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venerdì 25 gennaio 2013

Libri in carcere: la lettura allarga le sbarre
Il filo dimenticato: gli anni bui di San Vittore

Bookcrossing

MILANO. Domenica scorsa, 20 gennaio, presso il negozio civico ChiamaMilano si è tenuto il primo bookcrossing destinato ai 4.200 detenuti delle carceri milanesi – Opera, Bollate, San Vittore.

Il bookcrossing, pratica importata dall’America e rapidamente diffusa in tutto il mondo, nasce nella sala d’aspetto del reparto pediatrico di un ospedale di Boston, dove i libri messi a disposizione, regolarmente venivano prelevati e sparivano. Qualcuno pensò allora di teorizzare il furto ed istituzionalizzarlo, ritenendo che sarebbe stato bello “liberare” i libri che leggiamo e che non rileggeremo mai più, ma anche quelli che ci sono piaciuti così tanto da volerli far leggere anche agli altri. Iniziarono ad apparire libri sulle panchine dei parchi pubblici, sui sedili delle metropolitane, ai tavolini dei bar, apparentemente dimenticati. Bastava però aprire la prima pagina per trovarci l’etichetta del bookcrossing e magari una frase di benvenuto a chi avesse avuto voglia di iniziare a sfogliarlo. 

Domenica, molti cittadini milanesi hanno risposto all’invito di liberare libri a favore dei detenuti e alla fine della giornata il Gruppo biblioteche dei Comitati X Milano Zona 1 aveva raccolto centinaia di volumi. Alla raccolta hanno partecipato anche i dipendenti comunali che, qualche giorno prima, avevano dato il loro contributo con una raccolta di 500 volumi in un solo giorno.

CAGLIARI. Il progetto Le biblioteche in carcere, partito nel 2003 grazie ad un accordo tra l’Assessorato regionale alla cultura e il Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria, è stato recentemente rimodulato. La Regione Sardegna ha stanziato un contributo di € 45 mila per i 12 istituti penitenziari ed i comuni che li ospitano.

Il programma sarà concretamente realizzato dall’Associazione italiana biblioteche e protagonisti effettivi, per l’informazione, l’orientamento e la promozione alla lettura saranno detenuti, educatori e volontari. Il progetto prevede una serie di iniziative all’interno delle strutture carcerarie, tra le quali la presentazione di due volumi: La cella di Gaudì. Storie di galeotti e scrittori e Evasioni d’inchiostro. Racconti, favole e poesie di dieci prigionieri di seppia

[FEA]

 

Il filo dimenticato: gli anni bui di San Vittore

E’ questo il titolo della mostra allestita  presso un raggio in disuso  all’interno dell’istituto di pena milanese e che presenta 10 opere confezionate da 23 detenute presso la struttura lombarda.

La rassegna, visitabile a partire da oggi e fino al 27 gennaio nella casa circondariale di San Vittore, vede l’esposizione delle lenzuola sulle quali sono cucite le storie dei prigionieri che passarono dentro al carcere della città meneghina, tra il 1943 e il 1945, e che poi furono deportati nei campi di concentramento. Su alcune di queste opere sono ricamati  i nomi dei bambini che, in età così precoce, venivano selezionati insieme alle loro madri per finire nelle camere a gas.

Su altre lenzuola ci sono i nomi di alcuni “giusti”, che aiutarono come poterono (portando cibo, notizie o altro) i civili ebrei destinati ai campi di concentramento. Uno di loro si chiamava Andrea Schivo, secondino addetto al raggio dei civili ebrei. Quando venne scoperto, fu deportato a Flossenburg e lì morì.

Dopo il carcere, la mostra si sposterà presso lo spazio Energolab in via Plinio, sempre a Milano. Per non dimenticare!

[DC]