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mercoledì 12 febbraio 2014

Pet therapy: gli animali“ristretti” allargano il cuore

Pet therapy in carcere

Spero sia capitato ad ognuno di voi di avere un animale, cane, gatto, somaro, cavallo o quello che il caso vi ha messo accanto. Occuparvi di loro: portar fuori un cane; pulire la lettiera ad un gatto; strigliare un cavallo. Accarezzarli, coccolarli, dormirci assieme, farvi fare la “pasta” dai gatti sulla pancia, portarvi il cane ovunque decidiate di andare, lavoro o vacanza che sia.

Fa bene, fa compagnia, un vero e proprio “hammam” dell’anima, un percorso di bellezza per i vostri pensieri; anche i più impenitenti solitari, i burberi ad oltranza, imparano a godere della loro presenza.

Quindi, se tutto questo vi è successo o vi succede, allora siete in grado di capire di quanto affetto siano capaci, quanto siano in grado di elargirne, che potente antidepressivo naturale sia lo stare con loro, di come quello che vi sembra un impegno diventi pian piano un piacere e quindi una necessità.

Già nel 1953, in America, Boris Levinson, noto psichiatra, aveva scoperto gli effetti benefici che potevano derivare dal rapporto uomo-animale. I molteplici campi d’applicazione spaziano dai soggetti disabili agli anziani, dai detenuti a tutti coloro che, a causa delle loro condizioni di salute o di vita necessitino di un intervento terapeutico che faccia leva sui sentimenti.

E’ per questo che proprio in questi giorni nella Casa circondariale di Trapani è stato avviato un progetto “Argo ti dà una zampa”, che consiste nella creazione di un piccolo canile di cui si occuperanno quattro detenuti della Casa Circondariale, selezionati da due psicologi. il progetto è stato fortemente voluto dall’ASP di Trapani in collaborazione con la Lega del Cane, il Comune di Erice, l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Trapani e il Direttore  della  C.C. Trapani che ha accolto con entusiasmo l’iniziativa, preparando all’uopo degli spazi confortevoli, con le cucce e tutto l’occorrente fornito dalla Lega del Cane, dove verranno sistemati i cuccioli. Un qualcosa di simile all’attuale progetto, ma in assenza di specialisti, era già stato avviato nel 2011, nella sezione femminile, quando furono donati cuccioli di gatti che avrebbero vissuto in sezione, accuditi dalle detenute.

Anche in molti altri istituti di detenzione la pet therapy è stata introdotta; ne citiamo solo alcuni, che non esauriscono l’interno numero.


Il Carcere de L’Aquila, nel 2008, grazie ad un protocollo d’intesa siglato fra il Centro di giustizia minorile per l’Abruzzo e la Cooperativa Sociale Diapason onlus di Chieti, coinvolge i minori ospiti della struttura in attività con gli animali.
A Fermo l’Istituto di detenzione avvia la pet therapy con Orazio un labrador nero di otto anni.
La Casa circondariale di Gazzi nel 2009 fa entrare in carcere cani, conigli e tartarughe.
La Casa circondariale di Camerino nel 2011 con l’associazione Ippolandia di Gagliole avvia il progetto con una dozzina di detenuti e il cane Borys
Nella Casa circondariale di Rebibbia nel 2011 viene realizzato, per un gruppo di detenute, un corso per istruttore cinofilo. Il progetto denominato “ConFido” ha fornito alle partecipanti una professionalità da spendere una volta uscite dalla struttura, ed è stato realizzato con cani provenienti dal canile municipale, addestrati per l’assistenza a disabili e per l’adozione.

E’ evidente, dunque, che la pet therapy, quale terapia alternativa e innovativa, sarà sicuramente una valida metodologia di intervento per il futuro, soprattutto tenendo conto che non si avvale di farmaci, ma piuttosto mira ad un risveglio dei sentimenti più profondi.

[FEA]