Scandicci - Scuola superiore della magistratura - "Dieci anni di Scuola superiore della magistratura" - Intervento della Ministra - 24 novembre 2021
aggiornamento: November 24, 2021
Scandicci - Scuola superiore della magistratura - "Dieci anni di Scuola superiore della magistratura" - Intervento della Ministra
È un grande privilegio per me essere qui oggi per i dieci della Scuola superiore della magistratura, la cui importanza è testimoniata dalla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, a cui rivolgo il mio più caloroso saluto.
Allo stesso modo, saluto il presidente della Scuola, Giorgio Lattanzi e il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini.
Con loro, saluto tutti gli ospiti e gli illustri relatori, a cominciare da Valerio Onida e Gaetano Silvestri che hanno guidato i comitati direttivi di un’istituzione che, lontana dai riflettori, esercita un ruolo decisivo per il servizio della giustizia e per l’intero paese.
La Scuola superiore della magistratura svolge un compito essenziale non solo nella preparazione dei nuovi magistrati – i MOT – vincitori di concorso, in vista della loro piena immissione nelle loro funzioni, ma anche, e soprattutto, a favore di tutti i magistrati in servizio, qualunque sia la loro anzianità ed esperienza professionale.
Se infatti aver superato la difficile selezione del concorso rappresenta una garanzia di conoscenza tecnica del diritto, è altrettanto vero – come ammoniva un grande giurista, Francesco Carnelutti – che «chi conosce solo il diritto, non conosce nemmeno il diritto».
Di qui il valore inestimabile della Scuola della magistratura che mette a disposizione un’ampia possibilità di formazione permanente e di riflessione culturale ad ampio spettro: una possibilità di arricchimento per il singolo giudice e per l’intero corpo della magistratura che, vista dalla prospettiva del Ministro della giustizia, appare preziosa per una pluralità di ragioni.
Innanzitutto, per l’ovvia considerazione che il diritto è una realtà dinamica. Nasce dalla storia e vive nella storia e, perciò, è sempre soggetto a riforme e trasformazioni. Sicché, l’aggiornamento continuo è una necessità basilare e un dovere di tutti gli operatori del diritto.
In secondo luogo, perché il diritto vive nella società, è perennemente immerso in un contesto sociale sempre in movimento, ai cui bisogni è chiamato a rispondere. La medesima legge, in un contesto diverso, pone nuove domande al giurista e al giudice. Basti pensare a come le esigenze sanitarie in tempo di pandemia hanno rimodulato ogni aspetto della vita sociale e, con essa, della vita giuridica. O ancora, in un ambito di diretta competenza del ministero della giustizia, quante volte in questi mesi, intervenendo sui temi della criminalità organizzata ci siamo trovati a riflettere sulla sua capacità di trasformazione e di adattamento, sulla sua capacità di sfruttare i nuovi potentissimi mezzi delle operazioni finanziarie o delle nuove tecnologie per diffondere il veleno del malaffare e del sopruso. Solo un magistrato, che non smetta mai di interrogarsi e di riflettere, che abbia l’umiltà di continuare ad imparare e mantenga sempre lo sguardo spalancato e disponibile cogliere tutta la complessità e l’imprevedibilità della realtà in cui il caso giudiziario è radicato, potrà rispondere adeguatamente alla domanda di giustizia.
Ancora, credo fermamente che la qualità della preparazione giuridica e, in senso più ampio, la solidità del profilo culturale del giudice, sostenute da una formazione e da una riflessione costanti rappresentino i principali alleati della autonomia e della indipendenza di ciascun giudice, tanto nei confronti dei poteri esterni alla magistratura, quanto all’interno della stessa.
Analogamente, la formazione permanente è anche una fondamentale alleata, per il pieno recupero della credibilità e della fiducia nella magistratura, cui tutti dobbiamo tendere e a cui tutti stiamo lavorando.
La Scuola è un presidio di tutti questi valori: preparazione, cultura, indipendenza, autonomia, credibilità. La Scuola non è solo un luogo dove si trasmette un, pur indispensabile, sapere tecnico, ma è un luogo in cui l’autorevolezza del giudice e costantemente corroborata.
Ma permettetemi di aggiungere qualche ulteriore considerazione che deriva direttamente dall’osservatorio del Ministero della giustizia. Quali sono, nell’attuale contesto, le principali istanze di formazione?
In questi mesi, ho spesso avvertito la necessità di rivolgermi alla Scuola superiore della magistratura per condividere alcune esigenze formative. Il Presidente Lattanzi lo sa bene e desidero ringraziarlo pubblicamente per l’estrema disponibilità, la piena comprensione delle necessità emergenti e per l’affabile spirito di collaborazione con cui ha pazientemente risposto alle richieste del Ministero.
Tutto il Paese, come ben sapete, è in una stagione di grandi riforme. Riforme dettate, per quanto riguarda la giustizia, dall’esigenza di consegnare all’Italia delle nuove generazioni un servizio sempre più efficiente e vicino ai bisogni dei cittadini.
Il contesto in cui ci troviamo ad operare in questa precisa fase storica richiede di potenziare enormemente la capacità organizzativa dei singoli uffici. È inutile dire che un’adeguata formazione – per modulare e adeguare le capacità di gestione – è indispensabile per il perseguimento degli ambiziosi obiettivi di riduzione del 40% dei tempi del processo civile e del 25% del penale in cinque anni, che ci siamo impegnati a conseguire con l’Europa.
L’istituzione dell’Ufficio per il processo porterà una grande trasformazione nel modo di organizzare e condurre il lavoro giudiziario. Sarà uno spartiacque del modo stesso di intendere il lavoro del magistrato..
Si tratta di più di ottomila giovani giuristi che potranno portare una nuova linfa agli uffici giudiziari. Una linfa tanto più preziosa, quanto più saremo capaci di metterla in circolazione indirizzandola verso i bisogni più impellenti, che variano da ufficio a ufficio. Sarà infatti ogni ufficio a dover stabilire come avvalersi di queste nuove forze ed è indispensabile farci trovare preparati, con l’adeguamento degli spazi, delle strutture e soprattutto con adeguati progetti da affidare a queste nuove risorse umane. Su questo fronte la Scuola è già all’opera, ad esempio attraverso il corso per la formazione dei dirigenti degli uffici giudiziari.
Ma occorrerà che i momenti di formazione continuino nel tempo, per consentire ai magistrati e agli uffici di condividere le esperienze e le difficoltà e cercare insieme le soluzioni necessarie..
Formazione per i magistrati, dunque, ma formazione, ovviamente, per i giovani giuristi, di cui il Ministero – con l’aiuto della stessa Scuola – si sta facendo carico, perché questi “rinforzi” arrivino negli uffici con un adeguato livello di preparazione.
A corollario e quasi lateralmente ai temi principali, un argomento formativo che so già essere all’attenzione della Scuola e che non può essere sottovalutato riguarda le tecnologie informatiche che sempre di più saranno di supporto alla gestione dei flussi documentali e alla costituzione di basi di dati e di indicatori che divengono ogni giorno più decisivi per il continuo monitoraggio della salute del sistema giustizia e della convergenza sugli obiettivi di riduzione dei tempi dei processi.
Ma c’è un altro punto, che mi sta particolarmente a cuore e su cui reputo necessario l’incremento di progetti formativi: sotto vari profili giungono al Ministero richieste di specializzazione dei giudici. La complessità è il segno distintivo della nostra vita sociale e anche al giudice è richiesta una formazione articolata, non solo tecnico-giuridica, ma capace di attingere a saperi diversi che abilitino il giudice a comprendere la specificità dei fenomeni su cui è chiamato a giudicare. Dal settore dell’insolvency – la crisi di impresa – alle controversie in ambito familiare, una formazione specializzata è un prerequisito per un adeguato esercizio della funzione giurisdizionale.
Mi soffermo in particolare sul problema drammatico del contrasto alla violenza di genere. Ogni giorno leggiamo di donne vittima di violenza. Ogni giorno abbiamo conferma che i casi di femminicidio sono in costante crescita. Su questo preoccupante fenomeno mi soffermerò nel pomeriggio nella Commissione parlamentare sul femminicidio.
Troppe le donne uccise, troppe le richieste di aiuto non adeguatamente e tempestivamente raccolte. Una vergogna della nostra civiltà.
La Commissione di inchiesta sul femminicidio nella sua relazione indica la formazione specializzata dei giudici come una priorità.
Con il Presidente Lattanzi abbiamo già avuto modo di dirci quando sia importante dedicare un adeguato spazio di formazione a questi drammatici problemi: rispetto alla violenza di genere occorre una formazione che attinga non solo al sapere giuridico, ma necessariamente ad altri saperi e coltivi una sensibilità umana, oltre che linguistica.
Mi congedo con un ultimo spunto, che affido alla vostra riflessione, quello della formazione degli aspiranti magistrati. È questo un aspetto che preoccupa, su più fronti, anche molti di voi, come più volte mi è stato confidato. Troppe volte i concorsi per l’accesso alla magistratura non riescono a selezionare neppure un numero di candidati sufficienti a ricoprire tutte le posizioni messe a bando. È questo un dato su cui riflettere, che segnala un problema che deve essere affrontato.
A dieci anni dall’istituzione della Scuola superiore della magistratura, in un tempo di bilanci, valutazioni e prospettive forse si può avviare una riflessione pure su quest’ulteriore capitolo, che riguarda direttamente il rapporto con le nuove generazioni, la trasmissione di un sapere, diuna esperienza e di un’arte – l’arte del giudicare - a chi verrà dopo di noi.
Scandicci, 24 novembre 2021