Visita della ministra della Giustizia Marta Cartabia alla Corte d'appello di Firenze - 19 luglio 2021

aggiornamento: July 19, 2021

 

Corte d'appello di Firenze - Tavola rotonda sull’ufficio del processo

 

 

Grazie Presidente, rinnovo i miei saluti a lei e a tutte le autorità già intervenute e a quelle che hanno deciso di assistere a questa tavola rotonda e a tutti coloro che interverranno nei prossimi momenti di lavoro.

Permettetemi un saluto particolare al collega e amico il prof. Andrea Simoncini, con il quale abbiamo condiviso splendide iniziative accademiche, di cui conservo una memoria vivissima - e anche un po' di nostalgia - e che modererà la tavola rotonda che ci permetterà di approfondire l’ufficio del processo in una sede dove sperimentazioni importanti sono state fatte in questo ambito.

Però, non posso non iniziare anche io come già ha fatto il Procuratore Generale, questa giornata, queste riflessioni che vi voglio offrire, con un pensiero a Paolo Borsellino, che il 19 luglio 1992 veniva ucciso insieme alla sua scorta nella strage di via D'Amelio. Un grande magistrato, grandi magistrati testimoni della nostra storia che hanno speso la vita a servizio della Giustizia - come Paolo Borsellino e Giovanni Falcone - ma anche moltissimi altri che nell’anonimato conoscevano benissimo i problemi di cui ci occupiamo oggi: i problemi e il valore di una giustizia che funziona.
Spesse volte nei loro scritti nei loro interventi torna una sottolineatura che non può sfuggirci anche oggi nel nostro contesto di riflessione e cioè che una giustizia che funziona non è soltanto all'inseguimento di un'immagine di efficienza. Ma una giustizia che funziona è il primo presidio contro la legge del più forte, il primo presidio contro le infiltrazioni della criminalità organizzata che oggi sono più subdole, ma non meno gravi di quelle che appartengono a quella stagione che stiamo ricordando. Sono subdole, ma velenose, perché depauperano il tessuto sociale, la vita economica, la vita intera di una società.

Allora, riflettere su una giustizia efficace significa riflettere anche su tutto questo e lavorare per una giustizia efficace significa lavorare per questi obiettivi, che sono essenziali al benessere dell'intera comunità.
Non è un caso che il piano di resilienza europea abbia chiesto imperiosamente - vi assicuro, qualcuno può testimoniare quanto imperiosamente - alla giustizia italiana di intervenire con una riforma ambiziosa e audace verso questo obiettivo della efficienza, celerità e qualità, che sono le parole che avete voluto mettere a titolo di questo importante incontro. Garantire efficienza, celerità e qualità della giustizia è l'obiettivo delle riforme, con il contributo di tanti fiorentini - devo dire - a partire dal professor Luiso, che davvero si è speso moltissimo durante i lavori serrati e intensi della Commissione sul Processo civile: ma insieme ad altri – non ne nomino nessuno per non dimenticarne qualcuno - stiamo intensamente lavorando a queste riforme, accompagnandole però, e siamo qui per questo, con una grande mobilitazione di risorse, con interventi sul piano organizzativo e della digitalizzazione.

Riforme, risorse, digitalizzazione, organizzazione, sono direttrici di un lavoro che converge verso gli obiettivi che avete così efficacemente individuato come tema di questo incontro. E’ curioso perché a volte quando si parla di organizzazione si sottolinea: però ci vuole la digitalizzazione, e quando si parla di quello qualcuno dice: ci vogliono le riforme.

Stiamo lavorando a tutti i fronti contemporaneamente anche se a volte se ne parla di uno per volta, ma questa è la strategia complessiva che si sta cercando di portare avanti da parte di tutto il governo.
Io credo, e siamo qui per questo, che non possano esserci interventi proficui se non muovono dalla situazione concreta di ciascun ufficio giudiziario. E non possono esserci interventi proficui se non sono frutto di un progetto e di un impegno condiviso con tutti gli operatori che sono in prima linea nell'amministrazione della Giustizia in ciascun territorio.

Magistrati, cancellieri, personale tecnico e amministrativo, avvocati, tutti coloro che lavorano nei singoli distretti e che del singolo distretto conoscono le caratteristiche, le esigenze e le criticità. Questo viaggio - diciamo così - nelle corti d'Appello, da parte mia, nasce proprio dalla necessità di ricevere un riscontro concreto, al di là delle statistiche, dei rapporti che arrivano sul mio tavolo: ma un riscontro direttamente dalla viva voce dei protagonisti, per conoscere una fotografia autentica dei bisogni e dei progetti. dei problemi e delle risposte sperimentate.

Oggi il tema principale del nostro riflettere insieme ruota attorno all'Ufficio del processo. Come sapete le misure normative, la struttura legislativa per lanciare questa iniziativa in tutto il territorio nazionale, sono già state approvate dal governo col decreto-legge n. 80, che sta ultimando le fasi di conversione in Parlamento. Ma qui questa realtà non è nuova: chi lo ha già sperimentato - come voi che avete progetti pilota se non sbaglio sin dal 2015 - sa bene che l'Ufficio del processo non è una panacea, ma è una grande occasione per trasformare il volto della nostra giustizia ed è un grande supporto - staff - al giudice, per garantire efficienza, celerità e qualità.

Dove c'è e dove funziona, come qui a Firenze, l'Ufficio del processo ha innescato un dinamismo virtuoso anche in termini di accelerazione nella definizione dei procedimenti. Vorrei sottolineare ciò che sapevo, ma che è emerso così plasticamente dai vostri saluti introduttivi, che un aspetto
qualificante dell’esperienza fiorentina - di cui dovete andare fieri e che spero possa diventare anche un esempio significativo per altre realtà - è che qui l'Ufficio del processo ha funzionato e funziona molto bene perché è diventato il fulcro di una rete di rapporti che coinvolge università, istituzioni locali, mondo produttivo economico-finanziario, società civile, avvocatura. Qui l’Ufficio del processo è un progetto che mette in sinergia le migliori energie del territorio e per questo ringrazio sentitamente la lungimiranza di tutti i rappresentanti delle istituzioni e dei protagonisti della vita economica e sociale fiorentina e toscana, che si sono generosamente coinvolti, hanno scommesso su questo progetto: e questa è una strada che può diventare davvero percorribile per altri territori e altre realtà.

Il resto lo ascolterò da voi, sono davvero interessata a conoscere e a far conoscere di più la vostra esperienza in tutti i suoi aspetti, che emergeranno nella tavola rotonda, e mi interessa in particolare - lo dico fin da subito - l'esperienza che avete fatto con l’EASO, perché il contenzioso in materia di immigrazione e di protezione internazionale cresce in modo esponenziale e abbiamo bisogno di aggredirlo con risorse adeguate.

All'estero ovunque esiste una struttura di supporto al giudice: chiamateli assistenti giudiziari, “law officers”, le denominazioni sono le più varie, ma il giudice non è mai da solo.

Queste esperienze straniere sono tutte estremamente positive e qui vorrei sottolineare che le proposte che abbiamo fatto da parte del ministero non si basano su idee astratte - certo abbiamo avuto una riflessione teorica importante, il contributo degli studiosi - ma sempre le abbiamo supportate, testate alla luce dei dati, delle statistiche, delle sperimentazioni già avvenute. Ed è per questo che mi sento – sì, mi sono sentita sin da subito - di incoraggiare questa strada dell'Ufficio del processo, perché dove c'è funziona, non stiamo all'Anno Zero, abbiamo da anni delle sperimentazioni che ci dicono cose molto positive.

Certo ogni innovazione suscita resistenze. Non me ne stupisco, verrò avvocato al vostro convegno, sentirò le vostre resistenze. So bene e ci sono tante perplessità. Da quando frequento le aule istituzionali sento ripetere – da chi ha più esperienza di me - questa frase che non posso neanche condividere nella minima parte: “quieta non movere”. Possiamo noi stare quieti per evitare problemi, le reazioni, le resistenze di fronte a un malato grave come la giustizia italiana in termini di durata del processo? “Movere”, e “movere” velocemente invece, perché - come diceva il professor Luiso - non abbiamo davanti l'eternità. Abbiamo davanti 5 anni per raggiungere obiettivi impegnativi e ambiziosi, dal raggiungimento dei quali dipende l'erogazione dei 210 miliardi di euro destinati all'Italia. Ditele tutte le perplessità, ma magari accompagnatele con proposte alternative, perché quell’obiettivo non lo possiamo mancare, non possiamo permetterci di mancare un obiettivo così importante. Non possiamo farlo davanti all’Europa, non possiamo farlo davanti ai cittadini che aspettano risposte anche per i problemi quotidiani, la multa, le altre piccole vicende che incidono sulla vita delle persone, tutta la corrispondenza che arriva al Ministero.

E non possiamo permetterci questi tempi di decisione dei giudizi civili e penali anche per ragioni legate all'economia. Abbiamo sentito negli interventi delle autorità locali i drammi dei licenziamenti che si sono verificati in questo territorio: dobbiamo supportare l'economia. Qualche giorno fa ero in una missione in Francia a Parigi, dove ha incontrato anche moltissimi operatori economici e confermavano ciò che sappiamo: e cioè che le incertezze, la frammentazione burocratica, le lungaggini del nostro paese - anche nel settore della Giustizia - sono ragioni respingenti per gli investimenti,
sono fatti che scoraggiano gli investitori stranieri dal portare capitali in Italia. Ora abbiamo l'occasione di invertire la rotta, non a caso proprio la riforma della Giustizia, insieme a quella della pubblica amministrazione e del fisco, sono tra le condizioni imprescindibili poste dall’Europa per garantire l'intero finanziamento del Recovery.

Abbiamo sottoscritto impegni ambiziosi, il 40% in meno del “disposition time” nella definizione del processo civile, il 25% in quello penale. E a questo obiettivo tendono le riforme, sia del processo civile sia del processo penale che ora sono in Parlamento.

A questo proposito visto il dibattito un po' - diciamo così - convulso di questi giorni in cui spesso vengono anche attribuite informazioni un po’ impropriamente permettetemi di precisare due aspetti. Il primo è che quello che attualmente è all'esame del parlamento sia dal punto di vista del civile che del penale - soprattutto - che giustamente accende maggiormente l’attenzione della stampa, sono riforme approvate dall’intero governo, dopo mesi di dialoghi, confronti a 360°, lunghe e pazienti trattative, mediazioni a cui hanno partecipato e dato il loro contributo tutti i protagonisti della vita della giustizia e soprattutto tutti i protagonisti della politica nazionale - della maggioranza che sappiamo bene avere opinioni molto diverse l'uno dall'altro su questi temi - tutti lo hanno approvato nel Consiglio dei Ministri fatti salvi i necessari aggiustamenti tecnici. Quindi il testo approvato non coincide con la proposta originaria: e se proprio dobbiamo ricorrere a degli slogan, a quelle frasi fatte che si usano nel linguaggio mediatico, più che una riforma Cartabia è una mediazione Cartabia, ed è frutto di una responsabilità condivisa. Ciascuno dei partiti della maggioranza ha dato il suo contributo, ciascuno ha adeguato la sua posizione dove è necessario, tutti hanno contribuito, tutti hanno rinunciato a qualcosa per portare a termine una riforma che è indispensabile – come abbiamo visto – anche per gli impegni assunti con l’Europa.

In secondo luogo, un altro punto da chiarire, che è andato un po' perso nel dibattito più degli ultimi giorni: è ovvio che la riduzione dei tempi dei processi non può dipendere solo dalle riforme del rito penale o civile, né tantomeno può dipendere solo dalle regole della prescrizione o della improcedibilità. Ci vogliono risorse e capacità organizzativa. Sappiamo bene che ci sono alcune corti di appello che hanno tempi di decisione troppo alti di gran lunga superiore ai 2 anni indicati nella proposta di riforma, ma sappiamo anche bene che 19 su 29 rispettano quei tempi e solo 7 sono in situazioni critiche. Firenze - insieme a Bari e a Bologna - è una delle tre situazioni che possono farcela in poco tempo, perché ha tempi medi di giudizio di poco al di sopra dei 2 anni, essendo che la durata - a quanto mi risulta dai dati - è di 745 giorni in media, cioè 15 giorni in più rispetto al termine dei due anni.

Dove ci sono difficoltà occorrerà intervenire con maggiore intensità, con risorse e interventi di organizzazione: per questo sto visitando tutte le sedi. Per capire, per capire dove sono i problemi, mettere i dirigenti in condizione di risolverli e dare il nostro supporto - c'è con me, non a caso, il Capo del Dipartimento dell’Organizzazione Giudiziaria - che può offrire i supporti specifici per le singole realtà territoriali. Le riforme sono nelle mani del parlamento, sulle risorse il governo è al lavoro, la capacità organizzativa dipende in grande misura dai singoli uffici: ma c'è tutta la disponibilità, Presidente, a lavorare insieme.

Non sottovalutiamo il fatto che dopo molti anni di contrazione sulle risorse, di tagli, di austerità, oggi anche la giustizia può beneficiare di cospicui investimenti per aiutare gli uffici a rispettare gli impegni sottoscritti dall'Europa. L’Ufficio del processo servirà anche a questo. Lo sappiamo che non basterà, occorrono più magistrati, cancellieri, personale tecnico e amministrativo, occorre valorizzare la magistratura onoraria: anche a questo stiamo provvedendo, n passo alla volta. Proprio giovedì e venerdì scorso si sono tenute le prove del concorso in magistratura che erano state bloccate per la pandemia e abbiamo già espresso che ci sarà l'impegno del ministero a far partire subito un altro concorso in autunno, possibilmente per un numero superiore di posti. Dite ai vostri giovani di farsi trovare pronti perché abbiamo bisogno di loro.

Nel frattempo per questo distretto sono stati messi a disposizione 125 posti di cancelliere. Prima mi sono state segnalate delle esigenze sulle posizioni dei dirigenti amministrativi, che cercheremo di affrontare. E’ utile parlare anche per questo. Stiamo attendendo dal Consiglio Superiore della Magistratura, che spero possa rispondere prontamente, un parere che ci può permettere di implementare la pianta organica flessibile che serve apposta per sopperire alle esigenze specifiche e alle necessità particolari.

Occorre poi - lo sappiamo, ancora adesso sono arrivati nuovi messaggi - che l'infrastruttura informatica ha bisogno di interventi ed importanti miglioramenti: per questo si sta lavorando al Ministero. Sto ponendo un'attenzione personale, particolare, al lavoro del nuovo direttore della DGSIA che in questo fine settimana ha curato di persona le attività di aggiornamento. So che i problemi sono molti, su questo fronte, ma molti sono anche i nuovi progetti che potranno essere finanziati anche grazie ai soldi del Recovery.

Ho preso personalmente l'impegno che questo aspetto cruciale del supporto all'attività giurisdizionale sia migliorato decisamente per garantire sistemi informatici al passo con i tempi. E’ necessario fornire ai distretti personale, mezzi e risorse prima che si arrivi all'applicazione concreta delle nuove norme processuali e soprattutto - per l'ambito penale - delle nuove norme dell’improcedibilità, che proprio per questo è assistita e deve essere assistita da un attenta e modulata norma transitoria, per assicurarne un'applicazione realistica e graduale.

Ecco, ora il compito del ministero è di andare in soccorso ad ogni distretto in difficoltà per fare in modo che ovunque i processi si possano concludere non nei termini - diciamo così - che astrattamente il ministro o il governo hanno pensato, ma nei termini della ragionevole durata così come sono stabiliti dalla legge Pinto, lo sforamento dei due anni determina un obbligo di risarcimento anche molto costoso per lo Stato, a vantaggio di chi ha subito un processo troppo lungo. E i termini della legge Pinto sono appunto due danni in appello e uno in Cassazione. A Firenze questo obiettivo è davvero a portata di mano.

Ogni processo che si estingue, in ambito penale, è una sconfitta per lo Stato: ma ogni processo che dura oltre la ragionevole durata è un danno per i cittadini, tanto per le vittime in attesa di risposte quanto per gli imputati, lasciati per anni in un limbo che il più delle volte condiziona l'intera esistenza di una persona. Teniamo sempre in mente entrambe le prospettive e lavoriamo tutti insieme agli obiettivi che ci siamo dati di fronte all'Europa, ma innanzitutto di fronte al popolo italiano. Questi obiettivi richiedono davvero un senso di comune e costruttiva responsabilità.

Grazie.