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venerdì 5 luglio 2013

Bollate-Bicocca: università chiama carcere (e viceversa)

Bicocca degli Arcimboldi

L’art. 27, 2 comma della Costituzione recita: “Le pene […] devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Ed è anche in quest’ottica che nei giorni scorsi è stato siglato un accordo di collaborazione tra l’ateneo milanese di Bicocca e il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, che ha aperto le porte alla creazione di un vero e proprio polo universitario a Bollate e Opera, i due istituti penitenziari milanesi che già tante attività, tanti protocolli, in una parola, tanta attenzione dedicano al recupero del detenuto. La convenzione, che non è aperta solo ai detenuti ma anche al personale in servizio e agli studenti dell’ateneo firmatario, ha l’obiettivo di sviluppare attività scientifiche, culturali e didattiche: corsi ad hoc per i detenuti, anche sfruttando nuove tecnologie (previste, p,es.,  lezioni in diretta streaming), procedure di iscrizione facilitare e maggiore possibilità per gli studenti esterni di svolgere stage e tirocini all’interno delle strutture penitenziarie.

“Un riferimento per la comunità” ha detto il rettore della Bicocca Marcello Fontanesi, pensando ad una università non più arroccata sulle proprie attività accademiche. L’amministrazione penitenziaria dal canto suo ha dato disponibilità a creare luoghi adatti allo studio, dove si possa avere serenità e silenzio per potersi concentrare. Ovviamente, come si diceva all’inizio, l’obiettivo è quello di fornire ai detenuti un percorso di studi superiori spendibile all’esterno, anche perché, come spiega Roberto Bezzi, responsabile dell’area educativa del carcere di Bollate: “Quando i detenuti hanno la possibilità di studiare, non si sentono diversi dagli altri ragazzi.”, ma soprattutto cercano di utilizzare determinati studi, quali quelli del diritto o della disciplina dell’educazione, per capire meglio se stessi e cercare di correggere gli atteggiamenti che nel passato li hanno portati a compiere quegli errori che proprio con la detenzione sono stati puniti.

Questo accordo ha in sé il germe della contaminazione: prevedendo, infatti, la possibilità per gli studenti “non detenuti” di accedere al carcere per tirocini o stage, si cerca di creare quella bella mescolanza di esperienze differenti che “può dare vita a nuove attività”, come ha giustamente notato Alberto Giasanti, docente di Sociologia del diritto, coinvolto in prima persona in questa iniziativa che speriamo sia la spinta perchè tante altre partano.

[FEA]