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mercoledì 19 giugno 2013

Lavoro in carcere:  a Secondigliano l’orto è da Protocollo

L'orto del carcere di Secondigliano

Un anno fa otto detenuti con storie di un certo rilievo penale, capi cosche o importanti esponenti di clan mafiosi, e quasi tutti con fine pena mai, si offrirono volontari per recuperare un terreno all’interno del carcere di Secondigliano e convertirlo in orto. La Regione mise a disposizione un fondo di 3000 euro,  il supporto tecnico di alcuni agronomi, il frantoio regionale e i semi di alcune specie in via di estinzione.  I due ettari di terra, da allora, stanno producendo ortaggi e frutta e anche 20 litri di olio, la cui vendita all’interno del carcere funge da autofinanziamento. 

 Con il Protocollo recentemente firmato da Daniela Nugnes, Assessore  all’agricoltura della Regione Campania, dal rappresentante dell’Istituto penitenziario e da Adriana Tocco, Garante regionale dei detenuti, verrà creata una cooperativa per la vendita dei prodotti. Per l’olio, chiamato Short chain, catena corta ma anche filiera corta, potrà arrivare a breve anche il riconoscimento regionale di prodotto biologico.

Il lavoro della terra, veder nascere e crescere i frutti della loro attività, poter stare all’aperto, all’aria, sebbene con fatica e sudore,  ha portato ciascuno degli otto detenuti volontari  a considerare il proprio passato e a guardare al futuro con occhi diversi. La vita vissuta fino all’ingresso in carcere forse la stanno ripensando, perché, come dice Gaetano: “E’ come tornare alla vita. Capisco il valore del lavoro e capisco anche il danno che facevo quando da bambino andavo a rubare nei campi”. Per Salvatore, lavoro e fede sono il sostegno delle sue giornate, mentre Claudio, che sa che la vita fuori non gli appartiene più, si ritiene fortunato per il lavoro che ha e sul quale altri, liberi, in questo momento di profonda crisi, non possono contare. C’è anche Giuseppe di Corleone, lui tornerà libero e sogna di lavorare ma, soprattutto, di finire gli studi di Agraria, che aveva già iniziato. A Secondigliano c’è anche un’altra avviata attività, che impiega trenta detenuti, ed è la raccolta dei rifiuti: per questa, a breve, dovrebbe essere aperto un sito di stoccaggio.

il ministro della giustizia Annamaria Cancelliere nella recentissima intervista pubblicata su La stampa a firma di Michele Brambilla, proprio su questo tema ha affermato: “Il detenuto non deve rimanere chiuso in cella tutto il giorno a non fare nulla.[…] deve poter uscire di cella e lavorare. Non giova solo a lui, serve anche a chi sta fuori, perché si abbassa, e di molto, la possibilità di una recidiva. “

[FEA]