Intervento della Ministra alla 30^ sessione della Commissione per la prevenzione della criminalità e la giustizia penale (UNODC) - 17 maggio 2021
aggiornamento: May 17, 2021
Vienna - Rappresentanza permanente d'Italia
30a SESSIONE DELLA COMMISSIONE PER LA PREVENZIONE DELLA CRIMINALITÀ E LA GIUSTIZIA PENALE (CCPCJ)
dichiarazione della prof. Marta Cartabia, Ministro della Giustizia
Vienna, 17 maggio 2021
Grazie, signor Presidente.
Signor Presidente, Signora Direttore Esecutivo, Ministri, Illustri Delegati,
Sono molto lieta di partecipare alla commemorazione della 30a sessione della Commissione per la prevenzione della criminalità e la giustizia penale.
Innanzi tutto, desidero ringraziare l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine per aver guidato gli sforzi globali volti a prevenire e combattere la criminalità e la corruzione, nel quadro della promozione dello Stato di diritto.
Tengo anche a comunicare la gratitudine dell’Italia al Governo del Giappone per aver ospitato con successo il 14° Congresso delle Nazioni Unite sul crimine, lo scorso marzo.
La mia presenza qui oggi e la presidenza italiana attestano l’importanza che l’Italia attribuisce al lavoro della Commissione, che negli ultimi trent’anni si è dimostrata un forum indispensabile per far progredire le politiche di prevenzione della criminalità e la giustizia penale attraverso la cooperazione internazionale.
Il 30° anniversario della Commissione ha per me un significato speciale. Porta infatti alla memoria il lavoro dell’uomo che guidò la delegazione italiana alla primissima sessione del CCPCJ, nell’aprile 1992: il giudice Giovanni Falcone. Solo un mese dopo la sua partecipazione alla Commissione, qui a Vienna, venne brutalmente assassinato dalla “mafia” a Palermo. Il discorso che pronunciò in quell’occasione è stato l’ultimo in una sede internazionale.
Durante i lavori della prima sessione della CCPCJ, fu proprio il giudice Giovanni Falcone a lanciare l’idea di una conferenza politica globale ad alto livello, che avrebbe gettato le basi per una cooperazione internazionale più strutturata contro la criminalità organizzata.
Il giudice Giovanni Falcone è stato un pioniere nella lotta alla criminalità transnazionale. Il cosiddetto “metodo Falcone” tracciava una nuova parabola nella lotta alla criminalità organizzata: ebbe l’intuizione secondo cui un’azione repressiva contro singoli reati era necessaria ma non sufficiente. Aveva capito che la criminalità organizzata si basa su reti sociali ed economiche articolate, che oltrepassano i confini nazionali. E la risposta a tale sistema criminale doveva basarsi anche su reti e indagini coordinate a livello nazionale e internazionale.
Già nel 1983, nel corso di un famoso processo a Palermo, ebbe un’intuizione: “Se la polizia sequestra un carico di droga destinato agli USA - si diceva Falcone – perché non andare negli USA per studiare gli effetti di quell’operazione?”. Aveva adottato un approccio olistico, in grado di comprendere la vasta complessità del fenomeno, con tutte le sue ramificazioni e insospettabili connessioni.
La visione del giudice Giovanni Falcone ha portato alla Conferenza Ministeriale tenutasi a Napoli nel 1994, che ha aperto la strada alla negoziazione della Convenzione ONU contro la criminalità organizzata transnazionale, adottata a Palermo nel 2000.
Falcone aveva capito che la criminalità organizzata, la ‘mafia’, è una presenza sociale inquinante, non solo per le sue azioni crudeli e brutali nei confronti di soggetti vulnerabili e isolati, ma soprattutto per le sue attività economiche, dove l'attività criminale si svolge attraverso intimidazioni ed estorsioni contro comuni cittadini e diffondendo l’illegalità nel tessuto sociale. La mafia non è sempre spettacolare nelle sue azioni criminali; più spesso porta avanti i suoi affari in tutto il mondo con modalità impercettibili e, essendo impercettibile, corrode il sistema del mercato fino a diventare un vero e proprio cancro per la società.
Per questo motivo, il giudice Falcone vide l’importanza cruciale di affrontare la dimensione economica della criminalità organizzata, attraverso indagini finanziarie e un efficace recupero patrimoniale (“segui i soldi” era il suo motto). E, allo stesso tempo, rafforzare la cooperazione giudiziaria internazionale utilizzando i moderni strumenti di indagine, nel pieno rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto.
Signor Presidente, Illustri Delegati,
non si può sottovalutare che il pieno rispetto dei diritti umani delle persone imputate e condannate, così come dei detenuti, sia un presupposto essenziale per un'efficace cooperazione internazionale e per un'efficace lotta alla criminalità.
Passo ora al tema principale di questa sessione, ovvero la lotta al traffico di migranti. L’Italia è in prima linea nei flussi migratori e rimane pienamente impegnata nella prevenzione e nella lotta contro questo reato, in particolare nel Mediterraneo. Siamo ugualmente impegnati nella tutela dei diritti umani dei migranti vittime del traffico, a partire dal diritto alla vita.
Organizzazioni criminali spietate sfruttano l’aspirazione naturale dei migranti a una vita migliore e li mettono seriamente a rischio. Tragedie continuano a verificarsi nonostante i nostri sforzi (permettetemi di ricordare qui che nel 2020 l’Italia ha coordinato il salvataggio di oltre 25.000 migranti).
C’è molto da fare, a partire dalla prevenzione. Questo è il motivo per cui valorizziamo e supportiamo le campagne di sensibilizzazione e i programmi dell’UNODC per affrontare le cause profonde e i fattori di spinta del traffico.
La dimensione dei flussi migratori richiede uno sforzo corale.
La comunità internazionale deve intensificare i propri sforzi.
La Convenzione di Palermo e relativo “Protocollo contro il traffico di migranti” rappresentano i principali strumenti giuridici a livello globale per affrontare questo fenomeno, e siamo fiduciosi che il meccanismo di revisione recentemente varato, fortemente sostenuto dall’Italia, contribuirà a renderli più efficaci.
La cooperazione internazionale tra le autorità di contrasto e giudiziaria tra i paesi di origine, transito e destinazione sono essenziali. A questo proposito, l’Italia promuove, in collaborazione con l’UNODC, progetti innovativi volti a rafforzare la collaborazione con i Paesi africani nella lotta al traffico di migranti e ad altri reati connessi, in particolare la tratta di persone, anche attraverso attività di capacity building e di formazione.
Dobbiamo anche rafforzare la nostra cooperazione giudiziaria. L’assegnazione in Italia di un magistrato di collegamento dalla Nigeria – che ringraziamo per l’ampia cooperazione – è stato particolarmente fruttuoso ed è stato replicato altrove. E’ stato pianificato il dispiegamento di ulteriori magistrati di collegamento dai Paesi africani in Italia e presto sarà concluso un accordo con il Niger, anche grazie al sostegno fornito dall’UNODC. Ulteriori iniziative sono in corso per rafforzare la cooperazione giudiziaria tra l’Italia e gli altri paesi africani, in particolare con il Mali e il Senegal.
Tenendo presenti tali obiettivi, l’Italia ha presentato, insieme con gli Stati Uniti, un progetto di risoluzione in questa sessione della Commissione, e contiamo sul sostegno di tutte le delegazioni per ottenere un buon risultato su questa importante tematica.
Signor Presidente, Illustri Delegati,
Mentre esaminiamo le attività della Commissione negli ultimi trent’anni, celebrando i risultati ottenuti nella cooperazione giudiziaria e internazionale, vorrei fare un’ultima considerazione nella nostra discussione odierna: praticare la giustizia significa sforzarsi di rimuovere le cause del crimine; significa prevenire e sradicare le radici profonde dei crimini e non solo eliminarne i frutti malati.
Un grammo di prevenzione vale molto più di un chilo di cura.
È quindi necessario affrontare le cause, eradicare le radici più profonde, coltivare un solido contesto culturale ed economico al fine di prevenire la proliferazione della criminalità organizzata transnazionale.
Giovanni Falcone diceva ripetutamente che nella lotta alla mafia ea tutte le forme di criminalità organizzata, lo strumento più efficace era quello di risvegliare le coscienze e diffondere una sana cultura della legalità. Qui risiede l’eredità intramontabile, che non va dimenticata, di Giovanni Falcone.
Grazie.
30th SESSION OF THE
COMMISSION ON CRIME PREVENTION AND CRIMINAL JUSTICE (CCPCJ)
Draft Statement by
Minister of Justice, H.E. Prof. Marta Cartabia
Vienna, 17 May 2021
Thank you, Mr. Chairman.
Mr. Chairman, Madame Executive Director, Ministers, Distinguished Delegates,
I am very pleased to take part in the commemoration of the 30th session of the Commission on Crime Prevention and Criminal Justice.
At the outset, I wish to thank the United Nations Office on Drugs and Crime for spearheading global efforts to prevent and combat crime and corruption, in the framework of the promotion of the rule of law.
I also convey Italy’s gratitude to the Government of Japan for successfully hosting the 14th United Nations Crime Congress, last March.
My presence here today and the Italian chairmanship attest the importance that Italy attaches to the work of the Commission, which over the past three decades has proven to be a fundamental forum to advance crime prevention and criminal justice policies through international cooperation.
The 30th anniversary of the Commission has a special meaning for me. In fact, it brings to memory the work of the man who led the Italian delegation to the very first session of the CCPCJ, in April 1992: Judge Giovanni Falcone. Only one month after his participation in the Commission, here in Vienna, he was brutally assassinated by “mafia” in Palermo. The speech he delivered on that occasion was the last one in an international venue.
During the work of the first session of the CCPCJ, it was precisely Judge Giovanni Falcone to launch the idea of a high level global political conference which would lay the foundations for more structured international cooperation against organized crime.
Judge Giovanni Falcone was a pioneer of the fight against transnational crime. The so-called “Falcone method” traced a new trajectory in the fight against organized crime: he had the intuition that repressive action against single isolated crimes was necessary but not enough. He understood that organized crime is based on articulated social and economic networks, across the national borders. And the reply to such criminal system was to be based as well on networks and coordinated investigations at the national and international level.
Back in 1983, during a famous trial in Palermo, he had an intuition: “If the police seize a shipment of drugs in Italy destined for the USA - Falcone said to himself - why not go to the USA to study the effects of that operation?” He took a holistic approach, one that was able to understand the vast complexity of the phenomenon, with all its ramifications and unexpected connections.
The vision of Judge Giovanni Falcone led to the Ministerial Conference held in Naples 1994, which opened the way for negotiation of the United Nations Convention against Transnational Organized Crime, adopted in Palermo in 2000.
Falcone understood that organized crime, ‘Mafia’, is a poisoning social presence, not only for its cruel and brutal actions against vulnerable and isolated people, but above all for its economic activities, where the criminal business is carried out by means of intimidations and extortions against common citizens and by spreading a mindset of illegality in the social fabric. Mafia is not always spectacular in its criminal acts; more often, it carries out its affairs all over the world in a subtle manner and, being undetectable, it corrodes the market system until it becomes a real cancer for the society.
For that reason, Judge Falcone saw the crucial importance of tackling the economic dimension of organized crime, through financial investigations and effective asset recovery: “Follow the money” was his motto. Follow the money and, at the same time, enhance international judicial cooperation, making use of modern tools of investigations, while fully respecting human rights and fundamental freedoms and the rule of law.
Mister Chairman, Distinguished Delegates,
it cannot be overstated that full respect of the human rights of the indicted and the convicted people, as well as prisoners, is an essential precondition for an effective international cooperation and for an effective fight against crime.
Let me turn now to the main topic of this session, which is the fight against the smuggling of migrants. Italy is at the forefront of immigration flows and remains fully committed to preventing and combatting this crime, particularly in the Mediterranean. We
are equally committed to the protection of the human rights of smuggled migrants, starting from their right to life.
Ruthless criminal organizations exploit the natural aspiration of migrants to a better life and put their lives at serious risk. Tragedies continue to occur despite our efforts (let me here recall that in 2020 Italy coordinated the rescue of more than 25.000 migrants).
There is a lot to do, starting from prevention. This is the reason why we value and support UNODC awareness campaigns and programming to address the root causes and push-factors for smuggling.
The size of the migration flows requires a choral effort.
The international community must step up its efforts.
The Palermo Convention and its “Protocol against the Smuggling of Migrants” represent the main legal instruments at the global level to address this problem, and we are confident that the recently launched review mechanism, strongly supported by Italy, will contribute to make them more effective.
International law enforcement and judicial cooperation among countries of origin, transit and destination is essential. In this regard, Italy promotes, in partnership with UNODC, innovative projects aimed at strengthening the collaboration with African countries in the fight against the smuggling of migrants and other related crimes, in particular trafficking in persons, including through capacity building and training activities.
We must also increase our judicial cooperation. The deployment of a liaison magistrate to Italy from Nigeria – who we thank for the cooperation extended – has been particularly fruitful and has been replicated elsewhere. The deployment of further liaison magistrates from African countries to Italy has been planned and an agreement with Niger will be concluded soon, also thanks to the support provided by UNODC. Additional initiatives to strengthen judicial cooperation between Italy and other African countries are undergoing, namely with Mali and Senegal.
With these objectives in mind, Italy has tabled, jointly with the United States, a draft resolution at this session of the Commission, and we count on the support of all delegations to achieve a good result on this important topic.
Mister Chairman, Distinguished Delegates,
As we review the operation of the Commission over the past three decades, celebrating achievements in judicial and international cooperation, I would like to offer one final consideration to our today discussion: practicing justice requires striving to remove the causes of crime; it requires preventing and eradicating the deep roots of crimes and not only to get rid of the sick fruits.
An ounce of prevention is worth significantly more than a pound of cure.
It is therefore necessary to address the causes, to eradicate the deepest roots, to cultivate a sound cultural and economic context in order to prevent the proliferation of transnational organized crime.
Giovanni Falcone used to say, times and again, that in the fight against mafia and all forms of organized crime, the most effective tool was to awake people’s awareness and to spread a healthy culture of legality. Here lies Giovanni Falcone’s evergreen legacy not to be forgotten.
Thank you.