Inaugurazione anno giudiziario 2025 - Intervento del ministro Carlo Nordio alla Corte Suprema di Cassazione
aggiornamento: January 24, 2025
Corte Suprema di Cassazione
24 gennaio 2025
Signor Presidente della Repubblica, mi permetta di indirizzarLe il mio riverente ossequio
Signora Prima Presidente della Corte di Cassazione,
Signor Procuratore generale,
Autorità tutte, civili e religiose
Questa è la terza inaugurazione dell’anno giudiziario cui assisto da Ministro della Giustizia di un Governo che, insediatosi nel 2022, è giunto all’incirca a metà della corrente legislatura, con la legittima ambizione di percorrerne tutta la durata quinquennale. Questo fattore di stabilità conferisce valore e forza all'intero sistema politico ed economico. Ingenerando affidamento, essa corrobora la certezza del quadro giuridico in cui sono chiamati a muoversi cittadini e imprese, tanto più nei complessi scenari del mondo moderno, sempre più globalizzato.
In quest’ottica, un perno centrale dell’azione ministeriale è stata e sarà l’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che come noto attuerà il suo completamento a metà del prossimo anno.
Come ha riconosciuto anche la Commissione europea, l'Italia è al primo posto in Europa per finanziamenti ricevuti, a conferma dell'impegno nell'attuazione del Piano, che procede nei tempi previsti e nel rispetto degli obiettivi concordati. In tale ambito, nel 2024 il Ministero della giustizia ha positivamente raggiunto tutte le milestone e i target previsti consentendo il pagamento della Quinta e della Sesta rata del PNRR.
Questi risultati importantissimi, primo fra tutti i tempi di riduzione dell’arretrato civile sono stati ovviamente possibili anche e soprattutto per l’impegno duraturo ed efficiente della magistratura e del personale amministrativo, cui vanno il riconoscimento e il ringraziamento di tutti noi, e in particolare mio personale.
Naturalmente, restano gli obiettivi ancora da raggiungere nel biennio 2025-2026 per i quali occorre procedere con la medesima determinazione e immutato impegno.
Un tema delicato, oltre agli obiettivi di riduzione dei tempi di trattazione dei procedimenti civili e penali (disposition time), riguarda gli obiettivi in materia di digitalizzazione del processo penale di primo grado, da conseguire entro dicembre di quest’anno per poter ottenere il pagamento della ottava rata del PNRR.
Tale scadenza ha imposto una tempistica obiettivamente ristretta all'introduzione del Processo Penale Telematico in primo grado, soprattutto se paragonata ai ben più lunghi tempi di introduzione del Processo Civile Telematico, la cui evoluzione è stata più graduale e accompagnata da maggiori sperimentazioni, nell’arco di 12 anni a fronte dei 2 del processo penale telematico.
Il forte impatto applicativo – innegabile - delle nuove norme, appena entrate in vigore, ha generato problematiche rilevate da numerosi uffici giudiziari, e segnalate con preoccupazione anche dal Consiglio Superiore della Magistratura; sono stati perciò adottati dei provvedimenti di sospensione temporanea dell’obbligatorietà delle nuove modalità di deposito telematico degli atti, per consentire la prosecuzione delle tradizionali modalità di deposito cartaceo.
Il Ministero ha comunque subito attivato le opportune verifiche per riscontrare le problematiche, identificarne le cause e individuare i rimedi, all'interno di una fase iniziale, già prevista, di monitoraggio e assistenza.
Confido, e ne abbiamo già avuto esempio, in una fattiva e continua collaborazione tra gli uffici ministeriali e quelli giudiziari. In questo senso do atto e ringrazio la presidente Cassano per le parole che ha detto ora, sono certo che la nostra collaborazione proseguirà in modo continuo e duraturo, pacifico e pubblico.
Ma accanto e oltre la digitalizzazione, si pone l’evento epocale dell’intelligenza artificiale. Probabilmente tra qualche anno, e forse prima, questa nostra discussione sarà vista come una esercitazione obsoleta.
Lo sviluppo rapidissimo di tali sistemi condizionerà la vita umana anche nel campo del Diritto, oltre che della Politica. Per cogliere le opportunità insite in tali processi inarrestabili, il Governo ha anzitutto posto il tema della IA al centro dell’agenda del G7 Giustizia dello scorso maggio a Venezia, che ho avuto l’onore di presiedere.
In secondo luogo, ha anche presentato - per primo tra gli Stati europei - una proposta di disciplina dell’impiego dei sistemi di intelligenza artificiale nell’attività giudiziaria, costruita sul fondamento della assoluta riserva al magistrato di ogni decisione sull’interpretazione e sull’applicazione della legge, sulla valutazione dei fatti e delle prove e sull’adozione dei provvedimenti.
La solidità della prospettiva verso il futuro non comporta però una pigrizia presente. Questo vale soprattutto per il potenziamento degli organici, in primis della magistratura. L’anno scorso si sono svolte in contemporanea le procedure relative a ben 4 concorsi, circostanza sino ad ora assolutamente mai verificatasi, che consentiranno, grazie anche all’ampliamento della pianta organica, l’ingresso in tempi rapidi di circa 2.000 nuovi magistrati ordinari.
Anche il personale amministrativo è stato coinvolto sul versante della formazione, e ora attendiamo il completamento dell'iter del disegno di legge per la magistratura onoraria del contingente a esaurimento. Nella logica che sia necessario conservare l’avviamento professionale, nel Piano strutturale di bilancio di medio termine si è già fissato l’obiettivo di mantenere in servizio 6.000 unità di personale PNRR entro il triennio successivo alla conclusione del Piano stesso.
Altre misure di reclutamento molto importanti hanno riguardato tutto il personale dell’Amministrazione penitenziaria, che avranno sicuramente un impatto positivo sull’emergenza carceraria.
Il tema centrale dell’attività in campo penitenziario è stata finora, e sarà ancora, la sicurezza nelle carceri, tanto nell’interesse degli operatori quanto dei detenuti, nella logica di un equilibrato bilanciamento. La rieducazione non può che essere fondata sul lavoro e sulla formazione professionale, con la cura necessaria e l’attenzione che le persone meritano per la loro inviolabile dignità: “il carcere non può essere il luogo in cui si perde ogni speranza, non va trasformato in palestra criminale", come autorevolmente auspicato dal Presidente delle Repubblica e non deve essere la “cultura dello scarto”, come recentemente ci ha più volte ricordato Papa Francesco. Sul piano amministrativo è già stata avviata un’importante iniziativa per sviluppare l’edilizia carceraria attraverso la nomina di un Commissario straordinario che valuterà e riuscirà sicuramente a vincere molte delle resistenze burocratiche fino a oggi hanno rallentato questi provvedimenti.
Su un diverso piano amministrativo, è stata messa in campo un’importante iniziativa per smaltire nell’arco di un paio di anni l’arretrato degli indennizzi previsti dalla cd "Legge Pinto" per l'equa riparazione del danno causato dall’irragionevole durata del processo che ammonta a oltre 300 milioni di euro relativi a circa 62 mila decreti di pagamento emessi dalle Corti d’appello.
L’azione del Governo è stata dunque rivolta verso una produzione normativa su più ambiti e più livelli, a partire dalle iniziative legislative. La più importante è sicuramente il ben noto disegno di legge costituzionale in materia di ordinamento giudiziario e di istituzione della Corte disciplinare, approvato in prima deliberazione alla Camera dei deputati lo scorso 16 gennaio, da una maggioranza con basi politiche più ampie delle forze che compongono la coalizione di Governo. In questo settore daremo piena attuazione allo spirito del Codice di procedura penale firmato del mio illustre predecessore Giuliano Vassalli, giurista insigne ed eroe della Resistenza. La riforma costituzionale in fieri è un dovere assunto verso gli elettori, ma non può, “per la contraddizion che nol consente” confliggere con la Carta fondamentale, che contiene in sé stessa le procedure per la sua modifica. I nostri padri costituenti, ispirati dalla saggezza dell’Ecclesiaste, sapevano che ogni cosa ha il suo tempo, e c è un tempo per ogni cosa. Personalmente, da Cristiano, posso aggiungere che soltanto la Veritas Domini manet in Aeternum. E quindi la riforma si presenta nuova, ma per quanto riguarda l’indipendenza e l’autonomia della magistratura, con una chiarezza cartesiana di rocciosa solidità. Ogni fantasia speculativa su variazioni futuribili è un’arbitraria interpretazione divinatoria.
I contenuti della riforma sono ben noti ma ribadisco ancora una volta, il postulato assoluto dell’indipendenza del PM rispetto al potere esecutivo. Il ruolo del giudice uscirà difeso e rafforzato, senza indebolire l'accusa, attuando in pieno il principio liberale secondo cui la giurisdizione si attua mediante il giusto processo, dove le parti sono in condizioni di parità davanti al giudice terzo e imparziale.
Vorrei concludere con una considerazione di carattere più generale. La giustizia umana è, per definizione, incerta e fallibile. Per questo teologi e filosofi, tra tutti Emanuele Kant, ne hanno postulato una divina. È anzi un paradosso singolare che la nostra religione, la nostra filosofia e la nostra scienza si fondino su tre processi sostanzialmente iniqui: la crocifissione di Gesù, come le condanne di Galileo e di Socrate suscitano in noi un sentimento di ripudio, malgrado siano state irrogate ed eseguite secondo procedure legali. Se dunque vogliamo tendere a una coincidenza tra l’imperativo eteronomo della norma e quello autonomo dell’etica, dobbiamo trovare una fonte di ispirazione solida e razionale. Questa fonte è costituita dalle culture che hanno formato la nostra civiltà: quella giudaico -cristiana, e quello greco-romana, filtrate dall’illuminismo.
Dall’Antico Testamento abbiamo appreso la necessità della retribuzione sanzionatoria; dai Vangeli, quella della misericordia e della redenzione; sul diritto romano abbiamo edificato la struttura portante dei nostri codici; dalla letteratura e dalla filosofia dei greci abbiamo imparato la priorità dell’edittazione formale anche quando confligge con le nostre convinzioni. Se Antigone antepone gli “àgrafoi nòmoi”, le leggi scolpite nei nostri cuori, agli imperativi del tiranno, non per questo si sottrae alla sanzione che affronta con serenità.
Queste quattro fonti di ispirazione sono state integrate e consolidate dal razionalismo illuministico, e sono state unificate nei concetti recepiti dalla nostra Costituzione, dove la presunzione di innocenza si affianca alla funzione rieducativa della pena, e l’etica si coniuga con l’utilità del recupero sociale del reo.
Ispirati da questi principi, e anche dalle sagge parole della nostra presidente Margherita Cassano, iniziamo il nuovo anno giudiziario.