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martedì 24 febbraio 2015

Intervento del guardasigilli Andrea Orlando all’inaugurazione dell’attività formativa della Scuola Superiore della Magistratura per l’anno 2015


Scandicci (Fi), Villa Castel Pulci

 


Signor Presidente della Repubblica;

Signor Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura;

Signor Presidente del Senato;

Autorità tutte


desidero innanzitutto rivolgere il mio deferente saluto a Lei, Presidente Mattarella, e formularLe al contempo il mio più sincero augurio per le altissime funzioni da poco assunte, con la certezza che Ella saprà essere una guida solida e rigorosa per il Paese e un punto di riferimento fondamentale per l’ordine giudiziario in una fase di profonda trasformazione.


Saluto il Presidente Onida e i componenti tutti del Comitato Direttivo, e li ringrazio per la scommessa vinta con l'avvio di questa scuola, pur in condizioni non facili.


La scommessa di riuscire a offrire ai magistrati italiani finalmente un luogo per una formazione di assoluta qualità, facendo tesoro dell’importante esperienza consiliare e coordinando, nella formazione iniziale, il tirocinio pratico con il nuovo modello didattico.


La nascita della Scuola è, infatti, il frutto della sinergia istituzionale tra Consiglio e Ministero e del  fondamentale apporto degli enti locali e degli uffici del territorio.


In tale contesto, consapevole del ruolo essenziale della Scuola, il Ministero continuerà ad assicurare il massimo supporto organizzativo.


Oggi, superata positivamente la fase di avvio, credo che la Scuola possa porsi un obiettivo più ambizioso, essere cioè un soggetto non solo in grado di formare i magistrati, ma di contribuire a ridefinire il ruolo della giurisdizione, in ragione delle prospettive internazionali ed europee e delle istanze che emergono dalla società.


L’obiettivo di una formazione comune dei magistrati europei è stato al centro dell’iniziativa italiana nella conduzione del semestre di Presidenza dell’Unione. Questa Scuola potrà svolgere un ruolo fondamentale nel rafforzamento della Rete delle Scuole di formazione degli Stati membri, in vista dell’istituzione di un soggetto unico che svolga questa funzione a livello comunitario. Il magistrato oggi  è chiamato a svolgere il proprio lavoro immerso nel dialogo costante tra corti e giurisdizioni, tra dimensione nazionale e internazionale. Il dialogo e la collaborazione tra le giurisdizioni degli Stati membri è una precondizione essenziale per superare le diffidenze con cui ancora si guarda alla costruzione di soggetti europei della giurisdizione.


L'azione formativa dovrà inoltre tenere conto delle innovazioni nell’amministrazione della Giustizia che il legislatore e il Governo stanno promuovendo.


Per questo non posso che mostrare la mia soddisfazione per i corsi riservati alla Magistratura di Sorveglianza, chiamata a un delicato compito di attuazione del nuovo modello di esecuzione della pena, così come per i numerosi corsi programmati su importanti ambiti del diritto civile, quali il diritto societario e delle imprese, e il diritto della famiglia, in sintonia con l’attenzione che il Governo ha riservato alla giustizia civile e alla prospettiva di una crescente specializzazione del giudice.


Un’ulteriore azione di supporto al cambiamento potrà essere svolta da un’adeguata formazione nell’ambito del diritto ambientale, alla luce della nuova disciplina dei reati in questa materia, che tra poco sarà varata dal Parlamento.


La specializzazione dell’offerta di giustizia, favorita anche dal nuovo assetto della geografia giudiziaria, è uno dei pilastri della riforma e la formazione può indurre questa evoluzione senza sclerotizzazioni ed irrigidimenti organizzativi che possono confliggere con il modello giurisdizionale previsto dalla Carta Fondamentale.


La cultura dell’organizzazione deve rappresentare sempre di più un aspetto centrale nel percorso di crescita professionale dei magistrati.


I nuovi progetti, dalla definizione dell’arretrato alla digitalizzazione, alla costituzione degli staff dell’ufficio per il processo, sono ambiti che non sono affatto neutri rispetto alla giurisdizione. Anzi ne sono supporto imprescindibile ed è proprio su questo terreno che vorrei proseguisse una proficua collaborazione con la magistratura.


Il Ministero ha rivolto grande attenzione alla situazione del personale amministrativo. Per affrontare questo tema, oltre alle misure volte a colmare i vuoti di organico, occorrono politiche di riqualificazione per le quali è centrale la formazione.


Propongo quindi al Comitato direttivo della Scuola di organizzare un ciclo di corsi nei quali il personale amministrativo e i magistrati si confrontino in modo paritario sui temi dell’innovazione tecnologica e dell’organizzazione, fondendo le competenze maturate nei rispettivi ambiti professionali, per approdare a una nuova e condivisa evoluzione del metodo di lavoro.


E su tale strada auspico che venga incrementata anche l’offerta formativa aperta ad altre professionalità ormai sempre più partecipi della giurisdizione: educatori sociali, psicologi, professori universitari, personale della polizia penitenziaria e della polizia giudiziaria. E non ultima l’avvocatura, soggetto fondamentale, il cui ruolo viene oggi ulteriormente esaltato dai nuovi strumenti di degiurisdizionalizzazione e dalla nuova legge forense.


Del resto, la Scuola è stata concepita come “Scuola della giurisdizione”, un laboratorio di idee, dove l’offerta formativa venga rivolta programmaticamente a “operatori della giustizia o iscritti alle scuole di specializzazione forense”. Uno strumento, dunque, per affermare un’idea aperta e unitaria della giurisdizione.


Formazione comune significa inoltre garantire prevedibilità alla giurisdizione, principio che non va confuso con il conformismo giudiziario, e che rappresenta un presupposto fondamentale a garanzia della certezza del diritto e quindi a tutela del cittadino.


La formazione e la professionalità del magistrato rappresentano la migliore garanzia del principio che ne tutela l’indipendenza e l’autonomia.


Per cambiare la cultura della giurisdizione è cruciale la formazione  dedicata ai giovani magistrati. Sono proprio loro, infatti, una delle leve determinanti di questo cambiamento.


Per questo occorre riflettere sul superamento dei meccanismi di accesso al concorso in magistratura, accelerando il percorso di ingresso.


Va sottolineato come corrispondono a questo disegno i corsi, anche on line, dedicati all’ufficio per il processo e ai tirocini formativi. Si crea così una prospettiva di cultura condivisa che è giusto  maturi e si alimenti sin dall’avvio dei percorsi professionali dei giovani laureati. 


Ed è proprio ai giovani magistrati che voglio ricordare come la riforma dello Stato e la riforma della giustizia risultano profondamente intrecciate, poiché il rinnovamento della Repubblica si fonda anche su una rinnovata ed efficace giurisdizione.


La ricostruzione della credibilità delle Istituzioni è una sfida che non può conoscere esclusioni.


Ricordo le parole pronunciate dal Presidente Pertini nella seduta del CSM del 23 luglio 1981: “Gli ordinamenti non sono immutabili. E’ giusto è legittimo che si discuta di cambiarli, e non può destare scandalo che concezioni diverse e proposte di riforma vengano avanzate, purchè ciò avvenga secondo i procedimenti previsti dalla Costituzione”. In questo alveo si muove l’opera di riforma in questo momento all’esame del Parlamento.


Il cambiamento è un processo ormai avviato e un compito da assolvere, anzi un’eccezionalità storica da affrontare che impone un supplemento di passione civile, di impegno, di disponibilità ad accogliere le ragioni altrui e a farsi carico di un comune destino. In tale direzione una formazione sempre più ispirata alla creazione di una cultura democratica condivisa della giurisdizione, quale quella che la Scuola sarà sempre più capace di offrire, rassicura che la scommessa potrà essere vinta.


Vi ringrazio e auguro buon lavoro.


Andrea Orlando
Ministro della Giustizia