Intervento del ministro Alfonso Bonafede al 202° anniversario della Polizia Penitenziaria - Piazza del Popolo - Roma - 8 luglio 2019

aggiornamento: July 8, 2019

 

 


Buonasera a tutti. Saluto e ringrazio il presidente del Consiglio, il presidente della Corte Costituzionale, i vicepresidenti della Camera, i vicepresidenti del Consiglio, i ministri, tutte le autorità civili, militari e religiose presenti. Ringrazio di cuore il Presidente della Repubblica per il messaggio che ci ha trasmesso e saluto con grande affetto tutti i familiari degli agenti presenti, giustamente orgogliosi dei loro cari.

Rivolgo un abbraccio commosso ai familiari degli appartenenti al Corpo che hanno sacrificato la loro vita nell'adempimento del proprio dovere: servitori dello Stato che mi onoro di ricordare in questa giornata solenne. Sono felice di essere qui a celebrare oltre due secoli di vita, di storia, di servizio al Paese da parte di donne e uomini che, indossando la divisa della Polizia Penitenziaria, svolgono un ruolo centrale per la giustizia italiana e per la sicurezza dell'intera collettività. In questi mesi da ministro della Giustizia ho potuto apprezzare più da vicino un patrimonio preziosissimo di professionalità, di umanità, di capacità di gestire situazioni pericolose. Un patrimonio inesauribile di dedizione, coraggio e senso dello Stato.

Diciamoci la verità, questo patrimonio non era mai stato adeguatamente valorizzato. A tutti voi, poliziotti penitenziari voglio trasmettere un messaggio chiaro: è finito il tempo del lavoro nell'ombra, è arrivato il momento di dare alla Polizia Penitenziaria la luce che merita. E’ il momento di riconoscere che se un detenuto viene rieducato e non torna a delinquere, è soprattutto grazie al contributo fondamentale dato da questo Corpo di Polizia che vive e lavora letteralmente alla frontiera, in quella delicatissima zona di contatto tra lo Stato e chi ne ha violato le regole.

Tutti i progetti di rieducazione e reinserimento dei detenuti a cui stiamo lavorando rimarrebbero sulla carta senza il vostro indispensabile apporto ed è per questo che il lavoro della Polizia Penitenziaria dentro al carcere è fondamentale anche per la collettività fuori dal carcere. Purtroppo conosco bene le condizioni in cui spesso siete costretti a lavorare ed è per questo che nel primo anno di governo abbiamo voluto dare un segnale concreto: prima di tutto attraverso gli investimenti nell’arruolamento del personale.

Nel 2019, 1300 unità in più che già saranno al lavoro dal prossimo mese. Ma abbiamo investito anche negli equipaggiamenti e nell' edilizia penitenziaria, in passato qualcuno pensava di risolvere i problemi di sovraffollamento carcerario con gli indulti e i provvedimenti svuota carcere che minavano alla base il principio della certezza della pena e non risolvevano mai nulla.

Per migliorare le condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria e, contemporaneamente, le condizioni di vita dei detenuti abbiamo deciso di affrontare seriamente il problema e avviare tutta una serie di lavori di ordinaria e straordinaria manutenzione delle carceri esistenti, nonché la realizzazione di nuove strutture per esempio attraverso l'utilizzo di caserme ormai dismesse. Istituti penitenziari nuovi e più moderni, numero maggiore di donne e uomini, migliore organizzazione di polizia: saranno queste le basi per rispettare la dignità di un Corpo che da sempre rivendica rispetto.

So che la condizione attuale è molto difficile: da giugno 2018 le aggressioni nelle sezioni detentive sono state 803, con una media di circa due aggressioni al giorno. Quando posso, contatto personalmente gli agenti aggrediti e la maggior parte delle volte la risposta è “Ministro, ho fatto solo il mio dovere ma stateci vicino”. Di fronte a questa risposta, dico sempre che fare il proprio dovere non può giustificare la carenza di sicurezza.

Quando anche un solo poliziotto viene aggredito o non rispettato è l'intero Stato, sono tutte le Istituzioni ad essere messe sotto attacco. Nessuno vuole negare che il vostro lavoro sia fisiologicamente e oggettivamente difficile e rischioso. Quando sono stato al giuramento di giovanissimi agenti di Polizia Penitenziaria ho visto nei loro sguardi orgoglio ed emozione, ma anche la consapevolezza di intraprendere una strada difficilissima fatta di sacrifici e rischi per la propria incolumità. Ma deve essere chiaro che quei giovani hanno deciso di servire lo Stato e pretendono che lo Stato anche in quei momenti di difficoltà, soprattutto in quei momenti di difficoltà, sia al loro fianco.

Ebbene, sappiate che noi ci siamo; siamo al vostro fianco in questo giorno di festa come in tutti gli altri giorni e sono sempre più numerosi gli italiani che davvero conoscono e apprezzano il vostro valore e il vostro grado di specializzazione.

Mi riferisco, per esempio, al Nucleo Investigativo Centrale, il NIC: agenti che raccolgono e sviluppano informazioni dentro agli istituti, donne e uomini che rappresentano un fondamentale strumento di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata e al terrorismo. A ottobre, a tal fine, abbiamo istituito un nucleo di Polizia Penitenziaria presso la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.

E’ giusto che gli italiani sappiano, inoltre, che quando un mafioso o un terrorista entra in carcere e viene sottoposto al regime del 41 bis è fondamentale interrompere completamente legami con l'associazione criminale. Questa è l'attività svolta dal Gruppo Operativo Mobile, il GOM: composto da agenti che, a causa del ruolo delicato che ricoprono, sono sottoposti a un regime di perenne e rigida mobilità che comporta sacrifici enormi per le loro vite e per le loro famiglie. Il loro è il volto dello Stato che con coraggio si presenta a un boss della mafia per dirgli che è arrivato il momento di pagare il conto con la giustizia.

Analogo riconoscimento va tributato alle donne e agli uomini dell’USPEV che attendono alla vigilanza delle sedi istituzionali e alle scorte di tutte le autorità centrali del Ministero della Giustizia esposte a rischi significativi. A tal proposito, come sapete come ministro della Giustizia mi è stata assegnata la scorta e ho potuto constatare personalmente il livello di eccellente umanità e professionalità di questo reparto.

Si pensi anche agli addetti ai detenuti minorenni che devono far fronte al difficile compito di gestione dei ragazzi reclusi, vale a dire di giovani a cui bisogna far capire che anche nelle condizioni più difficili c'è sempre un bivio in cui poter scegliere la strada dell'onestà. E ancora il laboratorio centrale del DNA strumento indispensabile per le indagini attraverso il riconoscimento genetico proprio del DNA dei detenuti.

E tra i servizi di specialità permettetemi di citare coloro che sono presenti: i nuclei traduzioni e piantonamenti, i distaccamenti cinofili del Corpo, i reparti a cavallo della Polizia Penitenziaria delle colonie penali e la banda del Corpo. E, da appassionato di sport, infine, mi dichiaro ufficialmente tifoso di tutti gli atleti delle Fiamme Azzurre che portano alto nel mondo il vessillo della Polizia Penitenziaria e il nostro amato tricolore ottenendo vittorie e successi sportivi straordinari, ma soprattutto portando in giro un'idea di squadra, di sacrificio, di duro lavoro, di rispetto delle regole e dell'avversario. Tutto questo è la Polizia Penitenziaria, rappresentata da tutti voi oggi schierati qui in piazza del Popolo. E a voi dico che dovete essere onorati di rappresentare i 40mila poliziotti penitenziari quotidianamente in servizio anche in questo momento. Come dico sempre, siete sempre una squadra meravigliosa di cui mi onoro di far parte. A tutti voi va il nostro grazie. Viva la polizia penitenziaria, viva la Repubblica Italiana.

Alfonso Bonafede
Ministro della Giustizia