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martedì 24 dicembre 2013

E per casa una cella: un e.book sul rapporto tra il detenuto e lo spazio

e per casa una cella

La vista accorcia le proprie pretese, manca la profondità, mancano orizzonti distanti da guardare; gli occhi si abituano alla penombra, il sole non arriva, la luce é filtrata; le gambe si muovono di meno, tranne casi purtroppo ancora isolati, camminano poco e corrono ancora meno. Quello che migliora o meglio si acuisce, é invece l'udito: sperimentato e garantito, c'é chi dice di avere "un udito pazzesco".

Questi sono i risultati di una indagine etnografica condotta da Giorgia Gay al carcere di Padova Due Palazzi che ha approfondito il rapporto tra detenuto e carcere, tra detenuto e cella, spazio all'interno del quale si svolge la gran parte della giornata. Il titolo dell'e-book é proprio "...e per casa una cella. I detenuti e lo spazio: tattiche di reazione e di domesticazione".

Un capitolo é interamente dedicato a studiare il rapporto conflittuale tra corpo e spazio: Pietro ha notato che la sua vista é peggiorata "perchè é una vista vicina, non guardi lontano", mentre Andrea, che ha avuto la "fortuna" di essere alloggiato al quarto o quinto piano, e affacciandosi vedeva i campi, "lo facevo ovviamente spesso, così la mia vista non é peggiorata". Rachid invece ha scoperto i colori  uscendo finalmente in permesso: "dopo tutto quel bianco e rosso che c'é in cella, finalmente i colori!". Ma, al di là delle variazioni dei sensi, i detenuti variano inevitabilmente anche il rapporto con gli oggetti. In realtà, ciò che abbiamo da sempre imparato ad usare, a loro é molto spesso proibito: il regolamento elenca ciò che si può e ciò che non si può avere. Quindi, ci si ingegna. Il ferro da stiro é ricavato da una caffettiera, mentre scarpiere, mensole e dispense sono ricavate da tubi vuoti di scottex, pacchetti di sigarette ed altre cose alle quali generalmente non si attribuisce nessuna importanza né valore. Ganci ovunque per appendere ciò che non deve occupare spazio vitale e oggetti essenziali, come il letto o la seduta di uno sgabello che diventano all'occorrenza, scrivanie, vassoi per mangiare e altro ancora. Il "fai da te" qui si sublima e raggiunge vette da mostra d'arte moderna.

 

Il Natale nelle carceri

Campania

Molte le iniziative anche nelle carceri: il 20 dicembre tombolata al carcere femminile di Pozzuoli, il 23 dicembre grande festa per i dieci anni del pranzo a Poggioreale, il 27 dicembre pranzo con gli internati dell'Opg di Napoli con il cardinale Sepe, il 30 pranzo al penitenziario di Secondigliano con Luigi de Magistris, il 3 gennaio pranzo nel reparto clinico di Secondigliano con i detenuti ammalati e il 4 gennaio per la prima volta pranzo nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Sempre il 23 dicembre 10 ragazzi del carcere di Nisida, accompagnati dal direttore, aiuteranno a servire a tavola assieme agli universitari di Sant'Egidio un gruppo di senza fissa dimora.

Milano

A San Vittore il 23 dicembre i giovani musicisti dell'Orchestra Archistorti, trentadue elementi diretti da Tiziana Caselli, hanno accompagnato il premio Nobel Dario Fo che si è esibito davanti alla popolazione carceraria.

[FEA]