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venerdì 2 novembre 2012

Alessandria: in carcere si sforna pane Libero

Pane sfornato

Ci stiamo abituando ai prodotti made in jail: alle sarte-detenute che tagliano e confezionano abiti che sfileranno fuori da quelle mura alte; alla pelletteria di ottima qualità; ai Fresco di galera, Fuggiasco o Sette mandate, solo per citare tre vini tra i tanti che le vigne “ristrette” producono; così come alla pasticceria d’ogni genere, dalla biscotteria quotidiana ai dolci legati alle festività più importanti. Prodotti che vengono distribuiti oramai con le stesse modalità delle produzioni più convenzionali.

Da poco un nuovo progetto, targato Pausa Cafè, è nato nel carcere di Alessandria: è stato realizzato uno dei forni a legna più grandi d’Italia ed ogni mattina, dopo che la farina macinata a pietra del Mulino Marino di Cossano Belbo unita alla pasta madre ha lievitato per ventiquattr’ore, vengono sfornati, dai cinque detenuti cuochi che hanno già completato i loro corsi di formazione, filoni e michette: uscito dai cancelli, il pane potrà essere acquistato nei supermercati Ipercoop del Piemonte, della Lombardia e della Liguria. Ad oggi sappiamo che la sua presentazione all’annuale edizione del Salone del Gusto ha riscosso grande successo e Libero (questo il nome che gli é stato dato) è diventato il pane del Salone.

Il carcere San Michele di Alessandria ha anche sposato la cultura del biologico e, quindi, grazie al finanziamento della Cassa delle ammende (che è servito anche per la costruzione del forno) e con la partecipazione della Cooperativa Pausa Cafè, è stata allestita una piccola fattoria agro-biologia, dove al momento tremila piantine di fragole di Tortona vengono curate e seguite nel loro lento crescere.

Pausa Cafè, è una cooperativa che come si legge nel loro sito “favorisce processi di sviluppo sociale ed economico equo, sostenibile e partecipativo, con speciale attenzione all’inclusione dei soggetti svantaggiati, nel Nord e nel Sud del mondo”, e che in Italia ha offerto, fino ad oggi, opportunità ai detenuti delle Case circondariali Lorusso e Cotugno di Torino e Rodolfo Morandi di Saluzzo. Nella prima è stato installato un reparto di torrefazione, stoccaggio e confezionamento del caffè e, successivamente, anche un laboratorio per la lavorazione del cacao ed a breve inizierà anche la produzione della cioccolata, concludendo così il ciclo della lavorazione, senza esternalizzazioni. A Saluzzo invece, è stato creato un birrificio, del tipo a tre tini con il filtro separato, che dà la possibilità di lavorare mosti molto densi e corposi, ottenendo birre di alta gradazione.

Birra, vini, pane o cacao, ma anche corsi di falegnameria o di alta cucina. Alla base di tutto questo adoperarsi intorno alla persona detenuta c’è una finalità alla quale – è evidente – si crede profondamente: fornire opportunità di crescita professionale, dare vita a percorsi trattamentali finalizzati al reinserimento sociale, vuol dire ridurre la possibilità di recidiva. Fuori dal linguaggio burocratico, il percorso trattamentale della persona detenuta può essere paragonato alla riabilitazione fisica dopo un gesso a lungo portato, che ha costretto un essere umano all’immobilità. Mutato lo scenario, imparare nuovamente a credere in sé stessi, vedendo crescere i frutti del proprio lavoro, vuol dire avere la possibilità di rientrare nella società con possibilità e consapevolezza accresciute.

 [FEA]