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mercoledì 23 settembre 2009

Intervento del ministro della Giustizia Angelino Alfano
in occasione della cerimonia di intitolazione della Sala Verde
al giudice Rosario Livatino

Lo scorso anno, il 21 settembre 2008, per la prima volta da Ministro della Giustizia, ho avuto modo di  commemorare la nobile figura del Giudice Livatino.

Ho inteso farlo anche con una lettera, pubblicata sul Giornale di Sicilia, nella quale ho manifestato il rimpianto e l’ammirazione per questo giovane ma già esperto magistrato che utilizzava come unica arma di difesa contro i pericoli un minuscolo bigliettino che portava sempre con se, con la scritta “Sub tutela dei”, testimonianza della sua grande fede e dell’amore che, da autentico cristiano, nutriva verso il prossimo.

In quella occasione  avevo assunto formale e pubblico impegno di intitolare alla sua memoria la Sala Verde di questo Ministero ed oggi – nella ricorrenza del 19.mo anniversario del Suo martirio – assolvo, con viva emozione, a quell’impegno.

La Sala Livatino è un luogo ove si celebrano gli incontri di più alto livello, nazionale ed internazionale, che coinvolgono il Ministro in prima persona; un’aula dove personalità di rilievo adottano decisioni destinate ad influire anche sulla giurisdizione che, con così tanto onore, è stata esercitata da Rosario Livatino.

Ho a lungo riflettuto sul taglio da dare a questa breve cerimonia nel timore di violare il ricordo di quel Giudice così schivo e lontano dai clamori mediatici ed ho ritenuto giusto rendere protagonisti dell’evento non le Autorità, ma la famiglia Livatino e soprattutto alcuni giovani studenti della Provincia di Agrigento e dello stesso Liceo di Canicattì ove si è formato il giovane Rosario.

Intendo in tal modo sottolineare che Rosario Livatino era un siciliano, nato e cresciuto nella società siciliana ed educato in una famiglia siciliana.

Ciò conferma che dal cuore antico della Sicilia provengono risorse e potenzialità in grado di contrapporsi alle forze del malaffare e della criminalità organizzata fungendo da esempio virtuoso per le generazioni future.

Ho, pertanto, inteso trasformare questa cerimonia in un’occasione positiva di affermazione e di crescita della cultura dell’antimafia tra i giovani studenti siciliani che oggi siedono negli stessi banchi ove si formò Rosario Livatino, affinchè possano essere illuminati non solo dall’epilogo tragico della sua esperienza umana ma anche e soprattutto dal suo silenzioso, operoso e quotidiano agire nel rispetto delle regole sociali, morali, deontologiche e religiose che hanno guidato la sua così breve esistenza.

Ed è per questo che ho voluto che ciascuno di voi potesse – proprio in questa occasione – attingere direttamente al modo di essere e di pensare di Rosario Livatino attraverso la lettura di due sui scritti: “Fede e Diritto” ed “Il ruolo del Giudice nella società che cambia”, che ho fatto distribuire a tutti i presenti.

Si tratta di lavori redatti quand’egli era poco più che trentenne, che danno la misura della profondità del suo pensiero e della consapevolezza del suo ruolo e delle scelte di vita  che ne sono derivate e che conservano tutt’oggi,  pur risalendo alla prima metà degli anni ’80, una sorprendente modernità ed una piena attualità.

Mi è sembrato questo, dal profondo del cuore, il modo migliore per far rivivere in quest’aula, che da oggi porterà il suo nome, il significato più profondo del martirio del Giudice Rosario Livatino.

Angelino Alfano