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venerdì 17 agosto 2012

Carcere Bollate: Ferragosto all’Idroscalo
Arrosti domiciliari: scuola di cucina e non solo

Servizio volontario di un detenuto all'Idroscalo (fonte: tg.la7.it)

Ferragosto all’insegna del servizio volontario per più di settanta detenuti del carcere di Bollate impegnati a ripulire le aree esterne del Parco dell’ Idroscalo, il ‘Mare dei milanesi’, durante la Giornata della Restituzione.

Il progetto, che rientra nel più vasto programma promosso dalla Provincia di Milano e dall’istituto penitenziario di Bollate per migliorare la qualità di vita di reclusi ed agenti penitenziari,  è intriso di un forte significato simbolico: il servizio volontario prestato a beneficio della collettività, infatti, consente di ‘restituire” allegoricamente ciò che, a vario titolo, è stato sottratto alla società.

Un Ferragosto davvero speciale, quindi, per i detenuti che, dopo le pulizie, hanno potuto trascorrere il resto della giornata con le proprie famiglie, oltre che con gli operatori e gli educatori dell’istituto penitenziario, beneficiando, così, di un momento di normalità, considerata elemento irrinunciabile sul versante del reinserimento sociale.

Prima del loro rientro in carcere, alle ore 20, i detenuti hanno anche dialogato con il Capo dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Tamburino, attraverso un collegamento Skype al termine del quale ha avuto luogo una grigliata organizzata dalle Giacche Verdi, i volontari che vigilano sulla sicurezza dei frequentatori dell’Idroscalo.
 

[MVC]

 

Arrosti domiciliari: scuola di cucina e non solo

Dallo scorso mese di luglio 15 detenuti della Casa di Reclusione – Istituto a Custodia Attenuata per il Trattamento delle Tossicodipendenze di Eboli sono impegnati nel progetto “CHEF”, corso di alta cucina gratuitamente offerto dal giornalista Umberto Flauto, esperto di marketing culturale e di formazione agroalimentare. Il corso, il cui programma prevede la riscoperta di alcune ricette dell’ ‘800, locali e non, ha durata annuale, con una prima parte teorica (già terminata) ed una seconda, pratica, che inizierà dopo la pausa ferragostana e prevede verifiche intermedie ed un  esame finale con rilascio di certificazione.

Il primario obiettivo del corso é la formazione che i detenuti, ammessi all'esito di una selezione, potranno spendere all’esterno; la finalità parallela e non secondaria, é quella volta a stimolare la  fantasia e la creatività  che confluiranno in un progetto editoriale di  "quasi ricette", fatto di arte, costume, cultura.

Il corso però non é solo rivolto alla "cucina" ma anche tutto ciò che vi ruota attorno: quindi non solo ricette ma l'arte di preparare, allestire, combinare armonicamente sapori e colori. In una parola, accoglienza, l’agape,  il legame che si  attua nel ritrovarsi in una comunità umana unita da principi e da valori scoperti e riscoperti anche grazie al cibo e che diventa, quindi, pretesto per un’operazione di recupero del sé.

I detenuti, terminato il corso,  si metteranno in gioco sottoponendosi al giudizio impietoso espresso su tutto ciò che avranno appreso, dal modo di cucinare all’accoglienza,dai modi di presentare le cose al rispetto dei piccoli particolari che costituiscono i requisiti minimi per un invito, da Umberto Flauto e da uno chef di fama internazionale che ha, per il momento almeno, chiesto riserbo sulla sua identità.