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Giuseppe Zaccaria, Postdiritto. Nuove fonti, nuove categorie, il Mulino 2022

Copertina di Giuseppe Zaccaria, Postdiritto, il Mulino 2022

August 8, 2024

collocazione: MAG.   300   50329

“Il diritto penale del nostro tempo è composto da un profluvio caotico di leggi, molto spesso dettate da intenti preventivi o declamatori in funzione pedagogica, più che sanzionatori e reattivi (in una logica di extrema ratio dello strumento penale) rispetto a determinati comportamenti sociali: con una conseguente tendenza ad un aumento dei reati e ad un inasprimento delle pene, non più caratterizzate da certezza e dal principio di proporzionalità. La proliferazione incontrollata, la cattiva qualità e l’ambiguità di una legislazione frutto di compromessi e spesso autoabdicativa minano dall’interno il principio di legalità ed accentuano notevolmente lo spazio di discrezionalità dei giudici, privando nei fatti il cittadino di quelle garanzie di libertà dagli abusi del potere punitivo dello Stato e di ragionevole prevedibilità delle conseguenze dei propri comportamenti – come precondizione di libertà nelle proprie scelte – che sulla carta dovrebbero essergli riconosciute” (p. 7).

Così Giuseppe Zaccaria introduce efficacemente l’interessante saggio sull’evoluzione del diritto di fronte alle trasformazioni della società occidentale contemporanea. La riflessione sulla crisi dei pilastri dello Stato di diritto, con la destrutturazione dell’ordine giuridico tradizionale, del nesso sovranità-giurisdizione e l’affermarsi di un pluralismo di soggetti e fonti non è nuova, diversi studiosi si sono interrogati sulla necessità di ripensare le categorie del diritto - tra molti vogliamo ricordare due saggi di Paolo Grossi, Introduzione al Novecento giuridico (Laterza 2012) e Oltre la legalità (Laterza 2020) –. In questo studio Zaccaria si sofferma sul ruolo ermeneutico della funzione interpretativa dei giudici e sulla capacità di porre in dialogo le posizioni contrapposte e individuare una “radice comune”.

Muovendo dall'analisi del diritto “positivo”, con la trasformazione delle categorie di tempo e spazio nella società globale, dalle nuove sfide del giudicare e dall’impatto del digitale nel lavoro dei giudici, il saggio approfondisce nella seconda parte, attraverso casi concreti, la natura dell’attività interpretativa e argomentativa dei giudici, come elemento essenziale per affrontare gli sviluppi futuri del diritto.

Nell'ultima parte l'Autore individua nel metodo ermeneutico la capacità di interpretare un mondo plurale, affinché i diritti siano garantiti e realizzati concretamente. In tale direzione è ritenuta essenziale la riflessione di Ronald Dworkin e la sua valorizzazione dell'argomentazione morale nella funzione giurisprudenziale.