Intervento del Guardasigilli Alfonso Bonafede al giuramento degli allievi agenti di Polizia penitenziaria del 173° corso di formazione - Roma - 20 luglio 2018
aggiornamento: July 20, 2018
Roma, Scuola di formazione “Giovanni Falcone” - 20 luglio 2018
Buongiorno a tutti. Saluto tutte le autorità civili e militari presenti. Saluto soprattutto coloro che oggi prestano giuramento: 177 agenti, 51 dei quali donne, che hanno concluso un corso di formazione della durata di 6 mesi tenutosi presso questa Scuola, nonché 5 vice sovrintendenti tecnici e 13 vice ispettori dei ruoli tecnici di biologi e informatici, che hanno concluso un corso di formazione durato 8 mesi presso questa Scuola.
Io ho sentito tanti ringraziamenti nei miei confronti. Ma se posso essere sincero sono io che vi ringrazio per l’onore enorme che mi date nell’essere qui nel condividere con voi un momento così importante della vostra vita. Sentire la voce di tante donne e uomini, la maggior parte dei quali giovanissimi, che dicono “giuro” con quell’orgoglio, quella fierezza, quell’energia e quell’entusiasmo di chi sa di servire lo Stato ogni giorno in un ruolo importante, per me è stata un’emozione incredibile.
Io pensavo che essere ministro regalasse momenti belli e importanti. Però da quando sono entrato al Ministero questo forse è il momento più emozionante, perché tutto quello che noi facciamo è diretto prima di tutto alle nuove generazioni che prendono le redini di questa società. E quindi vedere tanti giovani e incrociare i loro sguardi come ministro della Giustizia è davvero un’emozione che non dimenticherò mai. E visto che ci sono saluto anche tutti i famigliari che sono qui, i genitori che sono orgogliosi dei loro figli. So che anche per voi è un momento importantissimo e dovete esserne fieri.
Per me il giuramento di oggi rappresenta una tappa simbolica ma di grande rilievo nel percorso formativo e di preparazione che avete affrontato e positivamente concluso. Mi preme, in questo senso, ringraziare doverosamente chi ha lavorato giorno dopo giorno per permettervi di acquisire quel bagaglio di competenze, passione, umanità, senso dello Stato che sono certo caratterizzeranno la vostra esperienza futura.
La Polizia Penitenziaria costituisce una delle componenti fondamentali del complessivo servizio di giustizia, un attore imprescindibile per il corretto funzionamento dell’organizzazione penitenziaria dentro gli istituti e nei servizi esterni. Siate, dunque, orgogliosi dell’alto compito che siete chiamati ad assolvere, nella consapevolezza delle responsabilità e dei doveri che derivano dall’appartenenza ad un Corpo dal cruciale ruolo come quello della Polizia Penitenziaria.
Il corso di formazione che avete concluso vi ha fornito le conoscenze relative al contesto lavorativo in cui opererete, aggiornandovi al contempo sui mutevoli assetti organizzativi e sui modelli di assicurazione della sicurezza, anche alla luce delle specifiche realtà e delle caratteristiche proprie della popolazione carceraria. Conoscere in profondità questi fattori vi permetterà di svolgere al meglio il concreto lavoro di ogni giorno all’interno degli istituti e nel rapporto con i detenuti.
Troppo spesso viene trascurato un ruolo fondamentale della Polizia Penitenziaria in termini di prevenzione per la società di fronte alla variegata composizione della popolazione carceraria. Oggi rispetto ai reati che attengono per esempio alla mafia, al terrorismo, il ruolo della Polizia Penitenziaria all’interno del carcere per intercettare dinamiche sbagliate e per intervenire in una forma di prevenzione è fondamentale. Quello è un ruolo cruciale per la sicurezza: non solo di chi sta all’interno del carcere, ma per tutto il popolo italiano quando quelle persone rientreranno nella società.
Un rapporto che dovrà sempre risultare basato sul rispetto reciproco, quello con i detenuti, ispirato dalla stella polare dell’osservanza delle regole e della tutela della dignità della persona, seppur ristretta nella sua libertà. Sanzione ed educazione vanno fatte costantemente camminare insieme, così da concorrere in modo tangibile a sostanziare la funzione risocializzante dell’esperienza della detenzione, realizzando la natura rieducativa della pena così come solennemente sancito dalla Carta costituzionale all’articolo 27.
L’aspetto della rieducazione dalla pena è fondamentale e purtroppo in questi anni è stato fortemente trascurato dallo Stato. È stato fortemente trascurato perché le carceri vengono considerate un luogo di abbandono sostanzialmente. Penso all’università in cui ci insegnano il percorso processuale, ma poi dopo la condanna è quasi come se non ci fosse più un altro percorso. Che invece c’è. È un percorso giuridico; un percorso in cui i magistrati di sorveglianza devono, alla luce del diritto, fare le loro valutazioni; un percorso di rieducazione all’interno del carcere. Ecco, fino ad ora tutta quella parte è stata considerata una parte secondaria.
Sappiate che per me quella parte è fondamentale e ha la dignità che ha tutto il percorso di giustizia. Perché non è un posto dove lo Stato non c’è e non si interessa. Non si interessa perché spesso parliamo – ci mancherebbe - della rieducazione dei detenuti nel rispetto della dignità, rispetto della dignità che oggi non c’è perché lo Stato non ha avuto quel rispetto, perché si è completamente disinteressato alle strutture in cui i detenuti vivono.
Ma troppo poco spesso – anzi, non se ne parla proprio – delle condizioni di sicurezza in cui lavorano gli agenti di Polizia Penitenziaria. E questo è, senza girarci troppo intorno, vergognoso! Perché abbiamo i nostri uomini, le nostre donne, servitori dello Stato, lì dentro che lavorano in condizioni veramente inaccettabili!
In questo mese e mezzo contatto periodicamente agenti di Polizia Penitenziaria che incappano in qualche problema all’interno degli istituti, che vengono feriti. Cerco di contattarli per fargli sentire la vicinanza dello Stato. Ed è incredibile sentire come dall’altra parte non ci sia mai una persona che mi dice “guardi ministro, però caspita, lavorare così non si può”. No, la maggior parte delle volte mi dicono “ministro, grazie di farmi sentire la sua vicinanza; tornerò al lavoro e cercherò di lavorare meglio e più di prima”. E questo è incredibile, perché di fronte a un tale senso di professionalità e di servizio allo Stato, lo Stato deve assolutamente rispondere ponendo le condizioni di sicurezza necessarie perché tutti voi e tutti gli agenti di Polizia Penitenziaria possiate lavorare nelle condizioni in cui è giusto lavorare in uno Stato di diritto.
Il fondamentale servizio al sistema giustizia e al Paese intero che rendete impone a noi rappresentanti delle istituzioni e titolari di cariche di governo, il dovere dell’impegno massimo per cercare di assicurare a tutti voi un’adeguata dotazione di mezzi, infrastrutture e strumenti indispensabili per l’assolvimento dei compiti ai quali siete preposti.
Sin dal mio insediamento al ministero ho scelto di adottare un approccio di metodo che prendesse le mosse dall’ascolto e dal confronto con tutti i soggetti protagonisti del settore della giustizia. Per tener fede a tale impegno, ho già in programma incontri con gli operatori della giurisdizione, così come è avviata un’interlocuzione con le componenti attive sul fronte della detenzione e dell’esecuzione della pena, dalla Magistratura di Sorveglianza all’Amministrazione Penitenziaria.
Il mio Dicastero ha, altresì, intrapreso un dialogo franco con le rappresentanze sindacali della polizia penitenziaria, necessario per comprendere fino in fondo le criticità e le esigenze, e ragionare con un’ottica condivisa e organica sulle prospettive di miglioramento delle condizioni con cui il Corpo svolge il suo servizio.
L’occasione costituita dal giuramento di tanti giovani agenti appassionati e pronti a fornire il loro contributo, mi rende ulteriormente convinto dell’importanza della collaborazione e del sostegno reciproco che dobbiamo garantirci, perché solo remando tutti dalla stessa parte si potranno ottenere risultati nell’interesse della collettività nazionale.
Per questo, vi ringrazio ulteriormente per l’invito indirizzatomi e rivolgo a tutti voi la stima mia personale e dell’intero governo per il lavoro prezioso che con professionalità e dedizione svolgete al servizio del Paese.
Alfonso Bonafede
Ministro della Giustizia