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mercoledì 20 dicembre 2017

Intervento del Ministro della Giustizia Andrea Orlando di fronte alla commissione parlamentare di inchiesta sul livello di digitalizzazione e innovazione delle pubbliche amministrazioni

 
Audizione del Ministro della Giustizia On. Andrea Orlando 
Roma, 20 dicembre 2017
 
Onorevole Presidente, illustri Onorevoli,
ringrazio per l’opportunità che mi viene offerta di ribadire la priorità che ho, da sempre, assegnato al tema dell’innovazione tecnologica quale chiave sia per garantire maggiore trasparenza, efficienza e qualità dell’azione amministrativa che per l’efficace esercizio delle funzioni che la Costituzione attribuisce, in tema di organizzazione e funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, al Ministero che rappresento. 

Le politiche di informatizzazione della giustizia – che ho coltivato sin dall’inizio del mio mandato – stanno gradualmente restituendo, unitamente alle altre iniziative condotte in tema di organizzazione, piena efficienza al sistema giudiziario, come dimostrato dagli incoraggianti dati statistici che, ad oltre tre anni dall’obbligatorietà del processo civile telematico, indicano un trend in costante ascesa. 

A testimonianza del gradimento dimostrato nei confronti della piattaforma del processo telematico, voglio richiamare il dato relativo ai depositi digitali di provvedimenti da parte dei magistrati che sono cresciuti, nell’ultimo anno, in misura percentuale più che doppia rispetto a quelli eseguiti dagli avvocati ed altri professionisti.

Si tratta di un dato particolarmente significativo se si considera che per i magistrati, diversamente da quanto avviene per altre categorie professionali coinvolte nel PCT, il deposito di provvedimenti in formato nativo digitale rappresenta, nella maggioranza dei casi, una scelta e non un obbligo di legge.

L’infrastruttura del PCT rivolge i suoi servizi anche all’utenza non qualificata. Chiunque, infatti, utilizzando il sito web del Portale dei Servizi Telematici o utilizzando l’APP Giustizia civile, disponibile per i sistemi operativi mobili più diffusi, può, senza necessità di alcuna registrazione o autenticazione, accedere alle informazioni anonimizzate riguardanti ogni procedimento civile pendente o definito presso qualsiasi ufficio giudiziario di merito (Uffici del Giudice di Pace, Tribunali e Corti d’appello) su tutto il territorio italiano. Il numero elevatissimo e pressoché costante di accessi giornalieri alle informazioni (fino a ca. 10 milioni) è testimonianza dell’elevato grado di soddisfazione dell’utenza per il servizio offerto.

Proprio i dati relativi al gradimento manifestato nei confronti del PCT mi inducono a una riflessione relativa alla vicenda riguardante il software A-Lex, la cui licenza d’uso è proposta, a titolo gratuito, da parte della Fondazione Giuseppe Pera al Ministero. 
La sperimentazione dell’applicativo è stata autorizzata, da parte della competente Direzione Generale per i Sistemi informativi automatizzati nel novembre 2013, presso i Tribunali di Roma, Bologna e Lucca.

La Direzione Generale ha, inoltre, proceduto ad un’approfondita analisi dei codici sorgenti del software, avvalendosi anche di alte professionalità accademiche. Tale analisi ha portato alla luce una serie di criticità, ostative sia alla diffusione dell’applicativo, che alla sua integrazione nei sistemi ministeriali. 

Tali criticità riguardano, in particolare, l’insufficiente livello di sicurezza, l’inadeguatezza della documentazione a corredo e, in ultima analisi, l’antieconomicità della sua adozione, elementi che impedirebbero al Ministero di gestire in autonomia tutto il ciclo di sviluppo e manutenzione del software e di fornire un’adeguata e tempestiva assistenza ai magistrati che di tale software dovrebbero fruire. Quindi il fatto che sia gratis non garantisce di per sé che sia conveniente.

A tale proposito la Fondazione CRUI, interpellata nell’ambito della convenzione stipulata con il Ministero della giustizia ed approvata in via definitiva il 4 aprile 2016, nel valutare negativamente l’opportunità dell’adozione del software A-Lex , ha rilevato “un grado di maturità del software insufficiente a garantire l’adozione trasparente da parte del Ministero di Giustizia, senza supporto esterno per la correzione, integrazione e manutenzione del prodotto”.

Vorrei ricordare che la Convenzione è fatta con la Conferenza dei rettori italiani, proprio perché noi vogliamo che sia un soggetto terzo ad individuare le competenze che si esprimono su questo tipo di progetti e su altri, dal punto di vista scientifico. Cioè, non siamo noi che ci scegliamo il professore che ci dice questo piuttosto che quell’altro, ma diciamo alla Conferenza dei Rettori, ogni volta che c’è un problema, individuate voi chi è in grado di avere più professionalità sul problema e dateci una risposta.

Si tratta, in ultima analisi, di un’applicazione del tutto avulsa da quanto fin qui realizzato per il Processo Civile Telematico, la cui infrastruttura software costituisce un sistema all’avanguardia a livello internazionale, anche in ragione delle sue caratteristiche di sicurezza ed integrazione. Vorrei ricordare che siamo l’unico Paese in Europa che ha integralmente informatizzato i tre gradi di giudizio del processo.

Per questo, dopo una prima valutazione di non congruità tecnica fornita nel 2015, la valutazione negativa sull’applicativo è stata ribadita di recente, allorché il software A-Lex è stato nuovamente sottoposto al Ministero, ai fini di una sua eventuale acquisizione a titolo gratuito.

La valutazione negativa sul software in questione non equivale, tuttavia, ad un analogo giudizio sull’utilità delle funzioni offerte da tale applicazione. 

Per questo, nell’ambito della gara europea d’appalto bandita nel mese di novembre scorso per lo sviluppo e la manutenzione dei sistemi dell’area civile, è prevista l’evoluzione delle attuali funzioni di agenda e programmazione, all’interno dei sistemi di cui la DGSIA cura la progettazione, la realizzazione e la diffusione. In sostanza, noi ringraziamo chi ha avuto l’idea, che pure non funzionava dal punto di vista tecnologico, perché a questo punto quella idea la sviluppiamo noi attraverso un software che sia compatibile con il sistema che abbiamo costruito e l’impalcatura del sistema civile telematico. 

In questo modo sarà assicurata la piena integrazione e sinergia con tutti i dati necessari, nonché un adeguato livello di assistenza ai magistrati, che sarebbe stato assai difficile da fornire se fosse stato dato ingresso a un software estraneo alle linee di sviluppo coerentemente perseguite fino ad oggi e non caratterizzato da analoghi livelli di sicurezza.

I temi relativi alla sicurezza informatica sono, infatti, sempre più al centro del dibattito nazionale e internazionale, e di fondamentale importanza per i sistemi della giustizia, anche in considerazione della sempre più avanzata integrazione tra gli applicativi in uso e della necessità di continue evoluzioni dei sistemi, ai fini del necessario adeguamento normativo, derivante dalle importanti modifiche intervenute, da ultimo, anche in tema di intercettazioni e di comunicazioni. 

Peraltro, sempre in tema di intercettazioni, ricordo il serrato lavoro di confronto svolto insieme agli uffici giudiziari per dare corretta attuazione ai provvedimenti adottati dal Garante per la protezione dei dati personali in tema di misure di sicurezza nel trattamento dei dati personali e dei sistemi nell’attività di intercettazione di conversazioni e comunicazioni.

Più in generale, il settore penale è stato oggetto di un’opera di allineamento dei vari sistemi applicativi esistenti, mirando a realizzare l’uniformità dei registri informatici e la loro diffusione su tutto il territorio nazionale. L’ultimazione delle attività di migrazione al registro unico della cognizione penale (SICP) di Roma e la migrazione dell’Ufficio giudiziario di Milano, la diffusione su tutto il territorio nazionale del sistema informativo degli uffici giudiziari per i minori (SIGMA) e della Banca Dati Adozioni costituiscono testimonianza concreta dello sforzo profuso nelle attività di uniformazione sul territorio nazionale dei registri informatizzati di cancelleria.

Un ulteriore livello di complessità dei sistemi, di cui è necessario tenere conto, sarà poi dato dalle evoluzioni necessarie a garantire l’estensione del processo telematico, sia civile che penale, alla Corte Suprema di cassazione.

Al costante impegno nel campo dell’informatica “nella giurisdizione” si è poi, accompagnato, in particolare nell’ultimo anno, quello relativo all’informatica “per la giurisdizione”, ambito nel quale le capacità di innovazione dell’Amministrazione hanno trovato il momento di massima espressione in occasione del concorso per Assistente giudiziario, concluso in un solo anno dalla pubblicazione del bando nella G.U. n. 92 del 22 novembre 2016.

Il 14 novembre scorso, infatti, è stata approvata la graduatoria e proprio in questi giorni i candidati stanno scegliendo le sedi e firmando i contratti lavoro.

Sono state 308.385 le domande presentate dai concorrenti. La loro presa in carico ha rappresentato, come comprenderete, una vera sfida, un’impresa che appariva difficile se non impossibile da compiere.

La scelta di una gestione interamente informatizzata si è dimostrata vincente, consentendo di contenere i tempi e offrire massima trasparenza, velocità e sicurezza delle operazioni concorsuali.

L’intero concorso è stato svolto per la prima volta nella pubblica amministrazione con modalità integralmente telematiche, mediante un sistema realizzato dalla Direzione Generale dei sistemi informativi automatizzati e dalla Direzione Generale del personale e della formazione. 

Per le prove preselettive sono stati messi a disposizione 14.000 personal computer per le postazioni dei candidati, connessi in wi-fi a 24 server. Sono stati oltre 79.000 i partecipanti alle prove preselettive, circa 8.000 quelli che hanno preso parte alle prove scritte.  Sono stati 5.948 gli ammessi agli orali e, infine, 4915 (4919?) coloro che sono risultati idonei.

Questi i numeri danno l’idea dell’importanza del concorso e anche della difficoltà della sua realizzazione.
La scelta di informatizzazione dell’intera prova concorsuale, dalla fase delle prove preselettive all’orale, ha consentito di ottenere in tempi contenuti i risultati delle sessioni dei candidati e i relativi dati statistici. 
 
Ma non esiste processo di informatizzazione senza una correlata organizzazione del lavoro: l’Amministrazione è stata in grado di operare un ripensamento, in chiave totalmente innovativa, dei processi logistici e lavorativi che presidiano una prova concorsuale.
Ciò è tanto più significativo se si considera che la completamente in house è stata la gestione organizzativa del concorso, che si è appoggiata alle tante competenze professionali del Ministero con la collaborazione delle forze dell’ordine e del personale degli uffici giudiziari.

Il Concorso ha mostrato e, direi, quasi “esaltato” la capacità del Ministero della giustizia di gestire processi tecnologici complessi, appoggiandosi alle competenze interne dell’Amministrazione.
Ci piace pensare che avere dimostrato che un concorso pubblico, anche di dimensioni considerevoli, possa essere realizzato con velocità, efficienza, trasparenza e sicurezza, abbia consentito di dare fiducia anche all’amministrazione nel suo complesso. È noto infatti come a breve si apriranno concorsi anche in altre amministrazioni. Il Ministero della giustizia è pronto ad offrire in riuso il proprio sistema e a condividere le proprie competenze.

Altra iniziativa finalizzata a dare concreto supporto agli uffici giudiziari è quella legata al c.d. “pacchetto ispettori”, un sistema organico di estrattori di dati dai registri informatici civili, che metterà a disposizione non solo del corpo ispettivo, ma anche degli stessi dirigenti e magistrati, uno strumento di conoscenza e di costante autodiagnosi dell’attività degli uffici, duttile ed immediato, di straordinaria utilità ai fini della programmazione dell’attività e della tempestiva individuazione dei settori in sofferenza. Questo pacchetto verrà messo a disposizione, nel corso del 2018, di tutti gli uffici di primo grado.

Un cenno, infine, al progetto Giustizia Digitale, di cui al documento “Strategia per la crescita digitale 2014-2020”. 
In relazione a tale progetto la competente Direzione Generale dei sistemi informativi automatizzati ha attivato un’interlocuzione con l’Agenzia per l’Italia Digitale, che coordina il monitoraggio dei progetti, al fine di condividere gli indicatori ritenuti idonei alla pubblicazione sul sito dedicato al monitoraggio dei progetti di trasformazione digitale (https://avanzamentodigitale.italia.it), tenuto conto della complessità dell’ambito giuridico e degli aspetti di riservatezza sottesi alla materia.

All’esito di tale interlocuzione, d’intesa con l’Agenzia per l’Italia Digitale, sarà possibile pubblicare gli indicatori relativi al progetto in questione.
 
Andrea Orlando
Ministro della giustizia