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venerdì 7 giugno 2013

Carceri di Monza e di Brissogne: un esempio di pulizia
Quando te lo racconterò: favole dal carcere di Bari

Lavanderia del carcere di Monza

Carceri di Monza e di Brissogne: un esempio di pulizia

Il carcere di Monza è stato il primo a mettere in piedi quella che oggi possiamo definire una lavanderia industrile di eccellenza. Quando quattrodici anni fa hanno inziato, grazie alla Cooperativa sociale 2000 (nata nel '98), che nello stesso istituto ha contribuito ad avviare la falegnameria Legnamée (quella che ha allestito le scenografie de Il Trovatore), non immaginavano di arrivare tanto lontano e di poter diventare, non solo competitivi con altre realtà simili ma esterne alla realtà carceraria, ma addirittura un esempio, un modello da seguire per altri penitenziari.

Partiti con otto detenuti e con un lavoro tutto rivolto alle esigenze interne, tessuti della casa circondariale e biancheria dei detenuti, hanno allargato il numero dei clienti, comprendendo anche il pensionato studentesco dell'Università milanese Bocconi, per il quale ha messo in piedi un servizio di lava-nolo di biancheria per 480 posti letto, alcune case di riposo e centri residenziali, il carcere di Como ed é pronta ad accettare altre commesse.

Oggi la lavanderia industriale  é diventata un punto di eccellenza ed un modello da esportare in altre carceri.

Il 3 giugno, infatti, é stata inaugurata una lavanderia ad acqua interna alla Casa circondariale di Brissogne (Aosta), che potrà lavorare sia per clienti interni, sia per clienti esterni, e sarà gestità dalla cooperativa Les Jeunes Relieurs di Aosta. All'inizio impiegherà tre detenuti che, successivamente, potranno salire fino a sei, se arriveranno altre commesse esterne. Per il momento, oltre alla biancheria del carcere, la lavanderia fornisce il servizio agli anziani utenti dell'assistenza domiciliare fornita dal Comune di Aosta.

L’iniziativa di inserimento lavorativo, attiva già in altre due carceri in Italia, a Monza e a Belluno, è stata realizzata grazie ad un progetto Equal Pari. A Monza, dove l'idea é partita per prima, sono più che contenti dei risultati, anche perchè, come dice Virginio Brivio, presidente della Cooperativa sociale 2000: "grazie a questo lavoro decine di persone hanno svoltato dopo gli errori commessi e molte di esse lavorano anche in altri ambiti".


Quando te lo racconterò: favole dal carcere di Bari

Nella Casa circondariale di Bari, é stato inizialmente avviato un laboratorio creativo da parte dei criminologi che, come spiega Tommaso Minervini, responsabile dell'area educativa della struttura penitenziaria: "ha invogliato i detenuti a raccontare liberamente, senza schemi, servendosi di personaggi di fantasia, per lanciare da dietro le sbarre un messaggio di invito e recero della legalità". A questa esperienza si é aggiunta la difficoltà di rapporti con i figli che questi uomini, tutti fra i trenta e i quaranta anni,  inevitabilmente vivevano.

Quindi, Toby il lupacchiotto, Geppina la formichina, la vespa vanitosa e il lupo credulone, sono andati a popolare le diaciannove fiabe che sono poi state riunite in un volume dal titolo "Quando te lo racconterò". E' un desiderio ed un augurio, ma credo soprattutto un messaggio per i bambini che fuori aspettano i loro genitori, un modo bello e delicato per riallacciare un rapporto inevitabilmente compromesso dalla lontananza obbligata.
Al libro si aggiunge un cd in cui i personaggi delle favole sono interpretati da Gianni Ciardo e Nunzia Antonino, attori, da Michele Emiliano, sindaco di Bari, e Fabio Losito, assessore alle politiche giovanili, e da Monsignor Francesco Cacucci, arcivescovo di Bari.

[FEA]