Subiaco capitale italiana del libro 2025
December 16, 2024
Venerdì scorso la cittadina nella valle dell'Aniene, culla del monachesimo benedettino e della stampa in Italia, ha vinto il concorso bandito dal Ministero della cultura e istituito nel 2020 con l'obbiettivo di valorizzare la lettura, migliorare l'offerta culturale e contrastare la povertà educativa.
Negli anni precedenti il titolo è stato assegnato a Chiari (BS) nel 2020, Vibo Valentia nel 2021, Ivrea (TO) nel 2022, Genova nel 2023 e Taurianova (RC) nel 2024.
Quest'anno la Commissione aggiudicatrice ha dichiarato di voler favorire i piccoli centri che soffrono un netto svantaggio sul piano delle attività culturali e della presenza di biblioteche, come ha dichiarato il presidente della giuria, Gian Arturo Ferrari: "la realtà italiana è fatta prevalentemente di centri di minori dimensioni", sottolineando che "mentre l'Italia settentrionale gode di standard di lettura e diffusione del libro molto accentuati, l'Italia centro-meridionale non ha questa fortuna". In questa direzione si colloca anche il "Piano Olivetti per la cultura" di recente approvazione, che stabilisce lo stanziamento di 30 milioni di euro a favore delle biblioteche nelle aree periferiche e meno sviuppate del Pese.
Il progetto sublacense, che ha superato le candidate finaliste: Grottaferrata (RM), Ischia (NA), Macchiagodena (IS), Mistretta (ME) e Sorrento (NA), prevede il restauro e il rilancio del patrimonio bibliotecario presente sul territorio, anche mediante nuove risorse tecnologiche che potranno avvicinare un pubblico più ampio.
La scelta di Subiaco come "capitale italiana del libro per il 2025" coincide con un anniversario particolare: 560 anni dalla prima edizione a caratteri mobili realizzata presso la Biblioteca del monastero di Santa Scolastica. Già dalla fine del XII secolo era attivo presso il centro benedettino un importante Scriptorium per la realizzazione di preziosi volumi miniati. Nel 1464 giunsero nel monastero due chierici tedeschi, Conrad Schweynheym e Arnold Pannartz, provenienti rispettivamente dalle diocesi di Magonza e di Colonia, probabilmente su invito del cardinale Nicola Cusano, i quali, mettendo a frutto la tecnica elaborata da Gutenberg, realizzarono la prima tipografia italiana. L'anno seguente stamparono il De Oratore di Cicerone, probabilmente la prima di quattro opere edite nell'arco di un triennio e della quale il progetto intende ricostruire il processo produttivo, anche perché l'incunabolo originale è andato perduto.
Sempre a Subiaco nel 1587 papa Sisto V autorizzò la fondazione di una cartiera per fornire la materia prima essenziale alla produzione tipografica del centro di Santa Scolastica. Le due realtà sono raccontate in un interessante itinerario espositivo presso il Museo della Rocca della cittadina.