Intervento della Ministra al 204° anniversario della fondazione del Corpo della Polizia penitenziaria - 15 giugno 2021

aggiornamento: June 15, 2021

 

Roma - Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria

 

 

Saluto il Presidente della Corte Costituzionale e, con lui, tutte le autorità civili e militari presenti in così grande numero a documento dell’importanza del compito svolto dal Corpo di Polizia Penitenziaria.

E ringrazio, in particolare, il Presidente della Repubblica, per la vicinanza che ha voluto testimoniare al Corpo in occasione del 204° anniversario dalla sua fondazione.

Ma permettetemi, il mio principale saluto va a tutti voi, donne e uomini della Polizia Penitenziaria, verso il cui impegno – mai come in questo difficilissimo anno – deve andare la nostra, e la mia personale, gratitudine.

Quando ci siamo incontrati all’inizio del mio servizio al Ministero, in occasione della visita al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria il 2 marzo scorso, vi avevo chiesto un minuto di silenzio per chi ci aveva da poco drammaticamente lasciati. Vorrei che anche oggi il nostro primo pensiero fosse per chi non è più tra noi: un pensiero per loro e per i loro familiari:

Gianclaudio Nova, Salvatore Spagnuolo, Antonio Maiello, Giuseppe Matano, Angelo De Pari, Adriano Cirella, Andrea D’Antini, Ettore Tomassi, Michele De Cillis, Nazario Giovanditto, Mario De Michele, Massimo Rossi, Mario Nadalutti, uccisi dal Covid tra il 2020 e il 2021. E insieme a loro, il nostro pensiero commosso – insieme con le nostre preghiere, per chi è credente – va anche alla memoria di Alessandro Gallo, Umberto Paolillo e Luigi Leo Franco Gulotta, che in questa prima parte dell’anno hanno deciso di porre termine alla loro vita.

MINUTO DI SILENZIO

Ciascuno di loro, come ciascuno di voi, ha dedicato la sua vita al servizio di un’istituzione che, lontano dai riflettori e in condizioni spesso assai difficili, divenute quest’anno ancora più complesse e a volte drammatiche, ogni giorno opera per attuare i valori costituzionali “con un impegno composto di fermezza e umanità”, come ha ricordato il presidente della Repubblica.

Nell’ultimo anno tutti noi, in ogni ambito, abbiamo dovuto affrontare sforzi e sfide straordinarie per fronteggiare un fenomeno che nessuno avrebbe potuto immaginare. Ma le donne e gli uomini che ogni giorno indossano la divisa della Polpen hanno vissuto e attraversato ogni giorno una realtà particolarmente complessa, già particolarmente sofferente e che con questo flagello ha subito momenti di profonda crisi e di enorme tensione.

Il vostro servizio si caratterizza per un costante rapporto tra il “fuori” e il “dentro”: il fuori della vostra vita personale, ma anche delle incombenze istituzionali e il dentro degli istituti penitenziari. E questo costante rapporto ha ovviamente amplificato tutti i problemi connessi alla pandemia, anche in conseguenza della difficile realtà strutturale delle nostre carceri.

Avete vissuto l’angoscia dei rischi del contagio in luoghi dove era assai complesso mantenere le necessarie distanze; avete vissuto i giorni drammatici delle rivolte; avete contribuito a garantire il rispetto del diritto alla salute; e ogni giorno vi siete adoperati – e vi adoperate! – per evitare che le tensioni, acuite dalla paura, dalla separazione dai propri cari e dal sovraffollamento, possano degenerare. Di tutto questo, io e tutto il Paese vi dobbiamo essere grati. E forse non lo esprimiamo abbastanza.

Nei mesi scorsi, la drammaticità della situazione – che ho potuto seguire anche attraverso il costante monitoraggio dei dati di diffusione del virus – mi ha sin da subito sollecitata a seguire con tutta la cura e l’impegno di cui sono capace le esigenze delle vostre condizioni di servizio.

Per quanto mi riguarda, da subito, mi sono impegnata insieme al capo del DAP, perché fossero sempre assicurate tutte le necessarie dotazioni di protezione individuale per contrastare la diffusione del virus e soprattutto perché le vaccinazioni per la Polizia penitenziaria e per tutto il mondo del carcere avessero una corsia preferenziale e procedessero a ritmi sostenuti. E ho voluto che tutto questo avvenisse con trasparenza, tanto che da mesi, ogni martedì, pubblichiamo sul sito del Ministero il bollettino con l’andamento dell’epidemia e con la progressione della vaccinazione. Fino a domenica (sono in attesa dei dati di domani), erano 23.345 su 37mila le unità di personale del Corpo della Polizia Penitenziaria avviate alla vaccinazione; 45mila invece le somministrazioni ai detenuti, su una popolazione presente di 52.545.

Per questo risultato, sento il dovere di ringraziare il Commissario Straordinario Generale Paolo Figliuolo e le autorità sanitarie centrale e regionali per il grande sforzo compiuto.

Contemporaneamente e sempre in sinergia con il capo DAP, mi sono adoperata perché riprendessero i concorsi per nuove assunzioni, sospesi per le difficoltà della pandemia. Alcuni sono in fase di svolgimento, altri già conclusi e a breve ne sarà indetto un altro, per l’accesso al ruolo dei funzionari del Corpo di polizia penitenziaria.

Nell’arco del quinquennio 2021/2025, a parte il turn-over, è stata autorizzata l’assunzione straordinaria di complessive 2804 unità. Inoltre, numerosissimi sono i concorsi interni.

Al di là dell’emergenza e delle urgenze quotidiane, reputo che ci siano due urgenze da affrontare con priorità tra i tanti, tantissimi, problemi che affliggono i nostri istituti di detenzione: il problema della salute psichica e il problema del sovraffollamento, che torna a destare grave preoccupazione.

C’è un pezzo d’ Italia al di là di quegli alti muri di cinta, che tengono le carceri lontane non solo dallo sguardo, ma a volte anche dalla coscienza e dall’attenzione pubblica. E nel carcere, le condizioni di vita d’insieme si riflettono su tutti: agenti di polizia penitenziaria, funzionari dell’amministrazione, operatori; come ovviamente si riflettono sui detenuti che qui scontano la pena per i reati commessi e che a partire da qui dovrebbero trovare anche una nuova strada in vista della rieducazione.

E proprio per garantire condizioni più degne a tutti coloro che ogni giorno respirano la stessa aria, il Ministero della giustizia ha sollecitato il Governo e tutti gli altri ministeri coinvolti per affrontare urgentemente il problema della tutela della salute mentale, a partire dalla carenza di presidi territoriali attenti alle persone detenute e dalla insufficienza delle strutture esterne – le Rems. Su un altro fronte, grazie anche alla disponibilità dei fondi del Recovery, si sta lavorando a importanti interventi sugli edifici e sull’architettura: per ampliare e per riqualificare gli spazi.

La soluzione a questi problemi, a mio avviso, non risiede in strade estemporanee – in passato a volte percorse – che dopo un momentaneo beneficio ripropongono le stesse difficoltà. Occorrono interventi strutturali, su cui sto lavorando – un lavoro i cui frutti ancora forse non sono visibili, ma che mi auguro possano recare un sollievo che permanga nel tempo.

La Polizia Penitenziaria è un Corpo particolare, speciale ai miei occhi, e questa sua particolarità è emersa ancora di più in questo tempo di pandemia, così difficile.

I costanti rapporti con il DAP, le interlocuzioni con i vostri rappresentanti e, permettetemi una sottolineatura speciale, la quotidiana presenza discreta, garbata, rassicurante ed efficientissima delle donne e degli uomini della mia scorta – che saluto e ringrazio con particolare affetto – mi hanno di giorno in giorno reso più familiare il vostro compito e mi hanno condotto al cuore delle vostre funzioni e del vostro particolarissimo ruolo.

Voi svolgete indispensabili funzioni di sorveglianza, a tutela del rispetto delle regole, dell’ordine, della sicurezza; ma siete anche partecipi dell’opera di rieducazione, che impone una professionalità delicatissima, capace di dosare fermezza e sensibilità, per poter eseguire la funzione di vigilanza in sintonia con la finalità ultima e più ambiziosa della pena, quella rieducativa. Non dobbiamo mai scordarci che la prima e più importante occasione di risocializzazione e rieducazione dei detenuti è il contatto interpersonale, in cui ciascuno di voi è in prima linea.

Garanti della sicurezza collettiva e custodi dell’umanità dolente. Per voi la sicurezza delle carceri passa dalla cura delle persone perché senza la cura non ci può essere sicurezza e senza sicurezza non ci può essere serenità e rieducazione.

Da quando sono arrivata al Ministero della Giustizia ho imparato a conoscere e ad apprezzare ogni giorno di più la realtà del Corpo di Polizia Penitenziaria.
Nelle sue varie articolazioni, il vostro è un lavoro con specializzazioni molto diverse: dal GOM al NIC con le loro delicatissime incombenze che richiedono una elevatissima professionalità; i matricolisti che sono un indispensabile snodo di raccordo con l’Autorità Giudiziaria; i ruoli tecnico-scientifici come il laboratorio DNA; il servizio di Polizia Stradale, il servizio navale, il servizio traduzioni e piantonamenti; gli organi di tutela come l’USPEV.

Ma di tutto questo ha già parlato il Capo Dipartimento. Per parte mia desidero solo farvi sapere che seguo suo tramite le esigenze di ciascuno.
L’apprezzamento per il vostro difficile compito deve esprimersi, oltre che a parole in occasioni come queste, soprattutto attraverso fatti concreti. Il Recovery plan ci offre l’occasione di agire su vari fronti. Senza scelte adeguate sul vostro organico, sulla formazione del personale, sulle vostre dotazioni materiali, informatiche, sugli spazi e sulle strutture non ci può essere una realtà carceraria degna di un paese moderno. Non possiamo negare che ci sono molti fronti su cui è necessario un maggiore impegno: per fornire il doveroso supporto ad un Corpo i cui compiti nel tempo sono diventati sempre più complessi e delicati.

Come già ho accennato, nell’ambito delle pianificazioni del Recovery, molti sono gli interventi sull’edilizia carceraria in due direzioni. Da una parte, sono diretti a migliorare gli ambienti, sia per ampliare gli spazi disponibili, sia per realizzare ambienti dedicati al trattamento: di nuovo mi preme sottolineare che sono interventi che vanno a beneficio di tutti, anche della Polizia Penitenziaria poiché, come ovvio, il detenuto che si impegna, che lavora e che studia è un detenuto con cui ci si rapporta con molta più facilità e serenità. Dall’altra, sono interventi che ancor più direttamente incidono sulle vostre condizioni di lavoro, come quelli di efficientamento energetico, di manutenzione straordinaria, alle volte di grande impatto sulle strutture già esistenti. Anche qui i dati sono pubblici e facilmente verificabili.

Ma, tema di vostro specifico interesse, sono anche gli investimenti sugli apparati e le strumentazioni tecniche. E ancora, acquisti di automezzi destinati ai vari compiti funzionali. E acquisti di divise.

So bene che i bisogni superano sempre, e di gran lunga, le risposte, mai sufficienti, che stiamo approntando. So che sarebbero di ben altra entità i rinforzi necessari per la Polizia Penitenziaria, come mi hanno segnalato più volte i sindacati, che giustamente sollecitano anche risposte sul rinnovo del contratto. Istanze che ho condiviso con il resto del Governo e che continuerò a sollecitare.

Più volte mi avete portato all’attenzione anche un altro problema che conosco molto bene e che – vi garantisco – seguo con attenzione e crescente preoccupazione: quello delle aggressioni agli agenti. 397 episodi di in 6 mesi del 2021 sono cifre altissime, come lo sono le 837 avvenute nell’intero 2020.

Nessuna violenza può mai trovare giustificazione, né tolleranza. Ogni violenza dovrà sempre essere condannata, fermata e punita. E soprattutto, prevenuta.

Mi ha sempre colpito il motto iscritto nello stemma araldico del Corpo della Polizia Penitenziaria: Despondere spem/ munus nostrum, “garantire la speranza è il nostro compito”. Garantire la speranza. Ma la stessa parola latina munus oltre a significare “compito/dovere” significa anche dono. Il dono della speranza che voi, insieme a tutti gli operatori degli istituti, potete portare anche laddove non sembra esserci più luce. E bisogna aver visto, per sapere davvero quanto buio possa esserci negli istituti di pena. Un malessere che troppo spesso cala indistintamente su tutti, sia su chi in carcere si trova, per espiare una pena; sia su chi – per il bene della società- ogni giorno entra in carcere, per assolvere al suo dovere. Nel bene e nel male, il carcere è un “luogo di comunità”, dove la sofferenza di uno è la sofferenza di tutti; ma dove la speranza al centro della vostra missione può diventare la speranza di ciascuno e della società intera. E questo anche attraverso il vostro imprescindibile lavoro.

Ogni volta che un detenuto ha bisogno di cure ospedaliere siete voi che lo accompagnate, così come ogni volta che va in Tribunale. Ogni volta che un detenuto ha l’autorizzazione ad uscire per iniziative culturali, sociali, di lavoro di pubblica utilità è grazie a voi che questo avviene. C’è tanto vostro lavoro, dietro i grandi passi avanti compiuti sin qui. E voi dovete essere fieri della missione che vi è stata affidata. Come chi vi parla in questo momento è fiera di avervi quotidianamente al proprio fianco. E per questo cercherò di adoperarmi perché il Paese sia più consapevole del vostro munus, del vostro compito e del vostro dono per la collettività.

Con questo spirito giunga a voi e alle vostre famiglie l’augurio mio e di tutto il Governo per la vostra festa!