Intervento del ministro Alfonso Bonafede - Presentazione del Rapporto "Un anno di Codice rosso" - 24 novembre 2020

aggiornamento: November 24, 2020

 

MINISTERO della GIUSTIZIA 

Il testo dell'intervento del Ministro della giustizia Alfonso Bonafede in occasione della presentazione del Rapporto, svoltosi in videoconferenza 

 

 

Buongiorno a tutti,

mi collego con voi oggi, alla vigilia della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, per presentarvi il bilancio del primo anno di applicazione della legge n. 69/19, il cosiddetto “Codice rosso”, una legge di civiltà, indispensabile per assicurare una tutela immediata alle vittime di violenza domestica e di genere.

E sono veramente molto lieto di iniziare questo collegamento con voi mostrandovi un video di saluto che ci ha voluto inviare il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Ringrazio di cuore il Presidente del Consiglio per questo video di saluto e possiamo passare adesso alla presentazione del rapporto sul primo anno di applicazione della legge cosiddetta “Codice Rosso”.

Quando una donna trova il coraggio di denunciare le violenze subite, è fondamentale che lo Stato intervenga tempestivamente - meglio, laddove possibile, immediatamente - per proteggere quella donna ed impedire ulteriori drammatiche conseguenze.

Per tali ragioni, il Codice Rosso prevede che dopo la denuncia si apra una sorta di corsia preferenziale d’emergenza in cui vengono compiuti tutti gli atti necessari per il rapido accertamento dei fatti e per porre in essere tutte le misure per mettere in sicurezza la vittima della violenza e i suoi figli.

Ma si è agito, chiaramente, anche su altri fronti.

Abbiamo dovuto reagire ai fatti gravissimi drammaticamente emersi negli ultimi anni, introducendo quattro nuovi reati: il cosiddetto “revenge porn”, lesioni permanenti al viso, costrizione o induzione al matrimonio, violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare o del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa.

Contemporaneamente, siamo anche intervenuti sui reati esistenti inasprendo le pene e consolidando il principio di certezza della pena.

Inoltre, per fare in modo che la tutela fosse realmente efficace, è stato necessario avviare, in un settore così delicato e complesso, una formazione specialistica degli operatori del settore all’interno degli uffici giudiziari.

Insomma, uno sforzo per realizzare una strategia a 360 gradi, com’è giusto che sia di fronte a reati con questa complessità, che hanno una radice sociale e culturale.

 

Ho sempre detto - riguardo a qualsiasi legge che è stata approvata – che dopo l’approvazione di una legge, è importante che poi ne venga monitorata l’applicazione. Questo vale, come ho detto, per tutte le leggi: ma vale a maggior ragione per il Codice Rosso. Perché in un settore così delicato, che riguarda la vita di una donna che trova il coraggio di denunciare, è importante che si possa andare a vedere come sia stata declinata una norma che è stata scritta e approvata dalle istituzioni.

E, da questo punto di vista, abbiamo cercato di individuare tutte le prassi in quel settore, come ad esempio gli spazi dedicati all’ascolto della donna che presenta una denuncia. Oppure pensiamo alla formazione di veri e propri pool ulteriormente specializzati in materia, anche all’interno di uffici di minori dimensioni in cui c’è un minor numero di magistrati. Pensate, infine, al fatto che quasi tutte le procure hanno adottato linee guida operative che consentissero di realizzare un’organizzazione logistica dell’ufficio per adeguare l’ufficio stesso all’applicazione del codice rosso.

Oggi presentiamo un rapporto che spiega tutto questo e che ha anche l’obiettivo di diffondere la conoscenza degli strumenti di protezione predisposti dallo Stato a tutela delle donne e dei loro figli.

Far conoscere le prassi e i modelli operativi attraverso i quali viene realizzata quella corsia preferenziale di emergenza di cui parlavo prima, vuol dire anche far aumentare la fiducia in uno Stato che finalmente ha posto tra le sue priorità la lotta alla violenza di genere e che si organizza di conseguenza.

Attenzione! Il monitoraggio serve anche, e forse soprattutto, a individuare i punti critici dell’applicazione della legge e quindi le aree sulle quali bisogna ancora intervenire, in maniera trasversale, raccogliendo e facendo tesoro di tutte le sollecitazioni che arrivano non soltanto dagli uffici giudiziari, ma anche ad esempio dai centri antiviolenza e dalle associazioni di volontariato che operano in questo settore. E permettetemi di rivolgere a loro un sentito ringraziamento per tutto quello che fanno ogni giorno. Da parte mia voglio garantire, ancora una volta, grande disponibilità al dialogo e al confronto su un tema così delicato.

Adesso, siccome il lavoro di risposta dello Stato deve essere un lavoro di squadra, mi fa piacere – prima di passare ai dati numerici del rapporto che vi presento oggi – mostrarvi il video di saluto che ci hanno gentilmente inviato Elena Bonetti, la Ministra per le Pari Opportunità e per la Famiglia, e la presidente della Commissione d’Inchiesta sul Femminicidio, la senatrice Valeria Valente.

Vi mostro i due video e poi passiamo proprio ad alcuni dati numerici, particolarmente rilevanti, del rapporto che presentiamo oggi.

Ringrazio la ministra Elena Bonetti e la presidente Valeria Valente, perché insieme portiamo avanti un vero e proprio lavoro di squadra all’interno delle istituzioni: come è giusto che sia, non potrebbe essere altrimenti.

E adesso torniamo ai dati numerici che emergono dal rapporto che oggi presentiamo, nel quale è stata effettuata una rilevazione statistica presso gli uffici giudiziari nel periodo compreso tra il 1° agosto 2019 e il 31 luglio 2020, quindi includendo anche i mesi di lockdown.

Nei primi 12 mesi di applicazione della nuova legge, i 4 nuovi reati introdotti nell’ordinamento hanno portato nel complesso:

  • all’apertura di quasi 4000 indagini complessive, di cui 2735 per violazione del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa e di allontanamento dalla casa familiare; 1083 per il reato cosiddetto di “revenge porn”; 82 per il reato di deformazione del viso; 32 per il reato di costrizione o induzione al matrimonio;
  • sono inoltre 90 i processi definiti in tutta Italia aventi ad oggetto questi nuovi reati: 65 in fase di udienza preliminare e altri 25 davanti al Tribunale.

Inoltre altri 120 processi sono tuttora in fase di dibattimento.

Riguardo al cosiddetto reato di revenge porn, secondo me rappresenta un numero abbastanza significativo quello di 1.083 indagini in un anno.

Chiaramente, trattandosi di nuovi reati, non abbiamo un termine di paragone nel passato, ma stiamo cominciando a gettare le basi per una valutazione maggiormente ponderata in futuro, quando ci saranno nuovi monitoraggi.

Diversamente, abbiamo potuto mettere a confronto i dati di flusso riguardanti gli altri reati di violenza di genere che già esistevano e su cui interviene il codice rosso.

Lì emerge, in particolare, un dato in aumento dell’11%, che è quello dei reati di maltrattamenti in famiglia.

E, ovviamente, anche lì è solo un’indagine di lungo periodo che potrà fornirci elementi per una valutazione migliore. E, tra l’altro, in questo periodo dobbiamo considerare l’anomalia importante di aver fatto una rilevazione in un periodo in cui c’era il lock down, che certamente ha un’incidenza sui numeri che sono stati rilevati.

Purtroppo, la cronaca continua a portare alla nostra attenzione casi di vite spezzate dalla violenza domestica.

E lo ribadisco: siamo soltanto all’inizio. Sono i primi passi su cui l’Italia ha ottenuto anche riconoscimenti a livello internazionale, ma sono comunque i primi passi e la strada è ancora lunga e richiede un impegno corale di tutte le istituzioni.

Perché la lotta contro la violenza sulle donne è prima di tutto una battaglia culturale alla base di tutti gli interventi nei vari settori specifici. La risposta dello Stato non può e non deve essere frazionata in compartimenti stagni.

E mi auguro che questo Rapporto, che oggi presentiamo, possa rappresentare una base di lavoro utile per gli interventi che vorrà fare il Parlamento.

E auspico anche che contribuisca ad un dibattito pubblico che è fondamentale per tenere i fari accesi su un tema che molto spesso è rimasto drammaticamente chiuso all’interno delle mura domestiche. Continuare a parlarne, continuare ad esaminare questi dati, contribuisce ad abbattere quelle pareti dietro le quali si consumano violenze che la nostra società, per volontà, per superficialità o per ignoranza, ha colpevolmente trascurato in passato.

Ora abbiamo concluso la presentazione di questo Rapporto e vi voglio salutare indossando questa mascherina, che viene realizzata dalle detenute delle carceri di Salerno e di Santa Maria Capua Vetere. E, come potete vedere, riporta la scritta: “Stop alla violenza sulle donne”.

Arrivederci.