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Antonello Mattone, Storia della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Sassari (secoli XVI-XX), Bologna, Il Mulino, 2016

Copertina di A. Mattone, Storia della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Sassari (secoli XVI-XX), Il Mulino, 2016

March 31, 2017

collocazione:   MAG.  300  35544

La Facoltà giuridica sassarese ha avuto fra i propri studenti l’influente civilprocessualista Salvatore Satta e fra i propri docenti, fra gli altri, tre presidenti della Corte Costituzionale: Valerio Onida, Gustavo Zagrebelsky e Ugo De Siervo. Ha, quindi, certamente rappresentato un motore per l’elaborazione della scienza del diritto in Italia. L’autore ne ripercorre le vicende in un volume di più di mille pagine, distendendo la sua documentatissima esposizione dalle premesse cinquecentesche al 1632, anno che può considerarsi quello ufficiale di nascita; dalle riforme settecentesche agli anni della “fusione perfetta” con gli stati  sabaudi di Terraferma nel 1847; dalla soppressione nel 1859, sospesa l’anno successivo per intervento di Pasquale Stanislao Mancini, alla rinascita in età giolittiana, con il magistero del penalista Arturo Rocco e il suo indirizzo cosiddetto tecnico-giuridico; dal primo dopoguerra, quando Arturo Carlo Jemolo vinse la cattedra di Diritto ecclesiastico, ai nuovi ordinamenti della Facoltà varati in epoca fascista dalla riforma Gentile.
L'autore illustra puntualmente il processo di fascistizzazione delle istituzioni universitarie e il dibattito che accompagnò l'introduzione del Codice Rocco nel 1931, quando Francesco Antolisei ottenne la cattedra di Diritto e procedura penale; vengono tratteggiate le teorizzazioni del diritto corporativo e parallelamente l'attività didattica e culturale presso l'Ateneo sassarese; sono analizzate le varie aree giuridiche, con docenti di spicco come, Antonio Segni, Giuseppe Capograssi, Carlo Alberto Biggini e il ventiduenne Massimio Severo Giannini; nel secondo dopoguerra, tra continuità dello Stato e democratizzazione, si distingue il ruolo della Facoltà sassarese nella riforma del Codice di procedura civile, per il contributo di Segni e Sergio Costa.
L’ultimo capitolo è dedicato al filosofo del diritto Antonio Pigliaru, autore del celebre saggio La vendetta barbaricina. Ne viene ricostruita l'evoluzione intellettuale dall'attualismo gentiliano, attraverso il pluralismo giuridico capograssiano, fino al marxismo gramsciano.