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venerdì 8 febbraio 2013

Carcere: Bologna, niente sbarre allo studio

Detenuto con libro

Carcere di Bologna. Vogliamo immaginarla come una succursale dell’Università di Bologna? Sì, ci piacerebbe. Magari, nel tempo che verrà, sapere che in un'ala di quella "casa sbarrata" si può volare alto, respirando la libertà che libri e conoscenza offrono a chi gli si avvicina, sarà un bel traguardo per la nostra società.In realtà, oggi, non è così. Qui è ancora solo carcere, ma un carcere in cui si è pensato di portare dignità e convertirla in futuro. E ora, in un momento in cui tutta l’Italia sembra immota, cercando la forza per andare avanti, cosa c’è di meglio che impegnarsi per cercare di costruire il proprio futuro? E chi se non un detenuto ha tanto bisogno di pensarsi proiettato nel futuro?

L’università di Bologna, le cui origini (fissate nell'anno 1088, convenzionalmente individuato da un Comitato di storici guidato da Giosuè Carducci) la indicano come la più antica del mondo occidentale, ha firmato nel settembre del 2012 un accordo con il Garante regionale dei detenuti dell’Emilia Romagna, della durata di tre anni e che, fino ad oggi, ha sfornato circa una ventina di laureati: sei in Giurisprudenza, cinque in Scienze politiche, un paio in Lettere e qualcuno anche dai dipartimenti scientifici.

Inutile dire che le difficoltà ci sono e vanno affrontate e, quindi, pur avendo l’ateneo bolognese sollevato i detenuti dal pagamento delle tasse, non è ancora riuscito a risolvere del tutto il problema della fornitura dei libri, mentre i responsabili dell’istituto penitenziario, viceversa, sono alle prese con la mancanza di spazio all’interno della struttura che possa permettere ai detenuti di studiare in tranquillità, come si dovrebbe poter fare.

Il Protocollo siglato che, come ricorda l’avvocato Desi Bruno, Garante per i detenuti dell’Emilia Romagna, “fa leva sul concetto di dignità della persona da un lato e sulla vocazione sociale dell’Università dall’altro”, prevede anche attività di studio e confronto sul carcere finalizzate alla realizzazione di proposte di riforma dell’ordinamento penitenziario: per questo motivo è già stata avviata l’attività di un ricercatore proprio su questi temi.

L’università, inoltre, mette a disposizione dei detenuti laureandi, giovani studiosi universitari con funzioni di tutor, che agevolino gli studi dei loro colleghi, la fornitura di libri ed anche il dialogo sui percorsi didattici che utilizzano l’e-learning.

Bologna la Dotta e la Lungimirante,

[FEA]