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venerdì 30 agosto 2013

La Spezia: il Palazzo di giustizia ristrutturato dai detenuti

A Santa Marta il Papa celebra Messa con le ostie di San Martin

Ostia del carcere argentino di San Martin

 

La Spezia: il Palazzo di giustizia ristrutturato dai detenuti

Villa Andreini, casa circondariale di La Spezia, metterà a disposizione  i detenuti nei lavori di ristrutturazione dell’area di sicurezza del Palazzo di giustizia di Viale Italia. L’impegno assunto è fra quelli previsti dal Protocollo d’intesa per il lavoro esterno garantito a particolari tipologie di persone che stiano scontando la pena detentiva, che è stato siglato da Massimo Federici, sindaco di Spezia, e da Maria Cristina Biggi, direttrice dell’istituto di detenzione.
La struttura spezzina è all’avanguardia nelle opportunità offerte ai detenuti di essere progressivamente reinseriti nella società attraverso attività lavorative: alcuni vengono addetti alla manutenzione ed alla pulizia di luoghi di pubblico interesse, dai sentieri alle zone verdi in degrado, come avviene nel Comune di Lerici; altri vengono avviati ai corsi che si tengono all’interno della struttura, per il conseguimento di specializzazioni, titoli di studio e professionali, come per esempio quelli nel campo della ristorazione.
Proprio recentemente i detenuti hanno scritto al Sindaco offrendosi per la raccolta differenziata dei rifiuti urbani: la direttrice Biggi sta valutandone l’opportunità e la fattibilità. “Bisogna vedere se le persone che ne hanno fatto richiesta possono rientrare o meno in determinati piani che prevedono requisiti di legge.”.

 

A Santa Marta il Papa celebra Messa con le ostie di San Martin

Cosa fanno una detenuta, un vescovo e un Papa assieme? Raccontano una bella e insolita storia.

Il Sismografo, blog argentino che informa su vicende, impegni e fatti del Vaticano, ha rivelato recentemente che le ostie che Papa Francesco usa nella Messa celebrata in Santa Marta, la domus dove continua ad alloggiare, sono state confezionate da una detenuta argentina. Tale Gabriela C., 38 anni,  sta scontando sette anni di reclusione nel penitenziario di San Martin, vicino Buenos Aires. Come lei stessa ha raccontato, nel laboratorio lavorano altre sue compagne di cella: “usiamo macchine e attrezzi molto vecchi. Sono utensili datici in prestito da alcune religiose.” Padre Jorge Garcìa Cuerva, Cappellano e responsabile della pastorale carceraria per l'America Latina e Caraibi, del laboratorio dice: "è un qualcosa di molto simbolico". Le ostie sono artigianali e quindi non tutte uguali, quando escono devono essere ritagliate e uniformate.

Quando la giovane donna apprende che Monsignor Oscar Vicente Ojea (“che viene spesso a trovarci” dice Gabriela) avrebbe incontrato il Papa, gli consegna un sacchetto di ostie, alcune foto del laboratorio ed una lettera. “Vedrai che ti risponderà” le dicono le compagne, ma lei non vuole illudersi. 

Così Monsignor Ojea durante un pranzo con il Papa gli racconta la storia della detenuta che prepara le ostie per la messa che lui stesso officia in Buenos Aires, e gli consegna pacchetto e lettera. Quel che segue lo abbiamo già raccontato: il Papa a Santa Marta celebra messa con le ostie prodotte nel carcere di San Martin; alla giovane viene recapitata in carcere una lettera che inizia con “Cara Gabriela”. E’ la lettera del Papa.

Monsignor Ojea racconta di essere stato colpito dalla frase in cui il Papa si dice sicuro che la ragazza pregherà per lui; Gabriela è stata colpita dal fatto che anche da un carcere si può arrivare in Vaticano.

Il testo originale (riportato su Il Sismografo) dice, tra l’altro: “Querida Gabriela, Monsignor Ojea mi ha portato la sua lettera. Ringrazio per la sua fiducia e anche per le ostie. Da domani celebrerò la Messa con queste ostie e posso assicurarle che è una cosa che mi emoziona”. Le compagne le hanno detto “Vedi Gabriela, siamo abituati a vedere Papi molto strutturati. Questo è diverso, fuori dal comune, è tutto il contrario”.

[FEA]