salta al contenuto

www.giustizia.it

venerdì 17 maggio 2013

I Festival del Teatro Forense: avvocati, stavolta si recita davvero
 

I Festival Teatro Forense

Roma, Teatro Golden. 17 e 18 maggio - I Festival del Teatro Forense. Nasce con l’intenzione di offrire al pubblico una rassegna di opere teatrali aventi ad oggetto il tema della giustizia: insomma, stavolta gli avvocati recitano veramente e dalla loro bravura non dipenderà il destino di un essere umano ma la soddisfazione del pubblico seduto in sala.

Degli avvocati si dice che debbano avere nel loro bagaglio, a tacere dell’ovvio, anche un po’ di voglia di recitare, che accompagnino alla loro professione la capacità istrionica degli attori. Tutti quanti ricordiamo la sublime interpretazione di Vittorio De Sica in Altri Tempi di Alessandro Blasetti (1952), che cercava di conquistare il favore del tribunale, con voce impostata e gestualità incantevole, citando il processo di Frine, mentre difendeva dalla sua stessa bellezza la Gina nazionale, la Lollobrigida. Oppure quella di Gregory Peck che ne Il buio oltre la siepe, romanzo di Harper Lee del 1960, che due anni dopo fu portato sugli schermi dal regista Robert Mulligan, veste i panni dell’avvocato Atticus Finch che si trova a difendere, in un paesino dell’Alabama negli anni ’30, Tom Robinson, un ragazzo nero accusato di aver violentato una ragazza bianca, citando nell’arringa finale addirittura la Dichiarazione di Indipendenza.

Ma se ci vogliamo avvicinare geograficamente e cronologicamente ai tempi nostri, in molti ancora ricordiamo o abbiamo letto di quanto gli italiani abbiano subito il fascino dai grandi processi che tra gli anni '50 e i '60 hanno impegnato le nostre aule di giustizia: cittadini attratti dal fatto di cronaca, a Roma si direbbe “er fattaccio”, ma anche e forse più dalla bravura dell’avvocato nel perorare la causa del proprio assistito, dal tono della voce che avrebbe usato in passaggi importanti o scabrosi, dalle argomentazioni, dal ritmo quasi cinematografico che avrebbe imposto all’arringa finale. Il processo Montesi o quello Ghiani-Fenaroli, probabilmente, durante le lunghe e affollate udienze, convinsero più di qualche giovane studente ad iscriversi a giurisprudenza, sperando di percorrere le tappe degli avvocati che correvano ad ascoltare.

Stavolta, dunque, i processi si svolgono proprio a teatro, il Golden di Roma: oggi, 17 maggio, va in scena Il delitto Bebawi di Cinzia Tani con gli attori della Compagnia Le toghe in giallo dell’Associazione Centrarte Mediterranea, per la regia di Luigi di Majo; il 18 sarà poi la volta di Dreyfus di Rosario Tarantola e Vittorio Pavoncello, interpretato dalla Compagnia Avvocati alla ribalta e diretto da Pavoncello stesso. Il progetto, ideato e prodotto dall’avvocato Vincenzo Sinopoli e dal produttore Andrea Maia, ha ottenuto il patrocinio del Consiglio Nazionale Forense e dell’Associazione Nazionale Magistrati. In realtà la rappresentazione si svolge come un vero e proprio processo, con accusa e difesa che si scontrano e contendono la vittoria finale, ed il giudice terzo che garantisce la correttezza del contraddittorio ed alla fine emetterà il verdetto.  Il teatro é anche architettonicamente suggestivo: disponendo il pubblico su tre lati, ne consente l'inclusione nella rappresentazione,ricreando a tutti gli effetti l'autentico processo pubblico.

[FEA]