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venerdì 18 ottobre 2013

CARTOLINE DAL CARCERE
Casa circondariale di Bassone: un Sigillo per la rieducazione
San Vittore. Per Natale un coro ristretto ma non troppo

progetto sigillo per le detenute imprenditrici


Casa circondariale di Bassone: un Sigillo per la rieducazione

Impronte di libertà e Homo faber, sono nomi impegnativi per progetti importanti: recuperare uomini che hanno sbagliato e restituirli alla società non solo avendo pagato per la colpa commessa ma anche con la voglia di ricominciare e con conoscenze ed esperienze da spendere. Come ha detto Benedetto XVI, il Papa emerito, la colpa commessa non può essere l’ultima parola nella vita di un uomo, e d’altronde anche la Costituzione italiana all’art. 27 recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. 

La Casa circondariale di Bassone cerca di mettere in atto le indicazioni, i principi, gli auspici che appartengono e promanano da società laica da un lato e mondo cattolico dall’altro. La direttrice Carla Santandrea ritiene che “se il carcere rimanesse solo un luogo dove scontare la pena nell’assenza di un’opera di reinserimento nella società, il pericolo della cosiddetta recidività si alzerebbe esponenzialmente”.  Le attività lavorative sono dunque entrate nel carcere comasco grazie al progetto ministeriale Il Sigillo,  in forma di borse di lavoro, tre per l’esattezza, per un totale di 684 ore retribuite 6 euro l’ora. L’obiettivo è quello di acquisire lavoro all’esterno e distribuire prodotti finiti sul territorio, grazie al lavoro dei detenuti.

Impronte di libertà, cooperativa presieduta da Antonella Baldo Capilvenere, elabora quindi un’idea originale: riciclare le buste del caffe scartate per creare una linea di accessori (borse, cinte e altri complementi). Ma c’è anche un’altra commessa che sta già dando soddisfazione: per l’Expo 2015 i detenuti sono stati chiamati a produrre circa 10mila grembiuli e, una parte di questa produzione, è già stata inviata negli Stati Uniti per pubblicizzare la manifestazione.

Homo faber è l’altra cooperativa attiva al Bassone e, grazie anche al coordinamento di Patrizia Colombo, varie sono le attività che ha in piedi: il centro stampa, dove si preparano marchi, loghi, decorazioni e molto altro; corsi di formazione in storia dell’arte ma anche di lingua italiana per stranieri.  Molto importante, come auspica, Carla Santandrea, direttrice del Bassone che sul territorio “conoscano le nostre attività lavorative che stiamo cominciando e ci interessa che possa nascere un interesse nei nostri confronti….che noi non stiamo facendo nulla di particolare, stiamo semplicemente attuando ciò che il legislatore ha già previsto”. A chi come noi guarda dall'esterno, sembra che sia straordinariamente complicato mettere in moto la macchina della rieducazione del detenuto attraverso le attività lavorative, ma se alla fine c'è una dignità da restituire anche a chi ha sbagliato, allora ben vengano gli sforzi per attuare la nostra Costituzione.

http://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_16_1.wp?previsiousPage=mg_14_7&contentId=NEW916509


San Vittore. Per Natale un coro ristretto ma non troppo

Milano, San Vittore, III raggio. I detenuti del reparto La Nave, sezione per il trattamento dei carcerati tossicodipendenti, si stanno preparando, studiano, provano. Se si passa da quelle parti si può sentire il Gaudeamus hodie, uno dei brani che il coro sta preparando per la messa di Natale che l’Arcivescovo di Milano celebra tradizionalmente a San Vittore. Quest’anno il coro ha aperto le braccia ad un elemento particolare, si tratta di Roberta Cossia, magistrato di sorveglianza che ha chiesto di poter entrare a far parte dei cantori. Il magistrato ha presentato regolare domanda e regolare è stata l’audizione; i suoi esaminatori sono stati: Maria Teresa Tramontin, mezzo soprano del Coro sinfonico Giuseppe Verdi, Carlo De Martini, violinista e Pietro Cavedon, pianista. Sono i maestri che da anni dirigono il coro e che, dopo averla ascoltata, l’hanno collocata tra i tenori. D'altronde si tratta di un coro tutto al maschile! 

La Cossia è donna e magistrato che vuole vedere con i propri occhi dove e come vivono i detenuti e ritiene che tutti i suoi colleghi dovrebbero fare la stessa cosa. Crede profondamente nelle finalità rieducative della pena al punto che ritiene più costruttivo per un soggetto ammesso agli arresti domiciliari, piuttosto che il controllo della sua permanenza presso il domicilio, l’obbligo di “frequentare anche solo per cinque ore al giorno una scuola, un corso, una iniziativa di formazione” e prosegue “quando vedo persone che in passato avevano fatto solo rapine mettersi lì d’impegno, con la guida di professionisti, per beccare un sol diesis intonato e alla fine esserne contenti, ecco, quello mi sembra già un passo migliore di molti altri. E sono contenta di esserne testimone da vicino”. Gaudeamus hodie.

[FEA]