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giovedì 31 ottobre 2013

La libertà: i detenuti cantano Gaber
Bollate: detenuti volontari per Telefono Rosa

Teatro Giuseppe Verdi di Pisa

La libertà: i detenuti cantano Gaber

Vorrei essere libero, libero come un uomo. Era il 1973 e Giorgio Gaber cantava “La libertà”; quarant’anni dopo otto detenuti della Casa circondariale Don Bosco hanno voluto rendere omaggio al Signor G e, dal palco del Teatro Verdi di Pisa,  hanno voluto cantare La libertà.

Check, Claudio, Hugo, Gioacchino, Gianluca, Henry, Hissehim e Renzo, provengono dal laboratorio teatrale del carcere e hanno avuto un permesso speciale per partecipare allo spettacolo L’illogica allegria, che ad otto anni dalla prima fortunata edizione, ha portato sul palco Claudio Bisio, Bobo Rondelli e i Tete de bois, Roberto Vecchioni, Giammaria Testa, e tanti altri, con la regia di Sergio Staino, e l’organizzazione del Comune di Pisa, dello stesso carcere pisano, e di alcune associazioni di volontariato. Nessun biglietto omaggio, perché il ricavato era già stato destinato ad interventi strutturali per il miglioramento delle aree comuni per i detenuti all’interno del carcere. Anche il Presidente del Consiglio dei ministri Enrico Letta, pisano, ha voluto partecipare alla raccolta, acquistando un biglietto e regalandolo ad uno dei quaranta detenuti che hanno assistito allo spettacolo.

Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano ha voluto far pervenire a Marco Filippeschi, sindaco di Pisa, un messaggio di apprezzamento per “la sensibilità con cui la comunità da lei rappresentata promuove forme di solidarietà ai reclusi, le cui già difficili condizioni di vita sono aggravate dal problema del sovraffollamento”.

Una partecipazione un po’ speciale è stata quella di Adriano Sofri, che la prima edizione l’aveva frequentata da detenuto. “Non so fare niente, allora leggerò” e ha letto un suo testo autobiografico “la descrizione del passeggio, che qualcuno chiama ora d’aria”: “Tengono gli occhi bassi e contano i passi: è come pregare con i piedi.”

Libertà è partecipazione, e mentre tutti gli attori ritornano sul palco per cantare con i detenuti, salgono anche i bambini, quei figli arrivati in teatro per incontrare il papà in uno spazio libero. 


Bollate: detenuti volontari per Telefono Rosa

Coltivano piante aromatiche, poi le trapiantano in vasi decorati, quindi le vendono per finanziare le attività del Telefono Rosa. Questa é una delle iniziative che fa capo alla Casa di reclusione di Bollate ma con un piccolo particolare non indifferente: i volontari, non sono detenuti “qualunque”. Le persone coinvolte in questo progetto sono esattamente coloro che hanno contribuito a creare parte di quelle vittime che l’associazione Telefono rosa vuole proteggere: sono i sex offender, per dirla con il termine anglosassone, autori di reati sessuali, stupri o violenze domestiche, che in questo modo adottano una forma di restituzione sociale dopo la violenza commessa. Per ora sono 16 i volontari per il progetto "Demetra", che nella mitologia greca è la dea del grano, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte, sorella di Zeus. Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha inviato un messaggio alla presentazione di questo progetto di volontariato, sottolineando che: “coinvolgere chi ha sbagliato, anche commettendo reati così ignobili come quelli sessuali, in attività che possano in qualche modo portare un beneficio alla parte lesa, significa concedere al detenuto una reale opportunità di trasformare la propria pena in riscatto umano e sociale e alla vittima la possibilità di guardare la realtà con gli occhi di chi se non può perdonare almeno possa cercare di recuperare fiducia nel prossimo”.

Il carcere milanese è stato scelto non a caso, perché, secondo Luigi Pagano, attualmente vice Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ma a lungo direttore della struttura, “C’è un progetto di recupero dei sex offenders che ha dato i suoi risultati. Coinvolgendoli nelle attività rieducative si prova a portare fuori dal ghetto questo tipo di detenuti emarginati dal resto della popolazione carceraria”. Secondo Simonetta Matone, Capo Dipartimento per gli Affari di giustizia, “E’ arrivato il momento di cominciare a parlare seriamente del recupero dei sex offenders, anche perché non c’è nessun altro reato come quello della violenza sessuale e contro i minori che ha un così alto tasso di recidiva. Quindi, ben vengano progetti come questo.” Anche “nella consapevolezza che tra loro ci sono persone con la voglia di cambiare e di cercarsi un’altra occasione” come evidenzia Annamaria Cancellieri nel suo messaggio.

[FEA]