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venerdì 5 aprile 2013


Catanzaro: Costituzione vista da dentro. Rieducati per principio
Veneto: un Protocollo per il lavoro dei detenuti

Gazzetta Ufficiale - Costituzione della Repubblica Italiana

Catanzaro: Costituzione vista da dentro. Rieducati per principio

La Costituzione, madre di tutti i diritti per  le donne e gli uomini che vivono nel nostro Paese, è diventata oggetto di studio da parte dei detenuti nel carcere di Catanzaro: il prodotto dello studio è un testo dal titolo La Costituzione italiana vista da dentro.

Il gioco di parole è più vero di quanto non sembri: in questo libro, la cui realizzazione è stata facilitata dal sostegno economico della Provincia di Catanzaro, i detenuti hanno raccolto le loro riflessioni di vita all’interno dell’istituto, con prevalente riferimento al tema della rieducazione. “Siamo partiti dai valori fondamentali contenuti nella Costituzione” ha dichiarato Angela Paravati direttrice del carcere, “lasciando però che fossero i detenuti a scegliere quali articoli commentare”.

Inutile dire che il principio che ha catalizzato maggiormente la discussione è quello contenuto nel 3° comma dell’articolo 27 che recita: “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Il dibattito, a detta di Nicola Fiorito, docente universitario che ha seguito i corsi con i detenuti e curato la stesura del libro, è stato interessante e molto partecipato, anche da parte di coloro che, condannati all’ergastolo ostativo, quello cioè che non ammette la concessione di benefici anche quando se ne maturi il diritto, hanno portato la riflessione sulla inconciliabilità della pena in questione con il fine della rieducazione della pena stessa.

Secondo monsignor Bertolone, che ha partecipato il 3 aprile alla presentazione del libro all’interno dell’istituto penitenziario catanzarese, “se rieducazione e riabilitazione restano solo parole, il risultato è che anche il carcere crea delinquenza e, quando si esce, si torna a frequentare il malaffare”. E’ quindi necessario, come ha correttamente sottolineato il prefetto Reppucci, risolvere i problemi e rimuovere le difficoltà che rendono difficilmente praticabile la strada della rieducazione: il sovraffollamento innanzi tutto.


Veneto: un Protocollo per il lavoro dei detenuti

4 aprile 2013. Il Provveditorato dell’Amministrazione Penitenziaria del Tri-Veneto e la Unioncamere del Veneto siglano un Protocollo d’Intesa per l’attivazione di una rete stabile di comunicazioni relative alle opportunità di lavoro che le imprese locali possono offrire ai detenuti. Ad oggi i detenuti all’interno degli Istituti impiegati nelle lavorazioni attivate dalle cooperative sono il 7% del totale, cioè 228 a fronte di un totale di 3208; i detenuti i regime di semilibertà che sono occupati in attività lavorative per datori di lavoro esterni agli istituti sono 70. L’impegno contenuto nella sigla del Protocollo conferma quanto sia importante, nell’opera di rieducazione, la possibilità per i detenuti di accedere ad attività lavorative, siano essi in esecuzione penale interna o esterna.

Il provveditore Pietro Buffa e il vicepresidente di Unioncamere Veneto Roberto Furlan hanno inteso dunque con questa sigla: promuovere e veicolare informazioni utili alle imprese della regione sulle problematiche degli Istituti penitenziari in materia di lavoro e sulle attività di orientamento e formazione per la creazione di imprese; sviluppare azioni comuni per favorire la ricerca di risorse e diffondere informazioni circa gli sgravi fiscali e contributivi.

Una collaborazione già avviata nel 2010, come sottolineato dal vicepresidente Furlan, che è iniziata con l’intento di favorire le fasce sociali più deboli e che ora ha, fra gli altri obiettivi, quello di portare alla conoscenza di imprenditori esterni, le attività lavorative già esistenti negli Istituti penitenziari del Veneto.

[FEA]