salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 22 novembre 2013

Intervento del guardasigilli Annamaria Cancellieri al XLVIII Congresso Nazionale del Notariato

Roma, Sheraton Hotel

Signor Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, Autorità, Notai, Signore e Signori,


voglio innanzi tutto rivolgere a voi un sincero ringraziamento per l’invito a questa cerimonia inaugurale del 48° Congresso Nazionale del Notariato.


L’occasione è propizia per confermare, anche da parte mia, la sintonia e la proficua collaborazione che caratterizzano i rapporti tra il Ministero che rappresento ed il Notariato.
Il 2013, che volge ormai al termine, è un anno di acuta crisi economica per il Paese, caratterizzato da una preoccupante caduta del volume complessivo delle attività negoziali. Di conseguenza, anche i notai, come gli altri professionisti, hanno dovuto subire una contrazione della loro attività professionale. Nonostante ciò, il Notariato non ha mancato di offrire con responsabilità il suo contributo per la salvaguardia delle posizioni individuali dei cittadini e per la predisposizione di strumenti che mirano a rimettere in movimento il sistema economico.


Mi riferisco alla modifica della tabella notarile, approvata con decreto ministeriale del 28 febbraio 2013, il cui impianto è risultato solido nonostante le impugnazioni, spesso infruttuose, cui il decreto è stato sottoposto. Ritengo che tale modifica della tabella rappresenti un rilevante contributo al processo di liberalizzazione perseguito anche dall’attuale Governo, nell’ottica di assicurare una capillare diffusione sul territorio del servizio che i notai sono chiamati a fornire alla collettività. Ebbene, si deve riconoscere che il Notariato non si è trincerato a difesa delle posizioni acquisite, ma ha offerto un importante contributo di conoscenza cui il Ministero non ha mancato di attingere, ove possibile e nel rispetto delle compatibilità richieste dal quadro generale, per l’efficace allocazione delle nuove sedi.


Mi riferisco, ancora, alla recente approvazione delle modifiche al regolamento che disciplina il fondo di garanzia, volto a ristorare i danni causati nell’esercizio dell’attività professionale del notaio. Queste modifiche hanno rafforzato la flessibilità e l’efficacia del fondo di garanzia in un’ottica di velocizzazione delle procedure di indennizzo. Credo debba essere sottolineato che questo importante strumento è finanziato esclusivamente con i contributi versati dai notai, senza alcun onere per l’erario, a conferma che il Notariato è pienamente consapevole della sua funzione pubblica e sociale.
Questi interventi, che pure hanno richiesto sacrifici al Notariato, rafforzano la “credibilità” della funzione svolta dai notai in un sistema complesso di relazioni giuridiche ed economiche in costante mutamento.


Sappiamo che sussistono alcune posizioni secondo le quali l’utilità della figura del notaio sarebbe venuta meno. Il notaio rappresenterebbe un unicum nel panorama internazionale, un’anomalia tutta italiana che frenerebbe la tensione del nostro sistema economico verso una maggiore flessibilità e competitività richieste dal processo di globalizzazione e dalle esigenze della libera circolazione delle persone, dei capitali e dei servizi.


Ma esiste ancora la figura del notaio-notabile, immerso nella ristretta realtà economica locale? Penso ad esempio a don Sebastiano Sanna Carboni che, nel magistrale incipit del romanzo di Salvatore Satta Il giorno del giudizio, ripone gelosamente nel cassetto della sua scrivania il sigillo notarile al termine della giornata di lavoro.


Da sempre connotato per l’alto tecnicismo giuridico che ne contraddistingue l’opera, il notaio oggi più che mai costituisce un importante presidio di legalità per garantire la correttezza delle attività economiche, esigenza questa che si rafforza proprio nei periodi di crisi.
Il notaio non può più essere considerato solo come un soggetto che ha la mera funzione di ricevere passivamente la volontà dei privati per formalizzarla in atti giuridici. Al notaio si chiede qualcosa di più e di diverso, specie se lo si raffronta con gli altri professionisti: gli si chiede di interpretare la volontà delle parti accompagnandole, ove necessario, nella formazione dell’atto negoziale allo scopo sia di identificare la soluzione giuridica più adatta a regolare l’assetto degli interessi, sia – naturalmente – di produrre un atto giuridico privo di vizi e coerente anche con il complesso ordito della normativa tributaria.
E tutto questo al fine di garantire un interesse che sovrasta le parti perché è di natura pubblica: l’interesse che siano assicurate la correttezza, la certezza e la stabilità dei traffici giuridici ed economici.


Si deve quindi ribadire la centralità del ruolo del Notariato nella sicurezza delle transazioni commerciali. Il primo controllo di legalità a tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori è rappresentato dalla presenza di una figura professionale così altamente qualificata.


Il riconoscimento dell’importanza del Notariato e delle sue specificità è un fatto che possiamo dire acquisito anche in ambito comunitario, come appare chiaro dall’esame delle più recenti novità normative. Mi riferisco in particolare alla revisione della direttiva del 2005, la n. 36, in tema di riconoscimento dei titoli professionali, che è arrivata alle battute finali. Il testo della direttiva contiene una espressa clausola di esclusione dall’applicazione della direttiva per la professione notarile, in considerazione della partecipazione all’esercizio di pubblici poteri, carattere questo che, come è noto, differenzia con nettezza il notaio rispetto a tutti gli altri liberi professionisti.


L’Italia si è sempre battuta affinché questa peculiarità fosse riconosciuta in sede comunitaria, posto che ogni Stato deve poter definire i soggetti titolari di pubbliche funzioni e gli standard di sicurezza a presidio dei traffici commerciali e giuridici. Questa posizione italiana ha trovato accoglienza anche presso i nostri partners comunitari, perché riteniamo che la presenza dei notai rappresenti una garanzia di legalità e correttezza del sistema economico e non costituisca un intralcio alle transazioni commerciali, ma anzi concorra alla riduzione del contenzioso giudiziale grazie a un prezioso controllo preventivo di legittimità.


Non si tratta di garantire un sistema protezionistico nazionale. Anche a prescindere dal fatto che il Notariato “latino” è diffuso nell’Unione Europea più di quanto comunemente si pensi, la figura del notaio di tipo latino è vista con rinnovato interesse in Paesi molto diversi dal nostro, anche culturalmente, e che sono al momento gli attori propulsivi dello sviluppo dell’economia mondiale, come ad esempio l’Indonesia e la Cina.


Il riconoscimento del ruolo di un Notariato al passo con i tempi non può andare disgiunto dall’esigenza di assicurare una rigorosa selezione dei notai. Lo Stato si deve fare carico di questa esigenza per continuare a garantire al contempo un alto grado delle prestazioni professionali ed un elevato standard di correttezza nello svolgimento dei compiti di natura pubblicistica attribuiti dall’ordinamento ai notai.
Questo Congresso viene a cadere in un momento particolarmente significativo. Proprio in queste ore, come è noto, sono in corso di svolgimento le prove scritte del concorso notarile, da sempre ritenuto un concorso duro ed estremamente selettivo. È un dato di fatto che gli ultimi concorsi notarili espletati non abbiano permesso la nomina di un numero di vincitori sufficiente per coprire il numero dei posti banditi. Negli ultimi tre concorsi conclusi con il decreto di nomina, a fronte della messa a concorso di complessivi 750 nuovi posti di notaio, ne sono stati coperti solamente 666, che non sono andati a compensare neppure il numero dei notai che hanno lasciato nel frattempo il servizio, per avere raggiunto il limite di età, o per libera scelta personale.


Posso comprendere le ragioni di talune proposte intese alla eliminazione del limite delle tre dichiarazioni di inidoneità al concorso per l’accesso alla professione, basate su genuini propositi di fornire ai giovani prospettive di realizzazione delle loro giuste aspirazioni dopo lunghi periodi di studio e di tirocinio. Il Ministero non mancherà di valutarle con attenzione, ferme restando le ragioni alla base del mantenimento delle caratteristiche di rigore e selettività del concorso.


Ciò innanzi tutto nell’interesse del Notariato stesso, non certo per alzare barriere a difesa delle “rendite di posizione” di chi quel duro concorso lo abbia – peraltro con pieno merito – già superato, ma proprio per vigilare affinché il concorso notarile mantenga la sua storica caratteristica di eccellenza, a tutela dei giovani capaci e meritevoli, perché è necessario che l’esercizio di questa delicata professione sia aperto a soggetti accuratamente selezionati.


E proprio in un’ottica di attenzione nei confronti dei giovani sono lieta di poter annunciare in questa sede che ieri il Dipartimento per gli Affari della Giustizia del Ministero ha comunicato formalmente al Consiglio Nazionale del Notariato che l’articolo 6 del D.P.R. n. 137 del 2012 – sullo svolgimento del tirocinio utile alla partecipazione al concorso notarile in concomitanza con l’ultimo anno del corso di laurea – va interpretato nel senso che coloro i quali abbiano già iniziato il tirocinio, o comunque siano iscritti al corso di laurea in giurisprudenza, alla data del 24 gennaio 2012 potranno svolgere la pratica semestrale durante l’ultimo anno di studi universitari anche in assenza di apposita convenzione. L’interpretazione seguita dal Dipartimento tutela i diritti acquisiti, evitando ingiustificate disparità di trattamento, e risolve la posizione di circa 700 praticanti che potranno continuare con fiducia il loro impegno nel tirocinio professionale e nello studio per il concorso.


La sensibilità del Ministero verso le giuste esigenze dei giovani praticanti, che rappresentano il futuro del Notariato, non si esaurisce con questo, pur importante, provvedimento. L’attualità e la modernità della funzione notarile, di cui ho detto, devono essere sostenute dal Ministero della Giustizia con azioni concrete. Ciò significa che deve essere ammodernato il supporto che il Ministero può fornire all’attività dei notai. Per questo, nonostante la ristrettezza delle risorse, intendo velocizzare le procedure che riguardano i trasferimenti e la nomina dei notai mediante una significativa implementazione delle strutture informatiche in dotazione al Ministero. Tale processo è già in corso e a breve darà i suoi frutti. Le necessità dei cittadini e dell’economia hanno bisogno di risposte pronte ed efficienti; l’amministrazione deve fare il massimo per fornire quelle risposte.


Concludo sottolineando ancora una volta come appaia sempre più indispensabile una efficace interazione tra pubblico e privato – del resto incarnata nella figura del notaio e nella natura delle sue funzioni – per perseguire gli obiettivi di sviluppo economico e di coesione sociale cui tutti dobbiamo tendere, ciascuno per la sua parte.


Sono certa che Ministero della Giustizia e Notariato continueranno a compiere insieme il cammino verso la realizzazione di spazi giuridici ed economici in cui libertà e legalità trovino armoniche declinazioni, nella distinzione dei ruoli, ma nel superiore interesse della collettività.

Grazie e buon lavoro.

Annamaria Cancellieri
Ministro della Giustizia