonima, con milioni di azionisti, o forse anche con pochi, se si tien conto della ineguale distribuzione delle ricchezze» (p. 141).